Attività intellettive e video game possono prevenire la demenza

Dr. Mauro ColangeloData pubblicazione: 18 dicembre 2018

L’interesse crescente nella prevenzione della demenza è espresso dallo studio Association of daily intellectual activities with lower risk of incident dementia among older Chinese adults pubblicato di recente da Lee ATC, Richards M, et al. su JAMA Psychiatry. 2018;75(7):697-703 e che ricalca il precedente analogo trial di Ballesteros, apparso il 14. Ottobre 2014 su Frontiers in Aging Neuroscience. I ricercatori hanno studiato l’influenza che gli esercizi cerebrali (brain games) hanno sul rischio di demenza, quando siano associati ad altre abitudini salutari quali la dieta, l’esercizio fisico e l’assenza del fumo. A tale scopo, hanno sottoposto un gruppo di anziani a 20 sessioni di video game, ciascuna della durata di un’ora, strutturati in maniera tale da stimolare l’attività cognitiva, e ne hanno comparato i risultati con quelli di un gruppo randomizzato di controllo. Gli investigatori hanno studiato 15.000 soggetti di 65 anni ed oltre con un follow-up fino a 7 anni ed hanno riscontrato che, anche tenendo conto di stili di vita, fattori socio-demografici e comorbidità fisica e psichiatrica, coloro che hanno preso parte ad attività di stimolazione intellettiva sono stati meno esposti a sviluppare demenza.

Il Prof. Linda C. W. Lam, del Department of Psychiatry, Chinese University of Hong Kong, sulla scorta dei risultati conseguiti su un tale vasto campione di popolazione, sostiene che lo stile di vita sia di enorme importanza nel modulare il potere cognitivo e che i benefici di attività intellettuali siano addirittura indipendenti dallo stato di salute. Di fatto, i risultati hanno mostrato un miglioramento di multiple abilità, quali velocità di esecuzione, attenzione, memoria di riconoscimento visuale immediata e ritardata. La memoria a breve termine (working memory) visuo-spaziale ed il controllo esecutivo non è risultato significativamente migliorato rispetto a quello dei controlli.

Sono stati selezionati per lo studio individui di almeno 65 anni (n=15,582), presenti nel Elderly Health Centers of the Department of Health in Hong Kong, che non presentavano esiti di ictus, malattia di Parkinson e con un elevato score al valore di base del Mini-Mental State Examination e sono stati sottoposti a follow-up fino a 6 anni (mediana 5 anni; variazioni di interquartile: 3.0-6.0 anni). Le attività intellettuali sono consistite nella lettura (libri, giornali, riviste), video game, giochi di carte e scommesse alle corse di cavalli. Le attività sociali sono state rappresentate dalla adesione al Centro Sociale con partecipazione a lavori volontari, incontri con parenti ed amici e nella pratica di attività religiose. Le attività ricreative sono consistite nel guardare la TV, nell’ascoltare programmi radio, nello shopping e nel recarsi in una tea house. Per ciascun partecipante sono state accertate le variabili rappresentate da fattori demografici (età, sesso, livello culturale), malattie associate fisiche e psichiatriche, fattori dello stile di vita (regolare esercizio fisico, abitudine al fumo e consumo di frutta e vegetali).

I soggetti che nel periodo dello studio hanno sviluppato demenza (n=1349; 8.7%) sono risultati essere prevalentemente di sesso femminile, con più basso livello culturale, con maggior prevalenza di comorbidità fisica e psichiatrica e meno coinvolti in un salutare stile di vita. Coloro meno esposti al rischio, invece, sono risultati coloro che hanno intrapreso maggiori varietà di attività intellettive (3 vs 2 attività; P<.001) ed utilizzo del video game (66.9% vs 50.7%; P<.001), restando uguale per i due gruppi la partecipazione ad attività ricreative e sociali. In altri termini, il gruppo più stabile sotto il profilo cognitivo è risultato essere quello a maggior partecipazione intellettiva (3 vs 2 attività; P<.001) più che ricreativa o sociale, in cui – prescindendo dai fattori demografici, di stile di vita e delle comorbidità- la percentuale probabilistica di demenza è rimasta significativamente più bassa (odds ratio, 0.71; 95% confidence interval, 0.60-0.84; P<.001).

Gli Autori postulano che l’azione di stimolo esercitata sull’attività intellettiva dalle metodologie adoperate ottimizzi la riserva cognitiva e rinforzi le attività compensatorie anche se non esplica un impatto diretto sul contrassegno dell’Alzheimer quali le placche amiloidi e la proteina tau, e che pertanto debba essere considerata una strategia alternativa e pertinente in grado di agire con efficacia anche oltre il processo neurodegenerativo di base.

Autore

maurocolangelo
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1972 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 11151.

