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Problemi ossessivo-compulsivi con possibili ripercussioni su studi medici.

Sono molto affranto in quanto sono uno studente al secondo anno di Medicina e Chirurgia, con un sogno nel cassetto: diventare oncologo o ematologo. Purtroppo però all'età di 9 anni ho perso mia madre e questo ha causato in me una lunga serie di problemi psicologici per sconfiggere i quali sono in terapia psichiatrica da ben 10 anni. In primo luogo si tratta di somatizzazioni che mi causano fortissimi dolori in varie parti del corpo, in ogni momento, ed in secondo luogo ho una lunga serie di domande ossessive riguardo alle angolazioni delle mie braccia, al numero di oggetti in una stanza (devo contarli) e cose di questo genere. Inoltre, sopraggiunge spesso un altro problema: mi vengono delle sorte di black out mentali e non riesco più a pensare. Questi problemi sono per me un grande ostacolo nella mia vita di studente, anche se comunque ho la media del 28 e riesco a studiare abbastanza bene. La mia paura più grande, però, è che questi problemi, un giorno, si possano ripercuotere sui miei pazienti, che io possa essere meno attento e concentrato sulla cura dei miei pazienti a causa di questi disturbi, tanto che a volte mi sento in colpa per via del fatto che continuo ostinatamente a perseguire il mio obiettivo, pur avendo forti limitazioni. Spero che i gentili specialisti possano darmi un consiglio, se è meglio che io abbandoni per evitare di cagionare danno ai miei futuri pazienti, oppure se posso in qualche modo convivere con i disturbi. Il mio psichiatra non si vuole sbilanciare riguardo a questa questione, per questo mi sono rivolto a medicitalia. Grazie dell'attenzione a tutti i medici che avranno la cortesia di rispondere.
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 39.8k 927 271
Gentile utente,

Da come scrive sembra che sia preoccupato anche di ciò che non si è concretizzato, o esprima le dimensioni della preoccupazione più che quelle del limite. Ad esempio se studia abbastanza bene il "grande ostacolo" nella sua vita si studente sembra più incombente che non attuale.
In ogni caso, se ritiene di avere uno stato di apprensione che la costringe a pensare in maniera da incartarsi o doversi occupare di questioni ipotetiche, ovviamente negative, alimentando stati di paura, demoralizzazione e quant'altro, si faccia valutare e curare per la diagnosi che riceverà. Non è ben chiaro se abbia già una diagnosi e da dove abbia derivato che questa derivi dalla perdita della madre.

Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it
Libri: https://www.amazon.it/s?k=matteo+pacini&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref

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dopo
Utente
Utente
Gentile dottore, in realtà con il mio psichiatra non ho mai parlato di diagnosi; lui non ha mai nominato questo termine. Per quanto riguarda il fatto che tutto questo derivi dalla perdita della mamma, mi è stato comunicato dalla precedente analista, una neuropsichiatra infantile. Comunque concordo con lei nel dire che la mia paura è più nei confronti di quello che avverrà, non di quello che avviene, in quanto per ora riesco a gestire bene la situazione, seppure con una immensa fatica. La ringrazio molto dell'attenzione e le sarei grato se mi desse un parere alla luce di queste ultime notizie che le ho dato. Grazie ancora.
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 39.8k 927 271
Gentile utente,

L'analisi è una teoria psicologica basata su concetti per lo più non biologici, e con conclusioni "interpretative" e non verificabili.
La diagnosi è il punto di partenza logico di qualsiasi strategia medica, non che debba sempre essere immediata o semplice, ma in dieci anni direi che ci sia stato tempo per definirla, per cui se non è stato fatto magari chieda un secondo parere (magari semplicemente non le è stato comunicato).

In base alla diagnosi si definiscono le cure. Ad esempio, se come dal titolo del suo consulto si fa riferimento ad un ipotetico disturbo ossessivo, questo ha terapie farmacologiche e psicoterapie di riferimento, tempi di settimane in cui valutare la risposta, dosi di riferimento con cui usare le medicine. Dopo di che per i casi resistenti ci sono altre opzioni.

Altrimenti ci si basa o sui singoli sintomi, o su teorie in cui si suppone che un sintomo derivi da un meccanismo psicologico o da un evento più o meno lontano, ma questo per lo più è indimostrato.
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Utente
Utente
Gentile dottore, alla luce di quanto mi ha risposto, deduco che la strada migliore per comprendere ciò che mi convenga fare sia chiarire con il mio psichiatra quale sia il punto della situazione. Non ho mai domandato nè a lui, nè all'analista precedente quale fosse la diagnosi, nè quale fosse la terapia, nè ho mai domandato direttamente al mio psichiatra quale fosse la sua opinione in merito al proseguimento dei miei studi. Non appena riprenderò la terapia a settembre, vedrò di chiarire la situazione e di prendere una decisione, anche a costo di rinunciare al mio sogno, perchè non posso pensare di fare i medico se non sono completamente in grado di adoperare la mia mente senza ostacoli, non posso pensare di fare il medico rischiando di mettere a rischio i miei pazienti. La ringrazio molto dell'attenzione e delle risposte.
Cordiali saluti.
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 39.8k 927 271
Gentile utente,

La visione che ha del rischio, del pericolo e delle scelte può essere fortemente influenzata dalle dimensioni della sua preoccupazione. Se una persona inizia a preoccuparsi di poter morire, non esce più di casa giudicando questo razionalmente sensato, il problema è che il ragionamento non è la via d'uscita da tutti i problemi, in alcuni come le ossessioni è un modo di incunearsi in angoli minimi con tutto se stesso. Non si può procedere in generale nelle scelte e nelle azioni se si è preoccupati di sbagliare, non se si può sbagliare, cosa che è prevista nella totalità delle vicende umane. Inoltre, il rischio non è determinato dalla paura.
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Utente
Utente
Effettivamente questo senso di sconforto si acuisce nelle situazioni di difficoltà . Per esempio ora sto preparando anatomia, purtroppo con scarsi risultati dati i numerosi problemi, comunque una delle strategie che adotto per scacciarli consiste nell'avere spirito ottimista e nel pensare che non c'è nulla che mi possa allontanare dal raggiungimento del mio sogno, dunque sono perfettamente d'accordo con lei.
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 39.8k 927 271
Gentile utente,

Il problema non è inventarsi l'ottimismo, ma gestire le difficoltà, in cui più che ottimisti è utile mantenersi abbastanza neutri. Questo però quando non è possibile va ottenuto con altri strumenti, inutile appoggiarsi sempre a carte che a volte non ci è dato giocare. Se sta male si facci valutare e indirizzare sulle eventuali cure.