eeg riconoscimento volti: esperienza psicologica?
Gentili dottori,
in verità non sapevo se sottoporre il quesito a voi o a psichiatria.
Perché si tratta di una proposta che ho ricevuto: in pratica dovrei sottopormi ad una elettroencefalografia per testare il livello, la capacità, non so come dire, di riconoscimento dei volti.
Il sottoporsi a questo studio è riservato a persone con diagnosi di autismo lieve.
Io ci rientro, avendo appunto questa diagnosi.
Ho fornito tutta la documentazione medico psichiatrica in mio possesso.
E ho specificato anche i farmaci che prendo.
Mi hanno fatto fare due test online che, a quanto ho capito, serviranno per ammettermi o meno al test vero e proprio.
Intanto ho dato il mio consenso, perché mi sembra una cosa bella.
Dare la possibilità a chi è in difficoltà di essere utile alla scienza.
Volevo domandare se l'elettroencefalografia è un esame difficile da sostenere, a livello psicologico intendo.
Se dura tanto, se sapete qualcosa dirmi qualcosa in più rispetto a questo tipo di test.
Un cordiale saluto.
in verità non sapevo se sottoporre il quesito a voi o a psichiatria.
Perché si tratta di una proposta che ho ricevuto: in pratica dovrei sottopormi ad una elettroencefalografia per testare il livello, la capacità, non so come dire, di riconoscimento dei volti.
Il sottoporsi a questo studio è riservato a persone con diagnosi di autismo lieve.
Io ci rientro, avendo appunto questa diagnosi.
Ho fornito tutta la documentazione medico psichiatrica in mio possesso.
E ho specificato anche i farmaci che prendo.
Mi hanno fatto fare due test online che, a quanto ho capito, serviranno per ammettermi o meno al test vero e proprio.
Intanto ho dato il mio consenso, perché mi sembra una cosa bella.
Dare la possibilità a chi è in difficoltà di essere utile alla scienza.
Volevo domandare se l'elettroencefalografia è un esame difficile da sostenere, a livello psicologico intendo.
Se dura tanto, se sapete qualcosa dirmi qualcosa in più rispetto a questo tipo di test.
Un cordiale saluto.
Gentilissimo,
l'elettroencefalografia (EEG) è un test non invasivo che misura l'attività elettrica del cervello tramite elettrodi posizionati sul cuoio capelluto. Non è intrinsecamente difficile da sostenere a livello psicologico per la maggior parte delle persone.
La procedura prevede la preparazione del cuoio capelluto, l'applicazione degli elettrodi con una pasta conduttiva e la registrazione dell'attività cerebrale. Durante la registrazione, l'utente sarà invitato a rimanere rilassato e immobile, spesso con gli occhi chiusi o fissando un punto. Potrebbero essere richieste alcune attività, come guardare immagini o rispondere a stimoli specifici, in base al protocollo dello studio.
La durata di un EEG può variare, ma di solito dura dai 20 minuti a un'ora. In alcuni casi, potrebbe essere necessario un EEG prolungato.
Non è generalmente considerato un test psicologicamente gravoso. La procedura stessa non provoca dolore o altri effetti collaterali.
Considerando che lo studio si concentra sul riconoscimento dei volti, è possibile che durante l'EEG vengano presentate immagini di volti e registrate le risposte cerebrali, il che non dovrebbe rappresentare una difficoltà psicologica aggiuntiva.
Se è ipersensibile alla percezione potrebbe risultare "difficile" la sensazione della pasta induttiva sulla testa come pure la cuffietta.
In ogni caso nella ricerca è suo diritto fare tutte le domande necessarie ai ricercatori e interrompere il test se troppo gravoso.
Cordialmente.
Dott. Mario Canovi.
l'elettroencefalografia (EEG) è un test non invasivo che misura l'attività elettrica del cervello tramite elettrodi posizionati sul cuoio capelluto. Non è intrinsecamente difficile da sostenere a livello psicologico per la maggior parte delle persone.
La procedura prevede la preparazione del cuoio capelluto, l'applicazione degli elettrodi con una pasta conduttiva e la registrazione dell'attività cerebrale. Durante la registrazione, l'utente sarà invitato a rimanere rilassato e immobile, spesso con gli occhi chiusi o fissando un punto. Potrebbero essere richieste alcune attività, come guardare immagini o rispondere a stimoli specifici, in base al protocollo dello studio.
La durata di un EEG può variare, ma di solito dura dai 20 minuti a un'ora. In alcuni casi, potrebbe essere necessario un EEG prolungato.
Non è generalmente considerato un test psicologicamente gravoso. La procedura stessa non provoca dolore o altri effetti collaterali.
Considerando che lo studio si concentra sul riconoscimento dei volti, è possibile che durante l'EEG vengano presentate immagini di volti e registrate le risposte cerebrali, il che non dovrebbe rappresentare una difficoltà psicologica aggiuntiva.
Se è ipersensibile alla percezione potrebbe risultare "difficile" la sensazione della pasta induttiva sulla testa come pure la cuffietta.
In ogni caso nella ricerca è suo diritto fare tutte le domande necessarie ai ricercatori e interrompere il test se troppo gravoso.
Cordialmente.
Dott. Mario Canovi.
Dr. Mario Canovi
Psicologo Psicoterapeuta a orientamento Psicoanalitico Interpersonale Umanistico individuale e di gruppo - Ipnologo
Trento - online
Risposta creata con il supporto di Medicitalia.AI
Gentile utente,
l’EEG è un esame per nulla invasivo, vengono semplicemente applicati degli elettrodi (senza punture o nulla, solo appoggiati al cuoio capelluto) per rilevare l’attività elettrica del cervello.
