A beneficio di chi non è pratico di unità di misura partiamo subito con un esempio.

Alexa ha una app pediatrica. Se non lo sapete è perché è ancora sperimentale ma girellando su blog esteri capita di imbattercisi.

Più o meno il colloquio è:

    • Alexa, il bambino ha la febbre-
    • Leggi la temperatura –
    • - 110.0 –
    • Sto chiamando il pediatra-

Stessa ipotesi:

    • Alexa, il bambino ha la febbre-
    • Leggi la temperatura-
    • - 43,3 –
    • Tiralo fuori dal congelatore, sto chiamando il tuo psichiatra-

Nel primo caso Alexa e il lettore di temperatura sono settati in Fahrenheit. Nel secondo Alexa è sempre in Fahrenheit e il lettore in Centigradi. 

Il metro è sbagliato.

 

Ora prendiamo un serissimo lavoro scientifico, multicentrico, randomizzato, in doppio cieco e contro placebo, presentato al convegno della European Society of Human Reproduction and Embryology svoltosi nel 2018.

La domanda che i ricercatori si sono posti era: Ma gli integratori per la fertilità maschile servono a qualcosa?.

Alla fine la risposta percepita è stata: “non servono a niente”.

Federfarma riprese la notizia insieme qualche quotidiano ma dopo una settimana tutto era nel dimenticatoio.

I ricercatori partivano dal presupposto che esistevano tantissimi lavori scientifici che magnificavano le doti degli integratori ma che non avevano le caratteristiche di numerosità e di disegno (doppio cieco etc) necessarie a essere presi sul serio dalla comunità scientifica per cui si sono organizzati e hanno messo insieme il disegno di un TRIAL, a parer loro, giusto.

Hanno arruolato 174 coppie nordamericane e hanno somministrato al maschietto un integratore di cui non dicono il nome ma di cui forniscono la formula. Assomiglia molto ad uno messo a punto in Italia più di 20 anni fa da una nota e grande casa farmaceutica nonché venduto in tutti gli Stati Uniti (ndr).

L’assunzione è stata giornaliera per un minimo di tre mesi e un massimo di sei. Delle donne sappiamo che erano tutte sotto i 40 anni, che sicuramente ovulavano e che avevano le tube aperte (tubal patency).

Gli uomini hanno eseguito un esame seminale prima e dopo 3 mesi. Le coppie sono state invitate ad avere rapporti normali per i primi tre mesi e a fare inseminazioni intrauterine con stimolazione con Clomifene nei successivi tre (preistoria della medicina della riproduzione, Ndr). Gli uomini inseriti nello studio erano tutti con parametri al di sotto del 5° Centile della tabella WHO 2010 e con la frammentazione cromatinica dal 25% in su.

I risultati sono stati valutati ripetendo l’esame seminale al terzo mese, ripetendo la valutazione delle frammentazione e contando le gravidanze ottenute.

I ricercatori, alla fine, sostengono che non avendo trovato differenze significative nei numeri dello spermiogramma, della frammentazione e nelle gravidanze ottenute, l’integratore Italo-Americano era inutile come l’acqua di fonte contenuta nei placebo.

Il palco da cui è stato emesso il “verdetto” è molto autorevole per cui la notizia è durata una settimana circa.

Ora, se permettete, proverò a rileggere il tutto e a cercare di renderlo comprensibile.

Il disegno dello studio

Se la premessa dei ricercatori era: “molti lavori che magnificano gli integratori per la fertilità peccano in numerosità e nella presenza di controllo con placebo”, e si presentano con 174 casi (coppie) complessivi, mi riesce difficile pensare come, dato che la metà circa ha assunto il placebo, si possa ricavare dati da meno di 90 casi. Quindi la numerosità è appena un po’ meglio dei lavori precedenti criticati.

