Come impostare un dialogo efficace con il mio medico psichiatra?
Buongiorno a tutti i dottori, sono un ragazzo di 25 anni molto confuso e in difficoltà:
La mia domanda è, Come posso impostare un dialogo davvero efficace con il mio psichiatra se sento che le mie paure e i miei effetti collaterali non vengono ascoltati?
A volte ho la netta sensazione che mi venga dato un po' quello che passa il convento o che la terapia venga scelta solo in base a un'idea preconcetta che il medico ha di me, senza considerare il mio reale vissuto.
Vi do il contesto:
Uomo 24 anni, astemio, con una vita sociale, mi va bene quello che studio e vado molto spesso in palestra.
Ho una storia familiare di depressioni (diagnosticate) tra fratelli, ho passato molto tempo presso uno psicologo ma già questo mi disse, tramite un test che avevo un "principio di depressione".
iniziata l'università e facendo la vita da fuorisede ho sentito il bisogno di contattare uno psichiatra.
Dopo il primo dialogo, io mi aspettavo di fare dei test o di avere una diagnosi ma invece mi diede subito zoloft, gli scrissi dopo quattro settimane come da accordo lamentando difficoltà a concentrarmi, disfunzioni sessuali e aumento di peso ma mi disse di andare avanti, alla fine presi la decisione (imponendomi) di smettere e tornare da lui per cercare altro.
Mi disse mio fratello che si era trovato bene con Trintellix, gli riferii questa cosa e mi mise anche lui sotto trintellix che onestamente fece qualcosa ma non abbastanza.
Ad agosto dell'anno scorso mi è stata assegnata una nuova psichiatra, sono andato da lei lamentando un forte sviluppo di Abulia, Anedonia e molto sonno, mi lamentai ad esempio che dopo che mi allenavo in palestra senza motivo ero di pessimo umore e mi veniva da piangere, mi diede 12.5 mg di deniban e mi disse "vediamo come va".
Io le ho inviato due mail a distanza di mesi, nella prima preoccupato degli effetti collaterali e nella seconda lamentandomi degli stessi (disfunzioni sessuali e spesso disperazione immotivata e ancora post allenamento mi sentivo male emotivamente) mi rispose:
"A me sembra un bilancio positivo, andiamo avanti", ho continuato a stare male finché ho raggiunto un punto di rottura e recentemente ho scelto di toglierli (togliendoli secondo le sue istruzioni)
Ho avuto una ricaduta drammatica di stanchezza, letargia, tristezza, etc etc, sono finito in pronto soccorso.
Ora sto male ma perlomeno sento le mie emozioni, riesco a piangere se voglio o arrabbiarmi se serve, ho ricontattato la psichiatra dove dopo avermi fatto la predica mi ha prescritto Alipiprazolo 5mg, le chiesi per il wellbutrin spiegandole che mi stavo trovando bene solo sotto caffè/redbull/altro (tolto il mal di stomaco e il fatto che svanito l'effetto sto male), e dicendole (di nuovo) che sotto l'altro antipsicotico atipico era andata male.
Lei mi rispose "non ho studiato 14 anni in università per farmi dire cosa devo prescrivere"
La mia domanda è, Come posso impostare un dialogo davvero efficace con il mio psichiatra se sento che le mie paure e i miei effetti collaterali non vengono ascoltati?
A volte ho la netta sensazione che mi venga dato un po' quello che passa il convento o che la terapia venga scelta solo in base a un'idea preconcetta che il medico ha di me, senza considerare il mio reale vissuto.
Vi do il contesto:
Uomo 24 anni, astemio, con una vita sociale, mi va bene quello che studio e vado molto spesso in palestra.
Ho una storia familiare di depressioni (diagnosticate) tra fratelli, ho passato molto tempo presso uno psicologo ma già questo mi disse, tramite un test che avevo un "principio di depressione".
iniziata l'università e facendo la vita da fuorisede ho sentito il bisogno di contattare uno psichiatra.
Dopo il primo dialogo, io mi aspettavo di fare dei test o di avere una diagnosi ma invece mi diede subito zoloft, gli scrissi dopo quattro settimane come da accordo lamentando difficoltà a concentrarmi, disfunzioni sessuali e aumento di peso ma mi disse di andare avanti, alla fine presi la decisione (imponendomi) di smettere e tornare da lui per cercare altro.
Mi disse mio fratello che si era trovato bene con Trintellix, gli riferii questa cosa e mi mise anche lui sotto trintellix che onestamente fece qualcosa ma non abbastanza.
Ad agosto dell'anno scorso mi è stata assegnata una nuova psichiatra, sono andato da lei lamentando un forte sviluppo di Abulia, Anedonia e molto sonno, mi lamentai ad esempio che dopo che mi allenavo in palestra senza motivo ero di pessimo umore e mi veniva da piangere, mi diede 12.5 mg di deniban e mi disse "vediamo come va".
Io le ho inviato due mail a distanza di mesi, nella prima preoccupato degli effetti collaterali e nella seconda lamentandomi degli stessi (disfunzioni sessuali e spesso disperazione immotivata e ancora post allenamento mi sentivo male emotivamente) mi rispose:
"A me sembra un bilancio positivo, andiamo avanti", ho continuato a stare male finché ho raggiunto un punto di rottura e recentemente ho scelto di toglierli (togliendoli secondo le sue istruzioni)
Ho avuto una ricaduta drammatica di stanchezza, letargia, tristezza, etc etc, sono finito in pronto soccorso.
