Utente 481XXX
Salve,
Una persona a me cara è affetta da disturbo borderline di personalità. Dopo un ricovero in una struttura, ha abbandonato le cure (circa 3 anni). Ultimamente si è resa conto di stare male e ha deciso di rivolgersi ad uno psichiatra-psicoterapeuta. Alla prima seduta ha prescritto i farmaci (antipsicotico, stabilizzatore dell'umore, una dose medio-bassa di antidepressivo per migliorare la qualità del sonno e ansiolitico al bisogno).
Quello che non mi convince è la psicoterapia. Non so che orientamento segua, ma al suo arrivo in studio la bacia sulle guance come se fossero amici e durante il colloquio dice cose che ritengo un po' strane. La paziente ha una figlia piccola e ha lasciato il padre poco dopo la nascita della piccola. Da sempre la sua più grande mancanza è quella di un partner (è giovane ma ha il desiderio di avere una famiglia). Ora lo psicoterapeuta le dice (in mia presenza) che per stare bene deve trovare un co-dipendente, che una persona con carattere non starebbe mai con lei, che il problema è lei, che non è una vittima ma una carnefice, ecc. Mi sembra un atteggiamento giudicante. So che non potete esprimere giudizi sui colleghi, ma io sono in crisi e non sappiamo cosa fare perché non capiamo se questi suoi comportamenti siano leciti, se sia giusto aspettare di capire meglio, se sia più giusto cercare qualcun altro che la aiuti.
Questi atteggiamenti del terapeuta possono essere strategici? Sono leciti?
Vi prego, siamo in enorme difficoltà.

[#1] dopo  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Non ho capito se le sedute avvengono in sua presenza.
Commentare delle frasi sganciate dal contesto e senza poter valutare il non verbale, vale a dire il tono di voce, la mimica, la gestualità degli interlocutori, sarebbe fuorviante.
La sua amica, la paziente, si reca volentieri dal terapeuta? Ha manifestato disagio nei confronti della terapia? Assume con regolarità le medicine?
Se lei si è assunta il compito di aiutare la paziente, sarebbe utile che si chiarisse col terapeuta, perché non c'è niente di più dannoso che una mancanza di fiducia non espressa, che un borderline coglie facilmente.
Franca Scapellato

[#2] dopo  
Utente 481XXX

Salve, dottoressa.
La ringrazio molto per la celere risposta.
Siamo ancora alla seconda seduta, quindi anche per me è difficile capire.
La paziente sta assumendo le medicine con regolarità da quasi una settimana e mostra già piccoli segni di miglioramento. Per quel che riguarda la psicoterapia, ha mostrato disagio per i seguenti fatti:

- Il bacio: ha detto che le dà fastidio e non lo comprende;
- Il fatto che al secondo incontro il dottore abbia imposto la mia presenza ("non voglio essere manipolato, l'altra persona mi serve da sponda"). Durante la seduta, medico e paziente non sono MAI rimasti da soli;
- Il fatto che il dottore abbia letto dei passi di un libro che sta scrivendo: gli ha detto "ma perché mi sta leggendo queste cose? Le so a memoria, conosco il mio disturbo"
- Il consiglio sul trovare un co-dipendente: "non capisco perché dovrei trovare una persona a cui rovinare la vita, schiacciandola e rendendola schiava! Non è quello che voglio!"

Oggi ci ho parlato e mi ha detto che si trova bene per alcuni aspetti ("mi mette di fronte alle mie responsabilità") e male per altri (quelli elencati).
Non ha detto di voler cambiare terapeuta, comunque.

Io ho tanta paura di sbagliare. Non è una mia amica. È una familiare.

[#3] dopo  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Il rapporto psicoterapeutico si basa sulla fiducia reciproca. Se il terapeuta inserisce una terza persona perché teme di essere manipolato non ci siamo proprio. Non soltanto si compromette la spontaneità della relazione, ma si include una persona (lei) che viene caricata di responsabilità che non dovrebbe avere. Mi sa che è lei a essere manipolata.
Il bacio, che oltretutto dà fastidio alla paziente, è fuori contesto. La sua parente può dire che le dà fastidio essere baciata, se lo psichiatra la colpevolizza per questo salutate e andate via.
La lettura delle pagine del libro scritto dal terapeuta non l'ho capita, i consigli sulla codipendenza sono paradossali, dato che il terapeuta non vede la paziente da sola.
In conclusione, pur coi limiti di un consulto a distanza, mi sembra che a livello farmacologico (ho letto il post precedente) la terapia sia ragionevole, mentre su una psicoterapia condotta in questo modo ho qualche dubbio.
Chiederei allo psichiatra quale tipo di psicoterapia sta applicando, prendendo appunti senza vergognarsi, per fare delle verifiche.
Franca Scapellato

[#4] dopo  
Utente 481XXX

La ringrazio molto dottoressa.
Adesso non so come parlarne con la mia parente, come toccare questi tasti. Ho paura di una reazione negativa alle mie osservazioni.