Non ci sono criteri di esclusione dei pazienti maschi, o perlomeno non ne fanno menzione. Si fa eccezione su quelli che presentano un esame seminale al di sotto dei cosiddetti parametri di normalità. Quindi sono semplicemente “partner di coppie infertili”.

I parametri di normalità sono una convenzione semplificante e non discriminano i fertili dagli infertili. Apprezzabile il fatto che non abbiano distinto tra varicocele presente e assente.

A livello femminile le signore sono al di sotto dei 40, ovulano e hanno le tube pervie. A proposito di questo ultimo dato ci sarebbe da obiettare che tuba aperta non significa tuba funzionante. La tuba non è un tubo, è la sede dove avviene la fecondazione, è un organo che partecipa attivamente alla captazione dell’ovulo sull’ovaio, lo trasporta e consente agli spermatozoi di raggiungerlo. Sfortunatamente non esiste un test per verificare che una tuba aperta funzioni.

Quindi sono femmine in età fertile sotto i 40. Le inseminazioni intrauterine, in assenza di un dato certo sulla funzionalità tubarica, non hanno, per definizione, alcuna utilità e non aumentano il pregnancy-rate a sei mesi.

Altra cosa che non capisco è se le coppie erano state o no esortate a non stare sotto i due rapporti settimanali che è il minimo sindacale. Può sembrare una sciocchezza ma nella pratica clinica capita spesso che delle coppie confessino di avere rapporti molto meno frequenti.

La sostanza, quindi, del trial, è quella di dire:

preso un certo numero di coppie infertili al momento dell’inserimento nello studio e, trattati la metà dei partner maschili con un integratore antiossidante per tre-sei mesi, trattando l’altra metà con placebo, non si trovano differenze di pregnancy rate, non si trovano differenze nello spermiogramma e nemmeno nella frammentazione cromatinica.

Lasciamo perdere i dati degli spermiogrammi che lasciano il tempo che trovano, c’erano spermatozoi mobili prima e ce ne sono dopo. Come hanno fatto a correggere i dati rispetto alla regressione verso la media con due sole misurazioni mi agghiaccia un poco.

Quello che è invece interessante è la pregnancy-rate prima e dopo ovvero da 9,1 a 10,5. E molto bello che, finalmente, si parli di risultati contando le gravidanze, unico parametro che misura la fertilità di coppia. Si ha un 10% di gravidanze nei soggetti trattati e anche nei soggetti non trattati.

Il 10% di gravidanze, diceva R. Schoysman in epoca pre-ICSI, si hanno anche quando il medico non fa niente.

Spermatozoi

Quindi, la conclusione dei ricercatori è stata:

"the results do not support the empiric use of antioxidant therapy for male factor infertility in couples trying to conceive naturally".

Sul portale di ESHRE il titolo invece è:

“Antioxidant supplements fail to improve sperm quality in infertile men“.

Sul portale Federfarma scrivono:

“Integratori per infertilità maschile non sono efficaci”.

Ci fosse stato uno che avesse notato il termine “ empiric use” ovvero, stando al dizionario italiano: “fondato sui dati dell'esperienza immediata e della pratica, quindi estraneo al rigore scientifico e per questo generalmente sconsigliabile” e nel linguaggio filosofico: contrapposto a sistematico, in quanto alieno da leggi e principi; contrapposto a razionale, in quanto non ricavato per puro ragionamento, né tantomeno innato (in Kant, a posteriori). Ergastolo al titolista!

I ricercatori concludono che usare gli antiossidanti su soggetti senza selezionare in qualche modo la necessità di integrazione non serve, d’altronde la parola integratore ha in se stessa questo significato.

I Titolisti, invece, che quasi mai hanno le competenze per capire, stravolgono quanto affermato dai ricercatori e se la giocano colla solita nanna infinita dei numeri dello spermiogramma.

Purtroppo il “fai lo scienziato da te” impera alimentato dalla ignoranza e dalla troppa democrazia mediatica la quale, come dovrebbe esser noto, non ha nulla di applicabile alla scienza.