Rapporto morboso e non accettazione della fine della storia

Mi trovo alla fine di una relazione che si sta rivelando complicata, da lui che non riesce ad accettarne la fine... anche io ho avuto alti e bassi ci siamo lasciati (sono stata sempre io) e ripresi tante volte e volevo sempre riprovarci, ora vedendolo le ultime volte ho proprio sentito il distacco, ero addirittura infastidita dal suo contatto fisico e mi metteva a disagio, quindi ho deciso di chiudere definitivamente lasciando però la porta aperta ad un rapporto di amicizia se possibile.
Lui non lo accetta, e sta diventando morboso, mi dice che mi ama e mi amerà sempre, mi aspetterà per sempre, sono solo io il suo mondo, mi promette mari e monti, dice che se non ci sono io nulla ha senso etc.
Tutto ciò mi mette sotto pressione e in difficoltà, so che non è responsabilità mia ma mi sento questa responsabilità addosso, anche se gli dico come in effetti è che non lo amo più, che non voglio stare con lui etc non mi crede neanche dice che sono sono solo confusa, che mi aspetterà, io non sono confusa! Non lo voglio e basta! Ci continuiamo a sentire ma lui parla solo del mio ritorno, che mi ama, rivanga ricordi belli, dice quanto mi ama ecc.
Non voglio chiudere i rapporti, gli ho promesso che gli sarei stata accanto perché gli voglio bene, lui è completamente solo e sento tanta pressione ma così mi sta logorando, da una parte fa soffrire anche me la fine della relazione e la perdita di una persona che ho avuto accanto per anni, l'ho amato davvero tanto, ho sempre amato anche il suo farmi sentire il centro del mondo, non riuscivo a lasciarlo perché avevo paura di non trovare un altro in grado di amarmi così tanto, perché per lui non esiste nessun altro...ma adesso mi mette a disagio, ho paura che anche per lui non sia più sano tutto ciò, non voglio chiudere e abbandonarlo ma non so più come gestirlo! Perché sentirlo significa continuare a sentire lui che insiste! Aiutatemi.
Ve ne sarei grata.
Grazie mille
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 3.8k 180
Gentile utente,
mi sembra che lei veda con chiarezza il carattere morboso e la pericolosità dell'atteggiamento del suo ex.
In genere in questi casi è bene procedere con cautela, il che non vuol dire affatto lasciare porte aperte, almeno in questa prima fase, perché le porte aperte creano pericolose illusioni, non permettono di costruire abitudini alternative alla reciproca frequentazione, non permettono di interrompere un'intimità anche parziale che riattiva continuamente ricordi e speranze il cui contraltare negativo diventa l'ostilità di fronte al rifiuto dell'altro.
Lei scrive: "so che non è responsabilità mia ma mi sento questa responsabilità addosso".
Da questo atteggiamento sono nati tanti "ultimi incontri" sfociati in tragedia. Di fatto con la sua insistenza e con le cose che le dice: "Sei confusa" etc., il suo ex le sta già facendo violenza mentale.
Tutti e due siete ovviamente sofferenti per la fine di un rapporto che però deve avere avuto le sue manchevolezze, se più volte si è interrotto e adesso ha provocato il suo rifiuto definitivo.
La compassione che lei prova per l'ex deve aiutarlo a crescere, non a rimanere in una condizione indegna di un adulto. Scrive: "lui è completamente solo" (e come mai?); aggiunge: "non riuscivo a lasciarlo perché avevo paura di non trovare un altro in grado di amarmi così tanto, perché per lui non esiste nessun altro...".
Questi non sono i caratteri di una scelta adulta, da parte di nessuno dei due.
Aiutarlo a crescere e a superare questo momento doloroso può consistere nel responsabilizzarlo: provi a chiedergli di aiutare lei, lasciandola tranquilla per almeno sei mesi, senza vedervi né sentirvi.
Al limite, unica concessione, prima di iniziare questo periodo di distacco parlate insieme con un amico di buon senso o con un consulente di coppia.
Trascinare il legame nei termini che ci descrive è doloroso e le ripeto anche pericoloso.
Buone cose.

