Utente 366XXX
Salve, vi scrivo perché ho una serie di sintomi che non riesco a spiegarmi e e che mi mandano in confusione.
Dunque, dentro di me percepisco come una sorta di muro, é come se nella mia emotività o dentro me stesso ci fosse un muro. Ci sono momenti in cui la mia vista peggiora e mi sento stordito (quando sono in gruppo con amici o anche da solo).
Quando sono in gruppo tra amici mi capita che percepisco dentro di me come una sorta di muro che mi impedisce di parlare o di dire qualcosa.
Ci sono momenti in cui mi viene da fissare altre persone e questa cosa qui mi fa sentire parecchio strano.
Ci sono momenti in cui sono completamente senza pensieri, non ho pensieri e non so assolutamente cosa pensare.
Quando sono in gruppo ho la tendenza a pensare che i miei amici vogliano in qualche modo prevalere su di me. Non mi fido molto delle persone e percepisco gli altri come una minaccia.
Ci sono stati momenti in cui mi sono sentito donna dentro e non uomo e sono estremamente confuso sul mio orientamento sessuale.
Ho bisogno di capire cosa significhi quel muro che percepisco, quel muro che sento dentro di me, non so spiegarmelo e mi manda in confusione e mi irrigidisce, non mi fa svolgere le mia abitudini quotidiane che sto cercando di adottare. A volte questo "muro" lo sento nelle mie braccia.
Ci sono stati momenti in cui percepivo il lato destro del corpo come se non mi appartenesse e come se fosse diverso da quello sinistro e mi capita a volte di avere questa sensazione, anche se in forma piú lieve.
Sono stato da due psicoterapeuti per risolvere altre questioni che in parte ho piú o meno risolto.
Mi sento parecchio confuso, mi sento come se avessi perso in qualche modo la mia identità.
Quando sono in gruppo con amici mi capita di sentire quasi il bisogno di voler manipolare le altre persone.
Ho bisogno di chiarezza su almeno due questioni e cioé su quel muro che sento dentro di me,che percepisco dentro di me che proprio non so spiegarmi, e sul mio orientamento sessuale che proprio non riesco a capire.
Sono stato da due psicoterapeuti ma piú provavo a risolvere situazioni e piú peggiorava la mia situazione e sono seriamente stanco.
Inoltre sono ossessionato anche da questa questione "come faccio a sapere che sto bene se non so come dovrei sentirmi ?"
Sono un tipo abbastanza ansioso ed in un test di personalità é emerso che ho una personalità tendtendenzialmente paranoica.
Vi prego ho bisogno di soluzioni alla mia situazione perché non so piú come uscirne. Mi sento seriamente confuso. Grazie in anticipo

[#1] dopo  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Dal momento che descrive uno stato mentale che le provoca sofferenza, è logico rivolgersi a chi cura queste condizioni, perché da solo continua ad arrovellarsi e a rimuginare. Quindi occorre prendere un appuntamento da uno specialista in psichiatria che dopo la diagnosi valuterà le possibilità di cura. Un unico test di personalità (somministrato da una persona qualificata, psicologo o psichiatra?) non è sufficiente per fare diagnosi di niente.
Franca Scapellato

[#2] dopo  
Utente 366XXX

La ringrazio per la risposta e per il consiglio, valuteró questa alternativa. Il test é stato somministrato da uno psicoterapeuta.

[#3] dopo  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Sta iniziando una psicoterapia o è già in terapia da qualche tempo? Lo psicoterapeuta ha motivato la richiesta di effettuare il test, e le ha dato delle spiegazioni in seguito?
Franca Scapellato

[#4] dopo  
Utente 366XXX

Ho iniziato un percorso terapeutico circa tre anni fa per un disagio che provavo verso una caratteristica del mio naso e man mano che la terapia procedeva emergevano in me altre difficoltà personali fino ad irrigidirmi ulteriormente e ad innescare in me sintomi depressivi, ero fuori la mia cittá per motivi di studio e perdendo la borsa di studio sono ritornato nella mia cittá dove ho deciso di iniziare un altro percorso terapeutico che non ha funzionato. Il test é stato richiesto da quest'ultimo dopo circa 4 sedute affermando che lo faceva fare a tutti i suoi pazienti per capire meglio su cosa lavorare.
Con il primo psicoterapeuta ho fatto principalmente elaborazione dei ricordi.
Con l'ultimo mi sono fermato perché non stava portando i risultati desiderati, perché continuavo a sentire quella sensazione di muro e di rigidità dentro di me e mi ha consigliato di rivolgermi ad uno psichiatra. Solo che mi spaventa un pochino rivolgermi dallo psichiatra perché ho paura che dandomi dei farmaci io possa peggiorare ulteriormente la mia situazione.
Dentro di me sento una sensazione strana, come se ci fosse un muro e non riesco a capire se é legato alla mia sessualità oppure no. Non mi capisco e a volte questa sensazione di muro la percepisco nella mia testa, mi fa sentire bloccato e a volte la percepisco nella zona addominale.

[#5] dopo  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Ora il quadro è più chiaro. L'eventuale terapia farmacologica può essere utile a fermare il rimuginio e la tendenza a controllare tutto quello che fa e dice, che la condiziona. La psicoterapia più utile in questi casi è quella focalizzata sul presente, quindi cognitiva o analitica breve.
Franca Scapellato

[#6] dopo  
Utente 366XXX

Di solito quanto dura una terapia farmacologica ? Ed una volta terminata è possibile che il problema possa ripresentarsi ? E come faccio ad essere sicuro che sia questa la terapia corretta ? Poi ci sono momenti in cui sembra quasi che dietro di me ci sia qualcuno, non saprei come spiegarlo, cioè so che dietro di me non c'è nessuno, è come se fosse una parte di me più primitiva che mi dice cosa devo fare e cosa non devo fare, mi sento strano, mi sento come se fossi una maschera e come se io non fossi la reale persona che è dentro di me e poi ci sono momenti in cui sono completamente senza pensieri e nella mia testa si presentano delle immagini che sono come delle rappresentazioni di me stesso.
Mi fa un pó paura una terapia farmacologica, perché se poi non funziona nemmeno quella cosa faccio ?
In ogni caso la ringrazio per la disponibilità e per le risposte

[#7] dopo  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Uno degli errori cognitivi più frequenti è l'intolleranza all'incertezza: la vita umana è fatta di probabilità, niente è sicuro al 100%. La durata della terapia è variabile, da un anno circa a due-tre anni. Di quello però ci si preoccupa dopo, all'inizio bisogna accertare se funziona, a che dosaggio, se ci sono effetti collaterali. Se è efficace il paziente se ne accorge dopo almeno tre settimane, e comunque la sintomatologia non scompare dal mattino alla sera, ma un po' per volta. Se non funziona una molecola, si prova con un'altra, o con un'associazione. Nel frattempo impara, con la terapia cognitivo-comportamentale ad esempio, a gestire l'ansia e il disagio. Il "cosa faccio" come vede non è il problema, piuttosto lo è il "quando comincio a impegnarmi" invece di girare in tondo rimestando sempre gli stessi pensieri.
Franca Scapellato

[#8] dopo  
Utente 366XXX

D'accordo Dottoressa, chiarissima. La ringrazio ancora per la sua disponibilità. Me ne farò un'idea a riguardo anche perché devo valutare l'aspetto economico della questione