Utente 321XXX
Buongiorno,

Chiedo solo la cortesia di una spiegazione medica, un secondo punto di vista che non sia quello del nostro medico curante.
Parto da questo presupposto perchè la persona per cui richiedo un consulto è deceduta il 26/11/2013 all'età di 75 anni a causa di una progressione da carcinoma vescicale muscolo infiltrante.
riepilogo brevemente la cronistoria:
-giugno 2012 diagnosticato tramite TURB carcinoma vescicale muscolo infiltrante ad alto grado

-seguono esami di rito durante il mese di luglio agosto tra cui Tac e scintigrafia ossea. questi ultimi esami danno indicazione del fatto che la neoplasia non si è diffusa ma è limitata alla vescica

-il 05/09/2013 operazione chirurgica di cistectomia radicale metodo Bricker, asportazione completa prostata e linfonodi pelvici. In seguito l'esame istologico di tutti i pezzi operatori è risultato negativo sia ai linfonodi che alla prostata. Il chirurgo e l'oncologo ci hanno quindi rassicurato che il tumore era confinato alla vescica senza diffusione. Non è stata data indicazione di chemioterapia o radioterapia successiva ma semplice follow up ogni 4-5 mesi.

Mio padre si è ripreso benissimo in un mese ed è ritornato al buono stato di salute di cui godeva in passato senza nessun altro problema se non una piccola insufficienza renale al rene sinistro.

Controllo di febbraio 2013 consistente in esami ematologici e ecografia tutto negativo. Abbiamo consultato per sicurezza anche il professor Tirelli , oltre all'oncologo del nostro ospedale di fiducia, il quale ci ha rassicurato che il follow up che stavamo seguendo era corretto.
A giugno 2013 l'urologo oltre agli esami da protocollo prescrive anche una Tac Pet per un sospetto nodulo all'addome e perchè i marcatori sono leggermente mossi.
Nel frattempo applicano una nefrostomia al rene sn per verificare se riescono a riprendere la funzionalità dell'organo che funziona a regime ridotto anche se ben compensato dal rene destro./
A fine settembre, dopo due mesi di distanza dalla Tac PEt (eseguita in data 07/08/2013) ci comunicano l'esito. Si segnalano numerose ripetitività scheletriche e sospette metastasi linfonodali e polmonari.
A questo punto l'oncologo dice che si può fare solo delle cure palliative con radioterapia e bifosfonati. Nel frattempo mio padre aveva cominciato ad avvertire un forte dolore al femore sinistro che curava con antinfiammatori.
Il 30/10/2013 appuntamento per la prima iniezione di bifosfonati fanno un prelievo e si accorgono che ha i valori molto fuori dalla norma per infezione urinaria (?). Lo ricoverano cominciano tareapia antibiotica, ma le condizioni si aggravano di giorno in giorno fino al punto in cui viene tenuto in stato di coma con morfina. Il 26/11 muore.
Da questo situazione vorrei solo capire se tutto il possibile è stato fatto, oppure se è stato trascurato qualcosa.
Non mi pare ancora possibile credere che si sia passati da un "tutto a posto" ad un " non c'è più nulla da fare".

Ringrazio in anticipo.

[#1] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
ci permettiamo di intervenire con un parere specialistico urologico, lasciando poi ovviamente spazio alle valutazioni più squisitamente oncologiche. La sensibilità degli accertamenti di stadiazione che si effettuano prima dell'intervento non è purtroppo assoluta. E' molto probabile che già prima dell'intervento vi fosse una disseminazione neoplastica microscopica diffusa, avvenuta evidentemente per la via dei vasi sangugni, considerata la negatività dei linfonodi regionali asportati all'intervento. Sono situazioni invero non frequenti, ma che purtroppo si possono verificare. Riteniamo pertanto, almeno in base alla nostra esperienza, che non vi possano essere rimorsi e che tutto sia stato condotto seguendo il comportamento che la maggior parte degli specialisti adotterebbe in un caso simile.

Saluti
Dr. Paolo Piana
Responsabile Centro Calcolosi Renale A.O. U. Città della Salute e della Scienza - Torino
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[#2] dopo  
Utente 321XXX

Buongiorno,

a questo punto considerata l'inutilità di rimuginare su situazioni passate e cercare soluzioni a danni irreparabili pongo solamente un quesito a Lei dott. Piana, ma in particolar modo ai suoi colleghi oncologi.
Considerato che vi possono essere delle situzioni in cui i metodi di accertamento diagnostico non rilevano una disseminazione neoplastica microscopica diffusa e falsano la prognosi e metodi di cura, i protocolli medici non potrebbero consigliare una cura chemioterapica per eliminare queste cellule neoplastiche che non hanno ancora generato metastasi? ( una chemio di "pulizia chiamiamola così")
Oppure si tratta di trattamenti inutili che non avrebbero incidenza sulla speranza di vita e prognosi?
Grazie e saluti.

[#3] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
la domanda che lei ci pone è assolutamente ragionevole. Purtroppo al momento non esistono però ancora farmaci per i quali l'efficacia sicura e l'assenza di effetti collaterali ne renda proponibile l'impiego cosiddetto "profilattico", almeno in questo tipo di tumore.

Saluti
Dr. Paolo Piana
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