Piede destro cadente
Buona sera,
Chiedo gentilmente il parere per il mio fratello che ha 63 anni è da un anno che gira tra i vari reparti nell'ospedale di Bz Alto Adige.
Nella lettera della dimissioni di oggi ce scritto:
Il paziente è autonomo nella mobilizzazione con supervisione, utilizzando unortesi di
gamba destra a causa di una grave neuropatia assonale con paresi dei flessori dorsali del piede destro.
Ha avuto trauma cranico e purtroppo dopo anche crisi epilettiche e idrocefalo per lungo periodo [35 gg].
Si può curare "piede cadente " ovvero la patologia che descrive il medico?
Quale struttura in Italia è specializzata per qs tipo di problema?
Grazie mille
Chiedo gentilmente il parere per il mio fratello che ha 63 anni è da un anno che gira tra i vari reparti nell'ospedale di Bz Alto Adige.
Nella lettera della dimissioni di oggi ce scritto:
Il paziente è autonomo nella mobilizzazione con supervisione, utilizzando unortesi di
gamba destra a causa di una grave neuropatia assonale con paresi dei flessori dorsali del piede destro.
Ha avuto trauma cranico e purtroppo dopo anche crisi epilettiche e idrocefalo per lungo periodo [35 gg].
Si può curare "piede cadente " ovvero la patologia che descrive il medico?
Quale struttura in Italia è specializzata per qs tipo di problema?
Grazie mille
Gentile Utente,
da quanto riferisce, il cosiddetto "piede cadente" non sembra essere una malattia in sé, ma la conseguenza di una grave neuropatia assonale con deficit dei muscoli che sollevano il piede.
La prima cosa importante da chiarire è dove sia localizzata la lesione neurologica. Nel caso di suo fratello la situazione appare piuttosto complessa, poiché nella storia clinica sono presenti trauma cranico, idrocefalo, crisi epilettiche e neuropatia assonale documentata.
Pertanto sarebbe utile conoscere il risultato degli studi neurofisiologici (EMG/ENG) e degli accertamenti neurologici eseguiti.
Per rispondere alla sua domanda: sì, in alcuni casi il piede cadente può migliorare, ma la prognosi dipende dalla causa e dall'entità del danno nervoso. Se la neuropatia ha determinato una perdita assonale severa e di lunga durata, il recupero può essere parziale o purtroppo limitato. In ogni caso, anche quando il recupero neurologico non è completo, esistono interventi molto utili costituiti da
fisioterapia neuromotoria intensiva, ortesi tipo AFO (che suo fratello già utilizza), elettro-stimolazione funzionale in casi selezionati, valutazione chirurgica ortopedica o neurochirurgica in situazioni particolari e stabilizzate.
Più che una singola struttura "specializzata nel piede cadente", consiglierei una presa in carico presso un centro di neuroriabilitazione con esperienza nelle lesioni neurologiche complesse.
Tra i centri italiani di riferimento per la neuroriabilitazione meritano certamente una valutazione:
Fondazione Don Carlo Gnocchi, IRCCS Fondazione Santa Lucia, Istituto Neurologico Carlo Besta,
Ospedale San Camillo IRCCS.
Se dispone della relazione completa (in particolare EMG/ENG e diagnosi neurologica definitiva), potrà fornire informazioni più precise sulla possibilità di recupero.
Cordiali saluti.
Dott. Mauro Colangelo
Neurologo e Neurochirurgo - Napoli
da quanto riferisce, il cosiddetto "piede cadente" non sembra essere una malattia in sé, ma la conseguenza di una grave neuropatia assonale con deficit dei muscoli che sollevano il piede.
La prima cosa importante da chiarire è dove sia localizzata la lesione neurologica. Nel caso di suo fratello la situazione appare piuttosto complessa, poiché nella storia clinica sono presenti trauma cranico, idrocefalo, crisi epilettiche e neuropatia assonale documentata.
Pertanto sarebbe utile conoscere il risultato degli studi neurofisiologici (EMG/ENG) e degli accertamenti neurologici eseguiti.
Per rispondere alla sua domanda: sì, in alcuni casi il piede cadente può migliorare, ma la prognosi dipende dalla causa e dall'entità del danno nervoso. Se la neuropatia ha determinato una perdita assonale severa e di lunga durata, il recupero può essere parziale o purtroppo limitato. In ogni caso, anche quando il recupero neurologico non è completo, esistono interventi molto utili costituiti da
fisioterapia neuromotoria intensiva, ortesi tipo AFO (che suo fratello già utilizza), elettro-stimolazione funzionale in casi selezionati, valutazione chirurgica ortopedica o neurochirurgica in situazioni particolari e stabilizzate.
Più che una singola struttura "specializzata nel piede cadente", consiglierei una presa in carico presso un centro di neuroriabilitazione con esperienza nelle lesioni neurologiche complesse.
Tra i centri italiani di riferimento per la neuroriabilitazione meritano certamente una valutazione:
Fondazione Don Carlo Gnocchi, IRCCS Fondazione Santa Lucia, Istituto Neurologico Carlo Besta,
Ospedale San Camillo IRCCS.
Se dispone della relazione completa (in particolare EMG/ENG e diagnosi neurologica definitiva), potrà fornire informazioni più precise sulla possibilità di recupero.
Cordiali saluti.
Dott. Mauro Colangelo
Neurologo e Neurochirurgo - Napoli
Dott. Mauro Colangelo, Neurochirurgo/Neurologo
maurocolang@gmail.com
https://neurochirurgomaurocolangelo.it/
Utente
Grazie mille dottore,
Se dovessi recuperare la doc da lei citata mi permetterò di disturbarla nuovamente.
Grazie di nuovo
Cordialmente
Se dovessi recuperare la doc da lei citata mi permetterò di disturbarla nuovamente.
Grazie di nuovo
Cordialmente
Questo consulto ha ricevuto 2 risposte e 59 visite dal 08/06/2026.
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