Utente
Salve,
scrivo qui in quanto terrorizzata dalla nuova terapia assegnata a mio marito nella cura della sua Pancreatite Autoimmune. Volendo fare brevemente un riepilogo:
Mio marito è nato nel 1959, nel 2011 ha avuto un episodio molto doloroso che ha causato un blocco completo delle funzionalità digestive con ittero e valori epatici alle stelle, inizialmente confuso con epatite a seguito di ecografia l’ospedale di Lecce ci comunicò la presenza di un massiccio tumore Pancreatico suggerendoci di spostarci in un centro più attrezzato.
Partimmo per un “viaggio della speranza” a Peschiera del Garda dove, fu subito diagnosticata, a seguito di gastroscopia con ago aspirato, diverse risonanze magnetiche nonché il dosaggio sierico delle IgG4, una severa pancreatite autoimmune con interessamento della testa del pancreas, colangite e chiusura del wirsung.
Fummo quindi indirizzati a Verona presso Borgo Roma dove fu allora trattato con dosi massicce di corticosteroidi (1mg/kg di deltacortene die) e creon ai pasti, la cura durò un mese più il tempo necessario per eliminare scalando il cortisone, chiaramente sviluppò diabete da trattare con insulina, ma strettamente connesso con la terapia cortisonica percui entro un anno riuscì a liberarsi anche dalla schiavitù dell’insulina.
Da allora fino all’estate del 2015, sebbene seguendo una dieta povera di grassi saturi e del tutto priva di alcolici, la vita è trascorsa serenamente con qualche fastidio ogni tanto ma senza particolari problematiche.
L’estate del 2015 i dolori si sono ripresentanti prepotentemente, inizialmente però le analisi ematiche non segnalavano disvalori rilevanti eccetto una lieve iperglicemia e un rialzo minimo nei globuli bianchi eosinofili, le prime ecografie erano irrilevanti ma i dolori persistenti, a settembre le ultime analisi segnalavano valori di amilasi e lipasi superiori di 10 volte i valori di riferimento ed eosinofili decisamente alti, la risonanza magnetica confermava rigonfiamento della coda del pancreas.
Fatte le valigie siamo tornati a Verona dove abbiamo ricominciato il trattamento con deltacortene 50mg. die, a termine terapia il 01/03 siamo tornati a controllo a Verona. Tristemente siamo stati informati che sebbene ci sia stata una guarigione questa non è stata completa e ci è stata quindi prescritta una terapia a lungo termine con Azatioprina un immunosopressore chemioterapico citotossico da assumere nella quantità di 2mg./kg.die a tempo indeterminato, unitamente a 5 mg./die di deltacortene per altri due mesi, con controlli ematici settimanali.
Il punto è questo: io e mio marito abbiamo letto il bugiardino del farmaco in questione e ci siamo spaventati, gli effetti collaterali sono devastanti e peraltro definiti comuni o molto comuni. Possibile che non ci sia alternativa all'assunzione di questo farmaco? Che effetti avrà sulla qualità della vita di mio marito e sulla sua capacità di lavorare? Attualmente la sua patologia non è invalidante perchè dare un farmaco che lo sia?

[#1] dopo  
Dr. Francesco Quatraro

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Gentile signora
l'azatioprina è un farmaco immunosoppressore in genere ben tollerato
che, come ogni farmaco, ha i suoi effetti indesiderati.

<<Attualmente la sua patologia non è invalidante perchè dare un farmaco che lo sia?>>
La risposta è nella sua domanda!
Occorre evitare che invalidante possa diventarlo.

Si fidi di professionisti esperti
che prima di lei conoscono il bugiardino del farmaco ed hanno ben soppesato il rapporto rischi/benefici.

Cordialità
Responsabile U.O. di Endoscopia Digestiva Osp. MIULLI
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[#2] dopo  
Utente
La ringrazio Dottor Quatraro per la celere risposta,
ma che lei sappia ci sono soluzioni alternative all'assunzione di immunosoppressori?
Dato che fino ad oggi è stato efficace e non ha apportato effetti collaterali non si potrebbe a suo avviso fare un nuovo ciclo di deltacortene?
La nostra fiducia nell'equipe di Borgo Roma è totale ma la paura di iniziare questa nuova terapia in più così lontani dal centro di riferimento (noi siamo di lecce) è tanta...

[#3]  
Dr. Francesco Quatraro

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Come potrà immaginare
è una domanda a cui possono rispondere solo i colleghi veronesi, poichè hanno piena e completa conoscenza del caso clinico.
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[#4] dopo  
Utente
Si si, la ringrazio dottore, ne sono consapevole, speravo solo di trovare un parere alternativo, e qualche chiarimento circa il farmaco in questione.
Sono consapevole che Verona è un centro di eccellenza per la cura di questa malattia ma, come detto, cercavo qualche alternativa.
Per esempio ho letto di farmaci biologici studiati per la cura di patologie affini, farmaci non cancerogeni e con minori effetti collaterali...

[#5] dopo  
Utente
Ad ogni modo la ringrazio per l'attenzione e la disponibilità dimostratami.
Saluti

[#6]  
Dr. Francesco Quatraro

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<<farmaci biologici studiati per la cura di patologie affini>>

cara signora,
non può considerare equivalenti (terapeuticamente) patologie affini
ma deve considerare la specifica patologia
per la quale tali farmaci non sono indicati!

Tenga inoltre conto che,
come le ho già scritto,
l'azatioprina è farmaco ben tollerato ed ampiamente utilizzato da noi gastroenterologi.
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