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Casualmente, durante una seduta di terapia fotodinamica al cuoio capelluto per "cheratosi attiniche multiple al capillizio" presso il reparto dermatologico di un ospedale della zona, a maggio 2010 è stata notata dal dermatologo una macchia scura sull'avambraccio dx di mio padre. La biopsia effettuata il 25.05.2010 ha rivelato trattarsi di "melanoma in situ del tipo lentigo maligna presente ai margini" (la macchia era già presente da quasi un anno, ma due precedenti diagnosi avevano escluso si trattasse di un melanoma).

Presso lo stesso reparto si è dato luogo all'asportazione radicale in data 25.06.2010. L'esame istologico così recita: "Losanga cutanea e sottocutanea circolare delle dimensioni di cm 3x2,8 con neoformazione piana, disomogeneamente pigmentata, di cm 1,7x1,3, a contorni irregolari, distante cm 0,4 dal margine chirurgico più vicino"

In parallelo, sempre il 25.06.2010 sono stati effettuati esami di stadiazione mediante Rx torace e ecografia addome superiore e inferiore, con esiti negativi.

E' stato consigliato controllo ambulatoriale dopo tre mesi. Non sono state previsti controlli radio/ecografici.

Il chirurgo ha spiegato a mio padre che si era intervenuti per tempo, in caso contrario ci sarebbe stato sviluppo di metastasi e tumori, con aspettative di vita ridotte a 5 anni.

Quello che però non ci è chiaro, fermo restando il tono rassicurante della lettera di dimissioni, è se il melanoma in questione appartiene al primo stadio o forse nemmeno è stadiabile, data la diagnosi precoce e presumibile superficialità della pigmentazione/neoformazione (ci aspettavamo di conoscere dall'esame istologico il suo spessore in mm, ma non vi compare).
Noi pensavamo che qualsiasi melanoma appartenesse necessariamente a uno stadio (credo da 1 a 5). Forse non è così?

E inoltre, alla luce di quanto recentemente comparso su Nature (01.07.2010 - Human melanoma-initiating cells express neural crest nerve growth factor receptor CD271) ci resta un dubbio di pericolo non superato, che rileviamo da un'intervista al dermatologo G. Franceschini (DS di Villa Salus: è possibile che un melanoma in fase uno nasconda un nucleo di staminali molto ricco, e che viceversa un melanoma in fase quattro abbia poche cellule zero al proprio interno, il che spiegherebbe come capiti di avere pazienti al primo stadio che poi sviluppano improvvisamente delle metastasi, e altri ad uno stadio avanzato che invece non le hanno sviluppate).

Pertanto mio padre si domanda: a buoni conti, oltre al suggerito controllo ambulatoriale fra tre mesi presso il reparto di dermatologia che l'ha operato, ha senso mettersi subito in contatto con un'unità più specifica per i melanomi (tipo "Centro Melanomi") e non tralasciare periodici esami rx/eco, oppure il suo caso di melanoma è ancora precedente allo stadio 1 e quindi - anche alla luce di quanto scoperto circa la molecola CD271 - non può dare origini a metastasi e bastano verifiche periodiche alla cute là dove è stato asportato il melanoma?

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Dr. Luigi Laino

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Gentile utente

da specialista dermatologo e ricercatore, che si occupa quotidianamente e da anni di prevenzione del melanoma sui pazienti e che effettua pubblicazioni scientifiche internazionali, posso dirvi con una battuta che spero mi si passi: ma quale molecola CD 271!!!

Quello che voi pazienti dovreste avere forse, e' un pochino di fiducia in più nei Medici, soprattutto questi anni di autodiagnosi telematiche : informarsi e' giusto, esagerare mai, in ogni cosa e anche in tema di salute.

Tutto quello che vi e' stato fatto e detto - parlo ovviamnete dalla sede non vincolante telematica - corrisponde alla piena realtà e al pieno ed
esauriente operato.

Vivete sereni perché il melanoma in situ - lentigo maligna e' e rimane una lesione presa in tempo. Stop.

Buona fortuna e fate sempre i controlli al Papa' e a tutti i parenti di primo grado che hanno una percenuale aumentata per lo sviluppomdi melanomi.

Dott. Laino, Roma
Dr. Luigi Laino Direttore Centro Latuapelle Roma
www.latuapelle.it
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