Utente 810XXX
Vorrei gentilmente chiedere quale responsabilità ha un ufficio sanitario pubblico, che istruisce e inoltra una pratica per risarcimento danni sapendo, prima che sia inoltrata ,che non potrà essere accolta per mancanza di nesso di causa. Fornendo esso stesso, nel momento dell’inoltro, prova documentale dell’impossibilità dell’accoglimento della stessa.
Oltre a questo tenendo l’interessato per anni, all’oscuro di ciò , nonostante le sue istanze. Inducendolo in errore, negando il diritto di conoscere un fatto molto rilevante sulla sua salute.

Anticipatamente ringrazio
Cordiali saluti

[#1] dopo  
37801

Cancellato nel 2010
questo caso parrebbe molto interessante, ma deve essere spiegato meglio.
Si riferisce per caso all'aver contratto HCV, HBV o HIV con emotrasfusione?
Se vuole mi risponda in privato sergio.funicello@virgilio.it o , se non ha problemi di privacy, lo faccia in pubblico.Veda lei

[#2] dopo  
Utente 810XXX

In riferimento alla mia precedente.

Egregio dott. Sergio Funicello

La pratica era relativa ad un'infezione da HBV da emotrasfusione.
Occasionalmente seppi che ero HBVDNA pos. HBsAg pos HbsAb neg HbcAb pos HbcAb igm neg HbeAb pos. HbeAg neg
Transaminasi, enzimi epatici ed ecografia nella norma.
Non ho mai avuto nessun comportamento a rischio. Nei 9 mesi precedenti alla scoperta del virus a causa di una malattia ho frequentato strutture sanitarie. Mi è stato iniettato piu’ volte un farmaco contenente albumina di origine umana e ho fatto piu’ volte esami con uso di aghi.
Subito fui definito cronico avendo avuto alcune trasfusioni molti anni prima.
Mi dissero che alla pratica d’indennizzo doveva essere allegato un documento che certificava le avvenute trasfusioni e che almeno uno dei donatori fosse risultato positivo. Questo documento fu allegato d’ufficio. In questo modo quando fu inoltrata la pratica mi dovetti convincere che effettivamente ero stato infettato dalle trasfusioni e che ero cronico e infettivo.
Contemporaneamente HBVDNA era divenuto negativo, erano trascorsi 8 mesi dalla scoperta dell’infezione. Visto che ero stato infettato con le trasfusioni, mi dissero che era sicuramente un falso negativo per cui per circa 3 anni rimasi convinto di essere altamente infettivo, preoccupato per la mia salute facendo spesso gli esami per la funzionalità epatica e alfa-fetoproteina: sempre tutto nella norma.
Dopo tale periodo ( 3 anni) , su mia richiesta, rifeci gli esami dei marcatori del virus da cui risultò:
HBVDNA neg. HbsAg neg HbsAb pos HbcAb pos HbeAb pos HbeAg neg.
Finalmente un medico mi disse che avevo avuto un’infezione acuta e non cronica che si era risolta nei tempi consueti spontaneamente. In seguito seppi che il documento allegato alla domanda di indennizzo indicava che non ero stato infettato dalle trasfusioni. In breve l’ufficio che ha trasmesso la pratica sapeva dall’inizio che la stessa non poteva essere accolta per mancanza di nesso di causa, tenendomi all’oscuro di ciò.
Mi chiedo, quale responsabilità ha un ufficio sanitario pubblico che instaura una pratica che dura anni sapendo dall’inizio che non potrà mai essere accolta? Facendomi in quel modo credere per anni di essere cronico, infettivo e in costante pericolo di vita.

Anticipatamente ringrazio.
Cordiali saluti.

[#3] dopo  
37801

Cancellato nel 2010
bisognerebbe sentire le motivazioni della controparte, ma se fossero non convincenti....molte.

[#4] dopo  
Utente 810XXX

Egregio dottore la sua risposta e veramente ermetica, comunque
la motivazioni dell'ufficio è: abbiamo seguito la prassi!
Non c'è controparte perchè non esiste contenzioso, solo voglia di
sapere.

Anticipatamente ringrazio.
Cordiali saluti.

[#5] dopo  
37801

Cancellato nel 2010
ed allora perchè creare tutti questi problemi e come dimostrare che lei non ha dirito?La controparte c'è e come ed cè individuabile in quello che lei definisce ufficio sanitario. Non credo che la mia risposta sia stata ermetica. La legga dopo aver rivisto il finale della sua richiesta che le riporto virgolettato "Mi chiedo, quale responsabilità ha un ufficio sanitario pubblico che instaura una pratica che dura anni sapendo dall’inizio che non potrà mai essere accolta? Facendomi in quel modo credere per anni di essere cronico, infettivo e in costante pericolo di vita."
Affettuosamente

[#6] dopo  
Dr. Maurizio Golia

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Qualora non sia d'accordo con le conclusioni (non nesso di causa) può inoltrare ricorso al Giudice del Lavoro.

Dr. Maurizio Golia - medico legale - Brescia
Dr. Maurizio Golia Specialista Medicina Legale e Medicina Preventiva Lavoratori tel. 339/7303091
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[#7] dopo  
Utente 810XXX

Ringrazio il dott. Golia ma non capisco perchè devo rivolgermi al Giudice del Lavoro. La mia domanda era: "quale responsabilità ha un ufficio sanitario pubblico che instaura una pratica che dura anni sapendo dall’inizio che non potrà mai essere accolta? Facendomi in quel modo credere per anni di essere cronico, infettivo e in costante pericolo di vita".

Anticipatamente ringrazio.
Cordiali saluti.




Colgo l'occasione per ringraziare il dott.Sergio Funicello

[#8] dopo  
37801

Cancellato nel 2010
nella sua domanda è il "perchè".Se è solo ignoranza..nioente da fare se vi è dell'altro...