Utente 432XXX
Buonasera,
Sono giunta su questo sito per chiedere un consulto dopo gli ultimi attacchi di panico avuti.
Sono sempre stata una persona ansiosa. Ansia che, sottolineo, non è mai stata invalidante, non fino allo scorso mese.
È iniziato tutto con delle vertigini che io credevo fossero dovute al fatto che ho una lieve anemia.
Alle vertigini si sono susseguiti leggeri sintomi fisici quali mal di pancia, instabilità, perdita di equilibrio. In questo periodo ho avuto anche molti incubi e avevo difficoltà a dormire "bene".
La mattina mi alzavo sempre di pessimo umore.
Le vertigini inizialmente solo le avvertivo quando ero a lezione. Tanto che molte volte mi sono vista obbligata ad abbandonare le lezioni...
Questo ha generato ulteriore ansia (perché, pensavo, proprio a lezione e non in altri momenti o lunghi?).
Il tutto è scoppiato due settimane fa quando, dopo aver bevuto due bicchieri di alcool e aver fumato (un "tiro") erba, mi è venuto il primo attacco di panico.
Non me lo aspettavo ed è stato terribile. Credevo fosse solo dovuto al fumo e al sonno (quella sera ero particolarmente distrutta).
Spaventata a morte, ho tirato avanti.
Ma le vertigini da allora si sono estese sempre più... Non riuscivo a camminare per la strada che mi sentivo instabile, ancor più di prima.
A questo primo attacco ne sono seguiti altri, leggeri, con un po' di tachicardia, paura, tremori ma comunque passati in tempi relativamente brevi.
Quattro giorni fa è peggiorata la cosa. Alle sette di sera, ho avuto un attacco di panico terribile.
Sono andata dal dottore che mi ha fatto fare urgentemente un elettrocardiogramma: 135 battiti.
Di corsa al pronto soccorso, è risultato tutto nella norma. Ero sotto l'effetto di un Valium datomi dal dottore. Analisi del sangue, radiografia, elettrocardiogramma tutto regolare. Di fronte alla mia preoccupazione, il dottore di turno al PS mi ha detto che se dovesse ricapitare, sarei dovuta tornare a farmi dare un'altra pasticca di Valium (stesso procedimento).
Il giorno seguente ho avuto un altro episodio e sono tornata dal dottore che mi ha prescritto BROMAZEPAM, in pasticche da assumere ogni dodici ore.
Il dottore in questione non lo conoscevo. Vivendo in Spagna, mi affido al primo dottore che trovo nel centro di salute.
Credete sia stata una scelta azzardata quella di prescrivermi un farmaco senza sapere minimamente la mia storia, clinica e non?
Sottolineo che è un periodo di stress. Ho cinque esami a gennaio e la cosa mi genera molta ansia. Mai però ho reagito così e la cosa mi preoccupa.
Ho provato, prima di avere questi attacchi così invalidanti, a prendere i fiori di Bach ma ovviamente sono serviti a nulla.
Adesso faccio fatica ad uscire di casa. Con l'aiuto del Bromazepam, esco più serena ma sempre con il timore di esser colta da un attacco.
Due settimane di "cura" saranno sufficienti a instaurare una piccola (e psicologia soprattutto) dipendenza?
Sono molto insicura e dipendente come persona. Il che, temo, peggiori il tutto...

[#1]  
Dr. Matteo Pacini

Referente scientifico Referente Scientifico
60% attività
20% attualità
20% socialità
VIGEVANO (PV)
MILANO (MI)
BRESCIA (BS)
ROMA (RM)
PISA (PI)
ALESSANDRIA (AL)

Rank MI+ 100
Iscritto dal 2006
Prenota una visita specialistica
Gentile utente,

Non è tanto che non sia corretta una prescrizione del genere in emergenza, ma il punto è che se si vuole fare una cura antipanico le medicine sono altre.
L'ansiolitico serve, come infatti accade a Lei, a uscire di casa, e non peraltro a prevenire gli attacchi. In questo modo però si finisce anche per usarli spesso, quotidianamente, con il risultato che non funzionano più, ed è un problema sospenderli.
Invece le cure, che a questo punto ci sono gli estremi di durata e gravità per pensare, sono quelle antipanico classiche. Non sono da prendere al bisogno, fanno effetto dopo due-tre settimane, e vanno proseguite per un tempo più o meno lungo, dopo che il panico si è fermato (di solito in 1-2 mesi si bloccano gli attacchi), per evitare la ripresa del disturbo.
Uno psichiatra conosce e gestisce questo tipo di cure.
Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it

[#2] dopo  
Utente 432XXX

La ringrazio per la risposta.
Ho controllato le scatole e la "cura" durerà un mese. Passato questo mese, avrò una ricaduta secondo Lei? (Soggettiva la cosa, immagino ma immagino anche ci siano delle statistiche al proposito).
Secondo: mi consiglia di rivolgermi a uno specialista ancor prima di finire il mese con il Bromazepam?

La cosa che mi ha sorpresa, molto, è stato il fatto che mi abbia prescritto un ansiolitico basandosi su una consulta di 5 minuti e l'elettrocardiogramma del giorno precedente.

Sono un po' dubbiosa
Ma devo dire che funziona molto bene il farmaco, se non altro....

[#3]  
Dr. Matteo Pacini

Referente scientifico Referente Scientifico
60% attività
20% attualità
20% socialità
VIGEVANO (PV)
MILANO (MI)
BRESCIA (BS)
ROMA (RM)
PISA (PI)
ALESSANDRIA (AL)

Rank MI+ 100
Iscritto dal 2006
No, non ci siamo capiti.
Scusa la cura secondo Lei dura un certo tempo a seconda di quante pillole ci sono nella scatola ?

Non esiste la cura per il panico di un mese. Esiste il panico che se ne va via da solo a volte.
Per adesso non se ne sta andando via da solo.

Per prescrivere un ansiolitico non servono chissà quali valutazioni, è un farmaco generico e di emergenza.

Se ha un disturbo di panico, dovrebbe fare una visita psichiatrica, e allora lì con un po' più di tempo di sceglie una cura vera e propria.
Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it

[#4] dopo  
Utente 432XXX

Mi scusi, mi riferivo al fatto che la dottoressa mi ha prescritto 60 pasticche, due ogni 12 ore. Quindi ho calcolato un mese.

Molto probabilmente mi sono espressa male. Volevo sapere se un mese di Bromazepam è sufficiente per instaurare una dipendenza dal farmaco.

Non vorrei che la cura fosse peggiore del disturbo...

[#5]  
Dr. Matteo Pacini

Referente scientifico Referente Scientifico
60% attività
20% attualità
20% socialità
VIGEVANO (PV)
MILANO (MI)
BRESCIA (BS)
ROMA (RM)
PISA (PI)
ALESSANDRIA (AL)

Rank MI+ 100
Iscritto dal 2006
Gentile utente,

Questa è la durata di una confezione a questa dose, lei parlava di durata della cura.

Non si instaura una dipendenza, ma una assuefazione, tecnicamente detta tolleranza.

Se la cura è peggiore del disturbo, siamo fuori dal concetto di cura. Questa mi pare però una sua idea a priori.
Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it