Utente 175XXX
Egregi Dottori,
vorrei chiederVi un consulto "spot", forse in cuor mio cerco solo di essere tranquillizzato.
Sto assumento paroxetina da diversi anni, e ogni qual volta tento di smettere una dose che è di 1/2 compressa al giorno, torno ad essere molto, molto agitato.
E' successo già 4 volte (2005, 2009, gennaio e luglio 2010), quando da 20 mg siamo passati a 10 mg al giorno di paroxetina e io stesso proposi alla psichiatra, sentendomi bene, di interrompere il farmaco.
La mia psichiatra, in tutti i casi in cui non sono riuscito a smettere la paroxetina, causa estrema agitazione, mi ha fatto riprendere il farmaco, e mi ha sottoposto a dei cicli di qualche mese di alprazolam, con dosaggi variabili (a scalare) da iniziali 2 mg fino a farne a meno.

Al momento, come avrete capito, sono di nuovo nella fase "rebound" (credo si dica così), e assumo 20 mg di paroxetina la mattina, alprazolam (0,25 la mattina e 0,75 mg la sera prima di dormire), 1 stilnox per addormentarmi.
Tale terapia va avanti da circa un paio di mesi, ed al momento la mia psichiatra mi ha detto di andare avanti sino a quando non saremo in grado di scendere con i dosaggi.
La mia paura è che io diventi dipendente non tanto della paroxetina (se dovessi assumerne 10 mg al giorno per tutta la vita sarebbe un problema??), quanto degli altri due farmaci.

Premesso che non intendo mettere in discussione l'operato della mia dottoressa, e so che via internet non vi permettete di modificare - come giusto - una terapia, secondo voi posso stare tranquillo nell'assumere l'alprazolam e lo stilnox a queste dosi anche se la terapia dovesse estendersi per alcuni mesi?
Si intende che sono al corrente della necessità di interromperli gradatamente (ormai, purtroppo, ho una cultura su questi farmaci che forse sarebbe meglio avessi evitato, leggendo bugiardini, internet e altro).

Potete in qualche modo tranquillizzarmi? Lo spero tanto.
Grazie







[#1]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente

se hai dei sintomi dopo la sospensione questi potrebbero non essere dovuti al farmaco ma ad una possibile ricaduta.

Questo uso della benzodiazepina può anche andare bene ma andrebbe risolto il problema anche con una introduzione di molecola differente.
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[#2]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

La sospensione del trattamento non è il fine ultimo di una cura, il fine è il controllo migliore possibile della malattia. Se questa è continua, la sospensione della cura sarà accompagnata o seguita da ricadute, se invece la malattia è spenta vi potranno essere sintomi da sospensione, i quali però non sono in genere motivo di ripresa della stessa.

Non comprendo però esattamente il perché e il ruolo dello xanax in una fase avanzata del trattamento: dopo qualche settimana si sviluppa assuefazione, il farmaco quindi perde un suo ruolo terapeutico sintomatico. Dopo di che la riduzione è da farsi gradualmente, quindi un secondo farmaco da ridurre con gradualità. Inoltre, non ha molto senso programmare a breve la sospensione della paroxetina quando poco prima si è dovuto aggiungere lo xanax, sono due direzioni apparentemente opposte. Aggiungere lo xanax con la paroxetina sottodosata sarebbe invece una incongruenza nella strategia di cura.
Un ciclo di tranquillante non spiana la strada ad una migliore riduzione della paroxetina, anzi, l'uso continuo del tranquillante peggiora la gestione dell'ansia in generale, quindi anche di quella da sospensione.
Dr.Matteo Pacini
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[#3] dopo  
Utente 175XXX

Mi scusi, Dottore, mi sono spiegato male.
Lo xanax non mi è stato prescritto in fase di cessazione della paroxetina.
La mia psichiatra, congiuntamente con me, ha pensato fosse il momento di interrompere il ciclo di paroxetina in quanto sembrava che la mia ansia fosse giunta a soluzione.
Solo dopo averla smessa, poichè ero molto agitato e non riuscivo a svolgere una vita regolare, mi ha prescritto nuovamente la paroxetina con l'aggiunta dell'alprazolam, fino a che non entrassi (di nuovo) a regime con la paroxetina stessa e proprio per la mia particolare ansia.

