figlio 18enne: isolamento, apatia, rabbia: cosa fare?
Salve, sono la mamma di un ragazzo di 18 anni e mezzo.
Viviamo insieme solo noi due.
Circa due anni fa ha cominciato ad avere problemi con la scuola, non gli piaceva piu, non si impegnava, tornava a casa, mangiava e poi dormiva, lo zaino rimaneva sempre chiuso.
La sera andava a letto verso l una o le due.
Non ha piu voluto frequentare e si è ritirato.
Da allora è a casa.
Non ha mai dimostrato voglia di fare qualcosa.
Il suo posto è sul divano col telefono.
Durante tutto questo tempo ogni tanto usciva ma sembrava che trovasse sempre qualcosa che non andava, qualsiasi amico trovasse aveva difetti che lo portavano a lasciarlo perdere.
È un anno che va da una psicologa.
Ha scatti di rabbia, non mi rivolge la parola, se provo a dirgli qualcosa mi risponde appena o si arrabbia dicendo che quello che dico non conta nulla, che tutto quanto non conta e non serve a nulla.
Non dice una parola per tutto il giorno se non sono io a fargli una domanda e ormai mi è anche passata la voglia di farlo.
Vuole essere sempre lasciato stare.
Mi aveva detto che gli piaceva una ragazza ma lei non l ha voluto e ha perso l unico amico con cui stava bene, e per questi motivi ora è cosi.
Non prova piu nulla, tutto è inutile, sta sempre sveglio fino a tardi e si sveglia tardi.
E davvero, quello che ho descritto fin ora non rende neanche l idea di come siano le cose, io non so cosa fare.
Mi verrebbe da non parlargli piu, visto che è quello che vuole.
Lo psichiatra tempo fa non ha dato molto peso a quello che gli raccontavo e mi sento molto sola.
Viviamo insieme solo noi due.
Circa due anni fa ha cominciato ad avere problemi con la scuola, non gli piaceva piu, non si impegnava, tornava a casa, mangiava e poi dormiva, lo zaino rimaneva sempre chiuso.
La sera andava a letto verso l una o le due.
Non ha piu voluto frequentare e si è ritirato.
Da allora è a casa.
Non ha mai dimostrato voglia di fare qualcosa.
Il suo posto è sul divano col telefono.
Durante tutto questo tempo ogni tanto usciva ma sembrava che trovasse sempre qualcosa che non andava, qualsiasi amico trovasse aveva difetti che lo portavano a lasciarlo perdere.
È un anno che va da una psicologa.
Ha scatti di rabbia, non mi rivolge la parola, se provo a dirgli qualcosa mi risponde appena o si arrabbia dicendo che quello che dico non conta nulla, che tutto quanto non conta e non serve a nulla.
Non dice una parola per tutto il giorno se non sono io a fargli una domanda e ormai mi è anche passata la voglia di farlo.
Vuole essere sempre lasciato stare.
Mi aveva detto che gli piaceva una ragazza ma lei non l ha voluto e ha perso l unico amico con cui stava bene, e per questi motivi ora è cosi.
Non prova piu nulla, tutto è inutile, sta sempre sveglio fino a tardi e si sveglia tardi.
E davvero, quello che ho descritto fin ora non rende neanche l idea di come siano le cose, io non so cosa fare.
Mi verrebbe da non parlargli piu, visto che è quello che vuole.
Lo psichiatra tempo fa non ha dato molto peso a quello che gli raccontavo e mi sento molto sola.
Gentile mamma,
immagino la fatica di questa situazione, per lei e ancor più per suo figlio.
Quello del ritiro dai contatti sociali è una sindrome osservata per la prima volta qualche decennio fa e che ha dato luogo a studi approfonditi iniziando dal Giappone, dove questi giovani sono denominati Hikikomori dai due verbi "ritirarsi" e "isolarsi".
Meraviglia che lo psichiatra non abbia dato peso alla sua narrazione quando Lei si è rivolta a lui descrivendo i comportamenti dell'adolescente. Le suggerirei di sentire al più presto un secondo parere di un secondo specialista, dato che ogni giornata trascorsa è una opportunità perduta.
Contattare la psicologa che segue suo figlio può essere possibile, anche se la risposta è generalmente negativa a motivo della privacy. Lei può in ogni caso chiedere una seduta per sè alla presenza del ragazzo (sempre che lui lo accetti) per capire come meglio 'essere' e 'agire'.
Per i genitori di figli con tali difficoltà possono esserci gruppi di auto mutuo aiuto; occorre informarisi e frequentarli: il sostegno reciproco alla presenza di un* facilitatore può risultare molto importante e di grande aiuto infrangendo la solitudine genitoriale.
Considerato che 'documentarsi' e 'capire' può essere il primo passo per 'agire' in modo competente, Le segnalo due importanti approfondimenti presenti qui sulla piattaforma:
https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/1802-hikikomori-adolescenti-in-volontaria-reclusione.html
https://www.medicitalia.it/consulti/psicologia/1130253-figlio-18enne-isolamento-apatia-rabbia-cosa-fare.html
Dopo averli letti con attenzione, se ritiene, se le fa piacere, si faccia nuovamente viva qui. Ci siamo.
Carissimi saluti.
Dott. Brunialti
immagino la fatica di questa situazione, per lei e ancor più per suo figlio.
Quello del ritiro dai contatti sociali è una sindrome osservata per la prima volta qualche decennio fa e che ha dato luogo a studi approfonditi iniziando dal Giappone, dove questi giovani sono denominati Hikikomori dai due verbi "ritirarsi" e "isolarsi".