Riguardo alla lettura dei passi, il medico ha sottolineato nel corso di entrambe le sedute che sta scrivendo un libro sui pazienti borderline. Tende a vantarsi molto delle sue competenze e anche il suo sito internet è autoreferenziale a livelli preoccupanti. Ho cercato (senza successo) un suo curriculum vitae per capire se almeno avesse fatto la scuola di psicoterapia. Nulla.

Durante le sedute sottolinea spasmodicamente di essere "l'ultima spiaggia", il medico a cui vengono inviati i casi impossibili, quelli che nessuno è riuscito a risolvere.

Inoltre, nel corso del primo colloquio, ha detto "ti prendo in cura solo perché hai una figlia" (anche questa, dichiarazione che non abbiamo capito).

Riguardo alle mie responsabilità, ammetto di essermi sentita anche io sovraccaricata, specie quando mi ha detto che la mia familiare deve essere "la priorità", come se io non dovessi occuparmi di altro.

Sono preoccupata e non so come affrontare il tema con la persona direttamente interessata.

È il caso di aspettare il prossimo colloquio?

Mi scusi per l'insistenza, ma questa situazione sta diventando grottesca e temo di non riuscire a gestirla.

[#5] dopo  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Le cose che riferisce sono piuttosto sconcertanti. Non esiste l'ultima spiaggia, un terapeuta non accetta di curare qualcuno perchè ha una figlia, ma perché pensa di avere le capacità, la preparazione e il tempo per farlo, e immagino che sia anche pagato per il suo lavoro. A questo punto le consiglio di esporre alla sua parente i suoi dubbi e di cercare un altro terapeuta, tanto più che anche la paziente è a disagio per certi comportamenti. Tenga presente che è anche possibile un doppio assetto: uno psichiatra si può occupare della gestione dei farmaci, con visite periodiche, e uno psicoterapeuta, psicologo o psichiatra, può effettuare i colloqui. Lei come familiare rimane di supporto, ma in secondo piano.
Franca Scapellato

[#6] dopo  
Utente 481XXX

La ringrazio moltissimo.
Ho appena parlato con la mia parente, la quale ha esplicitato - non senza mostrare nervosismo - tantissime perplessità. Nonostante ciò intende andare al prossimo colloquio per tentare un chiarimento. Le ho già riferito che ho già il contatto di un'altra psicoterapeuta.
Non saprei cos'altro fare.

[#7] dopo  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Direi che più di così non può fare. E' importante che la paziente sappia che ci possono essere altre possibilità e che non è sola nel suo percorso. Ci tenga informati.
Franca Scapellato

[#8] dopo  
Utente 481XXX

Salve.
Ieri terzo colloquio con lo psichiatra, il quale alla domanda "chi metodo sta utilizzando?" ha risposto "li ho studiati tutti e ne ho elaborato uno mio". Poi ulteriori commenti sull'aspetto estetico della paziente. Ha deciso di cambiare terapeuta.
Mi ero informata sulle "nuove tecniche" per il trattamento psicoterapico del disturbo borderline, ma pare che sul territorio nessuno sia adeguatamente formato. La psicologia analitica può essere una strada percorribile? La mia parente sembra orientata verso un professionista junghiano. Cosa devo aspettarmi? Grazie!

[#9] dopo  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Le consiglio di girare il quesito nella sezione di psicologia.
Accludo un link dei colleghi psicologi che vi può dare un'indicazione generale.
La sua parente ha fatto benissimo a lasciare quel "terapeuta".
https://www.medicitalia.it/minforma/psicoterapia/533-mini-guida-orientamento-psicoterapeutico.html
Aggiungo solo una cosa: la psicoterapia è in ogni caso l'incontro tra due persone, ed è fondamentale che il paziente si senta supportato e aiutato, anche se ci possono essere momenti difficili. L'efficacia della psicoterapia dipende dalla relazione che si crea oltre che dalla tecnica utilizzata.
Franca Scapellato

[#10] dopo  
Utente 481XXX

Grazie mille dottoressa, lei si è dimostrata davvero squisita.

