COVID-19: i consigli per lo specialista dalla Società Italiana di Cardiologia

Dr. Davide VentreData pubblicazione: 14 marzo 2020

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L’11 marzo scorso, la SIC - Società Italiana di Cardiologia, e quasi con temporaneamente la SIIA, Società Italiana dell'ipertensione Arteriosa - hanno diramato un documento in cui si cerca di dare alcune direttive e chiarimenti sia per quanto riguarda la situazione generale nel mondo ed in Italia, sia per quanto riguarda i Cardiologi e i loro pazienti.

Schematicamente, il documento della SIC, è suddiviso come segue:

  1. Genesi e cenni di epidemiologia del nuovo Coronavirus
  2. Dati statistici nel mondo e in Italia aggiornati al 10 marzo 2020
  3. I motivi che hanno spinto la SIC a creare questa “guida” per i Cardiologi
  4. Eziopatogenesi, diagnosi, complicanze e terapia del Covid
  5. Focus su 2 particolari classi farmacologiche di anti-ipertensivi: gli ACE-Inibitori e i Sartani
  6. Cenni alle infezioni a danno degli operatori sanitari
  7. Richiami sulle vaccinazioni raccomandate
  8. Gestione dei casi nelle strutture sanitarie e nei percorsi/reparti preposti
  9. Norme per i Sanitari sull’uso dei DPI (dispositivi di protezione individuale

 

Io, in particolare, mi soffermerò sui punti 3,4 e 7, che ho volutamente contrassegnato in grassetto. Iniziamo:

 

I motivi che hanno spinto la SIC a creare questa guida per i cardiologi

Anche noi professionisti dell’apparato Cardiovascolare dobbiamo essere pronti a fronteggiare questa pandemia. Prima come Medici (come tutti gli altri specialisti), poi come Cardiologi. Al momento della stesura di questo documento da parte della SIC, siccome le informazioni e gli aggiornamenti si susseguono molto rapidamente, non era ancora stata divulgata la notizia inerente l’efficacia del Tolicizumab nei pazienti intubati affetti da Covid. Come per ogni patologia invalidante (BPCO riacutizzata, neoplasie avanzate ecc.) anche i pazienti che presentano una Sindrome Coronarica Acuta (Angina o Infarto) con sovrapposta infezione da Covid, presentano una prognosi sfavorevole (come se già avere un infarto acuto miocardico non avesse una prognosi infausta almeno fino all’arrivo in ospedale).

 

Eziopatogenesi, diagnosi, complicanze e terapia del COVID

I dati, molto chiari, ci dicono che la febbre è presente nel 98% dei casi; seguono tosse al 76%, Dispnea (difficoltà a respirare) nel 55% e dolori muscolari al 44%. Tenendo presente che il torace è costituito da molti muscoli, questi 2 ultimi sintomi possono confondere nella diagnosi di Infarto o di Angina.

Non vengono forniti dati sull’ECG che, a logica, dovrebbe risultare normale se non ci sono ostruzioni coronariche.

La diagnosi di Covid di certezza ci viene fornita dalla TAC del torace che mostra una Polmonite di vario grado, “Interstiziale” e non “lobare” come avviene nel caso delle polmoniti batteriche e questo dato è presente nel 100% dei casi; nell’83% dei casi, invece, agli esami ematochimici, l’Emocromo con formula leucocitaria mostra una riduzione dei Leucociti/Linfociti.

Il 15% dei pazienti hanno un’insufficienza respiratoria acuta (ma solo il 4% di essi presentano caratteristiche da Terapia Intensiva) mentre un danno miocardico (suggerito dall’aumento della Troponina negli esami ematici) è presente nel 12% dei casi. I dati italiani riportano una mortalità di circa il 3% più alta rispetto alle statistiche cinesi.

 

Focus su due particolari classi farmacologiche di anti-ipertensivi: gli ace-inibitori e i sartani

Veniamo ora al cuore di questo articolo, ciò che ha mosso la SIC (e non solo) a cercare di fare chiarezza sui dibattiti che si susseguono in questi giorni su queste 2 classi di farmaci largamente usati per la terapia anti-ipertensiva, ma non solo.

Non tutti sanno che sono farmaci che, nel corso degli anni, hanno trovato largo utilizzo anche in svariate fasi dello Scompenso Cardiaco e del post-Infarto. Si tratta di famiglie eterogenee di patologie che nel loro decorso, se private di trattamenti farmacologici di questo tipo, presentano una disfunzione crescente del muscolo cardiaco che determina un peggioramento della funzione di pompa globale o di alcune parti del ventricolo sinistro (nelle forme più avanzate anche del ventricolo destro).

Sono dunque capisaldi della terapia dello scompenso cardiaco e della cardiopatia ischemica cronica, insieme ai Beta-Bloccanti, che però ora non ci interessano.

