Insonnia e stanchezza: ansia/depressione o altro?

Buongiorno a tutti.
Da circa un anno soffro di insonnia mista a sonno non ristoratore.

Sono seguita da uno psicoterapeuta, il quale sostiene che io soffra di un disturbo ansioso/depressivo.

Però io non mi sento affatto depressa.
Non ho umore basso, tristezza o episodi di pianto.
Certo, sono sempre stanca e a dire il vero ho poca voglia di fare le cose.
Tuttavia, qualche settimana fa sono stata in viaggio con il mio fidanzato e nonostante lo scarso sonno ero sempre attiva e con voglia di fare.
Una volta ritornata alla quotidianità è stato un disastro.

Lo psicoterapeuta si limita a dirmi che dovrei assumere farmaci (ho assunto trittico per un periodo ma con scarsi benefici) ma non mi offre, di fatto, alternative o comunque soluzioni da affiancare alla terapia farmacologica.
Gli ho anche parlato della mia ansia sociale (di cui soffro da sempre) e si è limitato a dirmi che dovrei espormi e vivere tutte quelle situazioni che causano disagio/paura.

Non so più che fare, sono in cura già da sette mesi ma non noto miglioramenti
Dr. Vincenzo Capretto Psicologo 154 9
Gentile utente,

da quanto scrive la sua fatica principale oggi sembra essere l’insonnia e la stanchezza che si trascina dietro, più che un umore che lei percepisce come depresso . È comprensibile quindi che faccia fatica a riconoscersi nella definizione che le è stata proposta.

Lei descrive sonno non ristoratore da un anno, stanchezza costante, poca voglia di fare nella quotidianità. Non sempre una difficoltà depressiva si manifesta con tristezza evidente; a volte si presenta come una batteria che non si ricarica mai del tutto. Questo non significa che sia sicuramente il suo caso, ma può aiutare a comprendere la lettura che le è stata proposta.

Il fatto che in viaggio si sia sentita più attiva è un elemento importante. È come se, cambiando scenario, il sistema si fosse momentaneamente sbloccato. Questo suggerisce che non sia spenta , ma che nel contesto abituale qualcosa mantenga il meccanismo in uno stato di tensione costante.

Rispetto alla terapia, sette mesi senza percepire miglioramenti sono un tempo sufficiente per fermarsi e ridefinire la rotta. Un percorso è un po’ come un navigatore: se dopo diversi chilometri non si vede alcun avvicinamento alla meta, non si continua a guidare in silenzio, ma si ricalcola il percorso. È legittimo chiedere più chiarezza su cosa si sta facendo e dove si vuole arrivare.

Può dire apertamente al terapeuta che non sta vedendo cambiamenti concreti e chiedere quali interventi, oltre ai farmaci, siano previsti. Anche sull’ansia sociale, l’esposizione non dovrebbe essere un generico si esponga , ma un lavoro graduale, costruito insieme. Ovviamente poi ci sono le varianti in base all’approccio seguito dal professionista.

Se dopo questo confronto dovesse continuare a sentirsi senza direzione, è suo diritto valutare un secondo parere o un diverso approccio. Non è un fallimento, ma un modo per prendersi cura di sé.

In questo momento non sembra mancarle la volontà di stare meglio. Sembra piuttosto che il motore sia acceso ma non ingranato nel modo giusto.

Un caro saluto.

Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941

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