Utente 162XXX
Salve, da anni soffro di un disturbo ansioso-depressivo che valutando le ultime opinioni della mia psicologa e i sintomi in cui io mi ci ritrovo pare proprio essere un disturbo evitante...è un disturbo sorto in età adolescenziale(17) che è cominciato con attacchi di panico,ansia etc ed è continuato per alcuni anni,anche se sempre in migliorando,fino all estate 2008 in cui passo dopo passo riuscii ad uscirne autonomamente elimindano i sintomi cattivi...credevo di aver risolto almeno la maggioranza dei miei problemi quando da lì a 6 mesi circa ho risentito un leggere ricominciare dei sintomi,che sono andati aumentando di giorno in giorno e mese per mese sino ad arrivare ad ora dove mi trovo in una condizione mentale peggiore di quella iniziale(anche se senza attacchi di panico o battiti forti etc)in cui però non riewsco più a differenza di prima a reagire o gestirmela...riconosco la somiglianza dei sintomi rispetto alla prima volta,ma la vivo in maniera diversa...e peggiore vista l età adulta(24)..
va sempre peggiorando ed al momento mi ritrovo in una situazione penosa in cui i sintomi la fanno da padrone eliminandomi pian piano tutte le 'sicurezze'o costruzioni dell io che avevo fatto negli anni precedenti..ho perdita di equilibrio,calo della concentrazione,dell interesse,e perdipiù negli ultimi tempi anche di umore e soprattutto Autostima...solo il fatto di riconoscermi nel disturbo spra citato mi ha fatto deprimere ulteriormente peggiorando cosi la mia situazione generale..ecco perchè pochi giorni fa,visto che avevo cominciato ad uscire molto meno con i soliti amici,ho deciso di dire loro di passare un periodo no...anche senza specificare troppo ma intendendo un periodo depressivo.Fatto sta che da quando ho detto loro questa cosa ho sentito letteralmente la mia ultima parte di autostima che avevo sin ora sempre avuto in questi anni, e l unica parte di me che mi faceva ancora stare in piedi per reagire ed interessarmi al mondo esterno rimanendone in contatto anche nei momenti peggiori,cadere improvvisamente lasciandomi completamente solo con i 'pensieri negativi' e la svalutazione di se stesso...roba che nn mi era Mai accaduta prima in maniera cosi netta...ora mi sento veramente perso ed è come se avessi perso definitivamente una parte di me..e nel comportamento come nell umore lo si nota ormai a vista d occhio.Io ora so che mi direte che fin quando non c'è una diagnosi ufficiale non si può dire nulla di certo,però vorrei semplicemente sapere da voi se con una terapia cognitivo-comportamentale(che andrò a iniziare a breve su suggerimento della psicologa sin ora avuta)si può davvero sperare di poter pian piano fare dei passi indietro ed andare a recuperare parti di me ormai andate'perse,e soprattutto se è possibile recuperare quella parte di autostima e quella parte di Io che da ora non sento più mia ma che è stata ormai sopraffatta dal disturbo o se sono ormai condannato ad andare sempre peggiorando anche con una o più terapie.grazie mille

[#1]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,

ha mai fatto una visita psichiatrica?


Non e' possibile affermare che possa fare una psicoterapia cognitivo-comportamentale se praticamente la sua e' una autodiagnosi.

Oltretutto, vanno considerate le possibilita' di eleggibilita' al trattamento ed anche valutate le possibilita' di un trattamento farmacologico.
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[#2]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gentile utente,
la terapia cognitivo-comportamentale, è, almeno per ora, di scelta, fra i diversi tipi di psicoterapia, per i distubi d'ansia, può essere efficace anche per la questione dell'autostima, e la Sua psicologa ha avuto ragione di avergliela proposta.

La storia che Lei descrive dà effettivamente l'idea anche di un disturbo di umore che può essere concomitante o può essere esacerbato dal disturbo d'ansia; il "disturbo evitante" (forse Lei e la Sua psicologa intendete la "Personalità Evitante"?) può essere difficile distinguere dalla depressione.

Tuttavia una terapia farmacologica per la depressione (e per il disturbo d'ansia) alla Sua età non dovrebbe essere la prima battuta; ed in ogni modo la terapia cognitivo-comportamentale sarebbe indicata anche se facesse la farmacoterapia. Per cui l'approccio della Sua psicologa mi sembra per ora ottimale. Se non darà i miglioramenti attesi, se la situazione peggiorerà, si potrà valutare anche la terapia farmacologica. Indispensabile però una valutazione più completa (impossibile, secondo me, via internet), da uno specialista, per fare queste diagnosi.

