Utente 174XXX
Salve, sono il padre di una bimba di 38 mesi che purtroppo non parla: dice qualche parolina come papà, .. appa (acqua), ... ttatta (Mattia il cugino, ogni tanto, dico io, gorgheggia bababa, tatata, ecc. E' all'apparenza normalissima, sente a mio avviso normalmente, comprende ogni cosa le sia chiesto: esegue la richiesta "vai nella tua stanza e porta il tappo giallo con le strisce blu", riconosce e indica, ma non pronuncia, quasi tutte le lettere dell'alfabeto, compone puzzle di media misura, si cimenta a colorare, gli piace ascoltare le favole, e poi, purtroppo, riesce ad accendere TV, computer con relativa facilità, dove ogni tanto guarda i cartoni.
Scrivo queste cose con il nodo in gola perchè ripeto a me sembra che sia tutto a posto, socializza con altri bambini, non si isola anzi ricerca gli altri, frequenta da poco l'asilo in maniera naturale e senza tante proteste.
Che dobbiamo fare? Io e mia siamo caduti nello sconforto.
Abbiamo finora evitato i "medici", la bimba ha paura dei "camici bianchi": all'età di 18 mesi ha guadagnato tre punti di sutura in fronte in un P.S. e all'età di 24 mesi ha dovuto subire 7 punture al culetto di cortisone per via di una importante orticaria allergica, adesso ha paura di entrare anche nel negozio di ottica.
Con mia moglie abbiamo deciso di aspettare qualche mese di frequentazione dell'asilo per poi iniziare, se no si hanno risultati, con il consulto dei medici: visita audiometrica, neuropschiatrica.
Facciamo bene che ci consigliate
Grazie e Saluti

[#1] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Primo consiglio: cercate eventualmente medici che 'non portino il camice' (salvo in pronto soccorso o in sala operatoria): l'uso del camice o meno è un buon test per valutare se il medico/la struttura è a misura del bambino ( e del paziente) e dei suoi bisogni, o di quelli del medico e della struttura...
Considerazione: da quanto riferisce la bambina sembra avere uno sviluppo psicomotorio e relazionale nella norma e il problema sembra a livello di linguaggio espressivo (cioè capisce bene, molto di più di quanto riesca ad esprimersi).
Nella valutazione di un bambino sono importanti le informazioni non solo sulla sua difficoltà, ma sull'ambiente e le abitudini di vita, sulla storia evolutiva ed educativa, oltre che su eventuali avvenimenti personali o familiari, come è stata organizzata la giornata dal primo anno di vita in poi, chi l'ha tenuta fino all'asilo, ecc.
Spesso nei ritardi del linguaggio si osserva che i bambini sono stati tenuti dai nonni, spesso iperprotettivi, con scarsi contatti con altri bambini (qui capisco che c'è un cuginetto, non so di che età...), è mancato insomma un'esperienza di scambi: i bambini hanno imparato a capire gli adulti, ma non a farsi capire, anche perchè a volte anticipati in tutti i loro bisogni.
Non so se è il vostro caso. L'idea di aspettare qualche mese di asilo può essere giusta, ma l'età della bambina, ormai più di tre anni, consiglia di non aspettare tanto. E' indicato anche un elettroencefalogramma (anche nel sonno), per escludere una forma magari atipica di sindrome di Landau-Kleffner, o afasia/epilessia.
Cordialmente
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#2] dopo  
Utente 174XXX

Grazie per la risposta. Probabilmente l'indicazione "i bambini hanno imparato a capire gli adulti......" è quella che fa al ns. caso, ciò non toglie che inizieremo i controlli di routine. Abbiamo contattato, nel frattempo, anche una logopedista che analizzando la bimba non ha riscontrato anomalie evidenti; ci ha poi indicato qualche esercizio da fare e consigliato la visita audiometrica.
La Saluto Cordialmente.