Utente 245XXX
salve.
mi scuso fin da ora se non riuscirò a spiegarmi, sono un po' confusa e come se non bastasse non sono molto informata su quel che mi succede, nonostante ci conviva da anni.
ho 29 anni e dal 2004 sono seguita dal csm del paese in cui vivo.
credo che la mia diagnosi sia di psicosi paranoide e per questo ho provato diverse terapie: Abilify, Invega, Risperdal, Zyprexa, Haldol e Zeldox, inoltre Cipralex, Valdoxan Tavoer e infine il Felison per dormire, con vari dosaggi e in varie conbinazioni.
il sintomo che devo contenere assolutamente sono "le voci", mi terrorizzano e mi mortificano e difficilmente riesco a gestirle e di conseguenza a gestirmi.
due anni fa in seguito a un acceso in pronto soccorso mi hanno fatto un ricovero piuttosto lungo del quale però ricordo pochissimo, ricordo però molto bene la sensazione di angoscia e il malessere dei giorni precedenti.
dopo questo periodo sono seguiti alti e bassi ma poi le cose sono andate stabilizzandosi.non ho mai smesso del tutto di sentire le voci ma ci convivevo, riuscivo a non seguirle, a non ascoltarle o a non dargli importanza.
al momento prendo solo 2 Haldol da 5mg, uno mattina e uno alla sera (di cui però ammetto di fare qualche abuso nel tentativo di contenere il disastro quando sto particolarmente male), l'Akineton e un paio di Tavor da 2.5 al bisogno.
ultimamente però le voci sono tornate a riempire la mia testa ed a essere spesso ingestibili. faccio sempre più fatica a tenerle staccate. sono ossessionanti e sempre più "cattive". mi mandano in uno stato d'ansia che inizialmente cercavo di contenere con metodi quantomeno poco condivisibili (quello che il mio psichiatra definisce autolesionismo) ma nemmeno quello adesso funziona.
la mia domanda è quindi questa:
è possibile che questo sia l'inizio di una nuova crisi? dico "l'inizio" perchè so che posso stare molto peggio di così ed è per la paura di arrivare la che chiedo questo consulto
e se si: posso fare qualcosa per evitarlo?
spero di essere riuscita a farmi capire almeno un po', grazie in anticipo se vorrete rispondermi


[#1]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

La sua diagnosi non è completamente definita, perché psicosi paranoide è un termine che potrebbe corrispondere a diverse psicosi. Comunque, fatto sta che è in cura con antipsicotici. Puoà definire meglio cosa intende per voci ? Sono come voci sentite da fuori, provengono teoricamente da fuori, da dentro la testa, le identifica con le voci di qualcuno, nei momenti in cui stava peggio pensava avessero un senso e dovesse fare quello che dicevano etc, oppure sono pensieri, ad alta voce, con la voce sua, che ripetono quel che deve fare come se commentassero, mettessero dubbi, pulci nell'orecchio etc ?
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 245XXX

la ringrazio per avermi risposto.
quello è quanto mi ricordo della diagnosi, non saprei come risalire a una più definita al momento
per quanto riguarda le voci io all'inizio credevo di poter sentire con le orecchie i pensieri delle persone che mi erano vicine, mia madre in particolare. questa è una fase durata poco. poi ho iniziato a pensare che un entità mi riferisse i pensieri di quelli che erano vicini a me, non più solo mia madre ma tutti e infine questa entità ha deciso di parlare con me, per aiutarmi a capire in teoria.
la voce che sento non è la mia, è quasi sempre la stessa ed è donna.
sono stata ricoverata perchè dopo giorni di inviti al suicidio ero convinta che fosse la cosa più giusta da fare e ci ho provato. quindi direi che nei periodi in cui sto peggio io tendo a seguirla.

[#3]  
Dr. Matteo Pacini

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Direi che tutto questo torna con il tipo di diagnosi ricevuta. Sono stati provati diversi antipsicotici, però non è chiaro il perché degli antidepressivi. Si possono tentare associazioni o altri farmaci se la risposta non è soddisfacente.
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Utente 245XXX

gli antidepressivi credo siano il Ciprlaex e il Valdoxan... quelli erano un tentativo di evitare che mi facessi del male, una volta stabilito che non lo faccio perchè sono triste o depressa sono stati sospesi.
hanno provato tanti farmaci con tanti dosaggi e tante associazioni.
il mio psichiatra dice che l'unica altra cosa che gli viene in mente è un farmaco che si chiama Leponex ma che è comunque rischioso darlo a chi come me è fuori controllo e spesso non segue le indicazioni del medico.
non deve essere facile essere il mio psichiatra, me ne rendo conto, però, se mi permette di scocciarla ancora, io avrei bisogno di capire se continuando così, e visto che da poco sto di nuovo male (non malissimo ma neanche decentemente) andrò in un altra crisi. immagino che la risposta a questa domanda non possa essere certa, ma è possibile o probabile?
adesso ho fatto confusione, la ringrazio anticipatamente se mi darà una risposta e soprattutto per aver fatto la fatica di capire quello che ho scritto

