Utente 407XXX
Salve, poco più di un mese fa sono stata a una visita presso una vostra collega su consiglio della psicologa che mi segue.
Alla fine del colloquio (e dopo aver parlato anche con la psicologa) voleva prescrivermi Risperdal a basso dosaggio per "l'angoscia e i pensieri troppo veloci", aveva detto che è come se avessi un vortice nella mente composto da due code: una era l'idea di essere sbagliata e altre cose che non ricordo, l'altra è rappresentata dalle sostanze e perciò da voglia, loop mentali strani etc. Aveva detto che era necessario rallentare il tutto per poter "prendere una di queste due code più facilmente".
Siccome però quel farmaco lo conosco indirettamente e lo associo a patologie terribili, non l'avevo voluto e alla fine mi aveva prescritto Trilofan 4 mg la sera, dicendo che mi avrebbe anche aiutato a dormire.
Naturalmente stavo molto male, ma non ho accettato di assumere il farmaco fino a una decina di giorni fa. Gli antipsicotici mi terrorizzavano (e questo non è cambiato) sia per gli effetti collaterali che per l'idea di avere un problema mentale tale da non poter funzionare normalmente senza. Il concetto è: se ce la faccio senza, per quanto sia dura, allora significa che non sono così messa male.
Comunque mi ha fatta iniziare con 2 mg la sera per qualche giorno, adesso dice che devo prendere i 4 mg al mattino.
Il fatto è che adesso l'angoscia non c'è più, e i "pensieri veloci" inafferrabili sono diminuiti. Non sto assumendo sostanze anche se in molti momenti lo farei volentieri.
Naturalmente il medico è aggiornato sulla situazione, eppure mi dice di aumentare il farmaco come previsto prima. Anzi, dice che vuole vedermi ancora una volta per capire come sto ed eventualmente aumentare ancora se serve.
Ma se chiedo che cos'ho, sia lei che la psicologa mi rispondono che non ho niente di che, solo che - riassumendo quel che ho capito - sono ipersensensibile al giudizio degli altri, al rifiuto, alla paura dell'abbandono e alle critiche o presunti attacchi verso di me (praticamente a volte do per scontato che le persone intorno a me mi vedano strana, malata, sbagliata e che mi trattino di conseguenza. Vedo conferme di questo presunto giudizio di continuo, anche dove non esistono assolutamente e i comportamenti sono normali, dato che la maggior parte del tempo probabilmente nessuno pensa un bel niente di me).
Le domande sono queste:
1. da quel che ho scritto secondo voi si tratta di paranoia?
2. in generale, in che casi non si dice una diagnosi o almeno un'ipotesi?
e insomma per cosa si usa questo farmaco?
mi sento presa in giro, anche perché non è la prima volta che vivo un periodo difficile e gli specialisti non vogliono saperne di dirmi cos'ho. Qualche anno fa mi erano stati somministrati diversi test psicologici e di personalità presso un sert, ma anche lì non avevano voluto dirmi cosa avessi limitandosi a un "da fuori non si direbbe che sei così complicata".
Sarò immensamennte grata a chi di voi mi risponderà.

[#1] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Intanto non ho capito di che sostanze parliamo. La descrizione che ha riportato sopra parrebbe quella di uno stato misto, psicotico o meno che sia. La scelta del risperdal non implica necessariamente che siano presente sintomi psicotici veri e propri. Fatto sta che lo ha assunto e ha fatto un effetto positivo. La diagnosi è importante che la faccia il medico, che la si comunichi subito al paziente, che si trova magari una condizione allarmata o di diffidenza, non è sempre possibile in maniera serena, perché magari una persona può allarmarsi per una diagnosi e non per un altra senza che ci siano vere e proprie ragioni. Inoltre, se uno ha una psicosi, è chiaro che dirglielo non serve a granché, visto che non se ne rende conto.
A me pare che il medico, da come ha impostato la cosa, abbia un'idea della cosa. Per capire cosa si ha magari ha senso attendere di essere più "Neutri" e non rischiare di prendere le diagnosi come una critica, o di non accettare di poter avere una percezione della realtà alterata o addirittura falsata.
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 407XXX

Non ho scritto quali sostanze perché ne ho assunte di molti tipi in periodi diversi, comunque l'ultima è stata lsa più di un anno fa, due volte a distanza di un mese e mezzo circa, e la seconda volta ero in uno stato terribile; e poi nell'ultimo anno della semplice codeina per la tosse e per un altro problema che neanche ricordo, il fatto è che anni fa sono stata dipendente da oppiacei (farmaci e non) per un breve periodo e così mi è tornato il craving.

