Utente 468XXX
Buonasera, se possibile vorrei un parere del Dr.Caldarola in merito ad alcuni quesiti che vorrei qui esporre.
Premesso che sono una ragazza altamente ansiosa e ipocondriaca paranoica, i miei quesiti non sono strettamente collegati all'ansia e alla tanatofobia causata dalla meningite ma da una questione più delicata.
Ho 26 anni appena compiuti e l'ansia purtroppo è parte integrante della mia vita. Soffro del disturbo ossessivo-compulsivo, sono in cura da un neurologo e presto comincerò un percorso anche psichiatrico perché le paranoie (tra cui quella della meningite) mi letteralmente divorano anche se mi sforzo di fare una vita normale, restando amante di cinema e narrativa (campo nel quale lavoro) frequentando amici e talvolta locali affollati (anche se tendo sempre a mettere qualcosa davanti naso e bocca). Nonostante questo di per sé sembri essere già il problema principale, in realtà non lo è. Nel 2014 mi è stato diagnosticato un linfoma di Hodgkin, all'inizio del terzo stadio sito tra mediastino, clavicola e ascella sx. Ho fatto quattro cicli di chemio da luglio a inizio novembre poi radioterapia in dodici sedute nell'aprile dell'anno successivo. Al momento non ci sono tracce di recidive, la PET è negativa e ho analisi abbastanza buone se non una scomoda VES sempre leggermente alta (alle ultime analisi in ottobre raggiunse il 20). Il mio problema sostanzialmente è quello di sapere se posso vaccinarmi per i due ceppi presenti in Italia, poiché sono anni che ho intenzione di farlo ma per forze non dipendenti da me, non è stato possibile. Da tempo sono terrorizzata da questa malattia e ho avuto spesso attacchi di panico per questo, con orribili crisi di piagnisteo degne di un neonato. Mi sono recata all'ufficio vaccinale della mia città ma mi è stato risposto che non si prendevano nessuna responsabilità di vaccinarmi per non disturbare il sistema immunitario, nè per quelli nè per altri vaccini come l'antitetanica. Cosa ne pensa? Non ho ancora informato il mio ematologo di questa decisione per paura che possa non prendere sul serio questo mio bisogno, più psicologico che di necessità reale e mi dica di lasciar perdere. E soprattutto, con un trascorso come il mio, secondo lei potrei essere un soggetto a rischio? Ho letto una lista di eventuali soggetti a rischio ma non erano evidenziati i pazienti con un trascorso simile al mio, cosa che era specificata per lo pneumococco (che voglio fare ugualmente). Da quando ho fatto la chemio (e anche durante le terapie) non mi sono mai ammalata e non ho mai avuto febbre sopra i 37.5 e di inverno giusto qualche raffreddore sporadico. Se facessi il vaccino, la mia vita migliorerebbe di moltissimo perché la tanatofobia mi tormenta e a volte mi crea crisi isteriche da corsa in ospedale e sento che questo la condiziona irreparabilmente, anche nei più banali gesti quotidiani, come una fila alle poste. Ma anche e soprattutto, vorrei eliminare l'insonnia che non mi fa dormire per cose che suppongo lei capisca benissimo, come la stupida idea di non svegliarsi più o di avere la febbre a 40 ed esser trovata in coma. Pensieri che una ragazza a 26 anni non dovrebbe mai nemmeno immaginare di articolare, soprattutto vedendo coetanei che fanno vite normalissime noncuranti di questo batterio. In ultimo voglio chiederle se realmente sono così basse le possibilità di contagio, proprio per quello che le ho appena scritto. Avendo fatto il liceo classico, ho più di qualche amica medico che puntualmente tormento per un banale mal di testa o quando vedo 37.2 sul termometro, entrando immediatamente nel panico. Una di queste mi disse che non stando a contatto diretto con bambini e non frequentando giornalmente posti affollatissimi come l'università (posto che vorrei riprendere a frequentare per ultimare gli studi ma il solo pensiero mi blocca di colpo), non sono a rischio ed è impossibile prendere questa malattia. Ovviamente la mia è una fragilità interiore, sto cercando in tutti i modi di rinforzarla ma il cammino è arduo, essendo ben radicata nella mia esistenza.
Se il mio fidanzato sapesse che sto richiedendo un parere online per la meningite (come si dice dalle mie parti) mi farebbe correre perché anche lui ne è esasperato (a ragion veduta) visto che dallo sviluppo soffro di emicranie fortissime e da sinusopatie. E immagini lei quali patemi ogni volta!
Spero di essermi spiegata al meglio e spero anche che non le sia dispiaciuto leggere questo folle soliloquio.
Attendo una risposta e anche qualche sua intelligentissima e sardonica battuta!

