Utente 418XXX
Salve dottore, mio padre di 55 anni, peso circa 80 kg,ha scoperto di avere un melanoma causato da un neo e così ha provveduto subito all'escissione tramite chirurgia.
In seguito è stata data questa diagnosi:
Materiale inviato:
Cute dorso
biopsia escissionale (1)
Notizie cliniche :
Nevo
Macroscopia: losanga cutanea di cm 3x1.4 centralmente sede di una lesione rilevata di cm 1,2 di diametro.
DIAGNOSI:
Melanoma con prevalente fase di crescita verticale, estesamente ulcerato, con minima quota giunzionale; spessore della neoplasia compreso tra 2 e 4 mm (circa 2.9 mm secondo Breslow, misurato dalla base dell'ulcerazione), componente cellulare epitelioide, indice mitotico > 1, mitosi / mmq (hot spot fino a 4 mitosi / mmq), linfociti infiltranti il tumore non brisk, sono presenti fenomeni regressivi;
Lesione contenuta nei margini di escissione ( distanza minima dai margini laterali pari a 2 mm)

La mia domanda è la seguente: Siccome gli è stato certificato lo stadio PT3B che secondo fonti che trovo sul web corrisponde allo stadio IIB, secondo lei siccome ora dovrà fare una TAC per visualizzare eventuai metastasi regionali e distali, ci sono pericoli di esito positivo?

E' stata programmata l'operazione per il linfonodo sentinella tra 2 mesi? Non sono troppi?

Cordialmente
Roberto Natale

[#1] dopo  
Dr. Mirco Bindi

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Gentile signore. Il melanoma che è stato asportato a suo padre è uno stadio chirurgico pT3B. Ciò significa che suo padre dovrà essere sottoposto ad escissioone allargata per un diametro minino di 6 cm nella regione del dorso e contemporaneamente alla esportazione del linfonodo sentinella. Per trovare questo linfonodo si deve prima effettuare una scintigrafia linfatica iniettando nella sede della biopsia già effettuata, una sostanza radioattiva (Tecnezio99) che evidenzierà il primo linfonodo drenante il tumore. Tale esame seve essere eseguito prima della escissione dei linfonodi per non effettuare un trattamento chirurgico alla cieca e qundi più invasivo ed inutile. Il linfonodo sentinella è importante perchè permette di diversificare i pazienti tra il primo e il secondo stadio da quelli del terzo e quarto stadio. Per capire l'importanza di ciò, Le segnalo che la sopravvivenza dei malati a 5 anni nel I e II stadio è dell'80% circa, mentre per il III si scende a 45% e per IV stadio al 6%. A Brescia nel 2015 il melanoma è diventato il tumore più aggressivo per un "eccesso di incremento" dei casi del 27%. Questo tumore si comporta in modo imprevedibile e per curarlo sono stati creati centri di immunoterapia e chemioterapia che lavorano in rete. Due mesi di tempo sono pochi e tanti allo stesso momento, ma se si osserva la situazione con una visione quantica della medicina si sa che la persona è in grado di attivare valide strategie indipendenti dal contesto. Se Lei vuole può visitare il mio sito e nella sezione contatto, può chiedere il test sulla "qualità della vita". Questo test permetterà a me di capire quali sono le condizioni della persona malata e servirà a Lei per capire se il percorso che sceglie da i suoi frutti. Cordiali saluti
Prof. Mirco Bindi, www.mircobindi.com
specialista in Oncologia, Radioterapia, Patologia generale