Utente 334XXX
Salve, grazie per l'attenzione. Una breve parentesi introduttiva.. ho iniziato a frequentare una persona che mi ha confessato di soffrire di un disturbo bipolare ciclotimico. Questa persona alterna, con me, momenti "normali" di vita di coppia (mi ha fatto entrare a casa sua, conoscere i familiari, esce spesso con me, dormiamo insieme e comunque tutto ciò che due fidanzati fanno) a momenti in cui mi dice di sparire, di non farmi più vedere e che devo rispettare questa decisione senza un reale motivo scatenante. Da lì per un certo periodo non risponde più al telefono o ai messaggi, se dopo qualche giorno vado sotto casa sua e le dico che sono lì, scende e per qualche giorno ricondivide con me momenti felici per poi ripiombare in "stavolta ci ho pensato bene, devi sparire, non ti voglio eccetera". Sembrano due lati della stessa persona effettivamente "veri", quando sta con me ci sta senza problemi, quando mi dice di sparire è comunque apparentemente lucida (nonostante in passato si siano verificati strani episodi).
Questa persona non ne vuole sapere di essere presa in cura, il senso di questo mio consulto è sapere cosa posso fare per aiutarla, dato che a lei tengo moltissimo. Temo di essere sempre inadeguato, soprattutto nei momenti in cui devo "riprendere il rapporto". So che è una domanda inappropriata, ma a quale dei due lati dare retta? Quello che mi dice di sparire o quello che mi dimostra che ci tiene parecchio? Ma soprattutto, ripeto, come aiutare questa persona per farla stare meglio dato che non vuole fare psicoterapia o fare una terapia farmacologica mirata? Ringrazio tutti per la lettura, buona giornata

[#1]  
Dr. Roberto Di Rubbo

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Gentile Utente,
La ciclotimia, o disturbo ciclotimico, è un disturbo dell'umore. La ciclotimia provoca alti e bassi emotivi, che non sono così estremi come nel disturbo bipolare di tipo I o II. In confronto al disturbo bipolare I o II, gli alti ed i bassi della ciclotimia sono meno intensi.
Non è facile aiutare una persona se questa non vuole farsi aiutare. La diagnosi che le è stata comunicata chi l'ha fatta?
Indubbiamente si dovrà ottenere un minimo di consapevolezza da parte della persona in oggetto, della necessità di farsi vedere. A volte i pazienti così possono accettare di essere visti almeno dal medico di famiglia, che in quei casi rappresenta una risorsa. Esiste qualche familiare che abbia influenza su questa persona? anche questo potrebbe essere di aiuto.
Cordialità,
Dr. Roberto Di Rubbo

[#2]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gentile utente,
Lei scrive:
"Sembrano due lati della stessa persona effettivamente "veri", quando sta con me ci sta senza problemi, quando mi dice di sparire è comunque apparentemente lucida (nonostante in passato si siano verificati strani episodi)."

Rispetto a "strani episodi" nel passato può specificare meglio ? Grazie.

Lei scrive anche:
"Questa persona non ne vuole sapere di essere presa in cura"

Allora in base al quale parere la Sua fidanzata sa di soffrire di un disturbo, del quale lei stessa specifica anche la diagnosi ? E' stata seguita in passato? La Sua fidanzata spiega perché non vuole essere curata per il suo disturbo ?
Dr. Alex Aleksey Gukov

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[#3] dopo  
Utente 334XXX

Salve, grazie per le celeri risposte

@dott. Di Rubbo: Non so chi abbia fatto quella diagnosi, dottore, mi è stata semplicemente riferita dalla stessa persona in questione. In più in merito a questa cosa so che non vuole seguire una terapia farmacologica ed essere seguita da nessuno. Fa uso di calmanti naturali dice e avrebbe un numero di uno psicoterapeuta ma non lo chiamerà mai, dice.

@dott. Alex Aleksey Gukov: Strani episodi nel passato mi riferisco a qualche settimana fa...siamo andati al cinema per vedere un film che aspettavamo da tempo, al ritorno siamo andati a casa mia, e ad un certo punto ha fissato lo sguardo nel vuoto, e non ha più voluto proferire parola, ha rotto qualche mio oggetto che aveva sottomano senza dire niente o comunque senza trasparire emozioni. Pochi minuti dopo ha voluto stare un po' da sola, l'ho rassicurata sul fatto che per me non sarebbe cambiato niente e ci sarei stato per aiutarla in questo problema. Dopo poco è tornata da me piangendo, chiedendomi di aiutarla, ha avuto un flashback improvviso e si è ricordata di avermi rotto gli oggetti (e si è dispiaciuta da morire).

Come ho accennato prima al dottor Di Rubbo, io so che sa di soffrire di questo disturbo, poichè me lo ha detto lei stessa. Non so se è stata seguita, non vuole essere seguita da nessuno perchè si ritiene semplicemente "differente" dagli altri.

