Diagnosi e guarigione del deficit erettivo

Dr. Giorgio Cavallini Data pubblicazione: 09 dicembre 2015

A dispetto del dr. Google l'ispirazione alla ricerca nasce nelle maniere più inaspettate.
Ero a spasso con un mio ex compagno di liceo, ora medico e ordinario di psicologia clinica, chiaccherando del più e del meno, brontolando del meno e del più. Stavo brontolando che il dottor Google e la mai abbastanza deprecata abitudine di dare farmaci sottobanco stava riducendo a poco il ruolo del medico.

L'amico mi ha guardato al di sopra degli occhiali, furbescamente:

“Questo perchè voi medici avete paura a sbilanciarvi con una diagnosi, se un paziente viene da voi, vuol dire che è disposto a riconoscere la vostra autorevolezza, ed allora voi medici prendetevi la responsabilità di usare l'autorevolezza di cui i pazienti vi hanno implicitamente investito”. 

A parte il fatto che l'amico è medico a sua volta, il chè può far sorridere, l'osservazione è parecchio pertinente soprattutto in periodo come questo ove, a causa di un certa facilità alla citazione in giudizio, spesso abdichiamo al nostro ruolo in nome di un difensivismo che è solo tranquillizzante per noi ma di nessuna utilità al paziente.

Le cause della disfunzione erettilePertanto ho iniziato questo studio retrospettivo allo scopo di verificare se alcuni pazienti affetti da disfunzione erettile psicogena migliorassero la sintomatologia sessuale dopo la diagnosi di problema psicogeno. Scartabellando la letteratura in tal proposito ho scoperto che già nel 1993 Vickers aveva evidenziato che 18 pazienti psicogeni migliorassero l'erezione dopo la diagnosi di assenza di problemi fisici.

I pazienti esaminati erano molto pochi e non erano note le variabili in grado di influenzare il processo di risoluzione del sintomo erettile.

Pertanto sono andato avanti esaminando retrospettivamente 285 pazienti. Tutti quanti sono stati sottopostia a: anamnesi, esame obbiettivo, ecodoppler basale e dinamico del pene, esami ormonali.

La completa risoluzione del deficit erettivo è stato messo in relazione con le seguenti variabili: età, deficit erettivo primario (fin dall'esordio della vita sessuale) o secondario (comparsa ad un certo punto della vita sessuale), stato coniugale (vedovo, sposato, fidanzato, convivente, separato), convivenza o meno con la partner, atteggiamento della partner di fronte al deficit erettivo, stato sociale e culturale del paziente, durata del deficit erettivo, gravità del deficit erettivo, scelta terapeutica del deficit erettivo (farmaci o psicoterapia), stato d'animo del paziente dopo la diagnosi di problema psicogeno.

Il deficit erttivo si è risolto spontanemente dopo la diagnosi di problema psicogeno nel 32,3% (92 pazienti) dei soggetti con deficit erettile psicogeno.
La risoluzione è stata più frequente nei soggetti più anziani, che hanno scelto l'approccio psicoterapeutico al problema, affetti da deficit erettivo secondario, conviventi con la partner, rassegnati o felici alla diagnosi di problema psicogeno. 
Un atteggiamento di non-curanza o di cooperazione da parte della partner femminile appare inoltre critico nella immediata risoluzione del deficit erettivo immeditamente dopo la diagnosi.

Questi dati dimostrano che se ci carichiamo della responsabilità di una dagnosi precisa, possiamo riscoprire un potere taumaturgico, in qualche modo superiore ai farmaci. Si segnala che solo il 15% degli utilizzatori di vardenafil, sildenafil, tadalafil e/o avanafil riesce ad avere rapporti sessuali svincolandosi dall'uso del farmaco, gli altri restano dipendenti. Si ricorda che una diagnosi corretta e precisa guarisce il 32,3% dei soggetti.

 

Riferimenti

  • Vickers Jr, M. A., De Nobrega, A. M., Dluhy, R. G. Diagnosis and treatment of psychogenic erectile dysfunction in a urological setting: outcomes of 18 consecutive patients. J Urol 1993; 149: 1258-1261
  • Cavallini G. Resolution of erectile dysfunction after an andrological visit in a selected population of patients affected by psychogenic erectile dysfunction. Asian J. Andrology. In stampa.

 

Autore

giorgiocavallini
Dr. Giorgio Cavallini Iscritto decedutoChirurgo generale, Andrologo, Urologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1980 presso Università di Ferrara.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Ferrara tesserino n° 2266.

6 commenti

#1
Dr. Pierluigi Izzo
Dr. Pierluigi Izzo

Caro Giorgio,da androsauro,direi che abbiamo scoperto....l'acqua calda.Quanto racconti dimostra come la presa in carico di un Paziente debba prevedere la formulazione di una rigorosa diagnosi che,in aggiunta ad un counselling adeguato,può,rapidamente,condurre ad una risoluzione del disagio,con o senza la prescrizione di farmaci proerettili.Va considerato come,25 anni orsono,il fenomeno internet era limitato ed il Paziente diventava preda di medici competenti e...meno competenti.Tale strategia rendeva e rende tutt'oggi più significativo e risolutivo l'eventuale coinvolgimento dello psicosessuologo con un ruolo sinergico e non alternativo.Sulla taumaturgia...non ho la "competenza" per esprimermi.

#2
Specialista deceduto
Dr. Giorgio Cavallini

L' ho sempre detto che noi androsauri siamo i migliori. Un sacco di colleghi sbuffano dicendo "è solo un problema psicologico". In tal modo assumono un atteggiamento paternalistico di giudizio implicito sulla persona portatrice di malattia in questo caso psicogena.
Un atteggiamento come il nostro: propositivo e quindi di accettazione e comprensione implicita del disagio del paziente porta alla sua guarigione.
Questo è il potere taumaturgico androsaurico.
Ciao Aramis.
Firmato Athos.

#3
Dr. Roberto Mallus
Dr. Roberto Mallus

Carissimo Giorgio,
Concordo in pieno in quello che tu scrivi e da anni ne sono più che convinto prova ne è che non sono un prescrittore della terapia con Cialis giornaliero da 5 mg convinto di averne un effetto esattamente contrario a quanto ci si può auspicare.
Concordo anche con PieLuigi in quanto l il coinvolgimento di uno psicosessuologo "professionista" "è da me sempre sostenuto anche se, per la verità, dalle mie parti non ne vedo. Se la psisosessuologia è una scienza come credo, sostituirci ad uno psicosessuologo non è certo la cosa migliore ma a volte bisogna farlo per necessità e così si diventa , come dice Giorgio, taumaturgi!
E' un po come i chirurghi di un tempo che avevano in cura vie biliari e fratture femorali ma era tempo fa e non nel 2015 !

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