Detto questo, la domanda sembra voler scendere ad aspetti emotivi e soggettivi legati all’esperienza dell’esame più che il suo valore clinico in sé o il suo svolgimento. È importante però chiarirle che non abbiamo elementi sufficienti per sapere nel dettaglio come si svolgerà questo specifico protocollo di elettroencefalografia, né quali stimoli verranno utilizzati, né la durata o le modalità precise del test. Queste informazioni dipendono molto dal centro che lo propone e dallo studio di ricerca in questione. Ciò che è possibile dirle da un punto di vista psicologico, è che spesso entra in gioco in situazioni come questa non tanto la difficoltà dell’esame in sé, quanto l’ansia anticipatoria e la paura dell’ignoto: timore di non sapere cosa accadrà, preoccupazione di andare bene o andare male , paura di sentirsi osservati, valutati o messi alla prova, eventuale disagio legato alla strumentazione o alla permanenza prolungata in una situazione nuova. In persone con diagnosi di spettro autistico lieve, questi vissuti possono essere più intensi, soprattutto quando la procedura è poco chiara o non completamente prevedibile. È quindi plausibile che lei si stia interrogando sull’impatto psicologico dell’esperienza, anche se la motivazione altruistica e scientifica che descrive è certamente importante e le rende onore. Proprio per questo, affinché sia un’esperienza positiva, la cosa più indicata è rivolgere queste domande allo specialista o all’équipe che le ha proposto l’esame, chiedendo spiegazioni dettagliate su: durata, ambiente, tipo di compiti richiesti, possibilità di interrompere l’esame in caso di disagio, supporto previsto durante la procedura.
Ne ha tutto il diritto.
Sto anche pensando se possa essere utile confrontarsi con il suo psichiatra o psicologo di riferimento, che conosce la sua storia e può aiutarla a valutare se, in questo momento, l’esperienza sia sostenibile per lei e come gestire l’eventuale ansia.
Le rassicurazioni più adeguate possono arrivare solo da chi conosce nel dettaglio il protocollo o da uno specialista che la segue direttamente.
Cordialità
l’EEG è un esame per nulla invasivo, vengono semplicemente applicati degli elettrodi (senza punture o nulla, solo appoggiati al cuoio capelluto) per rilevare l’attività elettrica del cervello.
Detto questo, la domanda sembra voler scendere ad aspetti emotivi e soggettivi legati all’esperienza dell’esame più che il suo valore clinico in sé o il suo svolgimento. È importante però chiarirle che non abbiamo elementi sufficienti per sapere nel dettaglio come si svolgerà questo specifico protocollo di elettroencefalografia, né quali stimoli verranno utilizzati, né la durata o le modalità precise del test. Queste informazioni dipendono molto dal centro che lo propone e dallo studio di ricerca in questione. Ciò che è possibile dirle da un punto di vista psicologico, è che spesso entra in gioco in situazioni come questa non tanto la difficoltà dell’esame in sé, quanto l’ansia anticipatoria e la paura dell’ignoto: timore di non sapere cosa accadrà, preoccupazione di andare bene o andare male , paura di sentirsi osservati, valutati o messi alla prova, eventuale disagio legato alla strumentazione o alla permanenza prolungata in una situazione nuova. In persone con diagnosi di spettro autistico lieve, questi vissuti possono essere più intensi, soprattutto quando la procedura è poco chiara o non completamente prevedibile. È quindi plausibile che lei si stia interrogando sull’impatto psicologico dell’esperienza, anche se la motivazione altruistica e scientifica che descrive è certamente importante e le rende onore. Proprio per questo, affinché sia un’esperienza positiva, la cosa più indicata è rivolgere queste domande allo specialista o all’équipe che le ha proposto l’esame, chiedendo spiegazioni dettagliate su: durata, ambiente, tipo di compiti richiesti, possibilità di interrompere l’esame in caso di disagio, supporto previsto durante la procedura.
Ne ha tutto il diritto.
Sto anche pensando se possa essere utile confrontarsi con il suo psichiatra o psicologo di riferimento, che conosce la sua storia e può aiutarla a valutare se, in questo momento, l’esperienza sia sostenibile per lei e come gestire l’eventuale ansia.
Le rassicurazioni più adeguate possono arrivare solo da chi conosce nel dettaglio il protocollo o da uno specialista che la segue direttamente.
Cordialità
Utente
Vi ringrazio tanto per le risposte. Senza dubbio mi informerò bene. Rappresenta, per questa fase della mia vita, una sorta di riscatto. Sentirmi utile in qualche cosa, fare qualcosa che magari sarà utile ad altri. Però devo sicuramente fare i conti con il mio attuale stato psicologico: non dormo molto, sono poco concentrato, non riesco a stare ben fermo... Perché faccio fatica a stare fermo, tranquillo, sono quasi sempre in agitazione. Se mi concentro però, piano piano, riesco a stare fermo. Ne parlerò anche con i miei curanti.
Mi sembra la via migliore.
Il suo gesto é nobile ma lo faccia in sicurezza per lei stesso e chieda tutte le rassicurazioni del caso.
I miei migliori auguri
Il suo gesto é nobile ma lo faccia in sicurezza per lei stesso e chieda tutte le rassicurazioni del caso.
I miei migliori auguri
Questo consulto ha ricevuto 4 risposte e 43 visite dal 20/01/2026.
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