Utente 720XXX
Salve
soffro di depressione da 3 anni e mezzo, interrotti da periodi di remissione tipicamente lunghi 20 giorni ogni 3-4 mesi, ad esclusione di un sorprendente periodo di remissione di circa 4 mesi accaduto nello scorso inverno. Tuttavia ora già da Aprile sono ricaduto nel mio solito tunnel.
In questi anni ho tentato diversi farmaci, in sostanza tutte le categorie di antipdepressivi disponibili ad esclusione della mirtazapina, della roboxetina e degli Imao. Assicuro che le dosi in questione erano sempre alte data la mia buona tolleranza ai farmaci di nuova generazione, mentre non sono stati tentati dosaggi alti di triciclici per gli effetti collaterali che mi provocano. I giovamenti avuti dai suddetti farmaci sono sempre stati limitati e mai contunuativi nel tempo, sempre che vi siano stati e sempre che i giovamenti avuti non siano stati dovuti a naturale temporanea remissione della depressione.
Tutte queste terapie sulla base delle indicazioni di uno psichiatra che ho trovato sulle pagine gialle (il che non significa ovviamente che non sia capace).
Tuttavia ciò che mi chiedo è se i centri italiani d'eccellenza in psichiatria (penso a pisa e al san raffaele a milano ad esempio) possano fornire delle soluzioni a pazienti che dopo anni e vari tentativi non riescono ad uscire dal problema. Mi chiedo se dispongno di strumenti più efficaci di diagnosi e/o cura, o se è solo questione di prestigio dei medici che vi lavorano. Insomma, potrebbe essere il caso che io mi rivolga a una di questi centri a vostro avviso?
grazie in anticipo per qualsiasi suggerimento

[#1] dopo  
Dr. Vito Fabio Paternò

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Gentile utente,
non è detto che in questi centri di eccellenza (io lavoro al San Raffaele) si trovi sempre la soluzione ai problemi, ma certamente un caso che può essere più complicato di altri, anche per la sua eccessiva durata, in questi centri può essere affrontato anche con metodi non farmacologici che possano potenziare l'effetto della terapia farmacologica.
Se ha fatto molte terapie ambulatoriali ed il suo problema è sempre presente, in questo caso può tentare la strada del ricovero per cercare di affrontare il problema in maniera più drastica.
Cordialmente
Dott. Vito Fabio Paternò

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[#2] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente

la presenza di resistenza al trattamento può indicare una diagnosi non corrispondente a quella per cui viene trattato.
Andrebbe certamente riconsiderata la diagnosi.
Dr. Francesco Saverio Ruggiero
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[#3] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

la depressione resistente si cura secondo determinate strategie. La prima cosa che si valuta è se effettivamente sono state provate tutte le terapie efficaci, o tutti i tipi. tenga presente che in gran parte dei casi in realtà sono stati provati un numero impressionante di antidepressivi ma non gli stabilizzatori dell'umore e per esempio non la terapia elettroconvulsivante.

Il centro di Pisa lo conosco, si occupa di depressione e anche di depressione resistente, presumo anche quello di Milano.

Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Dr. Vassilis Martiadis

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Gentile utente,
prima di deficire come resistente una depressione esistono una serie di valutazioni farmacologiche da considerare. E' corretta la diagnosi? Quali farmaci sono stati usati, per quanto tempo, a quali dosaggi? quali associazioni sono state provate? quali strategie di "augmentation" con altri farmaci sono state saggiate?
Questo tipo di valutazioni può essere fatto ache da uno psichiatra di serie b di un centro di salute mentale, senza dover ricorrere ai centri di eccellenza. Potrebbe essere utile tale approfondimento in ambiente ospedaliero.
cordiali saluti
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
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[#5] dopo  
Utente 720XXX

Vi ringrazio innanzitutto per le vostre risposte.
Premetto che il mio caso di depressione, per quanto estremamente duraturo e recidivo (ho avuto già un primo periodo di crisi durato 5 anni tra i 20 e i 25 anni di età), non presenta sintomi di intensità particolarmente elevata.
O meglio, la situazione è questa:
la mia mente è priva di motivazione, non riesce a immaginare cose piacevoli da fare e fatica a comandare il corpo in qualsiasi azione quotidiana. Ne conseguono pensieri di disperazione e scoraggiamento, spesso accompagnati da ideazioni suicide. TUTTAVIA, per qualche motivo inspegabile, in questi 3 anni non ho mai mancato un giorno di lavoro, ho sempre fatto sport e continuato la maggior parte delle mie attività e alimentato le mie relazioni sociali. Faticando tanto, di certo, ma l'ho fatto. Deve esserci in me una batteria di sopravvivenza che agisce a prescindere dalla motivazione mentale.
E poi, questo fantomatico suicidio, per quanto lo abbia ideato milioni di volte,anche nei particolari, non l'ho mai tentato.

