Il caffè può essere un rimedio per il fegato grasso e la Sindrome Metabolica?

Dr. Francesco QuatraroData pubblicazione: 15 gennaio 2014

Il consumo di caffè rappresenta un momento topico della vita quotidiana nella maggior parte delle aree del mondo.

In quanto tale, un certo numero di studi ha valutato la composizione chimica e gli effetti che questa piacevole bevanda può avere sulla salute e le eventuali malattie correlate.

Per molti anni, gli operatori sanitari hanno consigliato ai pazienti di evitarne l'eccessivo consumo, nel timore della dipendenza da caffeina.

Diversi studi recenti, tuttavia, suggeriscono che il consumo regolare di caffè potrebbe modulare il rischio di fibrosi nella malattia epatica cronica a genesi non-alcolica (NAFLD), oltre che il rischio di Sindrome Metabolica (SM o MetS, Metabolic Syndrome, detta anche sindrome X, sindrome da insulino-resistenza, CHAOS o sindrome di Reaven).

Alcuni ricercatori hanno condotto una ricerca bibliografica, analizzando i diversi studi disponibili, sia sperimentali che epidemiologici e clinici, con l'obiettivo di trarre utili osservazioni circa l'associazione tra consumo di caffè, sindrome metabolica e steatosi epatica non alcolica (NAFLD).

Sono stati utilizzati i seguenti database: PubMed, Embase, Scopus e Science Direct, analizzando gli articoli pubblicati fino al luglio 2013.

Gli studi su animali hanno mostrato una attenuazione del quadro clinico della Sindrome Metabolica, con miglioramenti nel controllo dei tassi sia glicemici che lipemici, nonché riduzioni delle transaminasi e della citochine proinfiammatorie, di espressione genica epatica.

Altri studi hanno mostrato riduzioni del grasso e del collagene epatico e delle citochine pro-infiammatorie (fattore di necrosi tumorale o TNFα), ed anche aumenti delle interleuchine anti-infiammatorie.

Gli studi presi in esame hanno dimostrato una significativa associazione inversa tra consumo di caffè e prevalenza della sindrome metabolica, così come una riduzione del rischio di NAFLD.

In particolare,

  • Tutti gli studi sugli animali hanno mostrato un effetto protettivo del caffè verso lo sviluppo di sindrome metabolica e NAFLD.
  • Tutti gli studi epidemiologici e clinici su NAFLD hanno evidenziato un effetto protettivo dell'assunzione di caffè.
  • Quattro  studi su sei, riguardanti la SM, hanno riportato un'associazione inversa tra consumo di caffè e rischio di sindrome metabolica.


 

Conclusioni

L'assunzione di caffè può ridurre il rischio di NAFLD, mentre il positivo effetto sulla sindrome metabolica merita ulteriori indagini.

 


N.B.: Al di là del naturale interesse per le conclusioni dello studio succitato, ricordiamo che, come noto, nell'uomo la caffeina influenza numerosissime reazioni biologiche. Alcune di queste interazioni sono favorevoli per l'organismo mentre altre sono responsabili di effetti collaterali.

 

 

Fonte: Coffee consumption, the metabolic syndrome and non-alcoholic fatty liver disease.
Yesil A, Yilmaz Y. Aliment Pharmacol Ther . 2013; 38:1038-1044

Autore

francescoquatraro
Dr. Francesco Quatraro Gastroenterologo, Colonproctologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1986 presso Università degli Studi di Bari.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Bari tesserino n° 8211.

2 commenti

#2
Dr. Francesco Quatraro
Dr. Francesco Quatraro

Certo Salvo,
ottima indicazione!

Verosimilmente i meccanismi sono sempre gli stessi messi in gioco nella NAFLD e citati in questo lavoro.

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