Utente 636XXX
Gentili dottori, avrei bisogno di informazioni su un problema che mi tormenta ormai da 8 anni: la depressione. Ho 39 anni, vivo a Torino e nel febbraio del 2000 ho avuto il mio primo episodio depressivo acuto e da un giorno all’altro la mia vita è diventata un incubo. La possibile causa di stress che ai tempi ha scatenato la crisi probabilmente era la necessità inderogabile di lasciare la casa paterna e andare a vivere da sola. Pur avendolo sempre desiderato e agognato in quel momento ne ero terrorizzata. Al manifestarsi dei primi sintomi ho subito capito che dovevo rivolgermi ad uno psichiatra e mi sono rivolta ad un centro privato della mia città che si occupa di depressione, ansia e dap. La cura farmacologia (sereupin 1compressa e xanax 1 mg tre volte al giorno) hanno risolto l’episodio in breve tempo e i sintomi sono scomparsi al punto da riuscire, con entusiasmo, a cercare casa e trasferirmi. Dopo un anno circa, ho avuto una seconda ricaduta in concomitanza ad un trasloco in una nuova casa compratami da mio padre e non desiderata da me. Premetto che io mi trovavo bene dove ero e anche la situazione di affittuaria mi dava un senso di libertà che una casa di proprietà non mi dava. Sentimentalmente avevo una relazione da molti anni e pur non avendo le idee chiare su cosa avremmo fatto insieme, per tutta una serie di motivi che per brevità non elenco, la precedente situazione mi permetteva una maggiore tranquillità. Passato il momento di crisi depressiva acuto con la stessa cura farmacologia dell’anno prima ho cominciato ad adattarmi alla nuova situazione ma non stavo bene, una sensazione di malessere accompagnava le mie giornate. Comincio allora a pensare ad una convivenza con il mio compagno che nel frattempo aveva comprato casa nella sua città a 30 Km di distanza da Torino. La paura, le preoccupazioni, i dubbi e una nuova crisi depressiva molto forte curata con una nuova cura farmacologia (1 sereupin, 1 deniban, e il solito xanax tre volte al giorno). I risultati della cura in questa occasione sono stati addirittura strabilianti in quanto nel giro di un solo giorno lo stato di angoscia e depressione sono quasi del tutto scomparsi. La convivenza a questo punto viene accantonata e viene invece a vivere con me mia cugina che per me è come una sorella. Il mio compagno ne patisce ma per paura di una mia eventuale ricaduta in depressione soprassiede. Decido di andare in psicoterapia (sistemi relazionale) e l’ho fatta in maniera più o meno continuata fino a giugno 2007. Alla depressione si accompagna un disturbo dell’alimentazione: alimentazione incontrollata e quindi un serio problema di obesità che peggiora il mio già precario umore. Nel frattempo continuo praticamente a prendere tutta una serie di psicofarmaci (sereupin, deniban, fluoxetina) che tengono sotto controllo i sintomi. Nel gennaio del 2006 il rapporto con il mio compagno si interrompe per suo volere e inizialmente la possibilità di una ripresa mi tiene in piedi. A gennaio 2007 ho una crisi depressiva nonostante stessi prendendo 1 compressa di sereupin, allora comincio a riprendere il deniban (1 compressa) e ancora una volta nel giro di un solo giorno la situazione migliora. Ho un’ulteriore ricaduta a marzo in seguito all’interruzione brusca del deniban conclusasi con il suo rinserimento.A settembre 2007 scopro che il mio compagno da più di un anno ha un’altra relazione e che non ha nessuna intenzione di ritornare con me. Inizia un periodo di depressione profonda, non ho più voglia di vivere, tutto perde di interesse e smetto praticamente di esistere. Riesco ad andare a lavoro ma non a lavorare, non riesco a svolgere i normali compiti della vita quotidiana e così mi trasferisco da mio padre per avere un aiuto. Ero in cura di mantenimento con una 1 compressa di sereupin e 1 deniban e al peggioramento dei sintomi il mio psichiatra mi cambia la cura con 18 gocce di Elopran e 1 deniban, non ci sono miglioramenti, allora aumenta il Deniban a 2 compresse ma la situazione rimane invariata, allora cambia di nuovo cura e passa al Ludiomil 75 mg 1 compressa al giorno e poi a 2. La situazione peggiora sempre di più fino a propormi un ricovero in clinica. A quel punto cambio psichiatra e cura: 2 compresse di sereupin (mattina e pomeriggio), 1 compressa di Remeron alla sera e due xanax 0.5 mg al mattino e al pomeriggio. La cura funziona e comincio a sentirmi meglio a gennaio e lentamente riprendo la mia vita con la noia e la tristezza come compagne. La cura continua ma da una decina di giorni sento di nuovo un’angoscia mattutina e il morale più basso. Lo psichiatra mi ha aumentato il sereupin a tre compresse al giorno per un mese perché sostiene che possa essere il cambio di stagione. Mi ha inoltre fatto osservare che i miei problemi, quali la mia solitudine sentimentale, la mia obesità e il mio non piacermi sono ancora presenti e che quindi non c’è da stupirsi che io stia ancora male.
Questa ricaduta dopo pochi mesi di cura mi ha spaventato molto e comincio ad avere paura che i farmaci non facciano più effetto e che per me non ci siano più possibilità di cura.
Vorrei sapere da voi sono un caso disperato? Come mai questa ricaduta? Riuscirò mai ad uscire dalla depressione o sono condannata ad una vita senza vita? E se i farmaci non facessero più effetto cosa potrò mai fare? Scusatemi per la lunga lettera ma volevo essere più chiara possibile e ringrazio chiunque volesse darmi una mano per uscire da questo incubo.