Prof.ssa Anna Potenza (RM) gairos1971@gmail.com

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dopo
Utente
Utente
Grazie di cuore per la risposta, si ci sono state sempre mancanze, che pesavano a me, stavo abbastanza bene quando lo vedevo, mi faceva sentire amata e importante e ho paura di aver confuso questo con l'amore, è stato l'unica storia importante che ho avuto, comunque c'erano mancanze e sentivo dentro di me sempre una forzatura ma anche se gliene parlavo lui diceva sempre le solite cose cioè che ci amavamo, che sarebbe andata sempre meglio, che avevamo un rapporto unico etc. Anche davanti a due miei tradimenti è voluto andare avanti dicendo che ci saremmo amati di più lo stesso. lui rimane convinto delle sue idee e vuole credere a ciò che vuole. Non ho fatto altro che pensare che potevamo essere felici, che potevamo vivere bei momenti, che potevo pentirmi di lasciarlo, perché potevamo stare bene....non so perché ho fatto questi pensieri,forse per le sue insistenze..le ultime volte lo vedevo e non ci stavo bene anzi, mi sentivo profondamente a disagio! Lui voleva poi per forza abbracciarmi e starmi "addosso', e io non vedevo l'ora di andarmene. A questo punto vorrei chiudere ogni contatto e basta, ma mi direbbe che gli ho promesso di non abbandonarlo e così via..
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 3.8k 180
Cara utente,
il vostro rapporto più lo descrive più risulta morboso e pericoloso, se non altro per la salute mentale di uno dei due.
In genere noi psicologi non insistiamo suoi comportamenti che i pazienti devono tenere, questo rimane una scelta loro; nei casi come il suo, tuttavia, sembra opportuno insistere che non dovreste vedervi e sentirvi per almeno sei mesi.
Le promesse di non abbandonarlo rivolte a un adulto, le offerte d'amicizia che seguono un rapporto di ben altro tipo, comportano conseguenze molto sgradevoli.
Le meno gravi le ho elencate sopra: pericolose illusioni; impossibilità di costruire nuove abitudini e di incontrare altri; permanere di una confidenza anche fisica che riattiva ricordi e speranze e perciò fa sentire come intollerabile il distacco voluto da uno solo dei due.
Le conseguenze più gravi le leggiamo ogni giorno sui giornali.
Come le ho scritto, per uscire da un indebito ruolo di "mamma" falso e pericoloso, lei potrebbe responsabilizzare lui chiedendogli di aiutarla ad avere sei mesi di effettivo distacco.
Se nessuno dei due riesce, consultate un professionista.
Anche questa decisione vi darà la misura della effettiva buona fede nel rispettare la decisione dell'altro, o volerlo invece incastrare nelle proprie trappole mentali.
Auguri.