[#1] dopo  
44918

Cancellato nel 2018
Carissima Signorina,
per quanto riguarda la somministrazione dei vaccini antimeningococcici non vi è nessuna controindicazione: la sua malattia è in remissione da 4 anni e il suo sistema immunitario perfettamente funzionante ed ogni giorno esposto ad una serie di antigeni di varia natura, batterici e virali, assai più impegnativi di un vaccino inattivato come quello antimeningococcico.
Che lei abbia sviluppato una tanatofobia in seguito alla malattia è una evenienza che può accadere, in genere si risolve in breve tempo ma in lei mi pare si sia cronicizzata.
E' d'uopo perciò che lei si rivolga non ad un Neurologo, che si occupa delle malattie del SNC che lei non ha, ma ad un ottimo psichiatra che possa somministrarle una terapia idonea ad alleviare e risolvere i suoi sintomi così da migliorare la sua qualità di vita che mi pare molto scadente, perchè dominata dalla ossessione della morte e della malattia.
Lasci stare l'esasperazione del suo fidanzato: lei ha una malattia che interessa la Psiche e che va curata e rispettata, alla stregua del LH che ha curato o di qualunque altra malattia che si cura.
Non deve permettere a nessuno, fidanzato compreso, di farla "correre": gli faccia capire che se continuasse con un atteggiamento così dozzinale sarà lei a catapultarlo a mezzo di pedata nelle terga.
Chi si approfitta della debolezza psichica di un soggetto millantando che dalla intricata situazione in cui lei è inbrigliata si esce con la forza di volontà, è una persona superficiale e poco sensibile.
Il suo soliloquio non è folle ma è indice delle necessità terapeutiche che le ho elencate: mi ha fatto piacere leggerlo e non il contrario.
Spero di esserle stato utile.
Saluti cari.
Caldarola.
Dr. Vincenzo Caldarola.
Medico - Chirurgo.

[#2] dopo  
Utente 468XXX

La ringrazio sentitamente, ha capito esattamente il mio problema che, effettivamente, c'entra poco con la meningite ma è in realtà il bisogno viscerale di stare bene per non rivedersi di nuovo in ospedali, attaccata a macchine e soprattutto, malata. La meningite, con la paura che mette un po' a tutti, è solo un mezzo di giusticazione ma che purtroppo mi condiziona moltissimo.
Già mi sono adoperata per un percorso psichiatrico, il neurologo mi ha dato il Daparox ma mi sta aumentando nettamente i disturbi. Quindi aspetto anche il parere dello psichiatra. Le do ragione pienamente sulla forza di volontà, sono stata in cura durante il periodo della malattia da una psicoterapeuta che sapeva solo dirmi che andavo bene, ma le cose non miglioravano mai. Anzi, il baratro raggiungeva sempre più i miei piedi.
Spero di fare presto le vaccinazioni e di cominciare a risalire. E in tutto ciò, anche stupidamente, ci spero di non essere a rischio!
La ringrazio ancora, è stato gentilissimo. E sono felice di non averla ammorbata!