Per quello che riguarda il disturbo evitante (o la Personalità Evitante ?: bisogna chiarirlo), è una condizione che può essere bene diagnosticata solo da uno specialista che La conosce bene (ad esempio dalla Sua psicologa), può essere curato sempre da uno specialista con il quale il rapporto è duraturo e profondo, ed il percorso può essere anche lungo (e questo, mi sembra, Lei ha già notato), la terapia farmacologica anti-depressiva o anti-ansia può avere l'efficacia limitata,... mentre la terapia cognitivo-comportamentale anche qui potrebbe dare qualcosa in più...

Comunque, penso che in questo periodo, come Lei ha in parte notato, pesa anche il fatto di essere più grande, ed il fatto che la Sua psicologa Le suggerisce un'altra cura (della quale ha ancora poca fiducia). Per un disturbo evitante (o per la personalità evitante) questi momenti possono essere critici, e magari con la Sua psicologa ne potrà parlare.

un saluto!
Dr. Alex Aleksey Gukov


[#3] dopo  
Utente 162XXX

no ma sul fare la cognitivo-comportamentale son daccordo anch io...infatti tra pochi giorni contatterò il nuovo terapeuta da lei consigliatomi...la terapia farmacologica io la lascerei proprio per ultima se nn vedrò alcuni miglioramenti nei prossimi tempi...anche se onestamente la temo..sia per le conseguenza fisiche ulteriori che può causare l abuso o il continuo uso di farmaci,sia perchè temo comprometta ulteriormente la mia capacità psichica o di autocritica..per non parlare della dipendenza e non tentare poi più di combattere il disturbo...quel che volevo appunto sapere però è se ci sono davvero delle speranze di miglioramento dei sintomi tale da riportarmi a vivere una vita pressochè accettabile o se mi devo già mettere l anima in pace ad accettare una intera vita in queste condizioni se non peggiori...

[#4]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

mi sembra ci sia un problema di diagnosi: lei scrive "valutando le ultime opinioni della mia psicologa e i sintomi in cui io mi ci ritrovo", per cui non sembra esser stata fatta una diagnosi. Dipinge un quadro che ha un problema di fondo, ovvero il problema di doversi riconoscere in ipotesi selezionate non si sa come (da lei, dalla psicologa, entrambi). Le questioni che si pone hanno senso all'interno di una diagnosi, che stabilisce elementi centrali e decorso di un disturbo, altrimenti si va per sintomi e per periodi.

Il suo ragionamento sulla terapia farmacologica è completamente fuori strada. Prima di tutto perché lasciandola "per ultima" rischia di far aggravare un eventuale disturbo che con quella magari si cura bene, e per utilizzarla poi quando il disturbo è più resistente.
Inoltre il concetto di terapia farmcologica non esiste: quale farmaco e per cosa ? Lei ne fa una questione di farmaco versus non-farmaco, e questo non ha senso.

La "dipendenza" è un suo ragionamento non fondato. Per adesso dipende dalla sua malattia non identificata e non trattata. Altrettanto assurdo è il concetto che prendendo medicine si smette di "combattere" il disturbo, prima di tutto perché nessuno combatte niente, le malattie si curano e si gestiscono, il malato non combatte nulla di particolare, il suo combattere è il curarsi. Questi concetti sono piuttosto "magici", non si capisce da dove li abbia derivati.
La psicoterapia non differisce dalla farmacoterapia, sono entrambe terapie biologiche che agiscono sul cervello, tutto sta nel vedere quale e su che disturbo.

Si pone il problema di passare la vita in queste condizioni e non quello di seguire una terapia medica, la cosa mi sembra contraddittoria: se il suo scopo è di star meglio si faccia far diagnosi e impostare una cura, senza mettere le mani avanti su ciò che "esclude".
Dr.Matteo Pacini
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[#5]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Certamente, con la valutazione e le cure appropriate, nel Suo caso le speranze ci sono ! Altrimenti non avremmo avute tante risposte in questa discussione :)
Dr. Alex Aleksey Gukov