[#1]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,

i farmaci continueranno a funzionare.
Il punto e' che l'effetto di tali farmaci deve prevedere il loro utilizzo all'interno delle linee guida internazionali.
Infatti, il trattamento che funziona deve essere sempre protratto per un tempo lungo pari a due anni.
Oltretutto, mi sembra piuttosto singolare che, nonostante la sua risposta a tali trattamenti sia parziale, non e' stata provata una diversa classe farmacologica, oppure, all'interno della stessa classe un farmaco diverso.
Inoltre, nel suo caso, in presenza di eleggibilita', e' possibile anche combinare un trattamento psicoterapeutico.
Tale valutazione e' secondaria alla valutazione diretta del suo psichiatra.
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[#2] dopo  
Utente 636XXX

Gentile dott. Ruggiero, forse non sono riuscita a spiegarmi chiaramente ma io dal 2000 ad oggi ho sempre preso antidepressivi e e ne ho cambiati diversi: sereupin, deniban, fluoxetina, ludiomil, elopran, remeron. Di questi hanno funzionato nei momenti di crisi solo il sereupin, il deniban e il remeron. Fino a una settimana fa prendevo 2 compresse di sereupin e una di remeron mentre da una settimana visto la riacutizzazione dei sintomi sono passata a 3 compresse di sereupin e una di remeron. La psicoterapia è una strada già intrapresa per ben 5 anni e vista l'attuale situazione credo proprio con insuccesso. Sono spaventata proprio perchè le ho provate quasi tutte ma non riesco ad uscirne e ho continue ricadute, sempre più ravvicinate. Comincio a credere che i farmaci non riusciranno a controllare i sintomi per sempre e che arriverà il giorno in cui non faranno più effetto.

[#3]  
Dr. Stefano Garbolino

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Gentile utente,
senza voler entrare nel merito della questione, che non può prescindere da una valutazione specifica e da dati che on line non sempre è possibile ottenere o indicare, siamo certi che la diagnosi sia stata effettuata in modo preciso? In caso affermativo, quale è la tipologia di depressione del suo caso (ne esistono diversi tipi)?
Tutto ciò per dirle che in molti casi non necessariamente un trattamento con farmaci antidepressivi è indicato anche se i sintomi sono ascrivibili alla sfera depressiva.
E tutto ciò per dirle ancora che la necessità di una puntalizzazione di tali aspetti con il suo psichiatra curante è necessaria e auspicabile.
Cordialmente
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[#4]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,

come ha puntualizzato il collega Dr. Garbolino, nel suo caso sarebbe stato opportuno variare il tipo di molecole per il trattamento della sua sintomatologia.
Anche l'avere intrapreso una psicoterapia, che sembra non averle dato benefici, in assenza di un reale trattamento valido non e' un buon passaggio di cura.
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[#5] dopo  
Utente 636XXX

