Azitromicina per frequenti riacutizzazioni bpco

Mia madre 75 anni, ex fumatrice da Ottobre 2025 diagnosi di BPCO di grado severo in in triplice terapia inalatoria.
A pochi giorni da questa diagnosi ricovero di 30 gg in condizioni critiche a causa del covid.
Dalla dimissione, Siamo alla terza riacutizzazione grave in pochi mesi nonostante la terapia inalatoria.
Non presenta eosinofilia (eosinfili 40.000) pertanto non candidabile a terapia biologica...ed attualmente è in ossigeno-terapia + steroidi sistemici + aerosol (associazione beta 2 agonista rapido + steroide) tre volte al giorno
Considerando la gravità della situazione, Chiedo se può essere ragionevole tentare terapia cronica con Azitromicina con l'obbiettivo di ridurre le riacutizzazioni.
Dr. Ludovico Giorgio Tallarico Gastroenterologo, Pneumologo, Specialista in malattie del fegato e del ricambio 261 9
Considerando la storia clinica della sua madre, con BPCO severa, ex fumatrice, riacutizzazioni frequenti e gravi nonostante la terapia standard, l'uso di azitromicina a basse dosi come terapia di mantenimento per ridurre la frequenza delle riacutizzazioni è una strategia che può essere presa in considerazione.
Studi clinici hanno dimostrato che l'azitromicina, somministrata cronicamente a dosi ridotte (es. 250 mg/die o 500 mg tre volte a settimana), può diminuire significativamente il numero di esacerbazioni in utenti con BPCO, in particolare in quelli con una storia di riacutizzazioni frequenti.
Tuttavia, è fondamentale valutare attentamente i potenziali rischi e benefici. L'uso a lungo termine di azitromicina è associato a:

- Aumento del rischio di perdita dell'udito.
- Sviluppo di resistenza batterica, inclusi Macrolide-resistant Streptococcus pneumoniae e Macrolide-resistant Haemophilus influenzae.
- Possibili effetti gastrointestinali.
- Prolungamento dell'intervallo QT (raro, ma significativo in utenti con fattori di rischio).
La decisione di iniziare una terapia cronica con azitromicina dovrebbe essere presa in collaborazione con il pneumologo curante, dopo un'attenta valutazione del rapporto rischio-beneficio specifico per la sua madre, considerando la gravità delle riacutizzazioni, la risposta alle terapie attuali e la presenza di eventuali controindicazioni o fattori di rischio specifici.

Dr. Ludovico Giorgio Tallarico

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