Utente 116XXX
Sono un infermiere e svolgo la mia professione alle dipendenze di una struttura sanitaria pubblica. Nel lontano novembre 2002 lavoravo nel reparto di Neurochirurgia e durante il turno di lavoro, nel mobilizzare un paziente tetraplegico con l’aiuto di un collega, ho avvertito un dolore improvviso, lancinante all’inguine e l’impossibilità a deambulare tant’è che sono stato accompagnato subito in pronto soccorso. Sono stato visitato dal consulente chirurgo che ha riscontrato un’ernia inguinale sn scaturita dall’infortunio dandomi alcuni giorni di riposo. Ritornato a lavoro mi hanno temporaneamente assegnato al reparto di Cardiologia. Entro i termini previsti dalla legge (6 mesi) ho fatto richieste di riconoscimento di malattia dipendente da causa di servizio e di equo indennizzo. Dopo qualche mese sono stato visitato dalla Commissione medica militare che ha deciso di considerare la mia patologia non ascrivibile ad una delle tabelle, A e B, ai fini del riconoscimento dell’equo indennizzo. Dopo circa un anno da quella visita è giunta la decisione della Commissione di verifica per le cause di servizio che riconosceva la malattia insorta con l’infortunio come dipendente da causa di servizio. Da allora ho convissuto con questo problema fisico che nel tempo andava sempre più peggiorando, tant’è che da una semplice punta d’ernia, continuando a lavorare senza nessuna particolare limitazione, è evoluta in una voluminosa ernia inguino-scrotale non riducibile. Quindi a Maggio 2008 ho deciso di richiedere una nuova valutazione medica per aggravamento. Sottoposto a visita a Settembre 2008 mi hanno riconosciuto l’aggravamento della patologia e l’ascrivibilità in tabella B. Da quella decisione è scaturita la concessione dell’equo indennizzo. A maggio di quest’anno, oramai non riuscendo più a convivere con una situazione, che andava sempre più peggiorando e che si manifestava con persistente dolore inguinale, difficoltà a deambulare, a compiere anche minimi sforzi, e coliche addominali frequenti, ho deciso di sottopormi ad intervento chirurgico di ernioplastica. Ora sono tornato in buone condizioni di salute, anche se persiste una dolorabilità all’inguine e soprattutto difficoltà a gestire il muscolo cremastere sinistro con conseguente impossibilità a tirare verso l’alto il testicolo. Alla luce di quanto descritto ci sono le condizioni per poter avanzare richiesta di risarcimento per danno biologico, morale ed esistenziale?
Confidando in un positivo riscontro colgo l’occasione per porgere Distinti saluti.

[#1] dopo  
Dr. Eugenio D'Aniello

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Gentile utente, la procedura sin qui seguita è stata corretta; Lei può, in teoria, chiedere risarcimentoi danni in sede civile, tenendo presente, però (e di questo dovrebbe consultarsi con un Legale) chè è passato molto tempo dall'infortunio. In teoria il fatto che Lei abbia avuto un riconoscimento di dipendenza da causa di servizio è un punto a suo favore, ma la richiesta di risarcimento in sede ecivile andrebbe fatta contemporaneamente alla richiesta di dipendenza da causa di servizio, anche per scegliere, in caso di accoglimento, il trattamento economico più favorevole per Lei. La saluto cordialmente
Dr. Eugenio D'Aniello, Oculista
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[#2] dopo  
Utente 116XXX

Ringrazio per la solerte risposta. Quindi a Suo avviso, essendo passato tanto tempo dall'infortunio e non avendo fatto rischiesta di risarcimento danni in sede civile contestualmente a quella per il riconoscimento di malattia dipendente da causa di servizio, si potrebbe pregiudicare l'esito.
Ed allora conviene prospettare le mie intenzioni ad un legale oppure desisto?
Ringrazio anticipatamente per i consigli che giungeranno.

[#3] dopo  
Dr. Mario Corcelli

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Gentile Utente,

so che mi aveva contattato via email privata e la ringrazio di avere postato la sua richiesta, come da mio suggerimento, in questo sito.

