Glioma low grade

Gentili Dottori, sono stata operata nel 2007 per una lesione espansiva intra-assiale emisferica sx in regione frontale posteriore rolandica che l'esame istologico ha poi confermato, essere un astrocitoma di II grado. Da un anno e mezzo a questa parte le risonanze hanno mostrato dei “modesti aumenti” del residuo lesionale che non era stato possibile asportare. L’ultimo referto della RM con liquido di contrasto + spettroscopia e studi perfusionali ha mostrato ancora una volta un "modesto" incremento delle dimensioni della componente lesionale residua mesialmente a livello della circonvoluzione frontale ascendente sinistra. Non si evidenziano invece anomale impregnazioni di contrasto, focolai di aumentata perfusione e lo studio spettroscopico non rileva segni di aumentato turn-over cellulare.
Il neurochirurgo che mi segue mi ha spiegato che è presente una variazione dimensionale che è compatibile con la storia naturale delle lesioni gliali di basso grado ma fortunatamente non ci sono segni di progressione del grado di malignità. La decisione è stata di rivalutare il tutto alla prossima risonanza poiché intervenire ora, in qualsiasi modo, ora significherebbe molto probabilmente causare deficit, e quindi si sta cercando di spostare qualsiasi intervento/terapia più in là nel tempo possibile. Nel frattempo con il neurologo, si sta cercando di tenere al meglio sotto controllo le crisi epilettiche che negli ultimi mesi hanno avuto anche loro un peggioramento in termini di frequenza e il mal di testa che affligge spesso.
Nonostante io mi fidi ciecamente dei medici che mi hanno in cura, non posso a volte fare a meno di chiedermi se sia corretto questo "stare in attesa" senza compiere nessun tipo di terapia, oppure ci potrebbero essere delle alternative. Attualmente ho 37 anni.
Grazie per la Vostra attenzione.
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Dr. Nicola Benedetto Neurochirurgo 402 9 2
Gentile utente

capisco i suoi dubbi ma vorrei subito dirle che l'atteggiamento del collega mi pare corretto. In casi come il suo c'è sempre il dilemma tra l'intervenire radicalmente a scapito di deficit permanenti o lasciare un residuo di malattia e monitorarlo nel tempo. Quest'ultima opzione lascia in effetti una maggiore possibilità che la lesione "viri" verso una forma più aggressiva. D'altro canto sono stati descritti casi in cui il tumore, accrescendosi, forza il cervello a spostare un'area funzionale da un luogo ad un altro. Forse ad un successivo controllo si potrà evidenziare lo spostamento dell'area motoria in maniera tale da intervenire con radicalità. Nel frattempo credo che, per una persona giovane come lei, sia indicato privilegiare innanzitutto la possibilità di avere un'ottima qualità di vita.

Spero di esserle stato d'aiuto

Cordiali saluti

Dr. Nicola Benedetto
Neurochirurgia
Azienda Ospedaliera Universitaria Pisa
nicola.benedetto@gmail.com

[#2]
dopo
Utente
Utente
Gentile Dottore,
grazie per la risposta che mi è sicuramente stata d'aiuto in quanto sapere di essere sulla giusta strada è per me una cosa molto importante.
Certo la risposta non mi è di molto conforto, in quanto ovviamente tra la possibilità di riportare deficit permanenti e quella di avere una maggior possibilità che la lesione si trasformi in una forma più aggressiva, devo dire che non si può proprio dire che una opzione sia meglio dell'altra.
Mi chiedevo nel caso in cui dovesse succedere che il residuo lesionale viri verso una forma più maligna il fatto di partire con un residuo più o meno grande cambia qualcosa al fine dell'evoluzione futura della malattia o a quel punto la dimensione della lesione preesistente poco cambierebbe al fine della prognosi?

Grazie per l'attenzione
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Dr. Nicola Benedetto Neurochirurgo 402 9 2
In realtà l'unica cosa che differenzia la prognosi è la classificazione istologica della malattia. le dimensioni del residuo non influenzano la prognosi qualora ci sia un mutamento dell'atteggiamento biologico.
Le chiedo infine se ha mai fatto una RM con studi funzionali per capire se questo residuo è effettivamente in area eloquente (area visiva, di movimento, del linguaggio, etc..). Talvolta si potrebbe scoprire che si considerano eloquenti aree che in una determinata persona non lo sono.


Cordiali saluti
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dopo
Utente
Utente
Gentile Dottore,

La rm con studi funzionali venne fatta in fase di pianificazione della craniotomia e rilevò l'interessamento dell'area motoria.
Le fornisco anche queste altre due informazioni che non so se possono esserLe d'aiuto per un identificazione più precisa dell'area della lesione:
con l'intervento riportai dei deficit temporanei di mobilità e sensibilità all'arto superiore e inferiore dx e in particolare alla mano. Deficit che si risolsero poi con la riabilitazione, tranne che, per un leggerissimo deficit di sensibilità sia al piede che alla mano che fortunatamente non pregiudicano lo svolgimento delle mie attività quotidiane.
Anche le crisi epilettiche, che si verificano con frequenza più o meno settimanale, iniziano con una perdita di sensibilità alla mano e poi nel giro di qualche secondo iniziano le clonie che interessano l'intero braccio e anche la gamba nel caso di crisi particolarmente forti. Dopodichè mi rimane una parestesia al braccio che si risolve nell'arco di dieci/quindici minuti.

La ringrazio per l'attenzione e il tempo che mi sta dedicando.

Cordiali saluti
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Dr. Nicola Benedetto Neurochirurgo 402 9 2
La mia domanda allora è la seguente: non ha mai fatto un'altra risonanza funzionale? come le ho detto prima, a volte l'area motoria può spostarsi determinando la possibilità di aggredire la lesione in maniera più radicale.
Se così non fosse concordo anch'io con l'atteggiamento prudente del collega.

Un saluto
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dopo
Utente
Utente
gentile Dottore,
a mia memoria credo che la rm funzionale non sia più stata ripetuta, ma potrei anche ricordare male. Chiederò sicuramente al mio neurochirurgo in occasione dei prossimi controlli. La ringrazio nel frattempo delle conferme che mi ha dato, per me molto importanti per continuare ad affrontare questo percorso più serenamente possibile.
Cordiali saluti

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