depressione

Motivazione, depressione e ciclotimia: la sfida a perdere

Dr. Matteo PaciniData pubblicazione: 24 gennaio 2021

Capita di trovarsi a dover ripartire da zero o di essere rimasti indietro. Avere avuto lunghe depressioni, o ricorrenti periodi di umore alterato può aver interrotto carriere di studi, percorsi di vita, mandato a monte ripetutamente iniziative. Le persone che devono ripartire possono trovarsi a lungo in sospeso tra un atteggiamento passivo (appoggiarsi alle famiglie senza fare niente) o velleitario (cioè avere idee su progetti da realizzare ma senza l'iniziativa e la capacità di concepire un inizio da zero). La distorsione cognitiva che ne deriva è più o meno “se capissi cosa veramente voglio potrei iniziare a fare qualcosa”, oppure “devo trovare la motivazione necessaria” o “devo trovare qualcosa di motivante”.

Se non ci sono stati intoppi, le persone a un certo punto imparano a fare alcune cose, raggiungono una certa posizione nelle loro carriere e si trovano una serie di porte aperte. Cosicché, anche se non tutti raggiungono gli stessi livelli, molti si trovano nella possibilità di scegliere e di andare avanti nella vita: in altre parole, che lo vogliano o meno, sono in ballo.

Chi ha avuto un periodo di stop si sente non più in ballo, e per tornarci dovrebbe riproporsi alla vita senza un punto preciso da cui iniziare, senza nessuno che glielo indichi come quando erano bambini e, a differenza di quando erano bambini, con aspettative da adulti.

Allenarsi a perdere come Fantozzi

Cerchiamo una soluzione con un rovesciamento e ci facciamo aiutare da Fantozzi. Proprio lui. Fantozzi è un umile impiegato di una grande azienda, alla totale mercé dei propri capi. Non è solo dipendenza materiale, ma sudditanza psicologica. Fantozzi ritiene di valere quel poco che basta per avere un posto di lavoro, per bontà di chi glielo crea. Accetta che la sua posizione sia quella, anche se la sua autostima subisce delle variazioni inaspettate.

A un certo punto si prospetta un avanzamento di carriera, ma il tutto si verifica con un meccanismo paradossale e grottesco: il capoufficio, appassionato di biliardo, sfida sadicamente i suoi dipendenti, sapendo che lo faranno vincere per timore di ritorsioni. E, beffardamente e con ulteriore sadismo, li premia per questa loro umiliazione con una promozione. Tutti quindi sperano che li inviti a giocare, per avere l'occasione di perdere con il superiore. Che è come dire: se accetti di essere inferiore, allora puoi salire di grado. È un meccanismo utilizzato in molti ambienti ed è rassicurante per i capi, che amano circondarsi di chi non ha capacità da mandare avanti, ma accetta di andare avanti per meccanismi gerarchici e di servilismo.

A questo punto Fantozzi si trova nella posizione peggiore. Alcuni suoi colleghi sanno giocare a biliardo, e quindi possono giocare e perdere apposta. Ma lui, ahimé, non sa giocare. Per perdere bisogna saper giocare. Per perdere apposta sicuramente, perché bisogna avere il controllo della situazione ed evitare di vincere. Fantozzi decide allora mente, dice di saper giocare, ma poi, poco prima della sfida, deve fare un corso accelerato di biliardo. Il maestro di biliardo lo allena duramente: non esiste un corso “per imparare a perdere”, per cui l'allenamento è lo stesso di quello che fa chiunque, lo stesso di un potenziale campione.

Arriva il gran giorno e c'è la famosa scena della sfida a biliardo col capoufficio, di fronte a tutti gli impiegati. Il capoufficio fa il gradasso e si diverte a prendere in giro dall'inizio alla fine il povero impiegato mentre questi sbaglia un colpo dietro l'altro. Un rituale sadico a cui Fantozzi si sottomette con il chiaro scopo di avere poi la promozione. Ma qui scatta il meccanismo “psicoterapico” potenzialmente utile. Fantozzi si era allenato con lo scopo di imparare quel poco che bastava per perdere, ma fatto sta che allenarsi è allenarsi, e si finisce per imparare. Quando poi arriva alla sfida, il suo cervello allenato sa perfettamente come perdere, ma qualcosa è cambiato senza averlo fatto apposta: adesso lui non accetta di perdere. E si ribella a partita quasi persa, ribaltando le sorti con una serie di colpi perfetti.

