Depressione e mancanza di attenzione

Buonasera,
sono una ragazza di 26 anni.
A febbraio c.
a. ho iniziato un percorso di psicoterapia cognitivo comportamentale ed è emerso un quadro clinico depressivo poi confermato dallo psichiatra.
Dopo varie terapie, attualmente sono in cura con Eutimil 40 mg e trittico 50mg.

Complessivamente non ho più riscontrato down emotivi importanti e l'ansia si è ridotta; così come il sonno è migliorato.

Ad oggi però, nonostante questi miglioramenti e i mesi intercorsi, la mia concentrazione continua ad essere veramente scarsa e ho mille pensieri intrusivi che bombardano ininterrottamente la mia mente rallentando notevolmente lo studio, in primis, e altre banali attività quotidiane.

Ad esempio, mi ritrovo senza accorgermene a fissare il muro mentre ''proietto film interni'' oppure inizio ''X'' attività senza concluderne nemmeno una perché perennemente distratta.

Sono quindi abbastanza amareggiata, vivo un continuo conflitto interiore che non mi rende chiara la situazione.
Mi percepisco in una situazione di stallo tra la voglia di uscirne e l'incapacità nel farlo.

In tal senso non so bene in che direzione muovermi: dovrei chiedere un altro consulto specialistico a un secondo psichiatra ipotizzando che la depressione possa essere una comorbidità oppure bisognerebbe cambiare nuovamente la terapia?
dovrei stringere i denti ed aspettare?
potrebbero essere ''semplicemente'' meccanismi di evasione?

Sono confusa e non ho ricevuto risposte chiare in queste settimane da chi mi segue.


Ringrazio anticipatamente chi risponderà a questo caos interiore:) )
[#1]
Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 43.5k 990 248
I pensieri intrusivi non sono controllati. Il problema è che però probabilmente si trova in una condizione di "Non necessità" di fare in prima persona qualcosa in senso produttivo. Così essendo, le idee intrusive hanno modo di esprimersi. In condizioni di necessità lo farebbero di meno. Lo studio è una di quelle situazioni, perché non è un'attività immediatamente produttiva.

Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it
Libri: https://www.amazon.it/s?k=matteo+pacini

[#2]
dopo
Utente
Utente
La ringrazio per la celere risposta. Viene quindi ad essere ''solo'' una questione di strategia? Trovare un modo per cercare di rendere ''produttivo'' qualcosa che nell'immediato non lo è?
[#3]
Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 43.5k 990 248
La motivazione a priori è farmacologicamente migliorabile, ma non è detto che la motivazione a priori elevata corrisponda ad una produttività effettiva, specie in ciò che si deve imparare.
Sarebbe come immaginarsi che mediamente si studia o si impara con gran gioia...non è esattamente così, di solito è quando si comincia a capire che si prova gusto e motivazione, inizialmente vi è una componente di sforzo e sacrificio, quindi non sta tutto nel generare una spinta e una convinzione di partenza. Quando sono elevate esse possono applicarsi indistintamente a attività produttive o ludiche, o essere dispersive, o fatue.

Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it
Libri: https://www.amazon.it/s?k=matteo+pacini