Una richiesta di risarcimento del danno in sede civile sarebbe possibile solo se venisse dimostrata la colpa del datore di lavoro nell'accadimento dell'infortunio.
Nel suo caso, data la dinamica del fatto come da lei descritta, secondo me non sussiste questo presupposto.

D'altra parte, dato il tempo trascorso, va verificato se sia già intervenuta una prescrizione.
In questo e nel capire se vi siano i presupposti di una colpa del datore di lavoro, potrà aiutarla eventualmente un avvocato.

Dovrebbe farmi sapere, inoltre, se oltre che come causa di servizio, l'evento sia stato denunciato come infortunio lavorativo.
Se non fosse stata fatta, il termine è ormai scaduto (la denuncia doveva essere fatta entro 3 anni dal giorno in cui è avvenuto il trauma).
Se fosse stata fatta la denuncia all'INAIL, farebbe ancora in tempo ad inoltrare una richiesta di aggravamento (il termine è di 10 anni).

Per ulteriori informazioni
può collegarsi al mio sito personale
alla pagina Infortunio INAIL

Cordiali saluti.
Mario Corcelli, MD
Milano - specialista Medicina Legale e Igiene-Tecnica Ospedaliera
http://www.medico-legale.it

[#4] dopo  
Utente 116XXX

Gent.mo Dott. Corcelli
La ringrazio per l'interessamento e per la chiarezza delle sue parole. Rispondo alla Sua richiesta precisando che a tempo fu fatta denuncia all'Inail da parte del Medico del Pronto soccorso che mi visitò dopo l'accaduto e pertanto, da come da Lei indicato, sarei ancora in tempo.
Ed allora faccio presente, se ciò può servire a chiarire lo scenario che portò a compiere quell'atto in quel modo, che a tempo non erano in dotazione nei reparti gli ausili per la mobilizzazione dei pazienti (sollevatori, telini, ecc). Quindi, nell'eventualità decidessi di improntare una causa civile per risarcimento danni rivolgendomi ad un legale, ci si potrebbe appigliare a questa motivazione per far ricadere la colpa sul datore di lavoro nell'accadimento dell'infortunio?
Secondo Lei è valida? Oppure occorrerebbe prendere in esame altre motivazioni .... e quali?
Ringrazio anticipatamente per i consigli che vorrà darmi.
Un cordiale saluto

[#5] dopo  
Dr. Mario Corcelli

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Gentile Utente,

le ripeto che secondo me gli estremi di una colpa del datore di lavoro sono deboli, sia perchè eravate in due a sollevare il paziente sia perchè sa bene che vi sono opportune tecniche (che un infermiere conosce) di sollevamento dei pazienti anche senza l'ausilio di dispositivi.

In secondo luogo, il fatto che l'ernia inguinale le sia stata riconosciuta come causa di servizio e come infortunio lavorativo, non implica obbligatoriamente che tale ernia debba essere automaticamente riconosciuta anche in ambito di risarcimento civile come ernia causata dallo sforzo; potrebbe concludersi in sede civile soltanto come un aggravamento sintomatologico di preesistente ernia.

Le sto facendo solo delle ipotesi, perchè tutto va valutato nell'analisi approfondita del contesto anamnestico-clinico e documentale dell'epoca.

Ad ogni buon conto, un parere online non può essere esaustivo nè riguardo alla sussistenza di un'eventuale colpa del datore di lavoro nè riguardo all'effettivo nesso concausale fra lo sforzo e l'ernia in ambito civilistico.

Cordiali saluti.
Mario Corcelli, MD
Milano - specialista Medicina Legale e Igiene-Tecnica Ospedaliera
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[#6] dopo  
Utente 116XXX

Grazie ancora una volta per il Suo aiuto.
Mi rivolgerò ad un legale per far valutare se sussistono le condizioni per presentare una richiesta di risarcimento danni.
Comunque la metterò al corrente delle decisioni che verranno in futuro prese.
Cordiali saluti

[#7] dopo  
Dr. Mario Corcelli

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Gentile Utente,

mi farebbe veramente una cosa gradita se mi aggiornasse in caso di novità.
Le auguro di trovare un positiva soluzione.

Cordiali saluti.



Mario Corcelli, MD
Milano - specialista Medicina Legale e Igiene-Tecnica Ospedaliera
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