Il titolo di questa nota contiene volutamente un’esagerazione; quante volte però è capitato di visitare pazienti che rifiutavano di assumere questi farmaci – pur avendone l’indicazione terapeutica - perché preoccupati dei potenziali effetti collaterali. I farmaci in questione sono, soprattutto, le cosiddette statine.

Si tratta di una famiglia di molecole, utilizzate ormai da più di 20 anni, che riducono la sintesi di colesterolo nel fegato e abbassano la concentrazione nel sangue di colesterolo LDL, ovvero quella “porzione” di colesterolo in grado di danneggiare le arterie promuovendo l’aterosclerosi.

I benefici di questi farmaci nel ridurre il rischio di infarto del miocardio, e più in generale la mortalità, sono largamente confermati dalla letteratura scientifica e in diverse tipologie di pazienti, soprattutto quelli a maggior rischio di malattie cardiovascolari.

Perché allora molte persone vivono quasi come una condanna la prescrizione da parte del medico di una statina? Certamente non perché si tratta di farmaci “tossici” (ci mancherebbe altro…), bensì per la potenzialità di alcuni effetti collaterali che spesso ne limitano l’utilizzo.

E’ bene a questo punto ricordare che l’unico effetto collaterale delle statine che abbia una certa rilevanza è il risentimento muscolare, tipicamente agli arti inferiori – specie alle cosce – e spesso associato all’aumento nel sangue di un particolare enzima (la creatinfosfochinasi). Si tratta di un effetto collaterale infrequente (nella gran parte dei trial clinici l’incidenza non supera il 5% annuo), dipendente dalla potenza della molecola usata e dal suo dosaggio, ma di facile riconoscimento e soprattutto regressione alla sospensione del farmaco.

Il fenomeno è tuttavia molto sovrastimato e le osservazioni dalla pratica clinica riportano che molte persone sospendono la terapia in maniera ingiustificata, a volte anche solo per un banale mal di schiena, senza che venga accertato un reale rapporto causa-effetto con l’assunzione del farmaco.

D’altra parte, le statine dovrebbero essere assunte da TUTTI coloro che hanno il colesterolo alto?

Assolutamente no, dipende dall’entità del problema e dal rischio individuale di avere in futuro una malattia cardiovascolare. Volendo proporre due estremi, un conto è una donna in età menopausale (durante la quale un lieve aumento dei valori di colesterolo è da considerare quasi “fisiologico”), non fumatrice e senza altri fattori di rischio, cui potremmo anche consigliare rimedi non farmacologici in aggiunta all’attenzione all’alimentazione e all’attività fisica; un conto ben diverso è chi ha avuto un problema cardiaco, magari in aggiunta a diabete e ipertensione arteriosa, in cui la riduzione farmacologica dei livelli di colesterolo LDL ha dimostrato indiscutibilmente di allungare l’attesa di vita.

Meglio quindi evitare di “fare di tutta l’erba un fascio” e cedere ai luoghi comuni, preferendo discutere il proprio caso con uno specialista che meriti la nostra fiducia.

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