11 commenti

#1
Utente 510XXX
Utente 510XXX

Importantissima "ipotesi" nella speranza che,chi già affetto da ludopatia, non ne faccia ancor più abuso invocando, quale motivo, la "cura"

#2
Ex utente
Ex utente

Salve Dottor Mauro Colangelo, posso aggiungere il mio parere riguardo alla prevenzione della demenza?
I ricercatori di medicina, oltre alla sana alimentazione che prevede un abbondante apporto di nutrienti vegetali, suggeriscono di svolgere un costante esercizio fisico per ottenere in buona percentuale la prevenzione della demenza, ma la domanda è fondamentale: quale è il meccanismo di azione dell'esercizio fisico per merito del quale si prevengono le demenze?
I ricercatori ancora non conoscono questo esatto meccanismo di azione, fanno ipotesi ma non hanno certezze, io però la pratico quotidianamente l'attività fisica aerobica e posso garantire che, il costante esercizio fisico aumenta gradatamente la Pressione Parziale di Ossigeno Disciolto (concentrazione di ossigeno) circa 3 mmHg ogni anno, ed è dimostrabile
quanto affermo, con i risultati delle mie emogasanalisi che richiedo ogni due anni.
Allora Dottor Mauro Colangelo domando scusa per le ripetizioni, ma io devo aggiungere una realtà non ancora studiata dai Medici, ed è la seguente: l'Ossigeno Disciolto è Paramagnetico nel sangue, ed è indispensabile, insieme all'Idrogeno, gli elettroliti, e le membrane cellulari polarizzate, per consentire l'intera Attività Elettrica Cerebrale, Cardiaca, e Muscolare.
Quindi, con l'esercizio fisico aerobico aumentano i livelli dell'O2 Disciolto Paramagnetico nel Sistema Cardiocircolatorio e Cerebrovascolare, aumentando in questo modo l'Attività Elettrica Cerebrale, l'aumento della quale stimola l'automatismo neurofisiologico che produce la Neurogenesi (crescita di nuovi Neuroni nel Cervello) consentendo la prevenzione della demenza.
Grazie Dottor Mauro Colangelo, per l'eventuale controllo del mio scritto.
Pino Fronzi

#3
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Sig. Fronzi,
la sua fantasiosa teoria personale mi è già nota da un pezzo, ma Lei è un convinto assertore che......repetita juvant!
Anche se mi sono più volte espresso sulla sua irrilevanza scientifica non voglio ripetermi e mi limito a ringraziarla per la sua costante attenzione ai miei articoli.
Le auguro buone feste

#4
Specialista deceduto
Dr. Giovanni Migliaccio

Complimenti ancora per il tuo impegno a divulgare importanti studi nel campo della neurologia e per questo non dovresti chiudere i commenti agli utenti, nonostante il Fronzo non perda occasione di scrivere quelle scempiaggini tipiche di chi crede che un giorno scoprirà la cura dei tumori creando una mistura, chessò, di latte e coca-cola.
Detto questo, il lavoro è interessante, ma come fa notare l'utente 510030, ci può essere il rischio di un alibi alla propria ludopatia.

Memoria minuitur, nisi eam exerceas (Cicerone)

E, come lo studio tra l'altro sottolinea, il gruppo più stabile sotto il profilo cognitivo è risultato essere quello a maggior partecipazione intellettiva (3 vs 2 attività; P<.001) più che ricreativa o sociale.

Un caro saluto

#5
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Giovanni,
Grazie per il tuo graditissimo e pertinente commento. La sensazione tua e dell'utente 510030 è stata in parte anche la mia, alla lettura del lavoro, ma voglio sottolineare che i video game cui gli autori hanno sottoposto i soggetti in studio erano quelli che implicano il trovare una soluzione (e li hanno infatti inclusi nell'attività intellettiva) e non video poker online con puntate in denaro. Nelle attività ricreative, invece, era incluso la scommessa sulle corse dei cavalli, ma posso supporre che - trattandosi di soggetti controllati nel contesto di un Centro per anziani - ciò sia stato effettuato cum grano salis.

#7
Specialista deceduto
Dr. Giovanni Migliaccio

Senesco multa in dies addiscens (Cicerone)

Non aetate verum ingenio apiscitur sapientia (Plauto)

E' poco male peggiorare in vecchiaia che essere pessimo in gioventù (Migliaccio)


Intendenti pauca !!

#8
Ex utente
Ex utente

Buone Feste Dottor Giovanni Migliaccio

Pino Fronzi

#10
Ex utente
Ex utente

Buonasera a tutti i partecipanti del blog ,
Avrei una domanda stupida da farvi , dato che :


"gruppo più stabile sotto il profilo cognitivo è risultato essere quello a maggior partecipazione intellettiva (3 vs 2 attività; P<.001) più che ricreativa o sociale."

Questo sito ,(mi conceda la provocazione ) per chi vi approda, a parte i medici, dovrà considerarlo solo come una partecipazione ricreativa o una stimolazione intellettiva ?





#11
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

La sua domanda, egregio Utente, non è affatto stupida. La divulgazione degli avanzamenti nelle singole branche della Medicina è finalizzata a fornire stimolo alla vasta platea di Medicitalia a riflettere sul modo con cui la ricerca è a costante servizio della vita. La consapevolezza che deriva da questi aggiornamenti può del pari riverberarsi nel piacere di sentirsi partecipi, anche solo come spettatori, di un processo di evoluzione della scienza e dei suoi benefici presenti e futuri.
La ringrazio del commento e le auguro buone feste.

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