Che cos'è uno stato misto?

Ah, mi ero dimenticata di scrivere che per alcuni mesi tra fine estate e autunno mi ero sentita completamente distaccata dalle persone a livello emotivo e affettivo, e anche da me stessa. Però la cosa sta migliorando (da prima che iniziassi con il famraco). E inoltre mio marito sostiene che i problemi seri siano iniziati poco dopo che ho avuto un aborto spontaneo, lo scorso maggio. A me sembra che siano iniziati molto prima, ma in effetti non saprei quando e ho l'impressione di avere qualcosa che non va da sempre, o quasi.

Ho capito la sua spiegazione sui possibili motivi per cui la diagnosi non viene comunicata, e La ringrazio.
Secondo la sua esperienza, le persone più vicine si accorgono se uno ha una psicosi? (per logica io penso di sì, ma magari mi sfugge qualcosa)

[#3] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Non è detto che le persone vicine si accorgano di cosa uno abbia di preciso, si accorgono di solito del grado di agitazione e disorganizzazione del comportamento.

Non ho capito il discorso delle sostanze: stiamo parlando di una dipendenza da oppiacei diagnosticata ? E quindi non curata ?
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Utente 407XXX

Dott. Pacini, potrei chiederle di spiegarmi che cosa esattamente è una psicosi nel modo più semplice possibile?
Io associo la cosa a stati deliranti, allucinazioni e discorsi senza senso/paranoici (per esempio avere paura che delle persone vogliano ucciderti e simili), comportamenti o atteggiamenti strani. Ma a tutti gli effetti non so cosa sia.

Stiamo parlando di una presunta tossidipendenza diagnosticata, e tentata di curare dal personale di un ser.t e poi in una comunità apposita.
Scrivo presunta perché in realtà si trattava di poliabuso, è vero che in alcuni periodi assumevo oppiacei per più giorni, ma i problemi maggiori a livello fisico-sociale-emotivo e quant'altro li ho avuti in conseguenza dell'abuso occasionale di altre sostanze, in particolare una volta con MDMA.
Ho usato anche anfetamine e alcol per un breve periodo (di sabato sera). Un paio di volte alcol e cocaina, parecchie smart drugs. Cannabis credo una o forse due volte all'anno, in quantità minime. Ho provato una volta la chetamina.
Ma per tutto questo bisogna andare indietro di qualche anno.
Quel che non mi è mai passato del tutto è la dipendenza psicologica per gli oppiacei: in un modo o nell'altro non me li leverò mai dalla testa. Che fosse kratom, farmaci antidolorifici o eroina poco cambiava, e cambia. Sempre "quello" cerco. Poi avevo anche imparato a riempirmi un po' la vita con altro, solo che da un po' le condizioni sono cambiate, diversi aspetti della mia vita sono andati male, e allora rieccomici. Ma stavolta è successo senza andare in cerca di nulla, è bastato avere la tosse una volta un anno fa e prendere lo sciroppo per riaprire quella porta.
Ultimamente è stata una lotta quasi quotidiana con me stessa per non comprare/assumere nessun oppiaceo.

Da tre giorni ho alzato il Trilafon a 4 mg. La voglia di oppiacei è diminuita, in compenso ho ricominciato a fumare sigarette dopo mesi di stop, ne ho sentito il bisogno, e per qualche assurda ragione che non arrivo a comprendere ho una voglia smodata di stimolanti come la cocaina (presa DUE volte in tutta la vita!)
Praticamente è così forte che mi sono già messa l'animo in pace che finirò per usarne presto, sto solo cercando di rimandare all'ultimo giorno dell'anno nella speranza di ruscire a sentire la psichiatra prima o che comunque mi passi. Non mi ricordo di avere mai pensato tanto a questo tipo di sostanze finora, non capisco mica più niente di quel che mi sta succedendo.

[#5] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Ma quindi "presunta tossidipendenza diagnosticata, e tentata di curare dal personale di un ser.t e poi in una comunità apposita."
O era presunta è stata diagnosticata. Quindi l'avranno diagnosticata se si è poi provveduto a curarla. Come è stata curata ? Perché le cure per la dipendenza da oppiacei sono sostanzialmente quelle con agonisti oppiacei tonici, metadone o buprenorfina. Ha svolto un programma di quel tipo ?