Io ho cominciato ad aiutarla a modo mio perchè ci tengo veramente a lei, ma come avrete capito urge che abbia un parere professionale di chi, come voi, ne sa parecchio più di me. Spero che alla luce di ciò che ho aggiunto pocanzi possiate dirmi altro o consigliarmi, vi ringrazio

[#4]  
Dr. Roberto Di Rubbo

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Gentile Utente,
certamente è encomiabile il suo intento di essere di aiuto a questa persona. Ciò che aggiunge, anche se non consente di precisare una diagnosi, che può essere fatta solo vedendola, (e questo, al momento, non pare possibile), fa pensare ad una certa gravità (più a un disturbo bipolare che a una ciclotimia, me è tutto da vedere). Quello che può fare, standole vicino, è, attraverso la vostra relazione, trovare un varco perchè possa accedere ad un curante. Non si è preso un compito facile, però. Ci tenga aggiornati, se vuole, su come procede la situazione.
Cordialità
Dr. Roberto Di Rubbo

[#5]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gentile utente,
aggiungo anche un mio commento, in parte sovrapponendosi (ed in parte no) con il mio collega, il quale Le ha già risposto.

Lei scrive:
"urge ... un parere professionale"

un parere professionale sullo stato di malattia e sulle cure non può essere espresso senza la visita diretta e senza il consenso della persona. Ed anche ammesso che è stata visitata e che a Lei fosse dato il parere di uno specialista, che cosa Lei ne farebbe ?

Anche se Lei stesso fosse uno psicologo, un medico o un infermiere, non avrebbe potuto aiutare a questa persona né come uno psicologo, né come un medico, né come un infermiere, perché non potete essere nel rapporto "professionale" ed imparziale.

Dunque, serve un altro tipo di parere...

Sia Lei stesso lo capisce, sia la Sua fidanzata non vuole essere "curata"...

Per cui, quando la Sua fidanzata Le chiede l'aiuto nel suo problema, e Lei è cansapevole che ci vuole uno specialista, non bisogna accettare tale ruolo di aiutante, ma essere più rigido e dirle che Lei la capisce, la ama, ma non può aiutarle in questo problema, perché ci vuole un medico.

E' possibile che Lei non è abbastanza determinato su questo, perché non vuole rifiutare alla Sua fidanzata un aiuto..., forse anche per evitare di essere rifiutato Lei stesso ? e per paura di destabilizzare il rapporto ? Possibile ?

Se è così, può essere controproducente.

Anche per quanto riguarda la dinamica delle separazioni e delle riconciliazioni fra di voi, non sono sicuro che il Suo comportamento sia ottimale. Non escludo che entrambi potete avere bisogno di una pausa per capire che cosa succede: e sembra che la Sua fidanzata avverti tale bisogno. Se dice che vuole stare da sola, è giusto andare incontro a questa richiesta, ma perché poi venire Lei e non aspettare che venga invece la Sua fidanzata a cercarLa ?

La problematica del rapporto fra di voi, che Lei ha descritto, può essere influenzata anche dai fattori di malattia, ma una parte dei fattori certamente riguarda anche le dinamiche relazionali e comportamentali comuni a tutti noi quando ci si innamora... E, essendo il rapporto a due, riguardano non solo la Sua fidanzata, ma anche Lei stesso. Anche su questi fattori nel vostro caso ci vuole una consulenza. E, forse proprio da questo si può cominciare, rivolgendosi da uno specialista Lei stesso e spiegando le proprie difficoltà.

(in realtà, sarebbe il problema di entrambi, ma se la Sua fidanzata non c vuole andare, prova ad andare prima Lei da solo).
Dr. Alex Aleksey Gukov

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[#6] dopo  
Utente 334XXX

@dott. Di Rubbo: penso che abbia ragione dottore, mi pare che sia la strada migliore, grazie per la disponibilità, è stato gentilissimo. Sapevo che non mi sarei pentito di scrivere qua, mi siete stati utilissimi.

@dott. Alex Aleksey Gukov: Come ho scritto pocanzi, mi siete stati davvero utili, in effetti ha ragione sul dover essere più rigido, il fatto è che di aiutarla me lo ha chiesto concretamente una volta e dopo la crisi che le ho descritto prima...Mi ha detto di aiutarla piangendo e tenendo parecchio a lei le ho detto che ci sarei stato eccetera...terrò di conto un'eventuale prossima volta di essere più distaccato, grazie per avermelo detto.