[#6] dopo  
Utente 162XXX

non lo so..è che negli ultimi giorni veramente mi sembra sempre più che pian piano a causa di questo disturbo mi sia 'cancellato'anche l ultimo brandello di me...ovvero non mi sento più la persona di prima..non penso più come prima..perdo sempre piu sensibilità su tutto senza poter piu fare nulla...come assistere pian piano ad una paralisi interna...ed ho perso anche quel poco di autostimna che da sempre era perlomeno rimasta...sembra davvero di aver perso definitivamente il mio vero 'io'..non so come esprimerlo..ma la sensazione è che anche con qualsiasi cura stavolta sia davvero arrivato alla frutta...e che la vita che ho perlomeno vissuto fin ora nn la possa piu davvero rivivere...non ho mai avuto questa sensazione..nemmeno la scorsa volta..questa volta la sensazione è che davvero non riesco più ad uscire con degli amici come avevo fatto fin ora nonostante il disturbo,che non riesca più ad esprimermi e comportarmi come voglio,e che insomma sia 'finito tutto'...ecco perchè lo dicoo..io comunque la farmacologica non ho detto di escluderla del tutto,dico che per ora mi metterò in contatto con uno psicologo per la cognitivo-comp.,dopodichè se mi renderò conto che anche con quella non risolverò nulla se sarà il caso valuterò la farmacologica..questo è quello che mi ha consigliato anche la mia psicologa attuale...ho però davvero la paura di esser arrivato ad un punto in cui la cosa è troppo avanzata...in cui diventa irreversibile un miglioramento reale e concreto in cui i sintomi fanno passi indietro per intenderci..
è possibile che si arrivi ad un punto in cui davvero non si può più fare quasi nulla perchè la maggioranza delle capacità 'sane' del mio essere siano ormai compromesse?..non riesco più a reagire anche volendolo e anche essendo consapevole della situazione..a differenza della prima volta che passai tutto questo..anche se a questo punto mi rendo vivamente conto che non sia più la stessa cosa..e che sia realmente il disturbi che fin ora aveva soltanto messo le radici...fatto sta che questo non è più vivere...è esser delle piante...

[#7]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

questo pensiero sul "sarò grave ?" o "ci sarà qualcosa da fare ?" è inutile e controproducente, perché sostituisce un'azione sensata contro il suo disturbo, ovvero andare dallo specialista e seguirne le cure.
Tenga presente che al momento sta evitando di andarci, probabilmente come effetto della sua stessa condizione di preoccupazione, il che ovviamente crea un ostacolo alla cura.
La sequenza: prima lo psicologo, poi se non risolvo nulla i farmaci è semplicemente sbagliata.
E' solo una sequenza delle cose che le fanno meno paura prima, e poi quelle che le fanno paura: essendo tali, le faranno paura anche dopo.
Non c'è inoltre ragione per cui le due cose debbano essere fatte in alternativa o in questa sequenza.
Dr.Matteo Pacini
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[#8] dopo  
Utente 162XXX

altra domanda, da pochi giorni ho notato proprio un cambiamento abbastanza netto del mio essere..nel senso che dopo aver detto ad alcuni amici di avere un problema da risolvere ho avuto nel giro di breve tempo una perdita parziale di memoria sentendomi nettamente un altra persona..mentre sono in giro anche solo a guardare delle vetrine è come se non ricordassi più il mio passato..non mi comporto più come prima,non faccio gli stessi pensieri e non riesco ad elaborare un pensiero normalmente...oltre alla derealizzazione..è come se avessi fatto un incidente e mi ricordassi solo le cose basilari e non avessi piu nemmeno i sentimenti verso persone o cose....nel senso,le persone le riconosco ma è come se le conoscessi solo da quel momento e non da prima...come se un rapporto che ho avuto con una persona in passato non ci fosse mai stato..anche gli interessi nelle cose non ci sono più...mi sento davvero 'impazzito'...questa perdita di memoria parziale o non rimarrà permanente o cè la speranza che col migliorare dei sintomi possa recuperare anche il comportamento e i pensieri che facevo fino poco fa?..questa cosa mi sta veramente pesando in questi giorni,perchè se cosi nn fosse è come se ormai sia destinato a vivere una vita'non più mia' e da solo spettatore passivo..ho perso contatto con la realtà insomma..ma in questa maniera non mi era mai successo credo..e tutto dopo avere svelato solo in parte di questa cosa ai miei amici...come se avessi perso ulteriore autostima o l unica motivazione che avevo di reagire o l ultima leggera forza che avevo per poter ancora colloquiare quasi normalmente e sensatamente con gli altri...è una cosa che può essere quindi ormai perenne o potenzialmente reversibile?..