La psicosi è la produzione di contenuti mentali autonoma, registrata come reale e quindi non da dimostrare, una verità che si sovrappone a quella "vissuta" per interazione con l'ambiente. I sintomi sì, sono quelli che ha citato, allucinazioni e delirio, tra i principali.
Dr.Matteo Pacini
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[#6] dopo  
Utente 407XXX

L'avevano diagnosticata, come ha giustamente consluso lei. Ma lei farebbe una diagnosi simile per 3 giorni di uso, una pausa di un paio di mesi, ancora giorni di uso (non mi ricordo di preciso, al massimo una settimana) e poi stop?
Il fatto è che non sapevano come stavano le cose. Si mente sempre sull'uso, ma nel mio caso dicevo di aver usato anche quando non era vero, non viceversa. Le analisi per verificare le avevano potute fare ben poche volte, perché studiavo in una città distante da quel sert e non avevo voluto essere trasferita a uno nuovo lì.
Erano convinti che assumessi ancora eroina dopo quelle volte, un anno e mezzo dopo lo credevano ancora. Ma perché ero io che glielo facevo credere. Non sono pazza, e anzi mi vergogno molto di aver mentito su questa cosa, ma non la stavo usando. Né altri oppiacei che io mi ricordi, eppure due anni dopo cercavano di convincermi a entrare in comunità. Per qualche ragione non riuscivo a smettere di raccontare una storia falsa, e mi creda ci soffrivo tanto, non sono riuscita a dire come stavano le cose neanche quando stavo per andarci davvero, altri due anni dopo (lì però avevo effettivamente ripreso - con codeina però - per due o tre settimane). Non so cosa sia accaduto nella mia mente in quel periodo, ho sempre avuto il dubbio che al sert sapessero come stavano le cose e si fossero accorti che mentivo, e che però la soluzione fosse lo stesso una comunità. Non so neanche adesso come vedessero la cosa né lo saprò mai, probabilmente.
Avevo iniziato con la buprenorfina appena prima della comunità, ma il medico l'aveva sospesa perché il primo giorno in cui l'avevo assunta mi era successo un fatto molto strano che il medico aveva spiegato come "grave reazione isterica al farmaco".

E' sicuro che non sia possibile rendersi conto di averla? Non intendo per i pensieri, ma per la parte "data per scontata" (sperando di aver capito cosa intendeva). Io mi accorgo di aspettarmi qualcosa di male dagli altri, anche se non è niente di pratico. "Sento" appunto la paura, la diffidenza, il fatto che possono vedere che sono strana o qualcosa di simile. Può essere questo? Non è che sono pensieri, è un problema a un altro livello più profondo. E poi in certi momenti è come se vedessi le conferme.

[#7] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Sei giorni di numero di uso di eroina ovviamente non fanno una dipendenza. Ora, può darsi che tra eroina, codeina e altro alla fine si configuri un uso recidivante, ma è da chiarire se si tratti di una fase già fuori controllo, o di un uso ricercato e controllato dall'utilizzatore secondo la sua ricerca di piacere. In questo caso si può configurare un abuso senza che sussistano i criteri di una dipendenza. Per stabilire se una persona fa uso è banale, bastano esami delle urine, anche se non tutti gli oppiacei sono riconoscibili nello stesso modo.
Quindi per un uso saltuario le hanno comunque iniziato una terapia con buprenorfina, e questo comunque può aver senso. Ma quale sarebbe stata la reazione "isterica" ?


Chi delira non riferisce i suoi pensieri come deliranti, per definizione. Ci si può render conto di uno stato di perplessità, di significati non chiari, di minaccia incombente, di qualcosa che sta per venir fuori, di messaggi strani che ci cironcondano, ma appunto siamo già nel delirio... non definito nei contenuti.
Dr.Matteo Pacini
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[#8] dopo  
Utente 407XXX