[#5]  
Dr. Massimo Lai

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è abbastanza chiaro quanto scrive, mi sembra di aver capito che le voci non sono mai scomparse ma che abbia imparato a gestirle e che adesso siano nuovamente in primo piano.

Come ha detto anche lei è difficile fare una previsione ma è probabile che possa avere una ricaduta.
Quello che farei al suo posto e di cercare di contattare il medico del csm per prendere un appuntamento e informarlo del suo temporaneo aggravamento.

I farmaci che prende non sono da modulare a piacimento ma devono essere a concentrazioni stabili per ottenere l'effetto voluto e non aumentare gli effetti collaterali.

Cordiali saluti

Massimo Lai, MD

[#6] dopo  
Utente 245XXX

la ringrazio,
so che l'autogestione della terapia non è una cosa buona, io non dimentico quasi mai di prenderla, eventualmente ne prendo di più, il mio psichiatra lo sa ed è rassegnato. pare non ci sia una soluzione a questo problema. posso impegnarmi e giurare di prenderla in dosi e tempi giusti, ma se sto male non ho questo autocontrollo.
ho un appuntamento con il mio psichiatra tra, mi pare, una quindicina di giorni, userò il tempo in mezzo per cercare di convincermi a dirgli che comunque, un' altra volta, non va.
anche se preferirei ci fosse un altro modo, un qualcosa che posso provare... questa speranza è forse come quando chiedevo "dottore la farà smettere vero?" un aspettativa assolutamente irrealistica?

grazie


[#7]  
Dr. Massimo Lai

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No, non è irrealistica ma bisogna trovare il farmaco adatto a lei e tamponare i periodi di crisi che ci possono essere.

L'Haldol non è da prendere in più perché può avere effetti collaterali gravi, se le capita di dimenticarlo e saltare una dose, dopo non deve prenderne in più per recuperare, non funziona in questo modo.

Auguri
Massimo Lai, MD

[#8] dopo  
Utente 245XXX

questa è una notizia buona, credevo ormai di averli provati tutti i farmaci (almeno quelli che mi si possono dare).

gli effetti collaterali dell'Haldol li conosco, parecchi li ho provati.
purtroppo io non faccio niente regolarmente, mi dimentico di mangiare e poi mangio tantissimo, non dormo per 3-4 notti e poi dormo tutto il giorno, tra l'altro quasi mai di notte e non necessariamente vado a letto... se non riesco a essere "ordinata" neanche in queste cose è logico che non posso riuscirci con i farmaci.
per questo hanno provato a dare la mia terapia a qualcuno che la gestisse ma puntualmente quel qualcuno non me la dava e io in poco tempo stavo decisamente male.
hanno provato a darmeli contati, ma neanche quello funzionava perchè li prendevo tutti in una volta oppure facevo in modo di "risparmiarli" per i tempi peggiori, e così rimanevo senza prima o poi.
non è una cosa che faccio coscientemente, quindi non saprei proprio come rimediare.
decisamente sono un disastro...

la ringrazio per la sua risposta e per la pazienza.

[#9]  
Dr. Matteo Pacini

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Sì, appunto, la clozapina è un medicinale proponibile. Richiede esami del sangue settimanali nel primo periodo, questo spetta al paziente. Per il resto la collaborazione del paziente è la stessa che si richiede per le altre cure.
Dr.Matteo Pacini
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[#10] dopo  
Utente 245XXX

la ringrazio, non avevo capito, mi pare mi abbiano detto delle analisi, quelle le posso fare, non è esageratamente problematico.
il problema che mi preoccupava di più era cosa può succedere nel caso io mi mangi un 5-6 pastiglie di questo farmaco in una volta sola. se funziona come l'Haldol al massimo dormo e mi sveglio con la "bocca storta" prendo l'Akineton e mi passa... in ogni caso posso provare a chederglielo, anche se non mi pareva molto intenzionato.
per quanto può valere non è che io non voglia collaborare, ma so che ci sono momenti che inghiottirei i sassi pur di farla smettere assolutamente senza pensare a cosa succederà dopo.
probabilmente ha ragione il mio psichiatra e io non posso stare da sola, probabilmente la frase "devi stare sotto controllo" ha un senso, in questo caso però, perdonatemi, ma mi dovreste spiegare che senso ha andare avanti.

