Utente 392XXX
Buongiorno. Il 4 settembre ho avuto un rapporto protetto con una ragazza conosciuta in un locale. Dieci giorni dopo, il 14 settembre, mi sono accorto di avere una sorta di nodulo lungo e arrossato, come una specie di cordoncino orizzontale vicino alla base del pene, in un punto che potrebbe essere rimasto scoperto dal preservativo. Il nodulo era dolente al tatto e i linfonodi inguinali doloranti. Il giorno dopo la scoperta (peraltro avevo 2 lineette di febbre) sono andato dal dermatologo che mi ha visitato e, sospettando un’infezione da sifilide, ha deciso di rivedermi dopo una settimana. Nei giorni seguenti è passato il dolore ai linfonodi e il nodulo si è riassorbito gradualmente. Alla visita successiva (22 settembre) non c'era più niente di visibile a uno sguardo superficiale e non c'era più arrossamento, ma restava ancora un piccolissimo nodulo. Il medico mi ha prescritto gli esami del sangue per la sifilide (VDRL – TPHA, FTA Abs) da effettuare ai primi di novembre, dopo due mesi dal presunto contagio. Dopo quest’ultima visita il nodulo ha continuato a riassorbirsi e al momento è in pratica sparito del tutto (solo al tatto si nota ancora una lievissima irregolarità, ma potrebbe essere anche una vena).
Detto questo, le mie domande sono le seguenti:
1) Il nodulo non si è ulcerato né squamato, ma si è riassorbito in maniera normale. Può trattarsi comunque di sifiloma? In alternativa potrebbe trattarsi di una piccola infezione venerea molto più banale e innocua legata al rapporto di cui detto sopra (cisti, trombosi di una vena del pene)?
2) La tempistica degli esami è corretta (circa 8 settimane dal presunto contagio) o è sufficiente un minore intervallo di tempo per evitare dei falsi negativi?
3) In attesa degli esami, devo attenermi a una rigorosa astinenza sessuale? L’infezione è contagiosa anche in assenza di ulcere o piaghe? L’utilizzo del preservativo ben indossato anche al di sopra del “punto incriminato” (che, ripeto, sta piuttosto vicino alla base del pene) è una sufficiente misura di prevenzione per un'eventuale partner?

Grazie

[#1] dopo  
44918

Cancellato nel 2018
Salve,
le rispondo per punti:
1) La lesione è stata vista dal dermatologo che mi pare le abbia parlato di sifiloma primario.
Il dermatologo è colui che si definisce l'esperto in Sifilide per eccellenza: non vedo perché si debbano avere dubbi sulla sua diagnosi.
2)la tempistica è stata scelta per avere risultati certi. In ogni caso prima non avrebbe la certezza e comunque dovrebbe ripetere gli esami ai tempi indicati.
3) nelle more di una diagnosi di certezza e di un eventuale trattamento risolutivo, le sconsiglio di avere rapporti sessuali, ancorché con il profilattico.
Ciò a tutela del partner che in ogni caso deve essere informato del problema per etica e per legge.
Immagino che le stesse accortezze le siano state raccomandate dal dermatologo.
Nota: il partner sta per "the partner", quindi nel suo caso intenda soggetto di sesso femminile.
Saluti cordiali
Caldarola
Dr. Vincenzo Caldarola.
Medico - Chirurgo.

[#2] dopo  
Utente 392XXX

Buongiorno. A distanza di quasi tre mesi ho effettuato le analisi del sangue. Gli esami per la sifilide risultano negativi e il nodulo è ormai sparito da tanto tempo (poco dopo la sua comparsa). Mi sono recato dal dermatologo per mostrargli gli esami, e anche lui ha potuto constatare come non abbia contratto il virus. Abbiamo quindi chiacchierato un po' sulle modalità di contagio di virus e batteri e lui mi ha detto di fare comunque, per sicurezza, il test HIV e quello per l'HPV fra altri 3 mesi, cioè a ben 6 mesi di distanza dall'evento a rischio.Comincio ad essere abbastanza confuso. Il rapporto è stato protetto con preservativo dall'inizio alla fine, come detto nel mio primo messaggio, e anche il rischio sifilide è stato scongiurato. Quindi, teoricamente, è comunque possibile che anche in un rapporto protetto si contragga l'HIV? È davvero utile un altro esame? Comincio a non capirci più nulla!

