Terapia: cambio improvviso della terapeuta, cosa fare?
Buongiorno, scrivo per avere un parere tecnico e un consiglio su cosa fare.
Sono una ragazza di trent’anni e circa due anni fa ho iniziato una psicoterapia principalmente per cercare di risolvere problemi che ho di trauma da abbandono e dipendenza difettiva che mi portano ad essere molto gelosa e insicura nelle relazioni.
All’inizio non mi trovavo con la terapeuta, la sentivo fredda e poco accogliente e lei diceva di non capire come aiutarmi a costruire fiducia.
Da circa 5 mesi la terapeuta é molto cambiata e la relazione va molto bene; é cambiata diventando molto accogliente e ho sentito un grande appoggio.
Le sedute (on line) durano molto circa un’ora e mezza/due, scherza, sorride, parliamo molto.
Mi ha detto che si trova a parlare con me, che mi stima come persona (anche per la mia professione), mi ha detto che apprezza molto la mia profondità e il fatto che anticipo spesso quello che vuole dirmi; parliamo anche di cose come la palestra, interessi artistici in comune, mi ha consigliato qualche mostra e mi ha detto qualche cosa della sua vita (es.
che sport fa).
Dice che con me la terapia è diversa e flessibile.
Una volta al termine di una seduta lunga mi ha detto che il tempo era volato e settimane fa mi ha detto scherzosamente che ero stata la prima a riuscire a farle prolungare le sedute.
Poi alle mie richieste se ci tenesse (professionalmente) mi ha detto che ci tiene molto e una volta mi ha risposto più di quanto pensa.
Tutto ciò devo dire stava funzionando, riuscivo a gestire lo stacco della settimana con sicurezza ed ero profondamente certa del legame professionale.
Una volta in una seduta dove abbiamo affrontato tematiche complesse mi ha detto Lei non é persa perché ci sono io.
Però dopo questa seduta dove mi aveva profondamente appoggiato, è arrivata a quella dopo rigida e piuttosto chiusa.
E da lì é a tratti aperta e a tratti no.
Questo mi ha gettato nello sconforto e ha riattivato le mie sensazioni di abbandono con angoscia ecc.
Non comprendo questo cambio e soffro.
Abbiamo fatto una seduta di riparazione a fronte dell’abbandono che avevo sentito ed espresso bene e la seduta è durata tre ore fino alle 22.15.
Solo che appena mi riavvicino, diventa fredda; poi si scusa dicendo che sbaglia (ha detto che è un problema suo che non trova un canale per farmi sentire accolta (mah).
Dice che le dispiace non aiutarmi.
Non mi sento più contenuta ed era un appoggio.
Per esempio, il giorno dopo la seduta di tre ore mi ha cercato tre volte per sapere come mi sentissi, io ho risposto il giorno dopo con un messaggio esprimendole bene come mi sentivo, ma lei mi ha liquidato in poche parole (peraltro mi aveva appena chiesto di contattarla se stavo male e sapeva che non l’avevo mai fatto fin’ora per paura di freddezza).
Non capisco.
Cosa dovrei fare?
La situazione non si sblocca e io soffro molto.
Inoltre in questi momento ho avuto dei problemi familiari e lavorativi che lei stessa ha definito traumi, quindi avrei bisogno di appoggio.
Sono una ragazza di trent’anni e circa due anni fa ho iniziato una psicoterapia principalmente per cercare di risolvere problemi che ho di trauma da abbandono e dipendenza difettiva che mi portano ad essere molto gelosa e insicura nelle relazioni.
All’inizio non mi trovavo con la terapeuta, la sentivo fredda e poco accogliente e lei diceva di non capire come aiutarmi a costruire fiducia.
Da circa 5 mesi la terapeuta é molto cambiata e la relazione va molto bene; é cambiata diventando molto accogliente e ho sentito un grande appoggio.
Le sedute (on line) durano molto circa un’ora e mezza/due, scherza, sorride, parliamo molto.
