Utente 479XXX
Salve,
Sono una ragazza di 24 anni, e sono seguita da una psicoterapeuta da svariati anni per dei traumi e abusi subiti durante l'infanzia e l'adolescenza. Finora, con la psicoterapia, ho avuto un buon feedback. Purtroppo, però, circa una settimana fa è venuta a mancare mia madre e questa scomparsa mi ha fortemente destabilizzata. Devo laurearmi, ho molte cose da fare, ma rimango a letto per giornate intere senza fare nulla, se non dormire o guardare la tv. La mia psicoterapeuta lavora in uno studio in cui c'è uno psichiatra, e anche in passato ho fatto delle sedute di psicoterapia in cui era presente anche lui. Oggi ha deciso che per questo periodo sia utile un aiuto farmacologico, e mi ha prescritto il debinan, a 50 mg. Mi ha detto di prenderlo per una ventina di giorni. Secondo la vostra esperienza, è corretto prendere uno psicofarmaco per così poco tempo, per poi smetterlo dopo solo 20 giorni? Non vorrei avere effetti dovuti ad una sospensione repentina. Inoltre, ho paura di ingrassare. Sto molto attenta al mio peso, e anzi vorrei dimagrire qualche chilo (sono nella fascia del normopeso, ma peso circa 5 kili in più rispetto al mio pesoforma). Se in queste settimane curo maggiormente la mia dieta e faccio più attività fisica, dovrei poter tenere sotto controllo il peso? O comunque il deniban porta ad un aumento di peso, a prescindere dallo stile di vita seguito?
Vi ringrazio per l'attenzione.

[#1] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Se effettivamente lo deve assumere per 20 giorni e poi sospenderlo dubito seriamente che il prescrittore sia psichiatra.

Il farmaco esplica in azione in circa 4 settimane per cui questa assunzione può avere solo alcuni risvolti sintomatici ma non terapeutici.


Dr. F. S. Ruggiero

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[#2] dopo  
Utente 479XXX

Salve,
Che sia uno psichiatra non ho dubbi, però certo, anche io, ignorante in materia, ho avuto delle perplessità in merito a questa prescrizione.
Da quello che ho capito, ritiene il mio stato assolutamente in linea con l'evento capitatomi di recente, e voleva darmi un aiuto, uno stimolo perché, nonostante stia in una normale fase di elaborazione del lutto, ho delle scadenze da rispettare e delle incombenze da assolvere. È, quindi, possibile che abbia ritenuto di curare la sintomatologia "fisiologica" connaturata al lutto, in modo da permettermi di portare avanti gli impegni e di rispettare le scadenze collegate alla laurea? Sarebbe un ragionamento razionalmente condivisibile o privo di fondamento?
In conclusione, lei cosa mi consiglia di fare? Assumere il farmaco e poi chiedere allo psichiatra che me lo ha prescritto di scalarlo? Oppure recarmi da un altro psichiatra? Vorrei evitare scompensi o di arrecar danno anziché sollievo.
La ringrazio