Gentili dottori, vi ringrazio per le vostre risposte. La diagnosi che mi è stata fatta dall'ultimo psichiatra a cui mi sono rivolta il 18 dicembre 2007, è stata di depressione reattiva. A seguito di questa diagnosi mi è stata data una cura: 2 compresse di sereupin (mattina e dopo pranzo) e una di remeron alla sera + xanax 0.5 mg mattina e pomeriggio. I sintomi depressivi nel giro di due/tre settimane sono molto migliorati notevolmente. Nelle ultime due settimane è ricomparsa una leggera angoscia mattutina e un tono dell'umore un po' più basso e quindi lo psichiatra mi ha aumentato il dosaggio del sereupin a 3 compresse al giorno, suggerendomi tra l'altro di intraprendere un nuovo percorso psicoterapeutico perchè le cause scatenanti la depressione sono ancora presenti. Questa "ricaduta" così ravvicinata mi sta spaventando non poco e vi chiedo, forse i farmaci non stanno facendo più effetto? E' la primavera che peggiora i sintomi o cosa? Vi chiedo per favore se potete darmi un vostro parere perchè sono sempre più confusa. Grazie

[#6]  
Dr. Gabriele Tonelli

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Gentile utente le variazioni stagionali possono effettivamnte incidere sui disturbi dell'umore. Peraltro a volte anche alcune oscillazioni nel tono dell'umore non vanno interpretate necessariamente come inefficacia del trattamento farmacologico, ma potrebbero anche rappresentare fenomeni "fisiologici" legati alla normale oscillazione del tono dell'umore prima di un defintivo riavvicinamento ad una condizione di eutimia. Prima di poter dire che i farmaci non funzionano occorrerebbe valutare aspetti che non sono rilevabili mediante una consultazione on-line.
In linea più generale io personalmente tendo a prediligere, laddove possibile, i farmaci cosiddetti a doppio attacco (serotonina noradrenalina o dopamina noradrenalina), oppure ad associare (come strategia di potenziamento) ad un serotoninergico un dopaminergico.
Ma ovviamente trattasi di una generalizzazione che non è detto sia applicabile anche al Suo caso.

Cordiali saluti

Gabriele Tonelli
Dott. Gabriele Tonelli
Psicoterapeuta,Master in Psicopatologia e Scienze Forensi,Segr.Redazione PsychiatryOnline It,Medico di Categoria. C.T.U.

[#7] dopo  
Utente 636XXX

Grazie dr. Tonelli, per la sua risposta.
Volevo però chiedere se la cura che mi è stata data, è adeguata alla mia situazione di depressione reattiva o se invece segue un protocollo superato. Chiedo questo perchè un altro psichiatra a cui mi ero rivolta per un ulteriore consulto mi disse che se fosse dipeso da lui mi avrebbe prescritto l'efexor 75 mg. Ora sono confusa viste le risposte che mi sono state date su questo sito.
Ringrazio chiunque accolga questa mia richiesta.

[#8]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,

nonostante la difficolta' della tipologia di contatto, ognuno di noi si e' espresso in merito al trattamento ed alla possibilita' di una variazione.
Il prossimo passo e' quello di rivolgersi ad uno psichiatra, lo stesso od un altro, per potere avere un trattamento adeguato
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[#9]  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Gentile signora. Le suggerirei di prendere in considerazione che la sua depressione e la voracità che le procura uno sgradito aumento di peso siano il sintomo di difficoltà che lei ha provato e prova nell'attuale fase della sua vita. Il tutto sembra insorto al momento dell'uscita dalla casa paterna e rinforzato da cambiamenti di casa che hanno coinvolto di nuovo suo padre e poi un'altro familiare, sua cugina. La situazione è poi di nuovo precipitata per il cattivo esito della sua esperienza di coppia, che l'ha lasciata per così dire 'a metà del guado'. Forse potrebbe valer la pena non occuparsi soltanto dei suoi sintomi di sofferenza di fronte alle difficoltà della sua evoluzione personale, ma delle difficoltà stesse e degli ostacoli che trova o forse si procura, almeno in parte, anche da sè, magari inconsapevolmente. Le sto suggerendo di ritornare in psicoterapia, possibilmente di tipo interpersonale, psicodinamico, cosa che potrebbe aiutarla ad attraversare questa fase della sua vita e trovare un miglior equilibrio. Non è detto che non debba servirle anche se ha avuto un'esperienza deludente, mi pare, da una precedente esperienza sistemico familiare. Nel campo della psicoterapia spesso il rapporto personale paziente-terapeuta è più importante del tipo di tecnica o di riferimenti teorici utilizzati dal terapeuta. Non si scoraggi e si rimetta a cercare la strada per uscire dal labirinto o dal buco nero in cui si è ritrovata.
Cordialmente,
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#10]  
Dr. Gabriele Tonelli