Prof.ssa Anna Potenza (RM) gairos1971@gmail.com

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dopo
Utente
Utente
Come posso fare a non ricadere tentazione di sentirlo? Non ho intenzione di rivederlo, mi sono sentita a disagio e mi rendo conto della morbosità della situazione, non ho la minima voglia di rivederlo neanche per compassione. Però mi rendo conto di avere anch'io un attaccamento non sano, non capisco perché visto che razionalmente so di non volerlo, visto che il solo pensiero di incontrarlo o abbracciarlo mi mette in profondo disagio. Però perché ho bisogno delle sue attenzioni telefoniche, perché devo sapere che c'è lo stesso? Ieri dopo una giornata senza sentirci ho avuto una forte crisi di pianto mi sentivo persa ed è terminata con una telefonata a lui, e lui ovviamente che mi diceva di poter ricominciare insieme etc. Evidentemente ho bisogno di un aiuto esterno per uscirne, da sola non ci riesco. Mi può dare qualche consiglio per distaccarmi in questo momento? Mi sento sfinita emotivamente. Grazie ancora.
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 3.8k 180
Gentile utente,
il fatto che abbia preso lei l'iniziativa di chiudere la relazione non vuol dire che non l'assalgano i ricordi, il dolore del rimpianto di quello che c'è stato, insomma che non debba elaborare, piangendo ma facendosi forza e guardando al futuro, il "lutto" dell'addio.
L'amore può essere finito, perfino trasformarsi in rifiuto, ma fino a poco tempo fa esisteva, ed esistevano gli abbracci, le tenerezze, un mondo di cose perdute che costituivano la sua vita e riempivano le sue giornate.
Un amore che muore lascia un vuoto doloroso, ma la cosa più difficile, in queste situazioni, è sottrarsi alle abitudini interrotte. Poche persone sanno che l'abitudine è una delle forze che agisce più potentemente sugli esseri umani.
Adesso lei deve farsi forza e tentare tutti i giorni di riempire le giornate con delle alternative a quelli che erano gli incontri con lui e i pensieri di lui.
Noi non sappiamo se lavora, se viva sola o con qualcuno, se abbia facilità ad uscire, se abbia degli amici.
La città in cui abita potrebbe diventare un magnifico scenario per esplorazioni naturalistiche e soprattutto artistiche.
Dovrebbe farsi un programma, settimanale e giornaliero, per riempire l'inevitabile rimpianto e la tendenza ad essere risucchiata nell'abitudine di cercare lui, di parlare con lui.
Anche attività sportive o di volontariato potrebbero costringerla a non pensare. Prendere contatti con un* psicolog*, per un percorso singolo o di gruppo, le creerebbe un'attività alternativa, oltre a fornirle gli strumenti per capire cosa è realmente successo e come ricostruire l'autostima per evitare di ripetere gli stessi incontri in futuro.
Infine vada al cinema a vedere il film "Dieci minuti" e cominci a seguire i consigli che la psicologa del film dà alla sua paziente.
Noi siamo qui.
Coraggio!

Prof.ssa Anna Potenza (RM) gairos1971@gmail.com

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dopo
Utente
Utente
Buongiorno dottoressa e grazie ancora. Alla fine pur con le mie convinzioni di non volerlo più vedere etc ho ceduto alla sua richiesta di incontrarci e parlare, così è stato, sento di volergli bene e mi manda in confusione insistendo sul fatto che possiamo tornare a stare bene e ad amarci e che lui mi aspetterà per sempre. Ma io non saprei a cosa aggrapparmi visto che, oltre all'affetto, non c'è altro, rimane il rifiuto ed il fastidio, per non parlare del contatto fisico, è quasi repulsione.. Eppure sento il bisogno del suo affetto e delle sue attenzioni, forse perché in questo momento mi sento molto sola e l'affetto lo trovo solo in lui.
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 3.8k 180
Gentile utente,
lei espone sé e il suo ex partner ad una situazione dolorosa, per colpa di uno stato d'animo che andrebbe affrontato con altri metodi: "forse perché in questo momento mi sento molto sola e l'affetto lo trovo solo in lui".
Sono proprio queste condizioni affettive che espongono a errori nella scelta del partner e nello svolgimento delle relazioni.
Perché abbandonarsi al dolore, alla dipendenza, all'equivoco, quando potrebbe trovare un aiuto concreto in un professionista della psiche?
Tenga conto che esiste il bonus psicologia, le ASL, i consultori, i Centri di Salute Mentale, e anche tra i professionisti privati molti fanno uno o più colloqui gratuiti.
Mi rendo conto che chi vuole affetto non cerca competenze scientifiche, ma un dialogo psicologico ha i caratteri caldi e rassicuranti dell'accoglienza. Inoltre con l'aiuto di un professionista lei potrà costruire proprio la capacità di attirare verso di sé Il flusso benefico degli affetti, e questa volta di affetti veri e anche sani.
Non faccia male a sé stessa, rinunciandoci senza neanche aver tentato.
Ci rifletta e ci tenga al corrente.

Prof.ssa Anna Potenza (RM) gairos1971@gmail.com