Cordiali saluti.

[#3] dopo  
44918

Cancellato nel 2018
Salve,
lei si è affidato, e ha fatto benissimo, ad un dermatologo.
I test sierologici per la Sifilide sono risultati negativi dopo congruo tempo, dunque lei non si è infettato con il Treponema Pallidum.
Ciò è un dato di fatto.
Per quanto riguarda gli ulteriori test per HIV e HPV che mi dice esserle stati consigliati con tempistiche ben definite, non posso entrare nel merito perchè violerei la deontologia e l'etica professionali.
Vi sono delle linee guida codificate sia per HPV che per HIV, tuttavia le consiglio di seguire ciò che le ha consigliato il Collega a cui si è affidato.
Piuttosto chieda spiegazioni sul perchè abbia consigliato gli esami a cui fa riferimento e con la tempistica che riporta.
Il rapporto medico - paziente si basa sulla fiducia: se questa viene meno o è incrinata, è meglio rivolgersi ad altro professionista.
Cordialità,
Caldarola M.D.

Dr. Vincenzo Caldarola.
Medico - Chirurgo.

[#4] dopo  
Utente 392XXX

Onestamente devo riconoscere che, nonostante le giuste campagne fatte a proposito di prevenzione e consapevolezza in materia di MST, continua ad esserci davvero tanta confusione che non aiuta a fare chiarezza su ciò che si può e ciò che non si può fare. In materia medica, soprattutto quando questa ha a che fare con i comportamenti socialmente responsabili delle persone, servono certezze. Un test HIV a 6 mesi da un rapporto (peraltro protetto, quindi non a rischio, non essendoci state peraltro neanche eventuali lesioni in porzioni di pelle non protette dal preservativo) mi sembra davvero un'enormità, visto che ormai è risaputo che il test a 90 giorni (in realtà in molti Stati anche prima) è considerato definitivo. Avrei potuto capire (e neanche tanto...) se il dermatologo mi avesse consigliato di fare il test subito (sono ormai trascorsi più di 100 giorni), ma dirmi di aspettare altri 3 mesi. Suvvia... Per il papilloma la cosa può avere più senso, credo, visto che è un virus che si può insinuare in maniera molto più semplice, come lo stesso Treponema.
Tra l'altro lo stesso dermatologo mi ha detto a un certo punto che non c'è differenza tra le modalità di contagio della sifilide e dell'HIV (entrambe, a suo dire, possibili col contatto pelle-pelle) !!!
Scusi lo sfogo. Capisco la sua posizione, che vuole essere deontologicamente e professionalmente corretta, ma certe cose spiegano perché la gente sia sempre più diffidente nei confronti dei propri medici e navighi su internet (spesso sbagliando) per chiarirsi le idee.
Ripeto, è solo uno sfogo, quindi la prego nuovamente di scusarmi.
Le porgo i più cordiali saluti e le auguro buon Natale.

[#5] dopo  
44918

Cancellato nel 2018
Gentile Signore,
concordo con Lei su alcuni argomenti.

Ma capisce che nella fattispecie Ella è stato visitato de visu da uno specialista in Dermosifilopatia mentre con me ha avuto solo un consulto web.
In quanto alle linee guida, posso confermarLe che, secondo il nostro ISS (e secondo l'OMS), con i test sierologici di IV generazione per HIV 1-2 che ricercano la p24, il risultato viene considerato DEFINITIVO, anche da un punto di vista Medico - Legale dopo 90 gg dal rapporto a rischio.

In quanto all' HPV nel maschio, in assenza di lesioni cliniche, non esiste unanimità nella comunità scientifica internazionale, sulla metodica atta a rivelare la presenza, in modo routinario, dell'infezione. Che come tutte le infezioni virali induce l'organismo a montare una adeguata risposta immunitaria.
In soldoni, non esistono test nel maschio per verificare la infezione da HPV in assenza di lesioni condilomatose.
Qualunque medico e specialmente un "Venereologo" queste cose le sa o dovrebbe saperle.
Da qui il mio consiglio di chiedere al Collega le ragioni del percorso diagnostico indicatoLe.

Ricambio gli auguri per le ormai imminenti Festività Natalizie, auspicando per Lei e la Sua famiglia serenità e ogni bene.
Caldarola M.D.
Dr. Vincenzo Caldarola.
Medico - Chirurgo.