Pensieri di morte persistenti

Gentili dottori, sto avendo pensieri di morte oggi.
Li avevo anche da più giovane, ai tempi del liceo.
In verità mi hanno sempre accompagnato.
A volte si fanno sentire più forti, altre volte di meno.
Oggi mi martellano.
La verità è che non mi importa più di niente.
Sono un fallito.
Ho le pillole di aripiprazolo e sertralina, potrei ingoiarle tutte.
Ma quando mi appresto a farlo non ce la faccio... Qualcosa mi ferma sempre.
Solo una volta ho tentato concretamente il suicidio ingoiando diverse pillole di tachipirina con un bicchiere di vino.
Ero stato male con la pancia ma niente altro.
Alla fine sono un vigliacco, forse è per questo che non riesco a farlo.
Ricordo che al liceo disegnavo sul diario o sul quaderno o su qualsiasi supporto cartaceo una lapide con la data di nascita, il mio nome e un punto interrogativo alla data di morte.
Il mio compagno di banco, che è tutt' ora il mio migliore amico, mi ricordo che mi diceva di smetterla di scrivere queste cose e di avere questi pensieri.

Ne ho parlato diverse volte con la mia psicoterapeuta, una volta le ho chiesto: "Come reagirebbero gli altri se lo facessi?
".
E lei mi rispose:"Lo vivrebbero come una violenza da parte tua".

La mia famiglia mi controlla sempre.
Mi ricordo una volta avevo preso il doppio di aripiprazolo, mia madre se ne è accorta e mi ha rimproverato.
Ma, ripeto, non ne ho veramente il coraggio.
Quando mi prende così mi devo sdraiare a letto tutto il pomeriggio e mi calmo.
Oggi è dura.
Vorrei essere compreso, vorrei gridare il mio dolore.
Ma spesso mi sento inascoltato.
Dr. Benedetto Vivona Psicologo 58 5
Gentile,

quello che descrive è un dolore molto intenso, che sembra accompagnarla da tempo e che in alcuni momenti, come oggi, diventa particolarmente pressante. Il fatto che questi pensieri tornino, anche a distanza di anni, non significa che lei sia un fallito o senza via d’uscita , ma che c’è una sofferenza profonda che fatica a trovare uno spazio in cui essere davvero riconosciuta e contenuta.

Colpisce un aspetto importante: da una parte sente l’impulso a farla finita, dall’altra dice chiaramente che qualcosa la ferma sempre . Questo elemento non è secondario. È una parte di lei che, anche nei momenti più difficili, continua a cercare una forma di protezione, di tenuta, di possibilità. Non è vigliaccheria, come la definisce, ma una componente vitale che resiste, anche quando tutto il resto sembra cedere.

Quando dice vorrei essere compreso, vorrei gridare il mio dolore , sta dando voce a un bisogno molto chiaro: essere visto e ascoltato nella sua sofferenza. Spesso, però, quando questo bisogno non trova una risposta percepita come sufficiente, il dolore può trasformarsi in pensieri di morte, come se fosse l’unico modo per esprimerlo o per porvi fine.

In questo momento, più che cercare spiegazioni, è importante che lei non resti solo dentro questi pensieri. Ha già una psicoterapeuta con cui ha condiviso questi temi: potrebbe essere fondamentale contattarla proprio ora, senza aspettare il prossimo incontro, e dirle esattamente ciò che ha scritto qui, cioè che oggi i pensieri sono molto più forti. Anche la sua famiglia, che lei descrive come attenta, può rappresentare un punto di appoggio concreto, anche se a volte il loro modo di intervenire può essere vissuto come controllo.

Se sente che la pressione aumenta, non esiti a rivolgersi anche a un servizio di emergenza o a un supporto immediato: in Italia può contattare il Telefono Amico (02 2327 2327) o il numero di emergenza 112, soprattutto se il rischio di farsi del male diventa più concreto.

Nel frattempo, può aiutarla anche fare qualcosa di molto semplice ma concreto: allontanare da sé, per quanto possibile, i farmaci o qualsiasi cosa che in questo momento sente come un mezzo per farsi del male, e rimanere in un ambiente dove non è isolato.

Non è necessario affrontare tutto questo da solo. Il fatto stesso che abbia scritto qui, cercando qualcuno che la ascolti, è già un segnale importante: c’è una parte di lei che non vuole scomparire, ma essere compresa. È da lì che si può ripartire, anche se adesso sembra difficile vederlo.

Resto qui, e resto disponibile a continuare questo confronto con lei.

Un caro saluto.

dott. Benedetto Vivona
Ricevo a Trapani e online
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani
3317463183

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Grazie mille per la risposta e il sostegno. Domani ho la seduta con la psicoterapeuta, alla quale ho scritto prima. Ho paura.
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Dr. Benedetto Vivona Psicologo 58 5
Gentile,

la paura che sente in questo momento è comprensibile, soprattutto dopo una giornata così intensa e con pensieri così pressanti. Quando ci si avvicina a un momento in cui ci si espone davvero come la seduta di domani è frequente che l’ansia aumenti.

Quella paura, però, può essere letta anche in un altro modo: come il segnale che sta per portare qualcosa di molto importante e autentico dentro la relazione terapeutica. Non è un passo semplice, ma è un passaggio significativo.

Ha fatto qualcosa di molto rilevante: ha scritto alla sua terapeuta e non è rimasto solo. Questo, in una fase come questa, è tutt’altro che scontato.

Se può, provi a non pensare alla seduta come a qualcosa da affrontare o da gestire bene, ma come a uno spazio in cui poter semplicemente portare quello che c’è, anche la paura stessa. Non è necessario arrivarci preparato o con le idee chiare: può bastare anche dire esattamente ciò che ha scritto qui, compreso il fatto che ha paura.

Nel frattempo, per questa notte, può essere utile restare il meno possibile da solo con i pensieri: anche piccole cose concrete avere qualcuno vicino, tenere un contatto, evitare l’isolamento prolungato possono aiutarla a contenere l’intensità di questo momento.

Resto qui, se sente il bisogno di scrivere ancora.

Un caro saluto.

dott. Benedetto Vivona
Ricevo a Trapani e online
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