Provare a non pensare a vincere, ma a imparare

Il senso di questo esempio. Chi ricomincia da capo e pensa di non riuscire a farcela di solito si fissa sulla paura di non riuscire. Così vuole una garanzia di riuscita e non potendola avere (come nessuno), rimane fermo.

Perché allora non allenarsi “a perdere”? Togliendo dalla prospettiva l'idea di vincere, facciamo per un momento nostra la paura. Diciamo che non vinceremo, ma perderemo. Ora che lo sappiamo, gareggiare non è un problema. Ci si allena per ottenere un risultato cattivo, mediocre. Allenarsi, tuttavia, genera un meccanismo automatico, perché l'allenamento non è il risultato, non lo controlla. L'allenamento è un metodo di apprendimento, di sviluppo di abilità. E chi sa, comincia a voler vincere.

Come reagisce il cervello?

Quel famoso meccanismo di motivazione che la persona cercava all'inizio, non interviene né da dentro né da fuori, ma entra di nascosto, attraverso un altro canale, da dove il cervello non lo ostacola. A cose normali i maestri, cercano di fare la stessa cosa, e cioè di insegnare senza che l'allievo sia preoccupato di dove deve arrivare, o di dover essere bravo o primeggiare. Chi si concentra sulla perfezione o sul punto a cui deve arrivare, rischia di non iniziare ad applicarsi, perché la paura di fallire è attenuata dal fatto di non mettersi neanche in gioco.

Prima di poter vincere, bisogna essere in grado di perdere. E per essere in grado di perdere bisogna allenarsi e imparare. In una seconda fase, ad apprendimento avanzato, si innesca invece la motivazione a vincere e a superare se stessi, e quindi la concentrazione sull'obiettivo della vittoria e del livello da superare. Ma questo dopo.

Come nella scena di Fantozzi, la motivazione arriva, e ti travolge, ma dopo “il trentottesimo coglionazzo e a 49 a 2 di punteggio”.

Autore

matteopacini
Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1999 presso Università di Pisa.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Pisa tesserino n° 4355.

16 commenti

#1
Utente 378XXX
Utente 378XXX

Villaggio era un genio, forse uno dei pochi geni italiani del Novecento. Penso sia piaciuto a tutti perché era come no, stesse nevrosi e insicurezza, stessa cattiveria

#2
Utente 589XXX
Utente 589XXX

Mi ha ricordato un po' la storia dell'elefante incatenato di Bucay , paragonabile al personaggio di Fantozzi che normalmente incarna "l'impotenza appresa" dove ognuno di noi è capace ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi esso passerà tutta la vita a credersi incapace.
Alcune persone possiedono grandi abilità che potrebbero serenamente sviluppare eppure l'ambiente in cui vivono è strutturato in modo tale da valorizzare determinate attitudini e disdegnare altre.
In questo episodio ,Fantozzi ,sembra incarnare anche per poco la capacità di comprendere che non si può tornare indietro e cambiare l'inizio ma si può iniziare da dove si è per cambiare il finale
Apprendimento significa quanto si è disposti a impare quello che non si conosce ,per creare nuovi modelli strutturali per poter afferrare nuove realtà che si vogliono vivere in felicità.
Le esperienze sfidanti ,le più complesse e impegnative attraversate in chiave di apprendimento , allenamento e di apertura alla possibilità.

#3
Dr. Matteo Pacini
Dr. Matteo Pacini

Quello che dice Lei è più il tipo di modello che uno usa per valutarsi. Se un introverso si valuta in termini di capacità di estroversione, finisce che si butta giù. Esiste un successo da introverso e un da estroverso, e chiaramente poi non esistono estroversi che vorrebbero essere introversi, ma questo per definizione, non perché in realtà siano "migliori" sicuramente. Soltanto che chi osa vince di più, e anche se perde ha una resistenza maggiore alla frustrazione.