Mi ha detto che si trova a parlare con me, che mi stima come persona (anche per la mia professione), mi ha detto che apprezza molto la mia profondità e il fatto che anticipo spesso quello che vuole dirmi; parliamo anche di cose come la palestra, interessi artistici in comune, mi ha consigliato qualche mostra e mi ha detto qualche cosa della sua vita (es.
che sport fa).
Dice che con me la terapia è diversa e flessibile.
Una volta al termine di una seduta lunga mi ha detto che il tempo era volato e settimane fa mi ha detto scherzosamente che ero stata la prima a riuscire a farle prolungare le sedute.
Poi alle mie richieste se ci tenesse (professionalmente) mi ha detto che ci tiene molto e una volta mi ha risposto più di quanto pensa.
Tutto ciò devo dire stava funzionando, riuscivo a gestire lo stacco della settimana con sicurezza ed ero profondamente certa del legame professionale.
Una volta in una seduta dove abbiamo affrontato tematiche complesse mi ha detto Lei non é persa perché ci sono io.
Però dopo questa seduta dove mi aveva profondamente appoggiato, è arrivata a quella dopo rigida e piuttosto chiusa.
E da lì é a tratti aperta e a tratti no.
Questo mi ha gettato nello sconforto e ha riattivato le mie sensazioni di abbandono con angoscia ecc.
Non comprendo questo cambio e soffro.
Abbiamo fatto una seduta di riparazione a fronte dell’abbandono che avevo sentito ed espresso bene e la seduta è durata tre ore fino alle 22.15.
Solo che appena mi riavvicino, diventa fredda; poi si scusa dicendo che sbaglia (ha detto che è un problema suo che non trova un canale per farmi sentire accolta (mah).
Dice che le dispiace non aiutarmi.
Non mi sento più contenuta ed era un appoggio.
Per esempio, il giorno dopo la seduta di tre ore mi ha cercato tre volte per sapere come mi sentissi, io ho risposto il giorno dopo con un messaggio esprimendole bene come mi sentivo, ma lei mi ha liquidato in poche parole (peraltro mi aveva appena chiesto di contattarla se stavo male e sapeva che non l’avevo mai fatto fin’ora per paura di freddezza).
Non capisco.
Cosa dovrei fare?
La situazione non si sblocca e io soffro molto.
Inoltre in questi momento ho avuto dei problemi familiari e lavorativi che lei stessa ha definito traumi, quindi avrei bisogno di appoggio.
Gentile utente,
sia con questa terapeuta sia con la precedente lei ha avuto problemi si sconfinamento professionale. C'è da pensare che non ci dica abbastanza per poterla aiutare, per esempio non ci dice l'età e l'orientamento metodologico dell'attuale terapeuta, come non li aveva detti di quella a cui si era rivolta molti anni fa.
Provi a descrivere meglio il setting, ed eventualmente a parlare a fondo del problema con la sua curante.
Restiamo in attesa.
sia con questa terapeuta sia con la precedente lei ha avuto problemi si sconfinamento professionale. C'è da pensare che non ci dica abbastanza per poterla aiutare, per esempio non ci dice l'età e l'orientamento metodologico dell'attuale terapeuta, come non li aveva detti di quella a cui si era rivolta molti anni fa.
Provi a descrivere meglio il setting, ed eventualmente a parlare a fondo del problema con la sua curante.
Restiamo in attesa.
Prof.ssa Anna Potenza
Riceve in presenza e online
Primo consulto gratuito inviando documento d'identità a: gairos1971@gmail.com
Utente
La ringrazio per la risposta. Questa terapeuta ha 68 anni e mi pare segua l’orientamento psicodinamico (me l’aveva accennato all’inizio della terapia, credo di ricordare correttamente). Ho già espresso a fondo alla terapeuta il problema e come mi sento, purtroppo). Sono anche io un po’ scioccata perchè questa terapia sembrava andare meglio della precedente. (La prima terapeuta di anni fa era più giovane non sapevo l’età precisa e seguiva l’orientamento psicoanalitico).
