Utente
Buongiorno,
ringrazio in anticipo per l'aiuto che sarete in grado di fornirmi. Circa otto settimane fa mentre camminavo in montagna sono scivolato lungo una scarpata e ho riportato una importante distorsione alla caviglia sinistra. Il meccaniscmo traumatico è stato complesso e consisteva di un primo appoggio in flessione dorsale-pronazione-extrarotazione forzata, seguito da un secondo appoggio in inversione forzata. Grazie alle indagini clinche e strumentali finora effettuate (RX in scarico, RMN, RX in carico bipodalico) si sono evidenziati:
- minuto distacco dell'apice del malleolo mediale;
- lesione del legamento tibio-fibulare anteriore;
- lieve diastasi in scarico della pinza tibio-peroneale (spazio tibio-fibulare di 7mm -il controlaterale è di 5 mm-);
- variazione non evidente della diastasi sotto carico bipodalico (spazio tibio-fibulare di circa 7 mm);
- infrazione dell'epifisi distale del perone;
- piccola area di aspetto distrofico cistico dell'epifisi distale del perone;
- lesione del legamento tibio-fibulare posteriore;
- piccolo distacco osseo posteriormente al III malleolo;
- rottura completa del legamento peroneo-astragalico anteriore;
- lesione del legamento peroneo-calcaneare;
- lesione della capsula;
- presenza di cisti sinoviale anterolateralmente alla tibiotarsica, subito sotto al legamento tibio-fibulare anteriore.
Il quadro è stato gestito in maniera non chirurgica, iniziamente con RICE, protezione mediante bendaggi adesivi compressivi e scarico. Nelle ultime due settimane sono stati eseguiti inoltre del linfodrenaggio e delle mobilizzazioni molto caute. Si è provato a dare un po'di carico, ma la caviglia reagisce ogni volta con nuova produzione sinoviale, calore, dolore ed appare soggettivamente instabile.
Ho effettuato una prima consulenza ortopedica, e mi è stata proposta una legamentoplastica esterna. Per quanto riguarda la diastasi tibio-peroneale e la lesione della sindesmosi, lo specialista mi ha detto che la riduzione è impegnativa (uso di viti che poi andrebbero rimosse) e non dà sempre risultati soddisfacenti, inoltre la ricostruzione della sindesmosi non è più possibile in quanto è ormai passato un troppo tempo.
Se sulla necessità di una stabilizzazione chirurgica esterna non nutro alcun dubbio, mi turba l'idea di rinunciare al tentativo di ridurre la diastasi, sapendo che anche piccole incongruenze articolari possono con il tempo portare ad una degenerazione articolare precoce (faccio un lavoro dinamico e sono relativamente giovane). Sarei grato se persone più esperte di me potessero consigliarmi condividendo la loro opinione.

[#1]  
Dr. Gianni Nucci

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Gentile utente,
Prima di tutto, non sembrerebbe una diastasi così marcata, e seconda cosa, sono lesioni che, se si devono trattare chirurgicamente, lo si deve fare in acuto.
Per il PAA, se lo specialista ritiene di doverlo operare, bene.
Si tratta comunque di una lesione, anzi un insieme di lesioni, importante, che non può non lasciare esiti, non si aspetti miracoli dalla chirurgia!
Cordiali saluti.
Gianni Nucci, MD
Chirurgo Ortopedico
Responsabile U.F. Ortopedia Santa Rita Hospital - Montecatini Terme
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[#2] dopo  
Utente
Gentile Dottore,

Grazie mille per la risposta. Ha ragione, per la lesione sindesmosi sarebbe stato molto meglio essere stati trattati in acuto. La speranza di poter ancora arginare il problema della diastasi è stata alimentata in me dall'apprendere che il trattamento di lesioni croniche, per quanto più laborioso, sembra essere possibile ed i risultati non appaiono poi così scoraggianti (1,2). Purtroppo finora non sono ancora riuscito ad individuare dei gruppi di lavoro in Italia a cui potermi rivolgere per tentare tutto il possibile. La ringrazio in anticipo per qualsiasi consiglio sarà in grado di fornirmi.


1 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23620248

2 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3191511/

[#3]  
Dr. Gianni Nucci

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Gentile utente,
Il problema è non tanto fasciarsi la testa per capire se i trattamenti che ci sono siano validi, ma sapere SE la sua articolazione sia da trattare. Quindi, prima una visita. E non possiamo consigliare colleghi. Cordialità.
Gianni Nucci, MD
Chirurgo Ortopedico
Responsabile U.F. Ortopedia Santa Rita Hospital - Montecatini Terme
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