#4
Utente 589XXX
Utente 589XXX

Sono in accordo con lei , anche se penso che un introverso possa ,con un buon allenatore e impegno nell'apprendere, diventare estroverso ,anche perché non si nasce estroverso o introverso ma ci si diventa.
La ripetizione di uno stigma per anni, oppure il continuo fallimento in una determinata disciplina ,o la visione negativa che si ha in una determinata società riguardo il fallimento ,da come risultato un incapacità artificialmente creata dalla persona stessa nei confronti della disciplina stessa.

#5
Utente 618XXX
Utente 618XXX

Buongiorno Dott.,

Ho acquisito l'autoconvincimento di non essere all'altezza delle mie capacità, col tempo ho sempre più preferito isolarmi per troppi e continui fallimenti. Fin quando i miei genitori erano viventi ho arrancato a portare qualche risultato mai all'altezza per ritrovarmi ben presto sola sopratutto, quando sono venuti a mancare. Non sono riuscita a portare a termine nemmeno gli ultimi esami all'università. La morte di mia madre mi ha letteralmente scaraventata nella disperazione totale, ero solita dopo alcuni esami piangere per settimane intere senza alcun conforto; tornare in una casa vuota mi struggeva. Andare ai corsi e stare tra gli altri era stimolante, non pensavo al silenzio in casa ma quando terminavano, per iniziare gli esami, ecco ripresentarsi con apatia e disperazione: Un esame ripetuto nove volte fino a perdere tutti i contatti con i corsisti. Ero rimasta sola, tutti laureati. Ogni anno che passava iniziavo i corsi con studenti nuovi ma percepivo un gran disagio perché non conoscendomi tendevano a isolarmi, questo stato di inadeguatezza iniziava ad allontanarmi da tutto fino a preferire di non uscire più di casa. È nato tutto così. Alla ricerca costante di approvazione mi sono trovata a ripetere più anni universitari fino a al fuoricorso. In men che non si dica erano passati diciotto anni alla ricerca di equilibrio che tardava ad arrivare. Ero convinta di non valere niente, volevo sempre fare ciò che facevano altri così da sentirmi partecipe e stimolata per poi perdermi e non ritrovarmi più. Finanche in amore sono stata sbalzata nel fallimento, tante volte ho pensato al suicidio, non avendo forza di attuarlo, iniziavo a non mangiare e bere per lunghi periodi. Avevo iniziato una psicoterapia e a mettermi in discussione accogliendo nuove sfide con un corso, non universitario, alla ricerca della serenità. Un corso totalmente opposto portando buoni risultati. Il guaio era con l'università, avevo superato i vent'anni di inattività e le tasse non pagate erano arrivate a superare le mie finanze. Mi mancavano pochissimi esami. Ero molto scoraggiata dalle risposte secche delle segreterie che mi autoconvinsi di rinunciarvi.. non l'avessi mai fatto.. sono stata risucchiata letteralmente nella disperazione totale. Eppure, bastava poco in quei vent'anni trovare una chiave per sbloccarmi! È possibile che la morte di mamma, essemi fidanzata con un narcisista patologico ed esserne uscita malconcia, il suicidio improvviso della mia amica del cuore dopo un paio di mesi che non ci sentivamo per una lite, la perdita di un impianto alle arcate dentarie con costi esorbitanti, la pandemia che ha costretto di non andare più in palestra mettendo in serio pericolo i risultati, la rinuncia all'università e in ultimo una molestia sessuale da parte di un docente io, ora, non riesca più a vedermi! Sono letteralmente sprofondata a letto tanto che il cibo ha assunto il valore di contenuto. Non ne sento il piacere. Non ho voglia di vivere. L'altro giorno ho deciso di iniziare a gettare tanti ricordi-pugnale in casa! Nel mentre spostavo degli oggetti nella pattumiera alla vista dei miei libri universitari, appunti, libretto universitario con voti alti, bollettini pagati, etc. ho pianto talmente tanto da isolarmi ancora di più. Ho subito telefonato in segreteria e sentirmi dire: " La rinuncia è irrevocabile, se vuoi riprendere gli studi devi rifare test di ingresso poi sarà la commissione a decidere" mi ha gettata in un buco nero! Ho scritto una lettera per spiegare le motivazioni ma nulla è cambiato. Soffro tantissimo. Non trovo soluzione al mio male. Vivo con il reddito a causa della pandemia. Sto cercando nuovamente una mia centralità e spesso tendo a vergognarmi di uscire di casa. Tutti quelli che conosco sono riusciti, nonostante le difficoltà, essere vincenti, invece, io una sorta di Fantozzi. Durante il lockdown suonare il pianoforte da autodidatta mi ha calmata per poi abbandonarlo e riprenderlo così come ho fatto con l'università. Oggi mi difende la mascherina ma quando tutti la toglieremo mi darò al mutismo perché, come dicevo sopra, ho perso la totalità dei denti. Le scrivo per ritrovarmi.. sto pensando di riprendere un percorso psicoterapeutico ma non so fino a che punto riuscirò ad arrivare per rivedermi nuovamente abbandonare. Temo di non avere più le forze.. temo di lasciarmi andare nuovamente.. mi manca per l'ennesima volta mia madre con lei riuscivo a superare ogni ostacolo.. da sola sono tremendamente triste e.. tanto che non mi vengono più le parole dai pianti. Eppure, sono passati venti anni avrei dovuto imparare nell'affrontare le avversità e trovare una nuova dimensione, invece, sono finita nuovamente chiusa in casa a piangere. Un po' mi aiuta pregare ma non è la stessa cosa quando studiavo e prendevo ottimi voti. Sono un fallimento totale e quei libri me lo ricordano. Se fossi riuscita a laurearmi,con mia madre ancora viva, sono sicura che tutto il tempo passato a letto di ora  sarebbero stati ottimi risultati di carriera lavorativa. Ho sprecato il mio tempo. Mi sento un fantasma.