Per quel che riguarda ciò che dice su separazioni e riconciliazioni, lessi un articolo tempo fa ove si diceva che le persone affette da bipolarismo non sanno mantenere un rapporto (mi corregga se sbaglio), non sanno chiuderlo, ma semplicemente scompaiono perchè non conoscono la via di mezzo e di conseguenza lessi che vanno stimolate parecchio dal punto di vista affettivo proprio per questa tendenza ad isolarsi. Temo che lasciando a lei le carte del gioco si chiuda in sè stessa (e magari più si chiude in sè stessa e più impara a stare senza di me, eccetera). Ovviamente ci tengo a tenerla per mano, so che il farmi vivo io può sembrare invadente (e magari lo è), ma avendo letto quell'articolo (mi dia la sua opinione in merito) ho deciso di assumere questo comportamento.

[#7]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gentile utente,
non posso concordare con l'autore dell'articolo che Lei ha letto, perché, secondo me, non si riferisce al disturbo bipolare.

Il mio parere è comunque che è inutile che Lei cerchi ad applicare le categorie ed i metodi medico-psichiatrici alla Sua fidanzata. Ognuno ha un suo ruolo. Scrivendo delle dinamiche relazionali, mi riferivo alla vostra relazione a prescindere dagli aspetti medico-psichiatrici:

non è detto che i dubbi della Sua fidanzata dipendano solo dalla malattia. Dall'altra parte, la Sua insistenza non è dettata solo dall'intento ad aiutare a lei nella malattia, ma chiaramente anche perché Lei non vuole perderla (Lei scrive: "Temo che lasciando a lei le carte del gioco ... più si chiude in sè stessa e più impara a stare senza di me...").

Nella vostra relazione può esserci una grossa parte delle dinamiche che non dipende affatto dalla malattia, ed è questa parte che è di Sua competenza, non bisogna mescolarla con un approccio specialistico, nessun specialista potrà farla.

Talvolta possiamo utilizzare la malattia (non sempre consapevolmente) per trovare le spiegazioni che per noi sono meno frustranti, oppure per trovare una chiave che permetta di tenere una persona vicino a noi (o di dare/ rnforzare a noi stessi il senso di trovarsi accanto alla persona). Ma queste tendenze non sono buone, perché possono sostituiscono a qualcosa importante nella relazione; in questi casi il rischio è di ritrovare poi accanto a noi non la persona, ma solo la malattia.

Sono d'accordo con il mio collega che la vostra relazione può essere quel varco attraverso il quale la Sua fidanzata possa accedere ad un curante.

Ma la stessa vostra relazione non è senza problemi e va curata.

Come Le ho scritto prima, Le consiglio di iniziare con il parlare prima Lei personalmente e dal vivo con uno psicologo della vostra problematica relazionale, di coppia. Per orientarsi meglio da chi andare, può fare anche una nuova richiesta di consulto sul nostro sito, questa volta: nella sezione di Psicologia.



Dr. Alex Aleksey Gukov

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[#8] dopo  
Utente 334XXX

Salve dottore, grazie nuovamente per la risposta. Ho avuto modo di parlarci a lungo stamattina, mi ha detto che ha difficoltà a vivere l'amore. Non può stare con una persona che ama perchè deve proteggerla da lei stessa. Dice che è innamorata ma per il mio bene deve chiudere i ponti, senza prendere nemmeno in considerazione l'idea di un curante, una terapia, o qualsiasi altro tipo di aiuto.
Dice che la portata delle sue crisi è direttamente proporzionale al quanto tiene alla persona, del tipo "più lo amo e più le mie crisi sono devastanti", per questo motivo, dice, devo assecondarla e sparire. Chiedo un ultimo parere da parte vostra. Se questa situazione deve darmi forza ad andare avanti con lei, se la devo interpretare come una sua richiesta d'aiuto o altro. La nostra relazione va curata, avete ragione, certo è che io adesso mi trovo in un punto morto, dove sembra che qualsiasi cosa faccia sia per il verso sbagliato, vi chiedo umilmente un ultimo parere/consulto alla luce di queste nuove notizie, vi ringrazio tantissimo, buona giornata.

[#9]  
Dr. Roberto Di Rubbo

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Gentile Utente,
concordo con il dr Gukov sul fatto che l'articolo citato si riferisse molto probabilmente ad un altro tipo di patologia, diversa dal Disturbo Bipolare. Voglio precisare, mi sembra sempre in accordo con il mio collega, che le possibilità reali che lei sembra avere per aiutare la sua fidanzata sono:
1) iniziare lei una psicoterapia che le chiarisca il punto in cui si trova e le sue reali capacità di esserle di aiuto;
2) qualora fosse possibile, iniziare una psicoterapia di coppia;
3) attendere, se possibile, in attesa di convincerla a curarsi.
Forse è un po' sintetico ma non vedo altre possibilità, fatta salva quella, quasi magica, che le cose si aggiustino da sole.
Cordialità,
Dr. Roberto Di Rubbo