Quindi mi chiedevo questo:
se si appurasse che faracologicamente non ci sono altre vie da percorrere, le terapie non farmacologiche o il ricovero potrebbero essere applicabili anche al mio caso? In particolare immaginavo che il ricovero avesse solo una funzione 'contenitiva' per casi in cui ci fosse immediato pericolo di vita...oppure si può considerare anche per casi di gravità minore ma resistenti?

[#6] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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gentile utente

il ricovero sarebbe possibile ma e' preferito un approccio di diverso genere.

Vanno comunque considerati tutti i trattamenti e valutati i motivi di non risposta.
Dr. Francesco Saverio Ruggiero
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[#7] dopo  
Dr. Armando De Vincentiis

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Gentile ragazzo prima di dire di averle provate tutte ha anche associato alla terapia farmacologica una psicoterapia? Gliel'hanno mai consigliata, ne ha mai parlato con gli specialisti e se le hanno dato indicazioni se questa possibilità è adatta a lei?
Non si impunti nella ricerca dei centri di eccellenza ma solo nella ricerca della cura adeguata al suo problema ed il centro di "eccellenza" non da maggiori garanzie di un professionista preparato o di un centro meno eccellente (sempre considerando cosa sia per lei un centro di eccellenza rispetto ad un'altro)
saluti
Dr. Armando De Vincentiis
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[#8] dopo  
Utente 720XXX

Gentile Dr. De Vincentiis, grazie per il suo suggerimento, in effetti la psichiatra che mi ha seguito fino ad oggi mi consiglia una psicoanalisi psicodinamica. Purtroppo, chiunque abbia un minimo di coscienza e volontà di informarsi scopre su numerosi siti ufficiali di psichiatria che la psicoterapia eventualmente indicata per la depressione è quella cognitiva (metto un link del dipartimento dell'univ di Pisa, www.ansia-depressione.net/AD/depressione/depressione4.html). Questa terapia cognitiva invece la mia psichiatra me la sconsiglia in quanto dice che non ho 'comportamenti e abiitudini da modificare' bensi 'ragioni del mio malessere da comprendere'. In passato ho consultato un secondo psichiatra, che invece non mi consiglia nè l'una ne l'altra, dicendo di confidare sui farmaci. Io sarei felice intraprendere anche questo tentativo, devo solo trovare qualcuno che mi convinca sul quale sia il modo migliore di farlo, dato che per fare una cosa del genere ci vuole innanzitutto convinzione credo.

[#9] dopo  
Dr. Armando De Vincentiis

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Gentile ragazzo, come vede ha già avuto due indicazioni differenti da due specialisti, deducibilmente, di orientamento teorico differente. LA conseguenza è stata quella di non permetterle di prendere una decisione. (non le ha quindi provate tutte) In linea di massima l'approccio migliore sarebbe quello farmacologico associato a psicoterapie di tipo breve (comportamentale, strategico, relazionale)
saluti
Dr. Armando De Vincentiis
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[#10] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Esistono terapie psichiatriche con basi di scientificità e altre senza (e che pertanto non costituiscono terapia, ma trattamento senza chiaro punto di partenza e di arrivo, l'unica cosa su cui si fondano è una teoria sull'interpretazione dei fenomeni, che è la cosa meno importante). L'indicazione dell'Università che citava sulla terapia cognitiva mi sembra quella migliore.

Secondo deve correggere il tiro. Innanzitutto deve accertare se il suo caso è uno di quelli che "ha provato di tutto" oppure no, perché spesso alcune opzioni importanti sono state "saltate". Nella depressione l'elettrostimolazione (ECT) è una terapia efficace e sottoutilizzata, disponibile nel pubblico e con effetto valutabile abbastanza rapidamente.
Associare una psicoterapia può essere invece una mossa fondamentale nella gestione delle depressioni residue o nelle forme che non costituiscono depressione propriamente detta ma una difficoltà a riprendere una "direzione" di vita dopo interruzioni causate dai precedenti episodi.
Dr.Matteo Pacini
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[#11] dopo  
Utente 720XXX

Gentilissimi,
pare che il mio prossimo passo sia quello di trovare uno specialista che valuti coscientemente tutte le opzioni terapeutiche senza escludere a priori certe strade.
Vi sembrerà facile trovarlo, ma vi assicuro che non è cosi.