Utente
Aggiungo che il setting non é in verita mai stato chiarito dalla terapeuta per cui non lo so, io andavo all’inizio in presenta e poi on line (con sedute in presenza più rare per la distanza); la durata delle sedute non é ma stata chiarita nel senso che sono state da sempre un po’ più lunghe della durata classica e negli ultimi mesi duravano un’ora e mezza due. Io ho anche chiesto se questa durata eccessiva non fosse una violazione del setting, ma la terapeuta mi ha detto che era flessibile con me e non stavamo violando nulla. (Spesso mi dice che il fatto di prolungare è perché ci tiene). Comunicazioni fuori seduta non ce ne sono mai state, salvo quelle organizzative. E nelle ultime settimane mi inviava un messaggio alla settimana (non ogni settimana) come segnale di presenza (a detta sua) o per sapere come stessi. Non mi é mai stato detto altro sul setting.
Gentile utente,
mi dispiace che si stia trovando in difficoltà e in particolare in un momento della sua vita già difficile.
I problemi relazionali, come sa, possono sorgere da tutte e due le parti ed essere frutto di incomprensione.
Un buon metodo sarebbe quello di portare la sua email, così com'è, alla curante, e di valutarne assieme i punti. Può darsi infatti che la dottoressa non sia mutevole come le appare, ma le offra un particolare supporto quando ritiene che lei ne abbia bisogno, e rimanga più distaccata quando la sente più serena.
Provi a farsi spiegare se è così.
Le sono vicina; auguri.
mi dispiace che si stia trovando in difficoltà e in particolare in un momento della sua vita già difficile.
I problemi relazionali, come sa, possono sorgere da tutte e due le parti ed essere frutto di incomprensione.
Un buon metodo sarebbe quello di portare la sua email, così com'è, alla curante, e di valutarne assieme i punti. Può darsi infatti che la dottoressa non sia mutevole come le appare, ma le offra un particolare supporto quando ritiene che lei ne abbia bisogno, e rimanga più distaccata quando la sente più serena.
Provi a farsi spiegare se è così.
Le sono vicina; auguri.
Prof.ssa Anna Potenza
Riceve in presenza e online
Primo consulto gratuito inviando documento d'identità a: gairos1971@gmail.com
Utente
La ringrazio molto. Proverò a fare così e vedremo se si risolve qualcosa.
Gentile utente,
Rivedendo il suo storico, sono incappata in un suo consulto di sette anni fa che parlava di una tematica assai assai simile.
Anche lì c'era una terapeuta,
anche lì lei ci riferiva di un mutamento nel comportamento della terapeuta nei suoi confronti,
anche lì ci raccontava di confini infranti (abbracci prolungati) ...
Ed infine, a quanto possiamo dedurre, ha cambiato terapeuta.
Tenga conto che noi qui abbiamo unicamente il suo racconto, e dunque non conosciamo gli obiettivi che le terapeute cercavano forse di conseguire attraverso quei comportamenti da lei riferiti, non conosciamo il loro orientamento teorico; cioè praticamente nulla dell'impostazione clinica dei due percorsi peraltro caratterizzati da difficoltà simili.
Un'ulteriore riflessione riguarda la difficoltà che il/la terapeuta incontra lavorando con pazienti che soffrono di problematiche relative all'abbandono, sia pure originate da cause differenti. La più importante sta nell'individuare quella che viene definita la "giusta distanza" psichica: una distanza anche di poco superiore ai bisogni del paziente non fa scattare l'alleanza terapeutica, una distanza anche solo un poco più ravvicinata può far scattare l'attaccamento dipendente.
E quindi occorre un/a psicoterapeuta di grande esperienza e saggezza professionale.
Consiglierei inoltre una terapia in presenza.
Da parte sua, consideri che la relazione terapeutica non è un'amicizia, lei non paga un terapeuta per raccontarvela alla pari; e dunque una certa distanza di ruolo è prevista, prevedibile, necessaria alla cura. Ma ciò può farla sentire abbandonata: questo è il problema che va curato.
L'indicazione è quella di parlarne con la sua terapeuta (va controllato che sia veramente psicoterapeuta, solo così può curare),
e di chiederLe se se la sente di continuare a seguirla nonostante le difficoltà finora emerse.
