Farmaci e patente di guida: chiedere adesso il certificato o aspettare la fine del trattamento?
Gentili dottori,
sto studiando per prendere la patente ma al contempo sto assumendo farmaci.
L'istruttore di guida mi ha detto che il semplice certificato amnestico non è sufficiente, poiché lì è stata indicata la diagnosi "s.
depressiva" dal medico di base (nonostante con lo specialista non si sia ancora arrivati ad una diagnosi specifica) dunque mi è stato detto mi sarebbe servito un certificato dal medico specialista del ASP, dove invece mi hanno detto che visti i tempi lunghi e il fatto sarebbe un medico diverso a visitarmi mi convenga parlare direttamente con lo psichiatra che mi ha in cura.
Ora, la mia domanda è il medico mi farà il certificato?
Se no, cosa lo tratterrebbe?
Quali sono i fattori principali che andrebbero ad influire?
Come funziona tutto il procedimento e l'andare in commissione?
Grazie in anticipo.
Inoltre mi chiedo, dato che poi verrebbe indicato sulla patente che prendo farmaci mi conviene aspettare di terminare la cura, visto che comunque i tempi per ottenere il certificato sembrano lunghi, oppure prenderla comunque?
Per quanto tempo dovrei prenderli e come fare a sapere se è un trattamento da seguire a breve o lungo termine?
Continuo a chiedermi se i farmaci che sto prendendo indichino che io abbia o meno qualche disturbo o se magari non ci sia nessuno disturbo.
Mi chiedo se abbia senso che li prendo, se dovrei continuare a prenderli e curerebbero questo disturbo ipotetico oppure se questi sintomi fossero destinati a ripetersi a vita per poi essere semplicemente attenuati da un percorso farmacologico.
E se in futuro dovessi avere ricadute e fossi destinata a seguire lo stesso percorso a vita?
sto studiando per prendere la patente ma al contempo sto assumendo farmaci.
L'istruttore di guida mi ha detto che il semplice certificato amnestico non è sufficiente, poiché lì è stata indicata la diagnosi "s.
depressiva" dal medico di base (nonostante con lo specialista non si sia ancora arrivati ad una diagnosi specifica) dunque mi è stato detto mi sarebbe servito un certificato dal medico specialista del ASP, dove invece mi hanno detto che visti i tempi lunghi e il fatto sarebbe un medico diverso a visitarmi mi convenga parlare direttamente con lo psichiatra che mi ha in cura.
Ora, la mia domanda è il medico mi farà il certificato?
Se no, cosa lo tratterrebbe?
Quali sono i fattori principali che andrebbero ad influire?
Come funziona tutto il procedimento e l'andare in commissione?
Grazie in anticipo.
Inoltre mi chiedo, dato che poi verrebbe indicato sulla patente che prendo farmaci mi conviene aspettare di terminare la cura, visto che comunque i tempi per ottenere il certificato sembrano lunghi, oppure prenderla comunque?
Per quanto tempo dovrei prenderli e come fare a sapere se è un trattamento da seguire a breve o lungo termine?
Continuo a chiedermi se i farmaci che sto prendendo indichino che io abbia o meno qualche disturbo o se magari non ci sia nessuno disturbo.
Mi chiedo se abbia senso che li prendo, se dovrei continuare a prenderli e curerebbero questo disturbo ipotetico oppure se questi sintomi fossero destinati a ripetersi a vita per poi essere semplicemente attenuati da un percorso farmacologico.
E se in futuro dovessi avere ricadute e fossi destinata a seguire lo stesso percorso a vita?
Precedentemente ha indicato, in altre richieste, una diagnosi differente dalla semplice sindrome depressiva indicata dal suo medico di base, che ha sintetizzato nel certificato un disturbo ma che non é corrispondente alla realtà.
Inoltre, l’aspettativa di sospendere la terapia, nel corso di una condizione ciclica, non é aderente alla realtà poiché già sa che, anche dopo la sospensione, potrebbe avere ricadute che richiedono l’utilizzo di farmaci.
La valutazione presso la sua Azienda Sanitaria le garantisce una attestazione che le consente di ottenere la patente eventualmente con limitazioni, qualora sia accertato che ci possano essere.
Il documento del suo psichiatra non ha nessuna utilità se non di indicare la patologia.
A parte i tempi di attesa, il passaggio corretto é l’ASP.
Inoltre, l’aspettativa di sospendere la terapia, nel corso di una condizione ciclica, non é aderente alla realtà poiché già sa che, anche dopo la sospensione, potrebbe avere ricadute che richiedono l’utilizzo di farmaci.
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Utente
Dottore, grazie per la risposta e scusi se le rispondo adesso (purtroppo non avendo controllato le mail non mi era arrivata la notifica).
Lo psichiatra una volta mi aveva detto che potrei avere un disturbo dell'umore ma non mi aveva detto quale, quindi una diagnosi non mi è ancora stata fatta. Nell'altro consulto avevo indicato "depressione ciclica" ma perché in assenza di diagnosi non so come altro definire questa situazione che da anni si ripete sempre... ma non so se effettivamente sia così o meno e naturalmente potrei sbagliarmi. Può anche essere che la condizione sia solo legata alla mia situazione di vita attuale (indietro con gli studi, non ho ancora un lavoro ecc) o a prescindere c'è una predisposizione?
