Utente 584XXX
Buongiorno,
è da molto tempo che seguo con molto interesse il vostro sito e l'ho sempre trovato di grande aiuto in svariati campi e molto professionale!
Ora ho deciso di scrivere sperando di trovare un prezioso consiglio!! !

Io abito con mia moglie e i miei figli, sono realizzato nel lavoro e sto molto bene.

La mia famiglia di origine abita a più di 600 km di distanza, mio padre con mia madre e mio fratello con la sua famiglia.

Prima abitavano nella stessa casa (di proprietà dei miei genitori) e avevano un rapporto molto burrascoso e i miei venivano spesso a trovarci perchè non sopportavano la situazione che vivevano lamentandosi di continuo.


5 anni fa mentre ero con la mia famiglia in vacanza dai miei mio fratello ha fermato l'auto in corsa con il freno a mano mentre guidava mia madre per un diverbio con mio padre, è sceso ed è tornato a casa a piedi.
Di li a una settimana ha (inscenato?) un tentato suicidio ed è stato portato in ospedale con un TSO.
Gli hanno diagnosticato un disturbo borderline di personalità e da quella volta tiene sotto scacco soprattutto mia madre con continue scenate tra svenimenti e il volersi buttare dal terrazzo.
Non ha sempre voluto seguire la terapia psichiatrica anche auto sospendendosi gli psicofarmaci.
Ha sempre approfittato del carattere debole di mia madre con alle spalle una depressione fortissima quando eravamo piccoli entrambi che ha lasciato evidentemente strascichi anche su di me e sulla mia autostima.


Due anni dopo c'è stata una violenta litigata con conseguente aggressione di mio fratello a mio padre sempre per un diverbio.
Mi è stata chiesta collaborazione per far internare mio padre ma visto che l'ho difeso ha voluto troncare i rapporti.

Nel frattempo mia madre ha preteso che se andassero via da casa loro, giurando di non averci più volere a che fare.

Io da quella volta non ho più il coraggio di tornare per paura di mio fratello.
Anche perchè ha dei precedenti con risse in locali e nei posti di lavoro.


Purtroppo altre scenate hanno "tenuto in catene" i miei e da allora non vengono più a trovarmi come prima (1/2 volte l'anno) giustificandosi con il fatto che io non vado più giù e sono tornati a fargli da servi.


Come zii si fanno solamente sentire ai compleanni e a Natale con una telefonata e se non fosse per mia madre che me lo ha detto non saprei neanche che non abitano più li perchè con me non parla!

Adesso dopo l'ennesima scenata di mio fratello mia madre mi ha chiamato come per farmi sentire in colpa perchè io non parlo con lui!
Io non voglio cadere nella trappola e non voglio essere soggiogato!
Cosa potrei fare?


Grazie di cuore

[#1]  
Dr. Matteo Pacini

Referente scientifico Referente Scientifico
60% attività
20% attualità
20% socialità
PISA (PI)
ALESSANDRIA (AL)
VIGEVANO (PV)
MILANO (MI)
BRESCIA (BS)
ROMA (RM)

Rank MI+ 100
Iscritto dal 2006
Prenota una visita specialistica
Gentile utente,

L'equivoco su questo genere di domande nasce dal fatto che dopo aver fatto riferimento ad una diagnosi, ci si pone il problema di come rapportarcisi, che sarebbe come porsi il problema di come mangiare e andare in bagno soffrendo di colon irritabile grave. Per definizione, i disturbi di personalità compromettono proprio la qualità delle relazioni, a causa delle modalità con cui chi ne soffre sollecita, manipola, e vincola gli altri. Peraltro, gli scopi che la persona ha attraverso queste modalità rimangono insoddisfatti, cioè se il disturbo è disturbo, la persona affermerà di essere trascurata, abbandonata, non capita, e ricattata.
Se in teoria alcune cure esistono per miglioare alcuni aspetti di queste sindromi, la domanda "come mi ci devo rapportare", parte da un assunto che è l'esistenza di un modo fisiologico e equilibrato di rapportarcisi.
Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it

[#2] dopo  
Utente 584XXX

Grazie dottore per la celere risposta,
il problema è che non è il paziente che si sente ricattato, ma è lui stesso che ricatta....
Come se volesse intendere: "Se non fai come dico io potrei farmi o fare qualcosa"...e tutti ad avere paura e ad essere al suo servizio...
Il mio quesito era per capire se secondo uno specialista sia giusto che una persona debba compromettere il proprio equilibrio psicologico e familiare assecondando questa specie di tranello

[#3]  
Dr. Matteo Pacini

Referente scientifico Referente Scientifico
60% attività
20% attualità
20% socialità
PISA (PI)
ALESSANDRIA (AL)
VIGEVANO (PV)
MILANO (MI)
BRESCIA (BS)
ROMA (RM)

Rank MI+ 100
Iscritto dal 2006
"il problema è che non è il paziente che si sente ricattato, ma è lui stesso che ricatta...."

E' quello che ho detto, per definizione è così in quella diagnosi.

Se si chiama "disturbo" è perché non tende ad un equilibrio, per cui chiedersi se ci può essere un equilibrio è appunto come chiedersi se con la dissenteria si può avere una normale funzione intestinale.
Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it

[#4] dopo  
Utente 584XXX

Grazie dottore,
riprendendo il suo paragone sulla dissenteria...
se uno ne è affetto mangia in un determinato modo e si cura, giusto? Non fa di testa sua e mangia le patatine fritte....
Quindi se uno non si cura in maniera adeguata è giusto che un'altra persona debba essere coinvolta ed abbassarsi solo perchè ha quel disturbo?
Io da piccolo ho sofferto tanto e non voglio tornare nell'occhio del ciclone!

[#5]  
Dr. Matteo Pacini

Referente scientifico Referente Scientifico
60% attività
20% attualità
20% socialità
PISA (PI)
ALESSANDRIA (AL)
VIGEVANO (PV)
MILANO (MI)
BRESCIA (BS)
ROMA (RM)

Rank MI+ 100
Iscritto dal 2006
No, se uno ne è affetto si cura. Tende a non riuscire più a mangiare senza avere disturbi. No, non mangia patatite fritte perché il suo comportamento non è parte della malattia.
Invece nei disturbi di personalità sì, per definizione, altrimenti di cosa stiamo parlando ? Di un soggetto che mette in atto comportamenti per poi lamentarsi dei risultati che ritiene causati dagli altri. Per quanto riguarda la funzione intestinale del detto soggetto, magari è normalissima. Il comportamento segue invece questo schema disadattativo.
Cambia l'organo, ma il concetto è sempre uguale: lo scompenso funzionale è tale, non tende ad un equilibrio.
Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it