In altro caso concordate insieme il passaggio ad un'altra terapeuta, alla quale -solo con la sua autorizzazione- può essere consegnato verbalmente il materiale finora emerso. Questo è un vantaggio per non dovere ogni volta ricominciare da capo.
Saluti cordiali.
Dott. Brunialti
Rivedendo il suo storico, sono incappata in un suo consulto di sette anni fa che parlava di una tematica assai assai simile.
Anche lì c'era una terapeuta,
anche lì lei ci riferiva di un mutamento nel comportamento della terapeuta nei suoi confronti,
anche lì ci raccontava di confini infranti (abbracci prolungati) ...
Ed infine, a quanto possiamo dedurre, ha cambiato terapeuta.
Tenga conto che noi qui abbiamo unicamente il suo racconto, e dunque non conosciamo gli obiettivi che le terapeute cercavano forse di conseguire attraverso quei comportamenti da lei riferiti, non conosciamo il loro orientamento teorico; cioè praticamente nulla dell'impostazione clinica dei due percorsi peraltro caratterizzati da difficoltà simili.
Un'ulteriore riflessione riguarda la difficoltà che il/la terapeuta incontra lavorando con pazienti che soffrono di problematiche relative all'abbandono, sia pure originate da cause differenti. La più importante sta nell'individuare quella che viene definita la "giusta distanza" psichica: una distanza anche di poco superiore ai bisogni del paziente non fa scattare l'alleanza terapeutica, una distanza anche solo un poco più ravvicinata può far scattare l'attaccamento dipendente.
E quindi occorre un/a psicoterapeuta di grande esperienza e saggezza professionale.
Consiglierei inoltre una terapia in presenza.
Da parte sua, consideri che la relazione terapeutica non è un'amicizia, lei non paga un terapeuta per raccontarvela alla pari; e dunque una certa distanza di ruolo è prevista, prevedibile, necessaria alla cura. Ma ciò può farla sentire abbandonata: questo è il problema che va curato.
L'indicazione è quella di parlarne con la sua terapeuta (va controllato che sia veramente psicoterapeuta, solo così può curare),
e di chiederLe se se la sente di continuare a seguirla nonostante le difficoltà finora emerse.
In altro caso concordate insieme il passaggio ad un'altra terapeuta, alla quale -solo con la sua autorizzazione- può essere consegnato verbalmente il materiale finora emerso. Questo è un vantaggio per non dovere ogni volta ricominciare da capo.
Saluti cordiali.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/
Utente
La ringrazio molto per la risposta. Capisco la difficoltà cui si trovano davanti i terapeuti nel trovare la giusta distanza.
L’obiettivo che mi è stato accennato da quest’ultima terapeuta é quello che io dovessi sentire/vivere una continuità e prevedibilità del terapeuta, in modo da vivere un legame sicuro che in passato non ho avuto. Non mi é stato detto altro. Solo che i suoi cambi di atteggiamento ( prima molto vicina, poi rigida e più distante) hanno fatto venire meno in me la sicurezza e continuità che prima sentivo.
Sono entrambe psicoterapeute.
Ho già chiesto all’attuale se pensava ancora di potermi aiutare e ha detto di sì; lo richiederò comunque viste le ultime cose successe.
Grazie per i consigli.
L’obiettivo che mi è stato accennato da quest’ultima terapeuta é quello che io dovessi sentire/vivere una continuità e prevedibilità del terapeuta, in modo da vivere un legame sicuro che in passato non ho avuto. Non mi é stato detto altro. Solo che i suoi cambi di atteggiamento ( prima molto vicina, poi rigida e più distante) hanno fatto venire meno in me la sicurezza e continuità che prima sentivo.
Sono entrambe psicoterapeute.
Ho già chiesto all’attuale se pensava ancora di potermi aiutare e ha detto di sì; lo richiederò comunque viste le ultime cose successe.
Grazie per i consigli.
Questo consulto ha ricevuto 7 risposte e 125 visite dal 31/01/2026.
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