Utente 840XXX
Buonasera,
sono stata operata a 36 anni (ottobre 2006) al seno per un carcinoma duttale infiltrante: G1, T1c, N0, M0.
Fattori prognostici Negativi: ER:0 - PGR:0 HER2:0 KI67:40%
Volevo qualche delucidazione su i fattori prognostici. La mia oncologa mi ha chiaramente detto che tali fattori prognostici hanno una prognosi sfavorevole cioè implicano un rischio elevato. Ho letto pero' su internet che il HER2 positivo indica una prognosi sfavorevole per la ripresa della malattia. Mi chiedo quindi questo HER2 deve esser negativo o posiivo? Il mio caso è sfavorevole poichè ho un triplo negativo? Grazie in anticipo.

Valentina

[#1] dopo  
Dr. Salvo Catania

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Gentile utente,

I fattori prognostici, allo stato attuale della loro conoscenza , si possono distinguere in tre categorie: fattori legati alla paziente (es. età), fattori legati alla neoplasia (dimensioni del tumore primario -T - che ha una importanza rilevante ed è direttamente correlata ad una aumentata probabilità di metastasi regionali N, e molti altri fattori prognostici come lo stato dei recettori,l'indice di proliferazione , ecc ) e fattori legati al trattamento.

In ogn caso che il problema va visto in un contesto generale.

Come le è stato posta, la situazione sembra catastrofica ed invece non è esattamente così, ovviamente per sua fortuna.

I fattori prognostici principali che trascrive sono quasi tutti favorevoli (dimensione del T primitivo, assenza di intessamento linfonodale regionale e G1, che segue come importanza ai primi due).

Indubbiamente sono da considerare sfavorevoli la negatività recettoriale e l'indice di proliferazione Ki 67.

Ma per quanto riguarda l'Her2 ha ragione Lei qualsiasi possa essere l'approccio dei vari centri: i casi 0, come il suo e 1, sono considerati negativi (favorevole), i casi 3+ positivi (sfavorevole anche se può avvantaggiarsi di una terapia di nuova generazione) e i
casi 2+ hanno significato incerto e sono sottoposti a FISH.

Cordiali saluti
Salvo Catania, MD
Chirurgo oncologo-senologia chirurgica
www.senosalvo.com

[#2] dopo  
Utente 840XXX

gentile dottore,
la ringrazio infiniamente per la risposta.
ieri sera sono andata a dormire sicura che il mio male avrà una ricaduta.. dopo la sua risposta ( riletta almeno 10 vlte) la prospettiva è cambiata: forse il mio male avrà una ricaduta!
So perfettamente che sto combattendo contro un mostro, però con buone armi ci son buone posibilità di vincere.

Visto che sono qui pensavo di farle qualche altra domanda.
cosa pensa Lei, nei casi coe il mio ad una eventuale gravidanza?

Al momento ho 38 anni, con un ciclo che definirei latitante...
ma non per questo sto perdendo le speranze.
I miei oncologi italiani parlano di 5 anni di attesa. Il mio oncologo tedesco dice inveca che la gravianza non è vista come un pericolo, anzi in alcuni casi è vista positivamente.
Lei cosa ne pensa?
Le auguro una splendida giornata e grazie ancora per il chiarimeto

Valentina

[#3] dopo  
Dr. Salvo Catania

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I dati esistenti in letteratura sono limitati e si riferiscono, spesso, a casistiche retrospettive scarsamente numerose e raccolte, in gran parte, in epoca pre-chemioterapica.

Da quelli disponibili sembra di poter concludere che il concepimento dopo trattamento primario (chirurgico, radiante, chemioterapico) per carcinoma mammario non sembra influenzare negativamente la prognosi e che, anzi, esiste un trend verso una migliore sopravvivenza libera da malattia a 5 anni nelle pazienti che hanno avuto una gravidanza dopo trattamento per carcinoma mammario.

Questo dato, pur non potendosi escludere un effetto protettivo della gravidanza, potrebbe, però, essere dovuto a una naturale selezione delle casistiche in quanto solo le pazienti con malattie biologicamente meno aggressive e libere da malattia da alcuni anni dopo il trattamento sono andate incontro ad una gravidanza.

Alla luce dei dati disponibili non sembra, quindi, giustificato sconsigliare una gravidanza a donne trattate per carcinoma mammario. Viene suggerito, su base del tutto empirica, di attendere alcuni anni dal trattamento primario.

Questo atteggiamento trova giustificazione nel tentativo di evitare gravidanze sincrone a ripresa della malattia, più frequenti nei primi anni dopo la terapia primaria, con i problemi terapeutici che ne potrebbero conseguire
Salvo Catania, MD
Chirurgo oncologo-senologia chirurgica
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