[#11] dopo  
Utente 481XXX

Salve,
Eccomi qui dopo oltre due mesi.
La mia parente si è rivolta ad un altro psichiatra, che gestisce un centro diurno. Fanno la terapia di gruppo. All'inizio sembrava andare tutto bene, ma adesso pare si sia verificato un "blocco". Non riesce più a parlare, forse perché il gruppo è frequentato da alcune persone che conosce. Ho la sensazione che il problema riguarda la condotta sessuale. Non ho elementi per affermarlo con certezza, ma temo che la mia parente si stia infilando in qualche ginepraio torbido e scabroso, come in passato. Forse sarebbe utile fare anche la terapia individuale? Magari con la stessa psicologa con cui fa quella di gruppo?
Intanto la terapia farmacologica è leggermente cambiata:

Aripriprazolo al mattino (Olanzapina dava troppo appetito), Lamictal. Il Trittico aveva fatto allergia e il medico aveva sostituito con Quietapina, ma questa è stata sospesa per galatorrea.
Consigli? Il comportamento sessuale è un argomento delicato, non so se posso affrontarlo con la persona che lo mette in pratica.
Cosa posso fare?
Ricordo che ha una figlia piccola.

Grazie

[#12] dopo  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Se la sua parente si sente bloccata o a disagio, è importante che ne parli o nel gruppo (se è il caso) o direttamente alla psicologa. Le dinamiche dei gruppi sono complesse, e la gestione non è facile, perché le variabili sono tante. Bisogna sempre ricordare che è una cura, non un "lavoro", anche se richiede impegno. Se dal gruppo ricava sostegno e si sente accettata e libera di parlare ok, se le dà ansia e disagio non va bene, e allora la terapia individuale è preferibile.
Franca Scapellato

[#13] dopo  
Utente 481XXX

La ringrazio dottoressa.
Si trova bene, ma non al 100%.
È proprio ciò che le ho consigliato di fare: parlare da sola con la psicologa e lo psichiatra per decidere come proseguire. Potrebbe anche fare entrambe cose: gruppo e individuale. Credo sarebbe la soluzione migliore.

Grazie ancora.

[#14] dopo  
Utente 481XXX

Salve,
È passato un po' di tempo e la situazione sembra peggiorare di giorno in giorno.
La mia parente ne sta combinando di tutti i colori nonostante segua la terapia farmacologica e l'analisi (terapia di gruppo e individuale).

- Gioca alle slot (non lavora)
- si procura vistosi tagli sulle braccia (che purtroppo mostra anche alla figlia)
- conversazioni a sfondo sessuale con persone che credo non conosca neanche (e nel corso delle conversazioni invia foto - normalissime, niente di compromettente a quanto ne so - di sua figlia). Potrebbe anche darsi che stia entrando in un giro di prostituzione, non mi sorprenderebbe affatto.
- per convincere il suo ex a tornare con lei gli ha inviato centinaia di foto porno, scattate in tutti i letti di casa. Ha ovviamente fallito.

Onestamente non so più come aiutarla e l'unica cosa che vorrei fare è allontanarla dalla bambina, che credo non debba subire tutto questo. La sta danneggiando notevolmente, facendola assistere a crisi psicotiche e agli effetti dell' autolesionismo. Cosa devo fare?

[#15] dopo  
Dr.ssa Franca Scapellato

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La priorità è tutelare la bambina, segnalando i comportamenti al servizio sociale. I terapeuti vanno informati dei comportamenti della paziente.
Franca Scapellato

[#16] dopo  
Utente 481XXX

Per quello che ne so i terapeuti si stanno limitando a "dirottarla" verso lo studio (a 30 anni ha deciso di diplomarsi) e la terapia farmacologica è rimasta identica nel tempo. Ad ogni modo ho inviato una lettera allo psichiatra in cui spiego il mio punto di vista. Spero la legga e sappia darmi anche lui qualche consiglio utile.

[#17] dopo  
Utente 481XXX

Salve,
Oggi ho avuto il colloquio con i terapeuti che seguono la mia parente. Cercheranno di farla parlare, perché lei non li ha messi a conoscenza degli ultimi "avvenimenti".

Riguardo ai servizi sociali ho un solo timore. Visto che la patente e sua figlia sono residenti con me, quanto è alto il rischio che la piccola venga sottratta alle nostre cure e portata in casa famiglia? Sarebbe l'ennesimo trauma. Io le sto facendo da mamma, la amo come fosse figlia mia. E lei mi ama come fossi sua madre. Ho molta paura che, invece di allontanare la fonte dei suoi traumi, allontanino la bambina dal nucleo familiare.

[#18] dopo  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Questa situazione esula dalle competenze mediche, consulti un legale per chiarire quali sono le possibilità di tutelare la minore.
Franca Scapellato