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Gentile utente, ogni medico ha un farmaco "preferenziale" sulla base della propria esperienza clinica.
Il sereupin (paroxetina) è comunque un antidepressivo di riconosciuta efficacia. La differenza tra i due sta nel diverso meccanismo di azione farmacologica e nei diversi effetti collaterali.
Di fatto al dosaggio in cui glielo hanno proposto tutti e due i farmaci sereupin e efexor (75 mg) agiscono come SSRI (inibitori selettivi del reuptake della serotonina). Ovvero agiscono aumentando la disponibilità di questo neurotrasmettitore a livello cerebrale (per farla breve).
Sostanzialmente tra i due non sussiste differenza.
Diversamente aumentando il dosaggio dello Efexor a 150 mg ed oltre viene coinvolto anche un altro neurotrasmettitore che è la noradrenalina, ma qui ci addentriamo in altri argomenti più complessi.
Per cui, come già suggerito da altri, la cosa più semplice se (anziché chiarirglieLe) Le stiamo confondendo le idee è rivolgersi ad un medico di fiducia che La possa indirizzare verso la scelta del farmaco più adatto al Suo caso.

Cordiali saluti

Gabriele Tonelli
Dott. Gabriele Tonelli
Psicoterapeuta,Master in Psicopatologia e Scienze Forensi,Segr.Redazione PsychiatryOnline It,Medico di Categoria. C.T.U.

[#11] dopo  
Utente 636XXX

Gentilissimi dottori, voglio inanzitutto ringraziarVi per le vostre risposte che sono state tutte molto utili.
Ho capito che la mia cura farmacologica è adeguata al tipo di depressione di cui soffro (reattiva) in quanto prendendo il sereupin (3 compresse al dì) aumento il livello di serotonina e con il Remeron (1 compressa al dì) aumento il livello di noradrenalina. Lo stesso effetto lo avrei avuto usando l'efexor con un dosaggio di 150 mg come mi era stato suggerito in un secondo consulto con un altro psichiatra. Il mio scoraggiamento è dovuto al fatto che per molti anni sono stata in cura con uno psichiatra che però nel momento di crisi acuta per ben tre volte ha scelto delle cure farmacologiche che non hanno funzionato e che consultando un altro psichiatra (quello che mi sta seguendo attualmente) mi è stato detto che non erano adeguate alla mia situazione. Infatti cambiando cura (quella che tutt'ora sto seguendo) ho subito avuto un miglioramento.
Ho capito che devo cominciare a capire le motivazioni della mia depressione e darmi da fare per riprendere in mano la mia vita che per molto tempo mi è sfuggita di mano. Inizierò fra breve una psicoterapia psicodinamica con una psicologa del DSM della mia ASL e sto cercando di risolvere il mio problema legato al cibo, cercando di stare a dieta e fare un po' di movimento. Vorrei tornare ad essere una donna desiderabile e sentirmi a mio agio nella mia pelle. So che la strada è lunga e difficile e so che i momenti di scoraggiamento ci saranno ma spero con tutto il cuore di riuscire a tenere duro e lottare per una vita degna di essere vissuta.
Vi abbraccio tutti e chiunque avesse voglia di scrivermi cosa ne pensi sarà da me infinitamente ringraziato. Anna