Cercherò di usare parole molto semplici per spiegare quali sono le perplessità nel mondo della Cardiologia in merito all’utilizzo di questi farmaci: il Covid colpisce le cellule negli stessi siti su cui lavorano Sartani e ACE-Inibitori per ridurre i valori della pressione arteriosa.

Avevo pubblicato, pochi giorni fa, le considerazioni su uno studio cinese uscito all’inizio dell’anno, che suggeriva come questi farmaci potessero essere d’aiuto, almeno marginale, nella terapia contro questo Virus.

Da allora si stanno susseguendo una serie di pubblicazioni su campioni più o meno consistenti, che però sono contraddittori tra di essi; a maggior ragione perché questi studi sono basati solo su ipotesi e non sono stati testati in modelli sperimentali.

Sulla base di questi dati, la SIC non solo sconsiglia la sospensione di queste classi di farmaci nei malati di Covid, ma ricorda a tutta la popolazione “non-Covid” che ne fa uso quotidianamente di non abbandonarsi al “fai da te” perché, allo stato attuale, non esiste nessuna controindicazione al loro uso.

 

Le vaccinazioni

Restano raccomandate:

  • La vaccinazione anti-influenzale, gratuita per tutte le persone dai 65 anni in su con l’obiettivò di abbassare la soglia d’età a 50 anni
  • La vaccinazione anti-Herpes-Zoster, anch’essa gratuita per gli over 65, utile nel ridurre di circa il 65% i casi di nevralgia post-erpetica (che si è dimostrata essere una delle complicanze più frequenti e debilitanti della malattia) e del 50% di tutti i casi di Zoster.
  • Vaccinazione anti-Pneumococco che può essere eseguita insieme all’anti-influenzale ma può essere somministrata indipendentemente in qualsiasi momento dell’anno e, secondo le attuali indicazioni, viene somministrata una sola volta nella vita in 2 dosi a distanza di almeno 2 mesi l’una dall’altra.

 

A disposizione per qualsiasi chiarimento soprattutto sulla parte cardiologica.

 

Bibliografia

  1. https://www.sicardiologia.it/public/Documento-SIC-COVID-19.pdf
  2. salute.gov.it
  3. https://www.medicitalia.it/news/cardiologia/8414-possibile-aiuto-da-una-classe-di-farmaci-anti-ipertensivi-nelle-infezioni-da-coronavirus.html#c9

Autore

davideventre
Dr. Davide Ventre Cardiologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 2006 presso UNIVERSITA' DI BRESCIA.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Brescia tesserino n° 8033.

8 commenti

#1
Utente 570XXX
Utente 570XXX

Il danno al miocardio è irreversibile?

#2
Dr. Davide Ventre
Dr. Davide Ventre

Dipende dalla patologia cardiaca di base. Se si tratta di un Infarto, in base all'estensione di esso, ovvio è irreversibile. Ma lo è proprio come definizione dell'Infarto, non come infarto sovrapposto ad un Coronavirus.

#3
Utente 570XXX
Utente 570XXX

Egregio medico il suo articolo è utilissimo ma forse io l’ho letto con fretta. Mi scusi non ho capito una cosa: i danni cardiaci da coronavirus si verificano in cuori sani? Non capisco della sua risposta cosa intende con patologia cardiaca di base

#4
Dr. Davide Ventre
Dr. Davide Ventre

No, si dice semplicemente che se un soggetto ha un infarto e ha già il virus in corso, la prognosi è ancora più grave perchè c'è l'infezione da virus sovrapposta.
Patologia cardiaca di base è quella di partenza; nell'esempio che ho citato io è l'infarto.

#5
Utente 570XXX
Utente 570XXX

Grazie a nome mio e di chi altro legge. Ho capito adesso cosa intende per patologia di base. Ma quei 12% di danni miocardici che dice lei nell’articolo sono invece nei cuori sani che vengono danneggiati da corona?

#6
Dr. Davide Ventre
Dr. Davide Ventre

Probabilmente tutti ma verrebbe sempre da pensare che di questi la maggior parte siano quelli già citati a maggior rischio. Tenga presente che è tutto nuovo anche per noi sanitari e ogni giorno ci sono evidenze nuove.

#7
Utente 570XXX
Utente 570XXX

La ringrazio molto. Per l’articolo e per la disponibilità nelle spiegazioni

#8
Dr. Davide Ventre
Dr. Davide Ventre

No, si dice semplicemente che se un soggetto ha un infarto e ha già il virus in corso, la prognosi è ancora più grave perchè c'è l'infezione da virus sovrapposta.
Patologia cardiaca di base è quella di partenza; nell'esempio che ho citato io è l'infarto.

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