Utente 285XXX
egr, dottori chiedo un aiuto per mio figlio di anni 15 ... da circa tre anni il ragazzo , a seguito di una serie di eventi traumatici ( separazuione dei genitori, la morte della nonna con cui è cresciuto e una malattia piuttosto invvalidante che ha colpito me, sua madre ) da ragazzino già introverso , ma comunque socialmente inserito , si è andato chiudendo sempre più in un suo mondo , anche se interessato all'esterno , ha però iniziato a rifiutare amici , parenti , scuola ,fino alla convinzione di una sua assoluta inadeguatezza e incapacità di far parte di un contesto dociale .. a volte anche con veri e propri attacchi di panico .. è in cura da uno specialista psicoterapeuta , dopo vari cambiati negli anni , il quale professionista dice che farà una terapia per un paio di mesi e se non vede risultati , essendo molto preoccupato della passività del ragazzo e del fatto che tempo un paio di anni ancora di questa chiusura ci troveremo difronte ad una psicosi , lo indirizzerà ad un collega per l'ausilio di farmaci anche se solo all'inizio per dargli uno slancio reattivo e poi continuare con psicoterapia ... volevo un consiglio .. ovviamente i farmaci mi spaventano. medicalizzarlo a questa età mi preoccupa soprattutto per gli effetti collaterali e per il timore di una dipendenza .. ma lui mi tranquilizzava dicendomi che il farmaco servirebbe solo all'inizio poi si può lasciare ... è vero questo ? esistono farmaci che , agendo sull'umore , gli possano dare uno stimolo in più ed una positività che lo porti ad andare dal terapista in maniera spontanea senza costrizioni e quindi più aperto ad un possibile miglioramento ? che lo spinga a fare più cose e a ritrovare un pò di piacere nel fare le cose senza effetti collaterali importanti ? ed è vero che poi il farmaco si può abbandonare ? ... grazie aspetto fiduciosa un vs.parere

[#1] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Un trattamento psicoterapeutico dovrebbe avere ben chiaro l'indirizzo diagnostico del paziente, sia egli adulto o adolescente.

Non è detto che vi siano condizioni per poter considerare l'evoluzione in psicosi attendendo circa un paio di anni, in quanto se sono presenti dei sintomi specifici che possono indirizzare verso una patologia psicotica o diversamente verso patologie di altro tipo vanno approntate tutte le possibilità terapeutiche esistenti per poter migliorare la sintomatologia.

La "medicalizzazione" di una persona è una schiocchezza, perché se suo figlio avesse il diabete non esiterebbe a curarlo come si deve per evitare che possa avere gravi conseguenze di salute.

Allo stesso modo, se suo figlio ha una malattia depressiva o psicotica non dovrebbe esitare, come non dovrebbe esitare chi in questo momento ha l'affidamento della salute psichica di suo figlio.

Le terapia vanno fatte per i tempi che sono opportuni eventualmente anche per tutta la vita se è necessario.
Quindi, iniziare da ora a discutere su una "terapia iniziale" che potrebbe non essere tale, è improduttivo.

La psicoterapia ha anche una caratteristica principale nel trovare l'accettazione e la collaborazione del paziente, se suo figlio viene inviato sulla base della sua scelta preoccupata difficilmente renderà fruttuosi gli incontri terapeutici che, comunque, dovrebbero avere dato qualche risultato in questo lasso di tempo di visite.
Dr. Francesco Saverio Ruggiero
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