Utente 509XXX
Salve dottori, vi scrivo dopo essermi imbattuto in questa ricerca scientifica condotta al noto ospedale Saint Mark di Londra.
Lo studio in questione porta come esempio 3 casistiche, dove 3 persone (due uomini, una donna in gravidanza) con ragade anale cronica che non rispondeva a terapia conservativa (mantenimento feci poltacee, applicazione di calcio/bloccanti e/o nitroglicerina) sono state trattate con Iodopovidone iodato al 10% (in forma di crema) vedendo un incredibile miglioramento dei sintomi in pochissimi giorni (si parla di 5 giorni con 2 applicazioni giornaliere) e al follow up 1 anno dopo, la ragade ed i sintomi non erano più tornati.
Ora, io ho una Sfinterotomia laterale sinistra programmata, però come capirete, leggendo studi del genere tutto ciò un po' mi disturba, l'idea di poter evitare un intervento chirurgico a favore di una possibile terapia antibiotica risolutiva mi alletta. Ho pensato di contattare l'ospedale in questione per poter entrare in contatti con i medici/equipe che hanno svolto questa ricerca. Voi cosa ne pensate? Sarebbe bello avere un vostro parere, in quanto solitamente gli antibiotici, a meno che di ragade infetta o ascessi, non viene mai menzionata nella terapia per la ragade anale, quando invece c'è qualcuno che dimostra quanto questa possa essere risolutiva.
Cortesemente, vi linko a fine consulto lo studio in questione, al quale mi riferisco, in speranza possiate darmi un vostro parere.

Grazie a tutti!


STUDIO SCIENTIFICO: http://smj.sma.org.sg/5110/5110le2.pdf

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Dr. Sergio Sforza

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Gentile utente è sicuramente un approccio affascinante, il principio attivo non è un antibiotico, ma un "banale" disinfettante per ferite il betadine come nome commerciale più diffuso. Il risultato terapeutico ancora però non è ben dimostrato su larga casistica con studi prospettici controllati e confrontati con altri trattamenti.
La scelta spetta a lei, comunque se i miglioramenti sono rapidi come dicono i colleghi, addirittura dopo 5 giorni, credo che possa provare, così eliminerà ogni dubbio.
Saluti
Dr. sergio sforza
https://www.medicitalia.it/sergiosforza