#6
Utente 589XXX
Utente 589XXX

In ultimo , però Fantozzi,mi ha ricordato il celebre aforisma inglese ( azzardo col dire che potrebbe essere la base del cognitivo /comportamentale )l’adagio che si attua nel fake it till you make it ( fingi finché non ottieni ) ha un fondo di verità. Questo fenomeno per il quale qualcuno che non sa fare una cosa inizia a farla e quindi immergendosi in quella cosa sviluppa una fiducia ed effettivamente, alla fine, la fa bene, funziona se non si seguono i soliti automatismi prodotti dall'abitudine nel volgere lo sguardo solo al problema e non alla risoluzione.
Dottore, che ne pensa?

#7
Utente 589XXX
Utente 589XXX

Ci sono situazioni nella vita dove abbiamo bisogno di essere analitici, altre volte in cui dovremmo essere creativi, e altre volte in cui abbiamo bisogno di essere pratici.
Le persone che riescono, sia con i loro standard o con l’aiuto di altre persone, quelle che sono riuscite ad acquisire, sviluppare e implementare una gamma completa di capacità intellettuali, piuttosto che basarsi semplicemente sul concetto di intelligenza che viene apprezzato solo nelle scuole. Questi individui possono non riuscire in un test convenzionale, ma hanno qualcosa che li porta al raggiungimento dei loro obiettivi. Questo è molto più importante degli alti punteggi dei test. Loro sanno i loro punti di forza; loro conoscono le loro debolezze. Loro capitalizzano sui loro punti di forza; compensano o correggono le loro debolezze. Questo è tutto , Fantozzi ,un personaggio che ognuno avrebbe dovuto immedesimarsi con lui per l'epoca rappresenta e non per il tragico /drammatico rappresentato.
Buona serata e buon lavoro.

#8
Utente 606XXX
Utente 606XXX

E Buffon che è andato ad una mostra, ha visto un quadro ed è guarito dalla depressione? Che ne pensa dr. Pacini? Ridiamo per non piangere...

#9
Dr. Matteo Pacini
Dr. Matteo Pacini

Non la sapevo questa. E come mai un depresso era finito ad una mostra di pittura ? ... Questo accade quando uno è in ripresa.

#10
Utente 606XXX
Utente 606XXX

Non saprei, ma questi vip ne tirano fuori di tutti i colori: non so perché tra i Vip va di moda affermare di essere sofferenti di disturbi mentali. Probabilmente si riesce ad avere quell'aria da poeti maledetti che fa figo, oppure così possono affermare " sono ricco, bello e famoso, ma la vita è stata dura anche con me, ammiratemi anche per la mia forza interiore"

#11
Utente 619XXX
Utente 619XXX

Mah, c'è chi perde e basta. Anche se aveva imparato prima.