Cosa intende il dottor Ruggiero per "altra molecola"?
Grazie mille

[#4]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

la sua ansia è giunta a soluzione grazie al trattamento con paroxetina. Cosa seguirà alla sospensinoe della paroxetina dipende dalla malattia, per cui a priori non esistono "cicli" chiusi di terapia, solo prove di sospensione che servono a vedere se sia o meno il caso di proseguire. Quindi anche la decisione "congiunta" non ha senso, è comprensibile che si provi, ma non è una decisione da prendere ragionando su particolari parametri se non quelli della storia della malattia e della prognosi generale della malattia.
In un paziente che semplicemente deve reiniziare una cura che già conosce non è chiaro perché reintrodurre a lungo termine xanax per un tempo sufficiente a sviluppare assuefazione (2 mesi).
Dr.Matteo Pacini
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[#5] dopo  
Utente 175XXX

Il fatto è che l'alprazolam mi aiuta a svolgere una vita ... direi quasi normale, altrimenti con ogni probabilità non riuscirei ad uscire di casa.
Mi scusi, ma:

1) davvero due mesi soltanto possono creare assuefazione? Anche a dosaggi - mi pare - abbastanza contenuti? Ammetto che mi sto spaventando;
2) mi stupisce è che 10 mg di paroxetina possano bastare per farmi stare bene, e quando interrompo il trattamento stia così male da dover ricorrere alla terapia "congiunta". E' possibile, o si tratta solo di dipendenza psichica da paroxetina?

Vi chiedo scusa se sono insistente, ma immagino Voi siate ben a conoscenza delle difficoltà che creano queste patologie da ansia.
Grazie mille



[#6]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

a qualsiasi dosaggio per un fenomeno farmacologico si sviluppa assuefazione. Inoltre si crea dipendenza psicologica, ovvero il fatto che chi lo assume lo identifica come principale strumento di prevenzione del panico, cosa che invece è prodotta dal trattamento di fondo con paroxetina. L'uso dello xanax è fondamentalmente utile nei primi tempi a prevenire l'agorafobia, e quindi a consentire "l'uscita di casa" ma questo stesso effetto è prodotto in maniera più stabile e solida dalla paroxetina, in maniera ritardata. Se dosi basse non sono sufficienti a garantire questo, solitamente si raggiunge la dose efficace.

Più descrive la situazione e più sono gli elementi che non fanno capire in base a che cosa questa fase sia ritenuta opportuna per cessare la paroxetina, mentre l'attaccamento allo xanax cresce. Questo di solito significa che il disturbo è attivo, soprattutto la paura degli attacchi.
Dr.Matteo Pacini
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[#7] dopo  
Utente 175XXX

Il fatto è che la paroxetina, da mesi ridotta a 10 mg, sembrava aver raggiunto il suo scopo. Per questo si è tentato (più di una volta) di terminare il trattamento.
Il problema è che ogni volta è stato una sorta di incubo, con la necessità appunto di unire alla ripresa di 20 mg di paroxetina anche per un periodo l'alprazolam.

Mi scusi, ma per assuefazione si intende che il farmaco non abbia più i suoi effetti? Lo chiedo perchè quando prendo 0,25 mg di alprazolam mi calma, e dunque non penso di essere ormai "assuefatto" in questo senso.
Vorrei farne a meno, ma la mia psichiatra mi ha detto di pazientare sino a quando mi sentirò meglio.

Lei crede che se aumentassi la paroxetina a 40 (anzichè 20) mg al giorno - ovviamente prima proponendolo alla mia psichiatra - potrei trovare la soluzione?

Grazie mille, come sempre.


[#8]  
Dr. Matteo Pacini

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"Il fatto è che la paroxetina, da mesi ridotta a 10 mg, sembrava aver raggiunto il suo scopo"

Certo, e quindi questo scopo andrebbe demolito riducendola ?

Gentile utente: chi è assuefatto e non prendesse la dose successiva avrebbe astinenza, cioè ansia in questo caso, ragion per cui rimane legato all'idea che l'effetto sia sempre attivo, anche quando non lo è. In persone assuefatte xanax tampona l'astinenza che sta iniziando, ma non produce granché sull'ansia di fondo, che non è risolta. L'assuefazione è un problema di tempo, per cui dopo due mesi c'è, anche se lieve a dosi lievi.

Non deve essere Lei a proporre le soluzioni alla psichiatra, altrimenti il rapporto è anomalo. Stiamo solo facendo commenti su una decisione di cui non si comprende esattamente la strategia, e che sembra portare nella direzione opposta: anziché sospensione cura e benessere, ripresa cura e riaggiunta xanax con successiva necessità di ridurre gradualmente quello.
Dr.Matteo Pacini
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[#9] dopo  
Utente 175XXX


Mi scusi, ma l'assuefazione si può curare ... ? Mi spiego meglio: se adesso sto assumendo lo xanax (mi pare a dosi comunque basse: max 1 mg al giorno), piano piano riuscirò a ridurlo e farne a meno, vero?

Generalmente non sono io a proporre le soluzione alla psichiatra, però ne discutiamo, per questo Le ho chiesto se fosse utile aumentare la paroxetina e così superare l'ansia senza alprazolam.

Grazie.