[#11]  
Dr. Matteo Pacini

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Non c'è ragione per cui Lei debba assumere una dose superiore a quella prescritta di nessun farmaco. Forse la ragione per cui lo psichiatra non è sereno a prescriverle tutte le medicine è una tendenza ad assumerle in maniera impropria ?
Dr.Matteo Pacini
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[#12] dopo  
Utente 245XXX

sicuramente si, lui non me le prescrive perchè io non le so prenderele nel modo giusto.
nella mia testa c'è il meccanismo: sto male - le prendo.
come scatta il meccanismo: sono agitata - mi faccio male.
nemmeno farmi male ha una ragione, ma non posso dire che non lo farò, anche se mi impegnassi a non farlo, non ho un buon autocontrollo.
non sono convinta, ma se dipende da me e posso cambiarlo ci posso provare, a me finora hanno solo insegnato a contenere i danni che faccio... (tipo cosa fare se mi sveglio con la bocca storta o se non si ferma il sangue)
non credo che da me nessuno si aspetti che impari a fare le cose come vanno fatte... ma se ha un metodo lo proverò volentieri.

[#13]  
Dr. Matteo Pacini

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Se ha questi comportamenti ovviamente le possibilità terapeutiche sono limitate, lo psichiatra probabilmente ragiona in termini di sicurezza.

Se quando sta male assume dosi maggiori in quel momento la cosa ovviamente non ha senso ed è un uso improprio del medicinale, per cui non tutti i medicinali possono esserLe affidati.

Questo dipende da Lei e forse è una caratteristica della malattia, in questo caso si cerca di gestire le cose tramite familiari che controllino il farmaco, o dispensandolo giorno per giorno.

Il "sangue che si ferma" non saprei cosa voglia dire
Dr.Matteo Pacini
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[#14]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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la gestione che fa della sua terapia in modo personalizzato non è corretta.

E' opportuno, invece, valutare di volta in volta l'andamento della terapia farmacologica e comprendere la persistenza dei sintomi in funzione anche del dosaggio che viene utilizzato.

Attualmente il dosaggio è sufficientemente alto da poter ridurre i sintomi ed aumentarlo ulteriormente, di sua iniziativa, può solo farle aumentare gli effetti collaterali ma non portare nessun miglioramento clinico.

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[#15] dopo  
Utente 245XXX

mi scuso ma in questo momento faccio devvero fatica a capire alcune cose.
se state cercando di spiegarmi che sbaglio qualcosa, o molte cose, o nel particolare nella gestinone dei farmaci, non serve, lo so. ma lo so adesso e non è detto che tra un po' lo sappia ancora.
visto che nessuno dei miei famigliari potrebbe o sarebbe disposto a gestirmeli, e visto che hanno già provato a darmeli giornalmente senza particolari risultati soddisfacenti non so proprio cosa dovrei fare.
l'alternativa per me, secondo il mio psichiatra è andare in un qualche tipo di struttura. conosco bene la realtà delle comunità e non ho intenzine di andarci, almeno non finchè sarò io a poter decidere. so anche che se continuo così non sarò più io a decidere se e dove andare. se non lo sapessi sarei semplicenemte andata a dire al mio psichiatra quel che succede invece di scrivere un consulto su internet.
non serve quindi che cerchiate di convincermi, anche se fosse vero che posso decidere io. non ho paura di nessun effetto collaterale, ho invece molta paura di quella voce. questo è più forte di me e assolutamente incontrollabile.
non avrà senso ma sono poche le cose che ce l'hanno per me.
ho chiesto questo consulto per sapere se andrò di nuovo in crisi, andare in crisi per me significa tornare a non essere in grado di gestire neanche le cose più semplici delle giornate.adesso lo so, so già cosa succede dopo.
devo solo decidere cosa fare.
vi ringrazio per la vostra pazienza, per le risposte e per il tempo che mi avete dedicato

[#16]  
Dr. Massimo Lai

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Prenda in considerazione la possibilità di andare in comunità per un tempo limitato, perché passi la crisi se ritorna.

