Utente 632XXX
Buongiorno,
Chiedo questo consulto non per me ma per mia madre, 76 anni, buona salute generale (normopeso, no ipertensione, no fumo/alcol). Sta finendo di curare una sospetta pericardite (in realtà un minimo versamento, di 6mm, riscontrato per caso durante una visita di controllo dal cardiologo), deve fare un ecocardio tra qualche giorno ma gli esami del sangue (emocromo, proteina c reattiva e tsh) sono a posto, quindi se la pericardite c’era dovrebbe esserle passata. Globalmente comunque mia madre sta bene e ha già fatto un impianto dentale qualche anno fa, con decorso perfetto. Ora dovrebbe fare un altro impianto, più piccolo del precedente (si prevedono due viti).
Il mio dubbio sorge perché per il primo intervento la prescrizione fu un antibiotico da iniziare il giorno prima dell’intervento e proseguire poi per tot giorni, più tachipirina 1000 se dolore. Adesso invece a mia madre è stato prescritto antibiotico da iniziare già sei giorni prima dell’intervento (e continuare per altrettanto dopo, presumo, dato che la prescrizione è di due scatole) e inoltre deltacortene 25mg in via preventiva, per di più senza alcuna indicazione su come scalarlo. Sinceramente sono un po’ preoccupata per quest’ultimo farmaco e mi chiedo se sia proprio necessario, anche mia figlia al sesto anno di medicina è rimasta perplessa. Il dentista, che non esegue personalmente gli impianti ma accompagna i pazienti da un medico di sua fiducia, alla richiesta di chiarimenti ha risposto in modo frettoloso che “adesso bisogna fare così” (mia madre si intimidisce davanti ai medici e non ha osato insistere). Io però mi chiedo, queste sono veramente nuove linee guida uscite negli ultimi 2 anni, ed è proprio necessaria una dose simile di farmaci, per di più senza indicazioni su come gestire il cortisone? Forse mi preoccupo troppo ma persino quando l’ho dovuto dare al cane, il veterinario mi aveva fatto uno schema a scalare per inizio e fine della terapia!

Grazie

[#1] dopo  
Dr. Diego Ruffoni

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Gentilissima utente, chiaramente non conosciamo il caso clinico, ma voi avete il diritto di essere informati, per cui se la mamma non se la sente, può chiedere lei le motivazioni e la posologia di queste cure farmacologiche direttamente al medico che applicherà gli impianti. Importante è controllare che l'operatore che applicherà la protesi sia iscritto all'Ordine dei Medici.
Dr. Diego Ruffoni
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[#2] dopo  
Utente 632XXX

Buongiorno, innanzitutto grazie per la risposta. Per quanto riguarda la replica del dentista alle perplessità di mia madre (è lui che ha prescritto i farmaci, non il medico che applicherà l’impianto, ed è regolarmente iscritto all’ordine), essa è stata appunto che adesso è prassi fare così in tutti i casi di implantologia, per chiunque, quindi a prescindere dal caso clinico specifico. Per questo chiedevo se è una cosa normale e se davvero risulta questa linea guida generale che suggerisce cortisone preventivo per tutti coloro che si approcciano a un impianto. Vale forse la pena aggiungere che la prescrizione è stata fatta prima che il cardiologo parlasse a mia madre del sospetto di pericardite, quindi questo non c’entra, e che i medici sono gli stessi del primo impianto (e idem la situazione clinica di mia madre, che stava benissimo e non prendeva nessun farmaco allora a 74 anni come adesso a 76).

[#3] dopo  
Dr. Diego Ruffoni

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Non si prescrivono i farmaci per prassi, ma per patologia o per prevenzione e vengono prescritti dopo accurata anamnesi. Conosco illustri colleghi che in molti casi non prescrivono antibiotici per gli interventi di implantologia e altri che prescrivono molti più farmaci rispetto a quelli prescritti a sua mamma, perché in quel caso occorrono quei farmaci. La cosa è semplice, basta chiedere i motivi, se fossero giustificati, seguite tranquillamente le indicazioni, che in questo casojl avete un responsabile delle cure prescritte. Il fatto che la prescrizione farmacologica la faccia un medico che non è lo stesso che eseguirà l'intervento è particolare.
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[#4] dopo  
Utente 632XXX

Dunque, ho esortato mia madre a chiedere i motivi della prescrizione di cortisone. La risposta è stata che il medico che effettuerà l’intervento ha frequentato un corso di aggiornamento e da allora prescrive il cortisone, come nuovo protocollo operativo, a tutti i pazienti che mettono un impianto, a meno che non vi siano controindicazioni note; il medico in questione dice anche che, così facendo, nota la differenza tra chi prende il cortisone e chi no, sia nel post intervento sia dal punto di vista dell’integrazione dell’impianto. Quindi mi sembra di capire che si tratti di una prescrizione a scopo preventivo, ma che comunque è effettuata “a tappeto” su tutti i pazienti esclusi quelli che non possono prendere cortisone. Detto questo, a mia madre non è stata effettuata alcuna anamnesi, nessuno dei due medici le ha chiesto se soffre di qualche patologia o se prende già dei farmaci (il dentista “ufficiale” effettivamente ha mia madre in cura da anni, quindi “a occhio” sa che sta bene, però se mia madre avesse iniziato qualche terapia, o avesse scoperto di recente qualche patologia, e si fosse scordata di parlarne di propria iniziativa? magari poteva esserci qualcosa che controindicava il cortisone...)
Comunque sia, dopo la suddetta spiegazione a mia madre è stato detto testualmente: “se non vuole prendere il cortisone, non lo prenda, l’importante è che faccia la profilassi antibiotica, magari per il cortisone ne parli col cardiologo appena lo vede”.
Domani sicuramente parleremo anche col cardiologo, però onestamente non so giudicare, come Lei diceva, se i motivi della prescrizione di cortisone siano validi, da profana mi aspettavo (forse sbagliando) una risposta più riguardante il caso specifico di mia madre.

[#5] dopo  
Dr. Diego Ruffoni

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L'anamnesi è fondamentale, vedo che anche lei ne da conferma, sentire il parere del cardiologo è corretto, lasciare la scelta a voi dell'assunzione del cortisone un po' meno. Chiaramente dopo i benefici elencati e per non assumersi inutili responsabilità sarà bene stare alle indicazioni dell'Odontoiatra. L'importante che la mamma non abbia fatto cure con bifosfonati.
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