Quando avevano iniziato a consigliarmi la comunità, non c'era alcun uso di oppiacei in corso. Ne avevo voglia perché soffrivo di ansia forte e derealizzazione (mi avevano diagnosticato disturbo d'ansia generalizzato e trauma da abbandono), ma a meno che la memoria non m'inganni non stavo assumendo oppiacei.
Quando invece avevo accettato di andarci, l'uso iniziava a essere fuori controllo (due anni dopo però).
La reazione isterica è stata quella da manuale, da quel che avevo letto poi in internet: ero finita per terra con gli occhi chiusi, la mascella serrata e tremavo violentemente. Ero semicosciente, non l'avevo fatto apposta ma neanche era una cosa completamente incontrollata. Almeno non all'inizio, quando ero caduta: non avevo deciso di gettarmi a terra ma neanche ero svenuta. E' stato strano, è anche difficile da spiegare. Beh per il delirio mi arrendo, è inutile cercare di capire se ne sono affetta dal momento che non posso comunque accorgermene.
E invece lo stato misto a cui accennava in cosa consiste? ho trovato che succede quando una persona presenta sintomi depressivi ma anche agitazione, aggressività, euforia, praticamente senza senso e senza motivi. E' corretto?

[#9] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Il fatto che non ci fosse uso in corso non significa che non si abbia una dipendenza.
Se sta parlando di un uso che procede in due anni, si capisce allora che fosse un uso con una certa ricorrenza o continuità lungo due anni, non solo un paio di episodi.

Riguardo alla reazione da manuale, non mi risulta alcuna reazione isterica con la buprenorfina. Se mai mi risulta un effetto di tipo oppiaceo antagonista in chi sta in quel momento assumendo oppiacei regolarmente, a seconda della dose e della potenza. Questo sì, ma è un equivalente astinenziale.

Lo stato misto è brevemnte descrivibile come uno stato di urgenza o smania comportamentale, associato a umore depresso, disperato o rabbioso, a incapacità di mettere a fuoco i pensieri o di fermarli, improduttività o disorganizzazione comportamentale, insomma uno stato in cui si è contemporaneamente bloccati ma eccitati.
Dr.Matteo Pacini
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[#10] dopo  
Utente 407XXX

No, non c'era un uso che procedeva in due anni. C'è stata una pausa di quasi due anni, poi 2 o 3 settimane di utilizzo di codeina. Nel frattempo ho usato alcune delle altre sostanze che ho scritto più sopra, non oppiacei.
La reazione isterica era stata definita così dal medico, e sinceramente non ricordo se avessi assunto altra codeina dopo la buprenorfina. Mi sa che ci aveva preso sullo stato misto, è proprio così che mi sono sentita per alcuni mesi. E in più le persone e le cose sembravano un po' strane, distanti, spente o comunque molto diverse dal solito. Adesso mi accorgo quando finisce l'effetto del farmaco perché cambia qualcosa, non è niente di eclatante ma mi sento meno presente a me stessa, più disperata o arrabbiata, la percezione della realtà cambia leggermente (non che veda cose diverse, sono sempre le stesse ma più distaccate da me, più vuote e a volte minacciose)
La mia psichiatra mi ha detto che questo o altri farmaci simili non risolveranno il mio problema, ma consentiranno solo alla psicoterapia di essere più efficace. Quindi o la terapia riesce o sono fregata, in pratica?

[#11] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Il farmaco che assume è un antipsicotico che può avere funzioni di stabilizzazione dei comportamenti impulsivi e aggressivi. Potrà anche consentire alla psicoterapia di funzionare meglio, ma non è che serva soloa questo.

Io farei fare una diagnosi più chiara, se si vuole intervenire sulla tendenza agli abusi vari, e contemporaneamente stabilizzare alcuni comportamenti, il trilafon può essere un primo approccio, ma forse ci sono cose più efficaci e specifiche.
Dr.Matteo Pacini
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[#12] dopo  
Utente 407XXX

Anch'io farei fare una diagnosi, non chiederei di meglio in realtà. Intende altri antipsicotici? il primo che il medico avrebbe voluto farmi prendere era il Risperdal (o anche Seroquel, aveva detto). Poi aveva optato per questo dicendomi che è il più leggero ma adatto allo scopo.

[#13] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Non necessariamente antipsicotici. Appunto, dipende dalla diagnosi. Una psicosi intesa come psicosi cronica continua è quel tipo di malattia che richiede antipsicotici, per il resto ci sono alternative.
Dr.Matteo Pacini
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[#14] dopo  
Utente 407XXX

Capisco, aspetterò la prossima visita con più un po' più di serenità adesso. La ringrazio molto per il consulto e le risposte.