Ora sto male ma perlomeno sento le mie emozioni, riesco a piangere se voglio o arrabbiarmi se serve, ho ricontattato la psichiatra dove dopo avermi fatto la predica mi ha prescritto Alipiprazolo 5mg, le chiesi per il wellbutrin spiegandole che mi stavo trovando bene solo sotto caffè/redbull/altro (tolto il mal di stomaco e il fatto che svanito l'effetto sto male), e dicendole (di nuovo) che sotto l'altro antipsicotico atipico era andata male.
Lei mi rispose "non ho studiato 14 anni in università per farmi dire cosa devo prescrivere"
Quindi secondo lei, impostare un dialogo con il proprio specialista vuol dire suggerire la terapia da farsi prescrivere altrimenti non ci si sente ascoltato?
https://wa.me/390698234174
https://t.me/FSRuggiero_psichiatra
https://www.instagram.com/psychiatrist72/
Utente
io un tentativo con abilify (5mg) l'ho fatto, per un giorno e poi l'ho tolto: avevo mal di testa, vomito, troppo sonno e avevo molta fame, non riuscivo a camminare dritto e mi ero addormentato addirittura in treno (mi ha svegliato il capotreno a fine corsa).
Non le ho detto nulla perché ora sono in sessione esami e non posso permettermi di perdermi di nuovo.
Io sinceramente non so più che fare, adesso sto cercando un'altra psichiatra ma ho paura mi andrà male per la terza volta, vorrei quindi chiedere a voi direttamente, come posso impostare un dialogo di ascolto reale? Dove sto sbagliando?
Vi ringrazio e scusate il papiro
Non le ho detto nulla perché ora sono in sessione esami e non posso permettermi di perdermi di nuovo.
Io sinceramente non so più che fare, adesso sto cercando un'altra psichiatra ma ho paura mi andrà male per la terza volta, vorrei quindi chiedere a voi direttamente, come posso impostare un dialogo di ascolto reale? Dove sto sbagliando?
Vi ringrazio e scusate il papiro
Dobbiamo intenderci su ciò che lei pensa sia l'ascolto reale prima di poter capire cosa deve fare
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Utente
Dottore capisco che su questo forum avete molta gente che ha la pretesa di dire "penso mi serva X perché ho letto online"
Ma non è questo il caso, la mia domanda è un altra e se non ha voglia di rispondere faccia altro.
Non ho detto "non mi sento ascoltato perché non mi è stato prescritto un determinato farmaco" ho detto che non mi sento ascoltato perché davanti a me ho gente che se lamento effetti collaterali semplicemente mi dice "perfetto andiamo avanti" o nel momento in cui lamento post analisi del sangue livelli più elevati di prolattina un "tutto a posto".
come ho scritto nel mio messaggio, ho sempre e ripeto sempre seguito tutte le terapie proposte e le ho sempre interrotte in accordo col mio medico di base.
La mia domanda è, ripeto, come posso instaurare un rapporto di ascolto?
Ma non è questo il caso, la mia domanda è un altra e se non ha voglia di rispondere faccia altro.
Non ho detto "non mi sento ascoltato perché non mi è stato prescritto un determinato farmaco" ho detto che non mi sento ascoltato perché davanti a me ho gente che se lamento effetti collaterali semplicemente mi dice "perfetto andiamo avanti" o nel momento in cui lamento post analisi del sangue livelli più elevati di prolattina un "tutto a posto".
come ho scritto nel mio messaggio, ho sempre e ripeto sempre seguito tutte le terapie proposte e le ho sempre interrotte in accordo col mio medico di base.
La mia domanda è, ripeto, come posso instaurare un rapporto di ascolto?
Se una persona fa degli interventi sulla cosa certamente non lo fa perché non ha voglia di rispondere.
Se si pone in questo modo con i suoi curanti evidentemente ha una grande capacità di stizzire le persone pretendendo che abbiano i comportamenti che lei desidera.
Soprattutto se scrive * se non ha voglia di rispondere faccia altro*
Quando riferisce gli effetti collaterali, se le viene detto *perfetto andiamo avanti* chiede spiegazioni ulteriori se non é chiaro il motivo per cui si va avanti.
Il discorso é differente se lei immagina che gli altri debbano avere un determinato comportamento secondo le sua aspettative.
Analizzi questo e si regoli di conseguenza.
Se si pone in questo modo con i suoi curanti evidentemente ha una grande capacità di stizzire le persone pretendendo che abbiano i comportamenti che lei desidera.
Soprattutto se scrive * se non ha voglia di rispondere faccia altro*
Quando riferisce gli effetti collaterali, se le viene detto *perfetto andiamo avanti* chiede spiegazioni ulteriori se non é chiaro il motivo per cui si va avanti.
Il discorso é differente se lei immagina che gli altri debbano avere un determinato comportamento secondo le sua aspettative.
Analizzi questo e si regoli di conseguenza.
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Questo consulto ha ricevuto 5 risposte e 173 visite dal 26/01/2026.
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