[#10]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

l'assuefazione è un fenomeno elastico, tutto sta nel ridurre gradualmente la dose del farmaco che l'ha indotta onde evitare la sindrome d'astinenza in caso di sospensione brusca. Non è un'indicazione sul da farsi, si intenda, è solo la spiegazione del fenomeno.
La dipendenza psicologica, fenomeno che si instaura su basi biologiche, può rendere difficoltosa la disassuefazione, ragion per cui molti continuano a prendere ansiolitici a cui sono assuefatti confondendo le astinenze iniziali con il bisogno di prenderlo a scopo terapeutico. Questo accade quando il disturbo d'ansia sottostante è precario e non trattato.
Dr.Matteo Pacini
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[#11] dopo  
Utente 175XXX

La ringrazio.
Ho contattato la psicoterapeuta, e tratterò nuovamente il disturbo d'ansia.

In effetti inizio a pensare che prendere le gocce di alprazolam sia più una necessità psicologica che fisica.

E' possibile che nei periodi di ansia io abbia anche poco appetito, nausea e perda peso (es.: circa 3/4 chili al mese)?

[#12]  
Dr. Matteo Pacini

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Sinceramente non vedo perchP trattare il disturbo solo con psicoterapia, non che non possa essere efficace (dipende da che tipo di obiettivi ci sono), ma essendoci una cura di efficacia provata che per motivi non chiari è in via di sospensione non si capisce esattamente il perché di tutto questo cambio "di rotta".
Se la psicoterapia deve servire a staccarsi dalle medicine, non è a questo che serve.
Dr.Matteo Pacini
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[#13] dopo  
Utente 175XXX

Dottore, ma le medicine non dovrebbero essere un rimedio sempre "temporaneo"?
Mi spiego: tramite la psicoterapia vorrei essere più tranquillo, ma anche evitare l'assunzione di paroxetina per tutta la vita.

Lei ritiene invece che potrei continuare a prendere 20mg di paroxetina vita natural durante? Non rischio a quel punto davvero di diventarne dipendente?

Mi scusi, forse non riesco a capire.

[#14]  
Dr. Matteo Pacini

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Dottore, ma le medicine non dovrebbero essere un rimedio sempre "temporaneo"?

Questo è un pensiero veramente strano. In quale branca della medicina si può fare quest'affermazione ? Solo dalla psichiatria si pretendono sempre e comunque cure che devono essere brevi e risolutive, altrimenti c'è qualcosa che non quadra.

Non siamo qui a discutere cosa Lei voglia o non voglia evitare come libera scelta, queste sono decisioni sue.
Il disturbo in questione ha una sua prognosi, curarlo per periodi brevi ha poco senso se lo si vuole pensare risolto a lungo termine anche senza medicine, cosicché chi si cura poco finisce per doversi curare invece a lungo a più riprese, con ricadute varie. In questo il rapporto con la malattia e la cura peggiora, perché la persona anziché vivere per un suo stabile benessere vive per questa idea di dover prima star bene e subito dopo smettere le cure come punto d'arrivo di una sorta di percorso "morale", non certo terapeutico.

"Diventare dipendente" è una tipica espressione priva di significato per come viene utilizzata. Inoltre è utilizzata per la paroxetina, mentre degli ansiolitici le persone si preoccupano relativamente poco, mentre per quei farmaci non sussiste il problema.

Se una persona prende medicine per anni per la pressione alta, per il cuore, tutti dicono che si cura. Se le prende per il panico, "è dipendente": questi sono errori concettuali, le medicine si prendono a lungo perché si sceglie di farlo contro malattie che spontaneamente durano a lungo, e che ritornerebbero se non curate in maniera continua. A volte per qualche mese, a volte per qualche anno, a volte senza un termine preciso, sulla base di quel che accade quando si prova a sospendere. E' però inutile provare continuamente a sospendere se i periodi di intervallo tra le ricadute sono brevi.
Più che diventare dipendenti dalla medicina, le persone che passano anni a provare a smettere un farmaco tipo la paroxetina subendo poi continue ricadute o sopportando inutilmente malesseri e limitazioni, diventano dipendenti dalla loro malattia non curata.

Lo scopo della cura delle malattie mentali non è "imparare" a controllarle, è come per tutte le altre malattie, indurne la remissione, prima sintomatica, poi se possibile del processo di malattia che sta sotto, poi se possibile "guarire" in maniera assoluta. Questa è una sequenza logica. Se fossero disponibili mezzi rapidi per guarigioni rapide useremmo quelli.
Dr.Matteo Pacini
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[#15] dopo  
Utente 175XXX

Dottore,
La ringrazio, la Sua risposta è stata molto chiara.
Ha ragione sul fatto che ad ogni interruzione della paroxetina sono stato male, e probabilmente il mio "equilibrio" personale lo posso trovare solo con una cura continua a bassi dosaggi (10/20 mg al giorno mi sembra siano bassi, vero?).

Il fatto è che sono anche figlio di medico (chirurgo, trapiantologia epatica), che al minimo cenno delle mie paure ritiene che si debbano affrontare senza utilizzare terapie farmacologiche che, a suo dire, a lungo andare pregiudicano la funzionalità epatica e renale.

La paroxetina, se utilizzata per diversi anni, porta a questo rischio?
Grazie