[#12]  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Gentile signora. Tenga duro e non demorda. Per quanto riguarda la dieta, aggiungerei che come in tutte le dipendenze patologiche (il non poter fare a meno di 'troppo' cibo è una dipendenza patologica, in cui lei si è ritrovata forse come autocura in seguito alle complicazioni dei normali rapporti di dipendenza che ha attraversato) si sono rivelati spesso utili gli interventi di gruppo. Forse il suo psichiatra o la sua futura psicoterapeuta potrebbero indicargliene uno, per fare tutto il possibile, come lei dice, per uscire da quasto stato. In bocca al lupo: sarà dura, ma può farcela.
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#13] dopo  
Utente 636XXX

Gentile dr. Benedetti, la ringrazio del suo consiglio e incoraggiamento. Avevo già preso in considerazione la possibilità di partecipare a gruppi di psicoterapia per persone con disturbo del comportamento alimentare, infatti a maggio dell'anno scorso mi sono rivolta al centro pilota sui disturbi alimentari delle Molinette i quali dopo una serie di test e colloqui con nutrizionisti e psichiatri mi hanno proposto di partecipare a 5 sedute di gruppo e proprio il 24 aprile ho avuto l'incontro preliminare. Il gruppo era composto di circa 20 persone, tutte donne e un solo uomo ed era presente uno psichiatra, una specializzanda in psichiatria e una dietologa. Ogniuno ha dovuto raccontare brevemente la sua problematica e dichiarare le proprie aspettative sul gruppo. E' stato tremendo ascoltare tutte queste storie uguali tra di loro:diete inizialmente riuscite che poi falliscono con il recupero del peso perso con gli interessi, sofferenza psicologica calmata con il cibo (soprattutto dolci), le abbuffate e il disprezzo di se stessi, la vergogna del proprio corpo troppo ingombrante e della gente che ti guarda con disprezzo. Mi sono vista in 20 specchi e quel che ho visto è stato tremendo e scoraggiante. Li guardavo e pensavo che non ce l'avrebbero fatta neanche questa volta, che come me erano destinati a fallire ancora una volta. Sono tornata a casa ed ero triste, angosciata e nonostante fossi a dieta mi sono abbuffata, ho mangiato tutto quello che era in casa fino poi a crollare addormentata davanti alla tv accesa alle 19 del pomeriggio per poi svegliarmi alle 23 stordita e angosciata. Era un po' di tempo che non avevo più abbuffate ma proprio quel giorno mi sono lasciata andare. Dentro di me c'è una voce che continua a dirmi che non ce la potrò mai fare, che sono anni che ci provo e non ci sono mai riuscita, tutte le volte pensavo che era la volta buona ma ho sempre fallito. E poi mi risuonano nella testa le parole della psicoterapiasta che mi ha seguito per 5 anni che mi diceva che se non mi fossi ricoverata in una comunità terapeutica per DCA non sarei mai riuscita a risolvere il problema e che da sola non ne sarei mai uscita perchè è un problema troppo complicato e radicato. Adesso sto cercando di continuare la mia dieta e rientrare sui binari della mia vita ma dentro di me ce tanto sconforto, paura e confusione. Datemi per favore un vostro parere, ditemi cosa mi sta succedendo e se devo continuare ad andare agli incontri di gruppo dopo questa mia reazione. Vi ringrazio anticipatamente. Anna

[#14]  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Forse è successo quello che lei aveva anticipato in una precedente lettera: "so che i momenti di scoraggiamento ci saranno ...." . Non sono esperto in psicoterapia di gruppo ma penso comunque che valga la pena continuare quello che ha cominciato e riportare e discutere nel gruppo le sue reazioni e i suoi comportamenti. Quanto alle previsioni negative tenga presente che medici e psicologi, pur bravi, non possono prevedere il futuro, e che la medicina e la psicologia sono piene di previsioni smentite. Le statistiche, come si sa, servono poco nel singolo caso. Pertanto tenga duro e non demorda, come appunto si proponeva di fare: " spero con tutto il cuore di riuscire a tenere duro e lottare per una vita degna di essere vissuta."
Dr. Gianmaria Benedetti

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