Meraviglia che lo psichiatra non abbia dato peso alla sua narrazione quando Lei si è rivolta a lui descrivendo i comportamenti dell'adolescente. Le suggerirei di sentire al più presto un secondo parere di un secondo specialista, dato che ogni giornata trascorsa è una opportunità perduta.
Contattare la psicologa che segue suo figlio può essere possibile, anche se la risposta è generalmente negativa a motivo della privacy. Lei può in ogni caso chiedere una seduta per sè alla presenza del ragazzo (sempre che lui lo accetti) per capire come meglio 'essere' e 'agire'.
Per i genitori di figli con tali difficoltà possono esserci gruppi di auto mutuo aiuto; occorre informarisi e frequentarli: il sostegno reciproco alla presenza di un* facilitatore può risultare molto importante e di grande aiuto infrangendo la solitudine genitoriale.
Considerato che 'documentarsi' e 'capire' può essere il primo passo per 'agire' in modo competente, Le segnalo due importanti approfondimenti presenti qui sulla piattaforma:
https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/1802-hikikomori-adolescenti-in-volontaria-reclusione.html
https://www.medicitalia.it/consulti/psicologia/1130253-figlio-18enne-isolamento-apatia-rabbia-cosa-fare.html
Dopo averli letti con attenzione, se ritiene, se le fa piacere, si faccia nuovamente viva qui. Ci siamo.
Carissimi saluti.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/
Utente
La ringrazio molto. Lui dice che prima stava abbastanza bene, anche se ha un idea particolare di stare bene. E che ora sta cosi per quello che ha passato, cioè non avere piu l amico di prima e il fatto di sta ragazza che l ha respinto. Io non vorrei sminuire quello che sente, ma si può arrivare ad essere così per questi motivi!! Ci può essere sconforto, lo star male per un po ma non capisco la sua completa apatia, la rabbia, il non voler vedere piu nessuno ecc. Mi chiedo sempre cosa ho sbagliato, non l ho cresciuto nel modo giusto.
Gentile utente,
A fronte dell'infelicità dei figli/e i genitori, le mamme, coscienziosi si chiedono rioetutamente se, dove, quando, hanno sbagliato.
Raramente trovano una risposta precisa.
Oppure ne trovano talmente tante che non sanno più raccapezzarsi.
Ma in realtàle mamme non sono le uniche .. artefici .. della serenità e del benessere psicologico dei propri figli.
Sono altrettanto importanti e talvolta determinanti:
l'altra figura genitoria (generalmente il padre),
il gruppo dei coetanei bambini/e e preadolescenti,
il contesto socio-relazionale nel quale dall'infanzia crescono,
le relazioni con gli altri adulti significativi: nonni, famiglia estesa,
i social e le dinamiche intrapsichiche e relazionali che essi scatenano.
Ma gli articoli linkati, che forse non ha ancora avuto tempo di leggere, spiegano molto bene ed ampiamente tutto ciò.
Che poi i genitori facciano degli errori è inevitabile, anche se ciò avviene senza consapevolezza nella maggior parte dei casi.
In ogni caso cercare le cause oggi non serve più: è l'OGGI che deve attirare la nostra attenzione di genitori e di adulti, per capire (l'OGGI), per sapere come e cosa fare.
Questa è la via che Le indichiamo, per imboccare la quale occorre rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro. Un aiuto esterno - per lei mamma - può essere prezioso.
Saluti carissimi.
Dott. Brunialti
A fronte dell'infelicità dei figli/e i genitori, le mamme, coscienziosi si chiedono rioetutamente se, dove, quando, hanno sbagliato.
Raramente trovano una risposta precisa.
Oppure ne trovano talmente tante che non sanno più raccapezzarsi.
Ma in realtàle mamme non sono le uniche .. artefici .. della serenità e del benessere psicologico dei propri figli.
Sono altrettanto importanti e talvolta determinanti:
l'altra figura genitoria (generalmente il padre),
il gruppo dei coetanei bambini/e e preadolescenti,
il contesto socio-relazionale nel quale dall'infanzia crescono,
le relazioni con gli altri adulti significativi: nonni, famiglia estesa,
i social e le dinamiche intrapsichiche e relazionali che essi scatenano.
Ma gli articoli linkati, che forse non ha ancora avuto tempo di leggere, spiegano molto bene ed ampiamente tutto ciò.
Che poi i genitori facciano degli errori è inevitabile, anche se ciò avviene senza consapevolezza nella maggior parte dei casi.
In ogni caso cercare le cause oggi non serve più: è l'OGGI che deve attirare la nostra attenzione di genitori e di adulti, per capire (l'OGGI), per sapere come e cosa fare.
Questa è la via che Le indichiamo, per imboccare la quale occorre rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro. Un aiuto esterno - per lei mamma - può essere prezioso.
Saluti carissimi.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/
Questo consulto ha ricevuto 3 risposte e 76 visite dal 08/01/2026.
Se sei uno specialista e vuoi rispondere ai consulti esegui il login oppure registrati al sito.
Se sei uno specialista e vuoi rispondere ai consulti esegui il login oppure registrati al sito.
Consulti su disturbi dell'umore
- figlio 18enne: isolamento, apatia, rabbia: cosa fare?
- Studentessa di giurisprudenza: blocco studio, fame nervosa e stress. Come superare?
- A 47 anni, vita "fallita": come reagire e ricostruire?
- Terapia via email per neomamma: è possibile?
- Disturbi del sonno e stress: consigli utili?
- Depressione ciclica: è un disturbo da portare a vita?