Cosa è che non le piace della comunità?
Massimo Lai, MD

[#17] dopo  
Utente 245XXX

che non ci posso portare alcune "cose" che non posso lasciare qua.
probabilmente adesso sembro ancora più matta di prima e preferirei non spiegare meglio chi sono queste cose in pubblico.
quando non ce la farò più da qualche parte andrò e li lascerò. ma solo se non ce la farò più.

[#18]  
Dr. Stefano Garbolino

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legittima la sua posizione: tenga conto che tuttavia non è una prova di "forza" quella di dover arrivare fino al limite. Di per sè potrebbe essere addirittura controproducente.


In ogni caso, se lo desidera ci tenga informati sul proseguimento della cura.
Cordialmente
www.psichiatriasessuologia.com

[#19] dopo  
Utente 245XXX

la ringrazio ma non credo sia una prova di forza,
mi permetta una domanda:
se lei non avesse nulla, niente di certo, mai niente di sicuro, a parte una cosa, una cosa sola che le da la forza di tirarsi giù dal letto e provare a fare una vita decente , che le da la forza di lottare contro nemmeno lei sa cosa e spesso anche contro se stesso, andrebbe in un posto in cui sa che la perderebbe? magari in quel posto starebbe bene, magari troverebbero la pillola per farla stare bene... ma intanto non può tornare indietro. ha lasciato l'unica cosa che la ha tenuta legata al mondo. andrebbe?
o proverebbe a tenersela finchè ci riesce?


[#20]  
Dr. Matteo Pacini

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"non serve quindi che cerchiate di convincermi"

Nessuno mi sembra abbia provato a convincerla di nulla.

Lei ha un sintomo che non risponde bene a una serie di cure. Ci sono altre cure, ma darLe in gestione a Lei è un problema visto che, forse senza poterci far niente, tende ad abusare dei medicinali, rendendoli così rischiosi prima ancora che si possa capire se sono utili.
Ha quindi bisogno di un sistema in cui eventuali terapie nuove, tipo clozapina, siano nelle mani di altri che gliele somministrano in maniera controllata.
Dr.Matteo Pacini
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[#21] dopo  
Utente 245XXX

"Nessuno mi sembra abbia provato a convincerla di nulla."
allora mi scuso, non avevo capito.

vi ringrazio per il tempo e la pazienza che mi avete dedicato

[#22]  
Dr. Stefano Garbolino

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ci tenga comunque informati, se le fa piacere, sugli esiti della cura.
Cordialmente
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[#23] dopo  
Utente 245XXX

va bene, ci proverò senz'altro, purtroppo in questo momento non lo posso promettere, sono un po' troppo "nel posto sbagliato" (non saprei spiegare meglio come mi sento...) e non sono nemmeno convinta che ci sarà una cura.

non arrabbiatevi troppo con me se non ci riuscirò, se non capirò o se non mi farò capire.

grazie ancora

[#24]  
Dr. Matteo Pacini

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Convinto o non convinto che ci siano cure, il problema è farla così come serve per farla funzionare. Pertanto ogni misura di controllo sulla cura è la bevenuta se il paziente non è in grado di gestirsela, e questo accade in numerose malattie.
Dr.Matteo Pacini
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[#25] dopo  
Utente 245XXX

buon giorno,

non mi sono spiegata, scusi.
con il "non so se ci sarà una cura" intendevo che non sono molto propensa ad andare a spiegare a chi la cura dovrebbe darmela (psichiatra) che non sto proprio bene... questo perchè ho fonamentalmente paura delle "misure di controllo" che si possono pensare per me

mi scuso ancora

[#26]  
Dr. Matteo Pacini

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In linea di principio non è che le misure di controllo siano pensate o prese verso persone che semplicemente affermano di non star bene e dichiarino di volersi curare.
Nei momenti in cui invece ci sono misure di controllo queste sono pensate per proteggere la persona. Se una persona ha dei momenti in cui perde alcune capacità, inclusa quella di riconoscere la natura del proprio disturbo (e quindi curarlo) non vi è altro modo se non quello di imporgli temporaneamente un trattamento. Però questo si verifica solo se esistono alcune condizioni di rischio e di urgenza, e soprattutto se non è possibile risolvere la cosa in altro modo e/o con il consenso della persona stessa. La priorità è che Lei stia bene.
Dr.Matteo Pacini
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[#27] dopo  
Utente 245XXX

ho capito, credo. sono abbastanza convinta che non sia un castigo perchè non sono stata brava questo "controllo".

ma non capisco cosa vuol dire "natura del proprio disturbo"

[#28]  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Mi sembra che Lei sia un po' 'misteriosa', nel suo modo di esprimersi, per allusioni più che per descrizioni. Sembra fare come un gioco di scacchi, ogni mossa comporta una contromossa per tenere a bada l'avversario, se possibile anche per prevenirne le mosse. Questo avversario a volte sembra ' le voci', a volte sembra 'gli psichiatri', con cui evidentemente ha fatto certe esperienze.
In questo gioco a scacchi Lei sembra temere di perdere a un certo punto la possibilità di continuare a 'giocare', per qualche motivo, forse quello che chiama 'la crisi', in cui Lei finisce sotto il controllo di altri. Sembra non distinguere i 'nemici' dagli 'amici', e diffida di tutto e di tutti...