Lo psichiatra mi ha detto che dovrei prendere i farmaci per almeno un anno, ma "almeno" cosa vuol dire? Che dopo un anno devo smettere o un anno è il tempo minimo? Scusi se sono ripetitiva, ma come posso sapere se è un trattamento a breve o lunga durata?
Il medico di base aveva indicato questa dicitura perché, a quanto mi ha detto, avrebbe dovuto dichiarare in qualche modo che stavo assumendo farmaci e quindi "riassumere" la condizione, seppur non sia questa.
Lo psichiatra una volta mi aveva detto che potrei avere un disturbo dell'umore ma non mi aveva detto quale, quindi una diagnosi non mi è ancora stata fatta. Nell'altro consulto avevo indicato "depressione ciclica" ma perché in assenza di diagnosi non so come altro definire questa situazione che da anni si ripete sempre... ma non so se effettivamente sia così o meno e naturalmente potrei sbagliarmi. Può anche essere che la condizione sia solo legata alla mia situazione di vita attuale (indietro con gli studi, non ho ancora un lavoro ecc) o a prescindere c'è una predisposizione?
Lo psichiatra mi ha detto che dovrei prendere i farmaci per almeno un anno, ma "almeno" cosa vuol dire? Che dopo un anno devo smettere o un anno è il tempo minimo? Scusi se sono ripetitiva, ma come posso sapere se è un trattamento a breve o lunga durata?
Il medico di base aveva indicato questa dicitura perché, a quanto mi ha detto, avrebbe dovuto dichiarare in qualche modo che stavo assumendo farmaci e quindi "riassumere" la condizione, seppur non sia questa.
Innanzitutto la diagnosi andrebbe definita in modo appropriato.
Almeno un anno vuol dire che sarebbe il minimo tempo di trattamento, ma ciò non implica che dopo questo periodo sia possibile stabilire al sospensione della terapia.
Almeno un anno vuol dire che sarebbe il minimo tempo di trattamento, ma ciò non implica che dopo questo periodo sia possibile stabilire al sospensione della terapia.
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Utente
Ok, grazie. Ma ad esempio quanto tempo ci vorrebbe per una diagnosi?
E come e da cosa capire quando è possibile avviare la sospensione?
E come e da cosa capire quando è possibile avviare la sospensione?
Mi pare che si incarti sempre sullo stesso concetto.
Tutto quanto da lei descritto non appare essere inquadrato dal punto di vista diagnostico.
Questo é il primo passo per capire gli step successivi e come ottenere la patente in funzione o meno del disturbo di base.
Tutto quanto da lei descritto non appare essere inquadrato dal punto di vista diagnostico.
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Utente
Salve, mi scusi se insisto ma perché disturbo di base? Non può essere che non vi sia nessun disturbo? O la presenza di una sintomatologia deve per forza implicarne la presenza? Non può essere che, a parte l'ansia, non vi sia nessuna patologia?
Cosa determina la presenza o meno di un disturbo e la eventuale durata del trattamento?
Anche perché ricordo il medico avesse detto che per lui la mia non è una depressione vera e propria (qualsiasi cosa voglia dire) ma più per la situazione che sto vivendo (nonostante vada avanti periodicamente da anni).
Cosa determina la presenza o meno di un disturbo e la eventuale durata del trattamento?
Anche perché ricordo il medico avesse detto che per lui la mia non è una depressione vera e propria (qualsiasi cosa voglia dire) ma più per la situazione che sto vivendo (nonostante vada avanti periodicamente da anni).
Le ho già risposto, deve solo rileggere la risposta precedente.
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Utente
Sì ma lei parla di disturbo di base come se si parta dal presupposto che vi sia un disturbo. Ma se non ho nessun disturbo perché devo prendere farmaci, una volta risolti i sintomi? Questa cosa non mi è chiara.
Ho avuto pensieri strani, un periodo di forte confusione, ansia acuta, ma ora mi sono passati a parte l'ansia che persiste ma ad un stato più moderato. Ad esempio, non potrei scalare il risperidone se adesso non ho più sintomi psicotici?
Comunque la mia domanda è perché partire dal presupposto vi sia un disturbo? Non può essere non vi sia nessuna patologia?
Ho avuto pensieri strani, un periodo di forte confusione, ansia acuta, ma ora mi sono passati a parte l'ansia che persiste ma ad un stato più moderato. Ad esempio, non potrei scalare il risperidone se adesso non ho più sintomi psicotici?
Comunque la mia domanda è perché partire dal presupposto vi sia un disturbo? Non può essere non vi sia nessuna patologia?
Difficile che non vi sia nessuna patologia per cui si stabilisce un trattamento.
Faccia definire la diagnosi e per la patente sarà presa una decisione.
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Questo consulto ha ricevuto 9 risposte e 433 visite dal 04/12/2025.
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