Dubbi su percorso con psichiatra e psicologo

Salve a tutti, volevo chiedere un consulto perché dopo anni in cui ho provato a stare meglio verso novembre per la prima volta ho deciso di rivolgermi a una psicologa (ASL che ha in cura mia madre).
Ho 27 anni, perso mio padre che era il mio punto di riferimento per suicidio per problemi di soldi, e da lì la depressione di mia madre si è aggravata, arrivando a non alzarsi più dal letto, prendere 20 chili, smettere di lavorare e non essere più minimamente lucida.

La cosa che mi chiedevo, è perché dopo anni di fatica in cui provavo a studiare all’università, lavorare come cameriera per pagare tutto, prendermi cura di mia sorella e di mia madre, tra un TSO e un problema economico dopo l’altro, cercare di elaborare la perdita di papà e poi anche una relazione di due anni molto tossica (tra i 23 e i 25 anni) proprio ora che sono riuscita a laurearmi con il massimo dei voti, trovare un lavoro decente, ho conosciuto un bravo ragazzo da poco che per la prima volta mi trasmette fiducia, affetto e pace.
eppure ho avuto questo crollo così forte.
Non riesco più a fare quasi nulla, non ho interessi, stimoli, sto tutto il giorno a letto (tranne forse un paio di giornate a settimana che lavoro).
La dottoressa mi ha prescritto Veniflaxina e LAMOTRIGINA a bassissimo dosaggio e li prendo da 4 giorni.
Mi sembra di essere ancora più preoccupata e di pensare solo a questo (come se mi fossi scoperta ora depressa) , ci sono veramente possibilità di miglioramento?
Lei dice che forse mi giudico troppo e ancora non ho mai conosciuto il significato di stare bene.
Sono sempre stata una che resisteva, faceva tutto, usciva con le amiche, si riempiva di impegni e il fatto che questo ragazzo mi ha conosciuta proprio due settimane dopo aver iniziato questo percorso di terapia a inizio dicembre, mi fa sentire in colpa, come quando passo due giornate bellissime con lui e poi alla terza torno a casa e non riesco neanche a rispondergli al telefono perché non ho forze
Dr. Benedetto Vivona Psicologo 10
Gentile,

leggendo il suo messaggio colpisce come la sua vita sia stata segnata molto precocemente da eventi complessi e dolorosi, affrontati per anni facendo affidamento quasi esclusivamente sulle sue risorse personali. La fatica che descrive oggi non nasce all’improvviso, ma prende forma all’interno di un percorso lungo e impegnativo, in cui per molto tempo ha dovuto reggere carichi emotivi e pratici senza potersi fermare davvero.

La domanda che pone ( perché proprio ora che le cose sembrano andare meglio? ) è una delle più frequenti in persone che, come lei, hanno vissuto a lungo in modalità di resistenza e iper-responsabilità. Spesso il crollo non avviene nel momento della massima emergenza, ma quando finalmente la pressione si abbassa e la persona smette, anche solo parzialmente, di dover tenere tutto in piedi .

Per anni lei ha studiato, lavorato, accudito i familiari, affrontato lutti, una relazione tossica e difficoltà economiche senza avere lo spazio emotivo per fermarsi davvero. È possibile che ora, nel momento in cui compaiono maggiore stabilità, una relazione affettiva sicura e un contesto di cura, il corpo e la mente chiedano il conto di ciò che è rimasto a lungo sospeso. Questo non significa che stia peggiorando, ma che sta emergendo qualcosa che prima non poteva permettersi di sentire.

Per quanto riguarda la terapia farmacologica, è importante sapere che i primi giorni possono essere accompagnati da un aumento dell’attenzione ai propri stati interni e da maggiore preoccupazione. I benefici, quando ci sono, richiedono in genere alcune settimane per manifestarsi. È quindi comprensibile ciò che sta sperimentando ora, ed è fondamentale continuare a confrontarsi con la sua dottoressa su ogni dubbio o cambiamento.

Il senso di colpa che descrive verso il suo attuale compagno è anch’esso molto frequente in persone abituate a funzionare sempre e a non sentire il diritto alla fragilità. Il fatto che alterni giornate di presenza a momenti di chiusura non è un segnale di disinteresse o mancanza di affetto, ma di energie emotive ancora instabili, che vanno comprese e rispettate.

Le possibilità di miglioramento esistono, ma non coincidono con un ritorno immediato alla persona che resisteva a tutto . Spesso il percorso terapeutico porta prima a prendere contatto con la stanchezza, il dolore e i bisogni rimasti a lungo silenziati, per poi costruire un benessere più autentico e meno basato sulla prestazione.

Continui il percorso intrapreso, dandosi tempo e legittimità. Stare male ora non cancella ciò che ha costruito, né le sue capacità, può essere il primo passo per imparare, forse per la prima volta, cosa significhi davvero stare bene.

Un caro saluto

dott. Benedetto Vivona
Laureato in psicologia LM-51
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani

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