Trauma post-aborto: manipolazione, abbandono e dolore.

Buonasera, sono una studentessa di Scienze e Tecniche Psicologiche, il 29 novembre scoprì di essere incinta di 10 settimane, lo comunico al ragazzo che frequentavo da 6 mesi e lui mi dice che nell’aborto mi sostiene, al contrario trovo un muro davanti, successivamente decido di chiudere la frequentazione per portare avanti la gravidanza.
Mi fa chiamare dalla sua migliore amica per farlo partecipare alla visita dicendomi inoltre che tutte le parole che mi aveva detto lui erano perché era spaventato dalla notizia, che mi ama, che vorrebbe andare a convivere, entrare nella famiglia e successivamente creare una famiglia.
Io cerco di comprendere e lo faccio venire alla visita.
Durante la visita mi teneva la mano e mi accarezzava i capelli, usciti da lì mi chiede Posso fidarmi di te?
E comincia a dichiararsi e dire che Insieme possiamo costruire tutto, che non era il momento e che piano piano faremo tutto, mi fa il lavaggio del cervello per due settimane diventando la persona perfetta per farmi abortire, io essendo innamorata e credendogli, fidandomi di lui e delle sue parole il 12 dicembre abortisco, mi accompagna a casa e per due settimane non lo vedo più, due settimane in cui mi diceva Non so come sto, mi organizzo io per venire da te, ho un conflitto con me stesso.
Il 24 dicembre viene a casa e mi dice Ti voglio bene, ci tengo però le porte sono chiuse e resteranno chiuse, il 28 per il dolore delle perdite subite (sua e del bambino) gli mando un vocale dicendo La faccio finita perché non reggo più tutto questo dolore.
Il giorno dopo mi chiama e mi dice Ah vedo che sei ancora viva, non sei ancora morta che peccato.
Il 29 prendo più di 50 compresse, la mia migliore amica chiama l’ambulanza, vengono due ambulanze mi prendono e mi portano in ospedale, lo chiama e lui dice Ho gli elettricisti a casa veditela tu e fammi sapere.
Lo chiama mia mamma e non risponde.
Il 31 dicembre vengo ricoverata in psichiatria perché ho subito un grave trauma per la perdita del bambino e per il suo abbandono subito dopo, io esco contro il volere dei medici e dopo qualche giorno mi scrive dicendo Ad oggi ti allontano definitivamente dalla mia vita, dicendo soprattutto che io volevo il mantenimento per il bambino, che non ero innamorata e che volevo solamente sistemarmi la vita (dicendo che glielo ha detto la sua migliore amica e uno psicoterapeuta).
Subito dopo l’aborto lui passava le giornate in palestra a fare video mentre giocava e scherzava con la personal trainer e io buttata per terra dal dolore.
Gli psichiatri hanno detto Devi tenerci veramente tanto a lui per assecondarlo e io ho risposto di sì, ad oggi non so più come andare avanti, non so come gli ho creduto e non so come ho ucciso il mio bambino.
Non riesco ad andare avanti e non so come fare.
La mia vita sembra compromessa, non faccio altro che dormire dormire dormire, non mangio, non mi alzo dal letto, piango quanto è lunga la giornata e anche di notte.
Datemi un parere o un consiglio vi prego.
Dr.ssa Eleonora Riva Psicologo 79 4
Gentile utente,
ha vissuto a tutti gli effetti un lutto, e a ciò si aggiunge il peso dell'atteggiamento manipolatorio del padre del bambino, con senso di abbandono, delusione. Oltre al supporto farmacologico è indispensabile elaborare il lutto, con il supporto di un professionista. Nei Consultori Famigliari offrono supporto psicologico e, con valutazione del terapeuta, l'utilizzo della tecnica EMDR può rivelarsi efficace.
Se ritiene può cercare un professionista nella sua zona che sia esperto in tema di elaborazione del lutto possibilmente anche legato all'esperienza dell'aborto.
Le segnalo anche l'Associazione Ciao Lapo, ci sono molte donne che hanno vissuto il suo stesso dolore e con le quali può condividere almeno in parte il peso che sta portando.
L'obiettivo è guarire la ferita e guardare al futuro, purtroppo non possiamo cambiare nè le persone nè il passato.
Abbia cura di sè, lei è la priorità in questo momento.

Cordialità

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Dr.ssa Carla Maria Brunialti Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo 19.2k 611
Gentile utente,

il dolore per l'interruzione volontaria della gravidanza può essere acuto e prolungato nel tempo.
Per questo motivo un colloquio preliminare con gli/le psicolog* del Consultorio è d'obbligo, per aiutare la persona a verificare con se stessa se è proprio quel che si desidera o vuole.
Ma, oltre a questo, è il "dopo" che va seguito ove si manifesti sofferenza emotiva, ansia, depressione, sensi di colpa, disturbi del sonno e nell'assunzione del cibo.

Fortunatamente Lei sembra avere già un sostegno psichiatrico, forse per l'atto di autolesionismo: ".. Gli psichiatri hanno detto Devi tenerci veramente tanto a lui ..".
E dunque una rivalutazione della situazione può essere utile.

Lei scrive a noi di area Psicologia. E dunque ipotizziamo che forse desideri o senta il bisogno, di uno spazio/tempo di ascolto non giudicante,
-per capirsi,
-per capire,
-per elaborare i due lutti gravi lutti: "..il dolore delle perdite subite (sua e del bambino)..".
Il Consultorio del Servizio Sanitario Nazionale può rappresentare una risorsa valida e gratuita, dove incontrare lo/la psicolog*.
Non esiti a contattare.

Per Sua comodità allego il link della "Mappa consultori" su tutto il territorio nazionale, basta che Lei clicchi sulla sua regione (che non nomino per privacy) e troverà sedi e numeri di telefono.
https://www.salute.gov.it/new/it/tema/salute-riproduttiva/mappa-consultori/

Se ritiene, ci tenga al corrente qui.

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti



>> Per i nostri lettori e lettrici:
le statistiche rilevano che si sta allentando l'attenzione e l'uso da parte della popolazione verso i contraccettivi sicuri. Non ci stancheremo di raccomandarne l'utilizzo corretto. sempre.

Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/

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