[#9]  
Dr. Matteo Pacini

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"altra domanda", quindi ha compreso poco il senso delle risposte.

La domanda è sempre la stessa, stessa chiusura con domande sul fatto di avere una cosa grave e perenne, naturalmente senza vie di mezzo.

Intraprenda una cura adeguata, la soluzione non sta nei ragionamenti su queste questioni, che sono l'equivalente di uno stato di preoccupazione e non argomenti da dibattere.
Dr.Matteo Pacini
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[#10] dopo  
Utente 162XXX

si no ho letto comunque la sua risposta precedente...ma come le ho detto non scarto a priori i farmaci vista la situazione...sono obiettivamente preoccupato per questa situazione e vi faccio queste domande perchè quello che temo realmente è di arrivare pian piano ad una psicosi...

[#11]  
Dr. Matteo Pacini

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Ha delle preoccupazioni sempre dello stesso tipo. "psicosi" per Lei significa solo cosa grave perenne, incurabile, infausta, etc.
Questo non equivale a niente, è come dire che si è preoccupati (sottointeso di qualcosa di negativo in generale).
Stare ad argomentare sul perché questo sia o non sia vero non la aiuta. Rischia di utilizzare di volta in volta una rassicurazione diversa, o di cambiare in continuazione domanda ma girando intorno allo stesso tipo di pensiero.

Quello di cui ha bisogno è di una terapia.
Dr.Matteo Pacini
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[#12]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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quando le ho chiesto se era stato da uno psichiatra l'ho fatto proprio per capire quale era la diagnosi per la quale le veniva consigliata una psicoterapia prima di considerare un trattamento farmacologico.

E' da considerare che lei lamenta questi sintomi da molti anni e questo puo' essere uno dei motivi che puo' portare a cronicizzazione dei sintomi.

Oltretutto, certi tipi di comportamento vengono ad essere mossi dalla patologia stessa rendendo ancor piu' complesso il trattamento in futuro.

Piuttosto che chiedersi infruttuosamente tutte queste cose sarebbe il caso di sentire il parere di uno psichiatra.
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[#13] dopo  
Utente 162XXX

Diagnosi: Disturbo post traumatico da stress...ho cominciato ora una terapia con uno psicoterapeuta che mi ha consigliato di provare subito l EMDR..mi sono informato piu specificatamente di che si tratta e mi ritrovo infatti in tutto...il fatto è che l evento che probabilmente ha scatenato tutto risale a circa 7 anni fa,e come ho gia dteto la volta scorsa io rispetto la volta passata non mi riconosco più..non ho piu passioni,interessi,non riesco quasi piu a uscire e anche i miei genitori non riescono a vedermi cosi....cè davvero una speranza per tornare ad essere quello che ero o questo tipo di siturbo causa danni cmq importanti e difficilemnte risolvibili?...non percepisco più del tutto un futuro..non lo sento..datemi qualche speranza per favore...comunque giovedi farò questo emdr...

[#14]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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come Le scrivevo prima, con la diagnosi e con le cure appropriate le speranze ci sono! Però devono essere appropriate.

Diagnosi:
ha fatto bene di farsi la diagnosi, ma se la diagnosi che Lei riporta (il Disturbo Post Traumatico da Stress) è stata fatta dallo psicologo, chieda una conferma anche ad uno specialista in psichiatria, tramite una vista dal vivo. Talvolta ci sono differenze sostanziali fra le conoscenze e la visione di malattia da parte degli psicologi e degli psichiatri, in particolare nel caso di Disturbo Post Traumatico da Stress, che è un concetto abbastanza lato (accomuna tanti casi diversi, e bisogna che lo specialista conosca Lei stesso nel presente e la Sua storia per poter rispondere alla Sua domanda sulla prognosi). I pareri dello psicologo e dello psichiatra non intendo che siano così spesso discordanti, no; ma magari complementari (quello che non vede uno, vedrà l'altro).

Terapia:
Al mio avviso non è utile chiederci le rassicurazioni, ma, visto che inizia la psicoterapia, cercare di trarre la sicurezza da questa, cercare di capire quanto è efficace, quanto Le aiuta, altrimenti potrà subire troppe interferenze, e non si capirà dove è l'effetto della terapia e sottostimerà quel ruolo che essa deve avere per Lei adesso.
Dr. Alex Aleksey Gukov