Come è arrivata a trovarsi in una simile situazione? Non c'è qualcuno di cui sente di potersi fidare?
D'altronde Lei scriveva, nel primo post: "so che posso stare molto peggio di così ed è per la paura di arrivare là che chiedo questo consulto. e se si: posso fare qualcosa per evitarlo?
spero di essere riuscita a farmi capire almeno un po', grazie in anticipo se vorrete rispondermi..."

Come mai pensa di non riuscire a farsi capire? Qui ha scritto nella speranza di trovare una risposta, poi forse ha come avuto paura di 'scoprirsi troppo'.... Sembra anche aspettarsi molto poco, e si scusa di 'disturbare', quasi, o di 'essere confusa'. Sembra quasi temere di poter essere 'punita', per non aver fatto 'la brava'... E' come un aspetto da 'bambina', in una persona che si esprime molto bene da adulta, mi sembra...., e non certo 'fuori controllo', nè con aspetti di confusione o altro. Quello che si avverte certo è la sua diffidenza e forse la sua paura...
Non c'è qualcuno di cui può fidarsi? dove non rischi di finire in trappola...?
Ha mai avuto uno/a psicoterapeuta?
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#29]  
Dr. Matteo Pacini

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"ma non capisco cosa vuol dire "natura del proprio disturbo"

Semplice: che se un disturbo produce comportamenti impulsivi, non si può partire dall'idea che la persona cercherà di evitarli, così si potrà curare.
Se la persona delira, non si potrà chiedere alla persona di evitare di delirare, così ci si può ragionare.
La natura del disturbo può comportare alcuni sintomi di fondo, come per esempio la rigidità di pensiero, il senso di minaccia, convinzioni non reali, la tendenza a farsi domande a vuoto e su mille questioni etc.
Dr.Matteo Pacini
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[#30] dopo  
Utente 245XXX

"Come è arrivata a trovarsi in una simile situazione? Non c'è qualcuno di cui sente di potersi fidare?"

Non lo so, non credo. forse per paura, forse per abitudine a essere presa in giro, abbandonata, derisa, fraintesa, castigata... ma è solo un forse.

"Come mai pensa di non riuscire a farsi capire? "

Io scrivo bene (più o meno) e parlo male, ogni tanto non parlo per niente... inoltre uso una specie di codice per comunicare (parole che sottointendono una frase, parole che non hanno lo stesso significato che hanno per gli altri...)
Spesso le persone non capiscono cosa voglio dire. quindi do per scontato che non mi capiranno.
Non voglio essere "misteriosa"... ne "giocare" ma lo faccio da sempre

"Non c'è qualcuno di cui può fidarsi? dove non rischi di finire in trappola...?
Ha mai avuto uno/a psicoterapeuta?"

Si, più di uno... con qualche esperienza poco carina.
Uno mi ha detto che è inutile parlare con me, l'altro mi ha mollato dicendo "ti chiamo per il nuovo appuntamento" e sparendo, ne ho conosciuti altri ma a nessuno racconterei più di quello che ho scritto qua in questi giorni... e a qualcuno neanche questo.
Tra l'altro non ho mai capito cosa ci dovrei fare con lo psicoterapeuta...

"a volte sembra 'gli psichiatri', con cui evidentemente ha fatto certe esperienze."

Le mie esperienze con gli psichiatri, al di la del colloquio con prescrizione pillole, si riduce a qualche puntura nel sedere per tenermi buona, e qualche tentativo di colloquio in pronto soccorso di cui ricordo pochissimo se non che è finito con la solita puntura.

[#31] dopo  
Utente 245XXX

"Semplice: che se un disturbo produce comportamenti impulsivi, non si può partire dall'idea che la persona cercherà di evitarli, così si potrà curare.
Se la persona delira, non si potrà chiedere alla persona di evitare di delirare, così ci si può ragionare.
La natura del disturbo può comportare alcuni sintomi di fondo, come per esempio la rigidità di pensiero, il senso di minaccia, convinzioni non reali, la tendenza a farsi domande a vuoto e su mille questioni etc."

grazie, effettivamente non era difficile...

