Utente 304XXX
Egr. Dott.ri,
presento familiarità al melanoma (zia paterna) e numerosi nevi soprattutto sulla parte superiore del corpo. Seguito sin dall'adolescenza ad oggi ho asportato 9 nevi, 7 dei quali con diagnosi istologica e clinica senza caratteristiche di malignità o displasia.

Alla fine di gennaio asporto gli ultimi due, su indicazione dello specialista. Riporto l'esito dell'esame istologico:

A) Losanga di cute di cm 0.9 x cm 0.6, sede di lesione pigmentata delle dimensioni di cm 0.4 x cm 0.3, piana, a margini sfumati, a pigmentazione disomogenea, distante 0.1 dal più vicino dei margini laterali di exeresi.(1.2)

B) Losanga di cute di cm 1.1 x cm 0.5, sede di lesione pigmentata delle dimensioni di cm 0.5 x cm 0.3, piana, a margini sfumati, a pigmentazione disomogenea, distante cm 0.2 dal più vicino dei margini di exeresi.(3,4)

DIAGNOSI
Nevo composto lentigginoso con displasia di basso grado della componente giunzionale, lesione completamente escissa (1,2).
Nevo composto con displasia di basso grado della componente giunzionale, lesione completamente escissa (3,4).

Scrivo a voi poiché nel mio iter di asportazioni e follow-up purtroppo ho dovuto cambiare specialista e mi sono trovato davanti a "scuole di pensiero" e modalità operative differenti.
Il mio precedente specialista sottolineava l'importanza di rimuovere sin da subito i nevi con dovizia di tessuti circostanti. Lo specialista al quale mi sono rivolto ultimamente, al contrario, considera sufficiente un'asportazione a margine minimo. L'ultima operazione chirurgica è stata eseguita sotto questi criteri.

Ricevendo pareri differenti da persone competenti, chi non è esperto in medicina rischia di perdere l'orientamento.
Chiedo il vostro parere, poichè da persona inesperta di fatto mi trovo di fronte ad una diagnosi (displasia) a me nuova, e, proprio in questo caso, a cicatrici di molto ridotte rispetto a quelle (scrupolose, atteggiamento che peraltro condivido) operate dal mio precedente specialista.

Chiedo se possibile una vostra valutazione del mio istologico, e la pazienza di risolvere alcuni dubbi di un paziente un po' disorientato.

Molti dicono che il nevo displastico è solo un nevo, altri dicono che può diventare melanoma.
Lo scrupolo di un'exeresi più ampia può colmare (in fatto di prognosi) la mancanza di certezza scientifica sull'evoluzione di un nevo displastico?

Oltretutto, chi non è esperto ed è incerto spesso ascolta anche le "voci di corridoio", per questo scrivo a voi e chiedo: la permanenza eventuale di cellule "displastiche", dovuta ad un'asportazione non profonda, può provocare in futuro danni non affrontabili con la semplice prevenzione e follow-up?

Nel mio caso, chiedere un interventino per ampliare il margine "di scrupolo" è del tutto insensato?

Ringrazio,
Distinti Saluti

[#1] dopo  
Dr. Stefano Battaglini

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L'intervento "per ampliare il margine di scrupolo" detto allargamento, si effettua nel caso in cui la lesione asportata sia un melanoma e in base alla "gravità" della situazione riscontrata si consiglia di ampliare i margini di escissione con un nuovo intervento chirurgico. Nel suo caso non c'è l'indicazione per tale metodica chirurgica. Un saluto
Dr.Stefano Battaglini
Specialista in dermatologia e venereologia
www.stefanobattaglini.it

[#2] dopo  
Utente 304XXX

Egr. Dott., ringrazio per la sua disponibilità e acquisisco le sue indicazioni.


Confrontavo l'esame istologico delle precedenti asportazioni. In ognuno dei nevi che mi sono stati asportati, eccetto come detto gli ultimi due, si è mantenuto un margine di resezione non inferiore a 0.5 cm in prima asportazione.
Mi domandavo in questo caso le ragioni cliniche sottostanti a queste diversità di approccio.

Sono circa dieci anni che asporto nevi senza farmi domande, ma le raccomandazioni del mio precedente specialista, cioè che i nevi vanno asportati con buon margine sin da subito, hanno cozzato con l'opinione (perchè in questi casi il rischio è che diventi un'"opinione") del mio nuovo dermatologo.
E' proprio il fatto che ci siano, probabilmente, delle diversità nel modo di considerare il "nevo" (perdonate l'ingenuità dei termini che uso) che mi fa sorgere delle domande.

E' possibile che altri "approcci" considerino il nevo displastico un'entità da rimuovere con sicurezza, per evitare che "qualche cellula" rimasta segua il percorso (maligno?) che avrebbe seguito in tutto il nevo per intero?
Questa era la spiegazione che davo all'approccio del mio precedente specialista, chiedo, se possibile, lumi al riguardo.

Se fosse, infatti, preferirei due tagli in più, anche pressoché inutili, l'estetica è secondaria..

Ringrazio tutti per la disponibilità e l'utile servizio che generosamente offrite.

Distinti Saluti