#12
Utente 589XXX
Utente 589XXX

Al di là dei preconcetti , ammettere che si sappia poco e si debba capire ancora molto, ammettere che ci sia altro oltre il dato sensibile , ricerca al di là della scoperta, il dubbio al di là della certezza sprona ad interrogarsi ,chiedere e dubitare .

Non c'è sconfitta né vittoria che tenga, se il fine non sia la propria crescita personale.

#13
Utente 589XXX
Utente 589XXX

Ho riletto il titolo "allenare il cervello a perdere" mi ha ricordato quanto la tecnologia sta aiutando in questo.
Una volta squillava il telefono fisso,ci si muoveva e si andava ad alzare la cornetta .
Ora ,dove il telefono è attaccato a qualsiasi cosa ,se squillerà si guarderà prima chi chiama e poi si deciderà se rispondere o meno ,accampando poi,delle scuse sul perché non si è risposto.
Motivazione prima ,clicotimia dopo?
Mah,nelle teste affollate di preconcetti non c'è spazio per idee luminose dopo?
Cultura e saggezza non son la stessa cosa ,e quest'ultima è molto più difficile da conquistare.
Buona fortuna.
Arrivederci.

#14
Utente 589XXX
Utente 589XXX

La realtà non si crea a chiacchiere, ma esclusivamente attraverso la scelta cosciente di come reagire alle diverse situazioni, che si traduce in atteggiamenti e azioni consapevoli.
Off topic ( dottore me lo permetta) , per gli utenti che aprono consulti solo x mera polemica ,riguardo la sua materia ,credo che la storia sia maestra della vita ..ma quanti discepoli distratti annoverano tra i suoi alunni!

A volte ,non si comprende che è meglio parlare soltanto quando si è certi che quello che si vuol dire è preferibile al silenzio,se no le "lamentele "non servono a nulla.
Mannaggia quanta ignoranza .
Mi scuso , e mi auto ignoro :)
Buona serata
.

#15
Utente 589XXX
Utente 589XXX

Leggevo un articolo ,qui pubblicato,che ricordava una metafora sulla colomba .
Essendo alle porte la Pasqua ,che faremo ancora una volta reclusi ,mi chiedevo , nonostante tutto ciò che è ovvio e mal gestito ,gli ostacoli che si ripresenteranno si riuscirà a vederli come la colomba ? Ovvero,
Il volo non come ostacolo ma un opportunità?

#16
Utente 589XXX
Utente 589XXX

Esempio concreto ,qui si ha la fortuna di parlare con medici specialisti ,che oltre avere una conoscenza a 360 gradi sui farmaci ,sanno anche come usarli per rimediare o ristabilìre un equilibrio che senza ,in alcuni casi, purtroppo non si potrà mai avere.
Non credo siano qui presenti ,per Scopo ludico ma x aiutarvi ,
qualora ritengano che il vostro atteggiamento sia errato (dato che la difficoltà che forse presentano è il non aver la possibilità di visionare le cartelle cliniche di ognuno) quindi dovreste solo ringraziare e se così non fosse oltrepassate pure l'ostacolo ma non lamentatevi.
Potrei pure non leggere ma mi piacerebbe ogni tanto una nota positiva in tutto sto marasma psichiatrico.
;)

Commenti degli utenti: aperti!
Commenti dei professionisti: aperti!

Per aggiungere il tuo commento esegui il login

Non hai un account? Registrati ora gratuitamente!

Guarda anche depressione 

Vuoi ricevere aggiornamenti in Psichiatria?

Inserisci nome, email e iscriviti:

* Autorizzo il trattamento dei miei dati da parte di Medicitalia s.r.l. per finalità di marketing telefonico e/o a mezzo posta elettronica o ordinaria, compresi l'invio di materiale pubblicitario, la vendita diretta e lo svolgimento di indagini di mercato.

Cliccando su iscriviti acconsento al trattamento dei dati personali come da privacy policy del sito.

Contenuti correlati