[#32]  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Non ha avuto avuto fortuna, forse. Credo che avrebbe bisogno di un rapporto più solido e duratuto con qualcuno che possa aiutarla professionalmente, con cui possa fare un'esperienza che le ridia fiducia.
Cosa ci dovrebbe fare con lo psicoterapeuta: forse cercare di capire dove si è perduta, e in che 'gioco' (psicotico, forse) è rimasta impigliata, per cercare un modo per uscirne. Lo psichiatra e i farmaci possono servire percontribuire a 'contenere' la situazione quando lei non dovesse riuscire a farlo: ovviamente non lo psichiatra del pronto soccorso, ma il suo psichiatra, che Lei conosce e in cui può avere fiducia e che vede regolarmente.
A volte è possibile anche nei servizi pubblici, almeno per un po' di tempo. Temo invece che lo psicoterapeuta sia più difficile trovarlo, nel pubblico...

In effetti Lei si esprime molto bene, per iscritto - ovviamente controllando bene e cose che vuole esprimere. E invece nella realtà ha paura di perdere il controllo...

"forse per abitudine a essere presa in giro, abbandonata, derisa, fraintesa, castigata... ma è solo un forse"
E' possibile che Lei abbia avuto esperienze negative, sfortunate. Spero che non si offenda se le dico che però a volte uno se le va anche a cercare, quasi volesse costruirsi una realtà negativa, tanto per essere sicuro che non può andare diversamente, colludendo con "gli aguzzini"... Può essere anche il suo caso?
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#33] dopo  
Utente 245XXX

"Lo psichiatra e i farmaci possono servire percontribuire a 'contenere' la situazione quando lei non dovesse riuscire a farlo: ovviamente non lo psichiatra del pronto soccorso, ma il suo psichiatra, che Lei conosce e in cui può avere fiducia e che vede regolarmente."

in pronto soccorso non ci vado di mia iniziativa, mi ci portano di solito. Il mio psichiatra lo vedo regolarmente ma la parola "fiducia" è decisamente esagerata.
E' pubblico e ci vado da anni...

"In effetti Lei si esprime molto bene, per iscritto - ovviamente controllando bene e cose che vuole esprimere. E invece nella realtà ha paura di perdere il controllo..."

Quando proprio voglio dire qualcosa a qualcuno lo scrivo, lo facevo con lo psicoterapeuta e lo faccio ogni tanto con lo psichiatra... se proprio non riesce a capire quello che dico. Più che alla paura (che comunque c'è) credo sia dovuto anche al troppo Haldol... almeno così dicono.

"E' possibile che Lei abbia avuto esperienze negative, sfortunate. Spero che non si offenda se le dico che però a volte uno se le va anche a cercare, quasi volesse costruirsi una realtà negativa, tanto per essere sicuro che non può andare diversamente, colludendo con "gli aguzzini"... Può essere anche il suo caso? "

Può essere, probabilmente è colpa mia... le persone che si hanno intorno spesso si scelgono e io sono bravissima a scegliere quelle sbagliate...

"Cosa ci dovrebbe fare con lo psicoterapeuta: forse cercare di capire dove si è perduta, e in che 'gioco' (psicotico, forse) è rimasta impigliata, per cercare un modo per uscirne"

Non capisco bene come potrei fare a capire dove mi sono persa... tra l'altro la mia testa si ostina a cancellare i ricordi... cancella tutto.
Il modo per uscire c'è?


[#34]  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Se non si cerca non si può sapere....
Mi scusi per la battuta: credo che ognuno debba trovare il suo modo di uscire, ma a volte può essere lungo e difficile. Bisogna resistere e non farsi abbattere. Per trovare la via d'uscita bisogna guardare bene dove ci si trova, bisogna ritrovare la propria testa, i propri ricordi, le proprie capacità mentali, che Lei sicuramente ha, visto come scrive. E specialmente ritrovare la speranza. Lo psicoterapeuta può aiutare in questo. Ovviamente anche lo psichiatra, se si può averne fiducia.
Non intendevo dire che "era colpa sua", ma solo che uno a volte non si accorge di lasciarsi andare e di adattarsi alla situazione negativa.

Perchè viene portata in pronto soccorso? Cosa le succede in quei momenti?
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#35] dopo  
Utente 245XXX

Non posso ritrovare ricordi che ho impiegato anni a cancellare...

