Utente 499XXX
buongiorno, ho 45 anni e da circa tre anni avverto sintomi che interessano la regione del bacino: inizialmente leggero dolore all'inguine e cedimento del passo a sx dopo seduta prolungata..successivamente difficolta' e lieve dolore all'abduzione dell'arto sx. Aggiungo che ho fatto due cadute sul fianco sx apparentemente senza particolari conseguenze. Alla radiografia del bacino nulla di particolare se non segni iniziali di artrosi, valutati durante la visita ortopedica come non significativi. Al contrario clinicamente lo specialista ha riscontrato una trocanterite sx curata con due infiltrazioni di cortisone e discreta remissione dei sintomi dolorosi. Cmq, data la persistenza di difficoltà all'abduzione, dolore inguinale leggero e difficoltà ad esempio ad allacciare le scarpe, ho eseguito recentemente un rmn al bacino con il seguente esito: sfumato edema osteomidollare della testa e del collo del femore di sx a cui si associa discreta distensione liquida della sinovia articolare e minimo edema dei tessuti molli adiacenti (rilievo compatibile con sindrome algodistrofica e merita rivalutazione a distanza di tempo dopo terapia in scarico dell'arto). Piccola area di rimaneggiamento corticospongioso di 7 mm sul profilo anteroposteriore. Ridotto bilateralmente lo spessore del rivestimento cartilagineo ialino delle teste femorale da condromalacia a cui si associa iniziale appuntimento del ciglio acetabolare bilateralmente. Non versamento articolare a dx. Nei limiti la sinistra pubica.
L'ortopedico ha decisamente rigettato l'ipotesi di sindrome algodistrofica e ha attribuito la situazione a coxartrosi e prescritto 6 infiltrazioni di cortisone e acido ialuronico più magnetoterapia 4 ore al giorno per un mese da eseguire a casa su lettino cemp..inoltre condroprotettori DONA per 6 mesi/anno. Non ha ritenuto necessario impormi le stampelle, anzi ha detto che potrei tornare al lavoro...cosa per me impossibile perché il fastidio si sta facendo sempre più intenso perfino da seduta con interessamento di tutte le gambe, che paiono intorpidite, e difficoltà a camminare notevole. Vorrei sapere se dopo le infiltrazioni potrò ritornare a fare una volta normale e se vale la pena di valutare un approccio conservativo magari con cellule mesenchimali o se, come ha detto lo specialista che mi ha visitato, queste danno lo stesso effetto di cortisone e acido ialuronico e rappresentano più che altro una "moda" con pochi risultati apprezzabili. Inoltre come valutate il fatto che l'ortopedico non abbia ritenuto necessario il riposo e lo scarico dell'arto. Grazie per l'ascolto e a presto

[#1] dopo  
Dr. Emanuele Caldarella

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Caro utente,

normalmente scarico e riposo dell'arto sono il primo provvedimento da prendere in caso di edema da "algodistrofia". Tuttavia, non potendo valutare direttamente le immagini e la clinica, dobbiamo fidarci della valutazione del Suo ortopedico che ritiene che l'edema sia una conseguenza locale del processo artrosco, e pertanto lo scarico non sarebbe indicato.
In ogni caso se è presente un edema, una terapia con bifosfonati per via parenterale (intramuscolo) potrebbe essere presa in considerazione e potrebbe avere un significato.
Per quanto riguarda le infiltrazioni, non sono totalmente d'accordo col collega. Io Le avrei proposto solo l'acido ialuronico in quanto il cortisone lo riservo a pazienti più anziani, oppure pazienti con un franco dolore acuto articolare (ai quali consiglio un'unica somministrazione). Nel Suo caso invece il dolore (da quel che mi pare di capire) è più legato al solo edema. Per quanto riguarda la terapia con cellule mesenchimali, io sono nettamente più ottimista del collega sui risultati. Sono stato recentemente a New Orleans ad un convegno in cui ho raccolto dati estremamente interessanti.
Tuttavia il problema qui è un altro: si tratta di terapie ancora senza risultati incontrovertibilmente dimostrati e senza lungo follow-up, oltre ad essere una terapia ancora non rimborsata dal SSN e pertanto rappresenta una spesa per il paziente: per questo motivo, oltre ad informare il paziente di questi aspetti, io propongo la terapia solo dopo aver studiato attentamente il caso, in quanto devo essere certo che tale terapia -nel caso specifico del paziente- abbia la probabilità di produrre qualche risultato positivo.

Per concludere, mi pare di capire che il punto nodale della questione sia solo uno: l'edema è secondario ad una acutizzazione artrosica, o l'artrosi è secondaria ad un edema idiopatico?
Purtroppo, pur non amando il cosiddetto "doctor shopping", credo che l'unico modo per fare chiarezza su questo punto sia valutare un secondo parere.

Cordiali saluti
Dr. Emanuele Caldarella

Chirurgia dell'anca e del ginocchio
emanuele.caldarella@medicitalia.it

[#2] dopo  
Utente 499XXX

La ringrazio moltissimo per la gentile ed esauriente risposta. In effetti ho già in programma un consulto con un altro specialista per chiarire la situazione. A presto.