Colgo occasione per chiedervi conferma su una supposizione che faccio spesso:
il mio principale sintomo è decisamente la mancanza di motivazione e di piacere nel fare le cose. Per quanto ne so, la noradrenalina è una molecola chiave sotto questo aspetto. Io finora ho assunto Paroxetina, Fluvoxamina, Fluoxetina, Escitalopram, Venlafaxina, Mutabon, quest'ultimo abbandonato subito per capogiri).
Mi pare che l'unico farmaco tra questi che agisca sulla noradrenalina sia la Venlafaxina, che tra l'altro lo fa a dosi alte (io ho preso max 150mg perchè a 225mg mi dava emospermia).
Quindi a vostro avviso non sarebbe il caso di provare farmaci con azione specifica sulla noradrenalina? So che ci sono farmaci con azione anche più specifica della venlafaxina...sto dicendo assurdità o c'è qualcosa di sensato in quello che dico?

[#12] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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"Per quanto ne so, la noradrenalina è una molecola chiave sotto questo aspetto."

Lasci perdere questi discorsi di cui non può capire granché.

"Mi pare che l'unico farmaco tra questi che agisca sulla noradrenalina sia la Venlafaxina"

Non è assolutamente vero.

Tutti i neurotrasmettitori hanno ruoli chiave nella depressione, quindi non si può ragionare in questi termini.
Dr.Matteo Pacini
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[#13] dopo  
Dr. Armando De Vincentiis

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(..)sto dicendo assurdità o c'è qualcosa di sensato in quello che dico?(..)
gentile ragazzo l'assurdità sta nel fare supposizioni da soli. Deve essere lo psichiatra a farle sui farmaci e valutarne la situazione.
Dr. Armando De Vincentiis
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[#14] dopo  
Utente 720XXX

Avete fatto bene a riprendermi, dato che in effetti non essendo medico avrei dovuto mettere i riferimenti da cui le mie affermazioni sono state prese.

Per quanto riguarda l'effetto degli SSRI sulla noradranlina:
Unlike the triciclic antidepressant, the SSRI reduces the neuronal reuptake of serotonine but have no effect on the noradrenaline reuptake.
Medical pharmacology and therapeutics Di Derek G. Waller, Andrew G. Renwick, Keith Hillier (pag. 252)

Per quanto riguarda l'effetto della noradrenalina sulla motivazione:
Dopamine (DA) and noradrenaline (NA) have been implicated in arousal, motivation, reinforcement and reward, the control of motor behaviour and mechanisms of addiction (Nestler et al. 2001).
June 15, 2005 The Journal of Physiology, 565, 873-883.

[#15] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Ma chi glielo fa fare di leggere tutte queste notizie ultraspecialistiche che sono indirizzate agli addetti del settore?

Tra l'altro il suo secondo articolo introduce anche il neurotrasmettitore Dopamina che viene considerato insieme alla noradrenalina.

Ma non e' questo il punto, non e' importante sapere quali sono i recettori ed i neurotrasmettitori quanto risolvere il suo problema attraverso i trattamenti appropriati.
Dr. Francesco Saverio Ruggiero
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[#16] dopo  
Utente 720XXX

Gentile Dr.Ruggero
capirà che una persona che convive con un problema da più di 3 anni, cerca di risolverlo in tutti i modi e quindi tende a documentarsi il più possibile. Le fonti a disposizione sono tante, in particolare grazie alla rete.
Io cerco di rimanere aggiornato per quanto possibile, la mia cultura di biologo mi permette di comprendere almeno in parte alcuni concetti, ma riconosco che talvolta questo crea un effetto controproducente: ovvero tendo a non fidarmi delle cure che mi vengono prescritte mettendone in dubbio l'efficiacia, sulla base di nozioni che ho letto.
Sarebbe forse più recettivo un paziente del tutto ignorante che si fida (nel bene e nel male) di una cura che gli viene prescritta.
Ma non riesco a rassegnarmi a non sapere...

[#17] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Se Derek G. Waller, Andrew G. Renwick, Keith Hillier etc hanno detto così, non hanno detto una cosa corretta.
Sono più selettivi gli ssri, non esclusivi né più potenti.
Aumentando le dosi tutti tendono a comportarsi come snri, cioè vanno là dove sono meno selettivi dopo aver saturato i recettori per cui sono più selettivi.

Però tutte queste conoscenze non le consentiranno di scegliersi la cura più adatta, né di suggerirla al medico, né in realtà di fare ragionamenti corretti in base al quadro clinico.



Dr.Matteo Pacini
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