Quando sto bene ho un lavoro (posto in cui non vado da 15 giorni) e non sono proprio un disastro, c'è chi direbbe addirittura che io sia brava. qualche capacità mentale (non troppe) dovrei averla.

La speranza... quella non so dove la ho persa...

Lei non intendeva forse che è colpa mia, ma io si. Non possono farci male se non siamo noi a permetterlo...

Per rispondere alla sua domanda confesso che faccio fatica, ma potrei giocare ancora...

Capita, ogni tanto che io perda il controllo che tanto mi piace e che mi costringo a mantenere, in quel caso direi che divento particolarmente "cattiva" (cattiva mi piace come parola, poche persone sanno che deriva da prigioniero) difficilmente con altre persone ma in particolare con me. Questo è il motivo principale.
Per le cose strane che posso fare (bagni nel lago in inverno o andare in giro con la faccia pitturata) non mi ci portano di solito, è capitato una sola volta... mi pare e era più perchè mi ero persa che perchè avevo fatto danni.


[#36]  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Bella la sua allusione al significato di 'cattiva': credo che in effetti il problema sia quella di conoscere la prigione in cui si ritrova per cercare come ci è entrata, per che motivi, e la via d'uscita. Bisogna ovviamente contare su memoria, attenzione comunicazione speranza e altre facoltà mentali, per farlo, ma Lei sembrerebbe non averle perse completamente e poterle recuperare..., se riesce a trattenersi dal distruggersele da sè, forse.
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#37] dopo  
Utente 245XXX

scusi, ma a me dicono cose tipo: "sei come i diabetici, le medicine le prenderai tutta la vita..." non credo che la mia vita sarà un giorno "normale"... e nemmeno felice di conseguenza... ci si abitua a tutto e questo lo posso fare credo... mi sono abituata a tante cose...

quindi, per favore, non mi dia false speranze... potrei crederci... e sarebbe decisamente più brutto perderle ancora...

[#38]  
Dr. Gianmaria Benedetti

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In psichiatria, ma anche in medicina, le certezze sono poche. A mò di esempio le ricordo il caso del famoso fisico Steven Hawking: a vent'anni o poco prima gli avevano diagnosticato una malattia neurologica (la SLA, mi pare) per cui gli avevano dato non più di 2 anni di vita. E' riuscito a fare quello che ha fatto, smentendo tutti i medici, ed è ancora vivo e, sembra, soddisfatto della sua vita...
https://it.wikipedia.org/wiki/Stephen_Hawking
La speranza è fondamentale in ogni situazione, ed è l'ultima a morire, come si sa. Per fortuna. Spesso anche contro le previsioni di molti specialisti...
E spesso abituarsi al peggio è quello che si deve combattere. Un conto è convivere con e difficoltà: non siamo perfetti e pretendere di esserlo porta spesso alla rovina.
Ma abituarsi alla non speranza credo che sia la scelta peggiore. Vivere è una specie di 'migrazione' e di ricerca. Fermarsi e non cercare più, e non avere più interesse in quello che si può trovare è deleterio. Continuare può essere faticoso, ma alla fatica ci si abitua e con l'allenamento diminuisce ed anzi diventa forza, fisica e mentale.
Questo scambio con Lei mi è sembrato molto interessante: se non avesse più speranza, e interesse, e curiosità di conoscere, si sarebbe fermata prima.
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#39]  
Dr. Stefano Garbolino

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Gentile utente,

per un attimo vorrei ritornare alla sua prima richiesta:

"è possibile che questo sia l'inizio di una nuova crisi? dico "l'inizio" perchè so che posso stare molto peggio di così ed è per la paura di arrivare la che chiedo questo consulto
e se si: posso fare qualcosa per evitarlo?"

E' andata a verificare di persona presso il Centro che la segue?

Diversamente mi pare addirittura per Lei "dannoso" (come molto lucidamente ha già compreso) continuare a richiedere rassicurazioni on line o risposte che non è possibile dare.
Cordialmente
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[#40]  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Aggiungo il consiglio di vedere un film, se non l'ha gia visto: 'A beautiful mind'. Parla di uno scienziato, Nash, che aveva voci e allucinazioni, (con varie peripezie preichiatriche) ma alla fine ha preso il Nobel per l'economia alcuni anni fa, propria per la sua 'teoria dei giochi' (matematici).
Ovviamente non tutti siamo Nash, ma insomma....
Cordialmente
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#41]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Quando il medico la informa della necessità di doversi curare stabilmente, di solito lo fa perché le vuole evitare che, dietro la convinzione di poter risolvere in breve tempo e non curarsi, tenda a sospendere le cure e abbia come conseguenza ricadute ripetute.
A seguito di ricadute ripetute per una sospensione prematura delle cure, ogni malattia, anche poco grave inizialmente, tende ad aggravarsi.
Un conto è pensare di curarsi ma stare bene e avere una vita soddisfacente, un altro è curarsi tardi e con risultati peggiori. Per tendere invece a curarsi presto, sempre e star bene in maniera stabile è necessario avere da subito una prognosi a cui far riferimento. Inizialmente chiunque ci resta male, ma sarebbe insensato non fare una prognosi per darle l'impressione che ricade per motivi non chiari, in questo modo le persone si mettono in mente di avere qualcosa di facilmente guaribile ma di sbagliare, di non metterci buona volontà, o altre cose del genere.
I diabetici che accettano di curarsi a lungo o a vita sono quelli che stanno meglio. Rimane la differenza di dover assumere una cura e fare controlli, ma questo non rende diversi dalla maggior parte delle persone.
Dr.Matteo Pacini
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[#42] dopo  
Utente 245XXX

per dott. Garbolino.

alla mia domanda ho avuto una risposta.

"Come ha detto anche lei è difficile fare una previsione ma è probabile che possa avere una ricaduta."

tra l'altro più che chiara...

mi scuso se poi ho dato l'impressione di cercare rassicurazioni (questo non era il mio intento... infatti nessun essere umano è mai stato utile a questo scopo... egoisticamente parlando)

rispondo quindi alla sua domanda e poi la smetto:

"E' andata a verificare di persona presso il Centro che la segue?"

no, il mio appuntamento è martedì...

grazie a tutti voi per tutti i vostri consigli.


[#43]  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Prego. Spero che lo scambio le sia stato utile. ( mi accorgo che questa frase è la parafrasi di un altro film, l'utlimo di Roberto Faenza, "Questo dolore un giorno ti sarà utile"..., bello anche questo e anche questo con spunti 'psichiatrici' e 'psicoterapici'. Roberto Faenza aveva già fatto il bellissimo film 'prendimi l'anima', sulla paziente che coinvolse Jung e Freud, di cui è in giro ora un remake, 'A dangerous method'. spero che le piacciano i film ...)
Se lo desidera, ci tenga informati.
In bocca al lupo.
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#44]  
Dr. Matteo Pacini

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Risposte del tipo "è possibile" sono quelle che Lei già sa, altrimenti non porrebbe la domanda.

La rassicurazione umanamente tutti la cercano, il medico non è la persona adatta per fornire rassicurazioni, perché è llì per informare, e solo a volte l'informazione per il paziente è rassicurante. Certamente il medico non è lì per allarmare e spesso il paziente può allarmarsi per elementi che ha frainteso o giudicato precipitosamente, e su questo vanno chiesti chiarimenti senz'altro.

Qui però il punto mi sembrava un altro, e cioè che ci sono altre carte da provare ma che c'è il limite dalla tendenza all'uso improprio delle medicine. Questo, prima di verificare se siano efficaci, può aumentare il rischio di alcuni effetti collaterali, per cui il suo psichiatra al momento non si fida giustamente ad affidargliele.
Dr.Matteo Pacini
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[#45] dopo  
Utente 245XXX

in realtà non c'è scritto possibile, ma probabile... magari è una delle mie fissazioni quella del significato delle parole, ma per me c'è molta differenza... questa risposta mi serviva per decidere io che fare.

sicuramente è vero che tutti cerchiamo rassicurazioni, anche a livello inconscio, quello che volevo dire è che non credo di averla cercata in questo caso. ma può tranquillamente essere che mi sbagli.



[#46]  
Dr. Matteo Pacini

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e probabile è una declinazione di possibile, così come improbabile e quasi certo. Non mi sembra cambi nulla.

Il bisogno di rassicurazione chiuso temporaneamente con risposte di questo tipo non tende a esaurirsi. Lei cerca a livello conscio ed esplicito rassicurazione.

Non è sempre utile averla.
Dr.Matteo Pacini
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[#47] dopo  
Utente 245XXX

va bene.allora sono decisamente poco sveglia e non mi accorgo di cosa faccio neanche consapevolmente...

mi dispiace.

[#48]  
Dr. Matteo Pacini

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non capisco che c'entri quest'ultima risposta né a cosa si riferisca. Comunque concluderei qui.
Dr.Matteo Pacini
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